OGNI COSA COMINCIA DA ME

Se due persone scelgono di condividere la loro vita è per uno scopo ben preciso.

La difficoltà delle relazioni è quella di non prendersi il tempo necessario per conoscere l’altro. Siamo mossi da esigenze interiori personali come la voglia di non essere più sole, un figlio, il desiderio di una famiglia che rientri nei canoni prestabiliti dal contesto in cui viviamo. E così ci adattiamo, ci consoliamo entrando nella relazione con gli occhi bendati, senza troppe domande perché il solo desiderio che abbiamo è non sentire più il nostro bisogno.

Siamo sorpresi quando la vita ci offre ciò che abbiamo chiesto su un piatto dorato. Crediamo sia una benedizione, un’opportunità unica, ed è come arrivare affamati a un banchetto di nozze: cominciamo a mangiare, ingorde e vogliose unicamente di zittire il senso di fame, e poi con la pancia piena, troppo piena, cominciamo a pensare che forse avremmo potuto evitare qualche pietanza.

Insidiosi bisogni che ci fanno muovere con i sensi quasi completamente offuscati! Sì, “quasi”, perché c’è sempre la vocina dentro di noi che ci sussurra: «Sei proprio sicura?» e non per pessimismo ma per indurci a rivedere il programma e a stabilirne uno diverso da quello che abbiamo appena finito di vedere.

Relazione dopo relazione dovremmo aver imparato qualcosa: e invece no! Come se non fosse successo nulla, ci infiliamo nella nuova storia con il solito schema, quello che già conosciamo. «Oh, benedetta figlia! Non hai imparato nulla?» sussurra la voce, e continua: «Evidentemente c’è ancora qualcosa che ti sfugge. Fai così questa volta: prenditi il tempo di sistemare le cose senza scappare, senza sostituire. Quale bisogno deve appagare questa nuova relazione?» Possiamo riorganizzare la nostra memoria e guardare le vicende di ieri alla luce di un differente punto di vista.

Sì, lo possiamo fare e ci dev’essere la volontà, che significa concentrarsi su di noi e non più sull’altro. L’asse di attenzione va spostato: è questa la vera sfida. Perché sappiamo bene che è molto meglio guardare il tronco nell’occhio dell’altro anziché togliere il piccolo granello di polvere nel nostro.

Invertire la marca, spostare l’attenzione, sbilanciarsi col rischio di cadere, cambiare il punto di vista … Insomma, chiamiamola come ci pare, ma c’è necessità di trovare un altro modo.

Scritto al femminile sempre declinabile al maschile.

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IL NOSTRO MAGICO MAGNIFICO CORPO

Quando ascoltiamo il nostro magnifico corpo, esso ci aiuta a scegliere come vivere nel mondo attraverso i segnali di piacere, dolore, fastidio e ci fa crescere nella consapevolezza di quello che amiamo e di quello che ci risulta sgradevole. Il fatto è che l’educazione femminile ha divieti maggiori rispetto a quella maschile e a volte è anche più severa. Ci sono condizioni che potrebbero aver influito sul “sentire” i bisogni del nostro corpo e che ci rallentano o inibiscono l’esplorazione fisica del mondo.

Se siamo state allontanate quando chiedevamo abbracci, se l’igiene ci è stata imposta come un compito fastidioso invece che una risorsa per rendere il nostro corpo più piacevole, se siamo state sottoposte a divieti continui in diverse aree dell’esistenza, viviamo anestetizzate dai condizionamenti e dovremo ricostruire i passi della conoscenza per ritrovare la sensibilità perduta.

Perché quando la nostra pelle è piena di divieti che fanno scattare continui campanelli d’allarme, saranno solo le emozioni forti che sentiremo, quelle che non possiamo controllare, quelle che ci fanno perdere la testa: e non è bene perdere la testa, anche se sembra molto romantico.

Padrone del nostro corpo possiamo decidere cosa è bene per noi, scegliere di accettare o rifiutare. Ma abbiamo bisogno di conoscerlo, di amarlo e sentirne ogni piccola emozione, ogni sfumatura, nell’assoluta consapevolezza che non c’è nulla di sbagliato in noi, ma solo scelte e decisioni che possiamo scegliere in libertà. È un gran lavoro l’ascolto, che coinvolge tutto il mondo delle relazioni intorno a noi.

È entusiasmante ascoltare nuovamente il sangue che scorre nelle vene, il cuore che pulsa, il calore sul viso per l’emozione, l’eccitazione e la voglia di abbracciare ed essere abbracciate, e chiederlo, senza ritegno, senza vergogna.

Quando impariamo ad ascoltare il nostro magnifico corpo, siamo padrone di noi stesse.

(ispirata da Le donne amano la terra e il cielo)

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NESSUNO SALE SUL PIEDISTALLO DA SOL*

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Se fai bene trovi un coro a elogiarti.

Quando il vento cambia ti ritrovi a dover gestire critiche a volte pensanti e, in alcuni casi, vieni bandita e messa da parte.

Ho dato e ho ricevuto questo trattamento, frutto della mia visione limitata del momento, e mi ricordo che non sono stata bene in nessuna delle due circostanze. È il risultato di quando eleggi qualcuno a districatore di problemi della tua vita: lo metti sul piedistallo e cominci ad adorarlo credendo che, un giorno o l’altro, ci darà la ricetta magica per una vita spettacolare.

Ecco: questo non si dovrebbe mai fare! Mettere sul piedistallo, intendo, e sai perché? Presto o tardi scopriamo che non è vero niente: dal piedistallo non potrà mai arrivarti per infusione la ricetta della felicità. E così la cosa certa che farai, sarà quella di tirare giù con tutti i mezzi che hai a disposizione: critica, lamento, insulti, manifestazioni di disprezzo e quant’altro ti suggerisce la fantasia del momento.

Una condizione di questo genere si manifesta quando non hai ancora compreso a fondo e fatto esperienza di essere responsabile della tua vita al 100%: gli 80-70-90 e perfino i 99% di cui a volte mi parlano durante i corsi e le coaching, non funzionano. Fintanto che darai anche solo una insignificante percentuale di responsabilità ad altri, non potrai sperimentare la libertà. Quando metti qualcuno sul piedistallo, ti stai preparando a una prigionia lunga e dolorosa.

  • Vedrai nell’altr* tutte le qualità che tu credi di “non” avere.
  • Coltiverai la speranza che per infusione possa inserirle dentro di te. Ignorerai i suggerimenti, le tecniche e quant’altro ti verrà suggerito di mettere in atto per migliorare la tua vita.
  •  Metterai da parte persino l’A.I.C. (Alza Il Culo) più piccolo, garantendoti una sofferenza che ti farà macinare una silenziosa frustrazione.

Adorerai la sua vita che credi perfetta e sarai disposta a seguirl* ovunque ignorando i segnali di attenzione e pericolo. Non stai proprio pensando a come liberare la tua vita ma a come ottenere un’attenzione costante. Sei nei guai se non cambi visione, e te lo dico per esperienza personale.

Se incontri qualcuno che credi possa esserti d’ispirazione, prenditi il meglio di quel momento, metti in pratica i suggerimenti, verifica cosa succede e portati a casa il risultato di una vita migliore. E sopra ogni cosa, fai di tutto per diventare tu stessa un modello d’ispirazione per chi ti sta intorno.

Prima di mettere qualcun* sul piedistallo, domandati chi si farà più male quando l* tirerai giù.

 

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COSA SUCCEDE SE FAI COME FA L’AMORE?

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Quando scegliamo di vivere una vita piena, ricca e gioiosa decidiamo di assumerci una responsabilità ben più grande rispetto a chi si adegua al pari di una pecorella inserita nel gregge. La libera scelta inizia nel momento in cui ci domandiamo qual è il nostro ruolo in questo mondo, cosa pensiamo della vita, qual è l’emozione che si sveglia con noi la mattina, cosa ci fa battere il cuore, cos’è l’amore.

Uno stile di vita dovrebbe garantire la felicità e invece, il più delle volte, garantisce mal di stomaco per le preoccupazioni, ansia e frustrazione. Forse bisognerebbe cambiare stile di vita, magari inserendo qualche piccola variante, giusto per considerare e sperimentare che c’è un altro modo? Forse … ma spesso lasciamo andare le cose come vanno, senza infamia, senza lode e certamente senza amore.

  • Cosa succede quando apriamo la porta all’amore?
  • Cosa può fare l’amore per noi?

Se parliamo del “vivere insieme” vi porto l’esempio di una donna che ha fatto luce sulla meravigliosa opportunità di avere accanto un uomo che la sostiene nel raggiungimento del proprio sogno, proprio come lei lo sta sostenendo nel viaggio che ha intrapreso per raggiungere il suo. Il loro obiettivo comune è “essere felici” unendo i due intenti per arricchirsi a vicenda. Troppo spesso attribuiamo a una relazione il significato esclusivo che ha per noi, senza renderci conto che in questo modo stiamo limitando ciò che davvero può fare l’amore per noi. L’ossessione di un “amore romantico” preclude la possibilità di vivere una vita maggiormente connessa con il resto del mondo. A quel tipo di amore diamo la responsabilità di garantirci la sicurezza che desideriamo, e un grado di amore esclusivo, all’altezza e sempre uguale. Se l’intensità cala, scatta il campanello d’allarme e la messa in gioco di tutte le strategie per riportarlo al livello di partenza.

Sembra una considerazione assurda, ma la voglio ugualmente condividere con te: se hai il coraggio di seguire l’amore per te stessa, troverai anche la tua felicità. È impossibile essere totalmente infelici, o sentirsi sole, o inadeguate, stanche, spossate e senza voglia di vivere quando respiriamo insieme all’amore. Avere a che fare con l’amore ci invita ad aspettarci sempre e solo il meglio, preparandoci a riceverlo.

Un altro esempio fresco fresco di stamattina? Lo riporto utilizzando le parole esatte della persona che mi ha mandato il messaggio: «Sto leggendo i passaggi di Donne che corrono con i lupi sulla collera. E quando ho letto il passaggio riguardo la profondità della ferita … la sofferenza rende la donna selvaggia … più profonda … mi è venuto questo pensiero: la sofferenza affrontata in passato ha sviluppato la mia profondità e la mia consapevolezza. Quindi sono sempre più grata alla violenza subita perché mi ha permesso di essere la donna che sono ora! Emozione predominante in questo momento è la fierezza!!!!»

Guardare nella direzione dell’amore non è sempre facile. A volte è più semplice accettare situazioni che stringono la nostra energia, arrivando lunghe rispetto alla felicità, restando cariche di amarezza e paura. Ma con un buon allenamento possiamo imparare a scegliere cosa è buono per noi e a lasciar andare tutto il resto.

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UNIONE PERFETTA

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Stasera il Sole, la Terra e la Luna si troveranno perfettamente allineati per dar vita all’eclissi di Luna più suggestiva e lunga del secolo, una carezza che durerà 103 minuti. E a rendere ancor più suggestiva questa serata sarà la presenza in cielo di ben quattro pianeti visibili a occhio nudo: Venere, Giove, Saturno e Marte.

➥Venere, dea romana associata all’amore e alla bellezza
➥Giove, dio di tutti gli dei
➥Saturno, dio della rigenerazione, dell’abbondanza: ha insegnato agli uomini le tecniche dell’agricoltura e dunque della civiltà
➥Marte, dio della guerra e anche del tuono, della pioggia e della fertilità

Quanto movimento in Cielo, che possiamo incrociare anche dentro di noi sentendone la perfezione e la forza primitiva che va oltre il tempo e lo spazio.

Oggi prepariamoci a guardare con benevole accoglienza il nostro lato oscuro, principe di ogni realizzazione, in perfetta unione con lo splendore della luce. E a nostro sostegno in questo viaggio di scoperta avremo l’amore e la bellezza, l’immensità del potere, l’abbondanza e la forza del rinnovamento.

Attingiamo da questo momento magico ogni energia necessaria per realizzare ciò che desideriamo e rendiamo grazia a questa unione in Cielo, così come in Terra. Stanotte vedremo la luce prendere forza dal buio e il buio illuminato dalla luce, diventando testimoni di un’unione possibile e soprattutto necessaria.

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(credit foto U.S. Navy Wikimedia)

MI SENTO IN COLPA PER QUELLO CHE HO FATTO

Insidiosissimo senso di colpa che proviamo quando facciamo qualcosa che non va e anche quando realizziamo qualcosa di bello. Ha origine nella mente e viene collocato in tutte le sensazioni e credenze negative che abbiamo riguardo a noi stessi, per lo più a livello inconscio.

Fonda le sue radici nella scarsità ed esalta la sensazione di non essere degni, innescando sempre una ricerca di punizione. Bugiardo è chi dice di non averlo provato, negando a sé stess* la possibilità di lasciarlo andare.

«Senso di colpa» significa sentirsi male a causa di qualcosa detto o fatto nel passato, remoto o appena trascorso

Se lo usiamo come strumento per stimolare un comportamento futuro migliore – come dovrebbe essere per ogni questione col passato – serve a uno scopo utile. Il fatto è che normalmente non lo contempliamo nella nostra esperienza positiva, lasciandolo bel nascosto nella profondità del nostro lato oscuro.

Il senso di colpa è uno strumento che viene spesso utilizzato per controllare il comportamento in ogni ambito della vita. Qualunque sia l’intenzione che ci fa utilizzare il senso di colpa come leva per ottenere qualcosa, i risultati saranno disastrosi in termini di paura, timore, introversione, vergogna, perdita di valore nei confronti di sé stess* e chiusura verso ogni iniziativa o soluzione.

Il senso di colpa non aiuta a spronare ma a bloccare. Quando per esempio induci tua figlia di tre anni a darti un bacio facendo finta di piangere – anche se per te è un gioco innocuo – per lei sarà motivo d’ansia. La domanda che ti puoi fare è: «Come reagirei se dovessi baciare qualcuno per forza?» Riesci a immaginare l’ansia di non poter decidere? Questo è l’effetto generato da un gesto fatto in buona fede e per gioco.

Oppure immagina una relazione che non funziona più come all’inizio, come del resto è normale che sia perché le persone coinvolte hanno l’abitudine di cambiare, trasformarsi, crescere. Questo può generare destabilizzazione e nel tentativo di sistemarla le persone coinvolte potrebbero ricorrere al senso di colpa. In che modo? Così, per esempio: «Non sei più quell* di una volta! Eri così gentile e premuros* e ora guardati come sei cambiat*: sei diventat* egoista, insensibile e non mi ami più.» Ne sapete qualcosa?

➥Quante volte siamo tornat* sui nostri passi per senso di colpa?
➥Quante volte abbiamo rinunciato a rinnovare la nostra vita per senso di colpa?
➥Quante volte abbiamo creduto che fosse la cosa migliore da fare senza accorgerci che la scelta era fatta su basi di colpa e paura?

E magari dopo aver rinunciato ci siamo sentiti per un attimo migliori, capaci di sacrificare la nostra vita e forse anche più forti. Perché il senso di colpa – abitando nelle profondità del nostro inconscio – si traveste subdolamente da buonismo e spirito di sacrificio, due caratteristiche difficili da smascherare e alle quali siamo ben addestrati sin da piccoli.

Ma ben presto arriva il conto da pagare, perché il senso di colpa ci rende dipendenti, a tal punto che arriveremo a odiare la persona da cui dipendiamo, perché proprio lei ci ricorderà le nostre debolezze: a nessuno piace essere alle dipendenze di altri. Diventerà un cane che si morde la cosa: più odiamo – più ci sentiremo in colpa – più faremo cose che non vogliamo fare – più si abbasserà il valore per noi stess*. Possiamo inserire questa dinamica in ogni ambito della vita.

Imparare a riconoscere e integrare il senso di colpa rifiutando il compiacimento e la manipolazione e scegliendo di decidere per il nostro bene, non solo ci rende persone libere aumentando il nostro valore, ma ci offre la possibilità di celebrare pienamente i nostri successi e di sostenere quelli altrui.

Un lavoraccio, ma chi lo ha fatto sa bene quanto è meraviglioso abbandonarsi al proprio valore.

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IL PRINCIPE AZZURRO PUZZA VECCHIO … E ANCHE LA PRINCIPESSA

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C’è una simbologia quasi tutta femminile che determina l’amore secondo una visione non consapevole. Ne sono pieni i romanzi, i film, i libri dove le “pene d’amore” si elevano fino all’esaltazione, diventando un ingrediente necessario dell’amore. E così che l’amato diventa un «dio o un principe» capace di rendere le loro amate delle dee o principesse. Il dolce soffrire dell’unione, dell’amore perso o rinnegato, lontano o che appartiene a qualcun’altro, viene assaporato intensamente come fosse una pozione magica.

Bene: è ora di togliere gli occhiali rosa e indossarne un paio più realistici che esaltano la nostra reale natura femminile e mostrano un mondo ricco di possibilità. Basta con i copioni sentimentali distanti mille miglia dalla realtà, almeno fintanto che non abbiamo acquisito una certa esperienza in fatto di libertà emozionale.

Farsi del male infilandosi in situazioni impossibili ha un significato ben preciso che ha a che fare con l’assunzione di responsabilità. È più facile sospirare e immaginare un amore lontano da noi che viverlo in prima persona, perché quest’ultima scelta comporta sempre un confronto basato sulla praticità quotidiana fatta di condivisione di spazi e scelte più o meno complicate. Più facile sognare e pensare che «sarebbe bello se … quando tu sarai liber* e noi potremo vivere insieme …» piuttosto che condividere gioie e dolori della quotidianità. Più facile disprezzare ciò che abbiamo, fare confronti sbilanciati, sperare di poter “sostituire” che prendersi il tempo per capire cosa sta davvero succedendo.

Quando una relazione di coppia sta per cambiare di livello e trasformarsi, ecco che generalmente si tende a guardare cosa offre il mercato piuttosto che affrontare la situazione. Sembra essere la scelta più gettonata, al #maschile tanto quando al #femminile! Se le cose non vanno più come mi immagino, distolgo l’attenzione dal vero problema e scelgo un attimo di speranza e leggerezza, dimenticando che il problema non lascia mai la sua fonte. Nonostante tutte le distanze che possiamo prendere, più viene ignorato, più si divincola per farsi notare, e ben presto ci ritroveremo con altri carichi pesanti da dove gestire. Alt! Ci deve essere un altro modo.

Quanto c’è da fare in una relazione! Un vero e proprio lavoro e nessuno ci dice che sarà così, che comporterà un’attenzione costante e quotidiana e che darà soddisfazioni fuori misura, se bel svolto e continuato nel tempo. Ogni ostacolo, piccolo o grande che sia, può essere una chiave che apre porte nuove verso opportunità che neppure avevamo preso in considerazione … sempre che ci sia la volontà di crescere insieme.

Un primo passo? Cominciare a riflettere su ciò che condanniamo nell’altro perché – molto spesso – è esattamente ciò che usiamo per condannare noi stesse

Raramente le persone vicine a noi si comportano come vorremmo ma spesso si comportano come temiamo. Dunque, antenne alte e consapevolezza alla massima potenza per scoprire che possiamo affrontare ogni situazione.