UN PASSO INDIETRO

Per tornare a noi stesse e a volte è necessario fare un passo indietro. Ci aiuta a prendere le distanze e guardare con attenzione ciò che avviene intorno, nel nostro mondo. Il fatto è che molte di noi ne fanno troppi di passi in avanti andando oltre quel limite che divide il dentro dal fuori, nella speranza di trovare di trovare proprio là fuori, nel mondo, negli altri qualcosa di magico che possa prendersi cura di loro.

E proprio in quell’illusione si perdono restando intrappolate come in un fango denso che trascina verso il basso e che blocca la vera essenza di cui siamo fatte: l’ardire e la capacità di camminare libere, coi nostri tempi e momenti.

SOTTOMESSE E IMPOTENTI

Quanto è utile questo passo oltre il nostro sentire che ci porta nella falsa credenza che gli altri possono rendere la nostra vita migliore. Si, hai letto bene: è utile e necessario, almeno fintanto che non abbiamo capito in quale direzione guardare. Perché a un certo punto della nostra storia personale, ci sarà un momento in cui avremo voglia di spegnere i riflettori sotto i quali abbiamo scelto di stare e brillare finalmente della nostra luce.

Credere di essere sottomesse e impotenti è il drago che abita nella prigione della nostra mente. Lo nutriamo, lo coccoliamo nella speranza che possa un giorno essere riconoscente. Ma a nessuno piace la prigionia. Il drago vuole procurarsi da solo il cibo, non vuole essere nutrito. La sola cosa che desidera è poter volare via. 

Svolta la tua attenzione, lascia libero il drago e preparati per il ritorno a casa

Che parole semplici da leggere, ma quanto è complicato metterle in atto e renderle azioni concrete. Vogliamo uomini che si occupano di noi e ci danno sicurezza. Vogliamo comprensione dai nostri datori di lavoro, per lo più maschi che non comprendono nulla del femminile. Come potrebbero? Molte di noi non sanno nulla di sé stesse.

Per troppo tempo abbiamo risposto le nostre aspettative in una direzione che ha portato solo dolore, rancore, rabbia, paura e solitudine. E queste sono le sensazioni che ci riserva il mondo quando siamo lontane da casa, dalla nostra casa interiore. Non siamo d’aiuto a nessuno in questo modo, ancor meno a noi stesse. La sola cosa che vogliamo è rendere il nostro carico più leggero per camminare spedite e spensierate, ma non possiamo pensare di caricarlo sulle spalle altrui: non è una soluzione.

Permettere alla nostra anima di raccontare, metterci in ascolto per sentire un richiamo che ci fa alzare la testa e aprire gli occhi. Possiamo dire “no, io non ci sto” senza sentire colpa e lo possiamo fare perché è nei nostri accordi. 

Forse avremo bisogno di quel moto di rabbia per farlo. Forse sarà così. A volte per prendere la giusta direzione c’è bisogno di picchiare un pugno sul tavolo e caricare quella parte di noi che da troppo tempo è silenziosa, solo in apparenza.

Quante corde emozionali muove scrivere di femminile: me ne accorgo e prendo una pausa per leggere queste parole, che condivido con te:

… una notte
un battito di cuore alla porta.
Fuori, una donna nella nebbia
Ramoscelli ha per capelli,
e un abito di erbe sgocciolanti
verdi acque del lago.
Dice: “Sono te,
e vengo da tanto lontano.
Vieni con me, ho qualcosa da mostrarti…”
Si volge, e le si apre il mantello,
D’improvviso, luce d’oro … ovunque, luce d’oro…”
(La Donna che vive nel Lago)

Sorprenditi con effetti speciali e vieni con noi in un viaggio dove farai esperienza del tuo femminile, un passo dopo l’altro. Il gruppo si sta formando e potrai scoprire quanto di bello c’è nell’unirsi in uno scopo comune: conoscere sé stesse.   Il Potere dell’Energia Femminile – Ritorno all’Amore è il viaggio che faremo a Favignana dal 10 al 17 Giugno. Ti aspettiamo!

NULLA E’ COME SEMBRA

Nulla è mai davvero come sembra e lo impariamo quando iniziamo a giocare con le sfumature della vita, e cioè quando le domande potenzianti e costruttive diventano parte integrante della nostra quotidianità,  insieme alle risposte che emergono naturalmente. La trasformazione non è quasi mai un’operazione che si accetta a mani basse e questo per un semplice motivo: non conosciamo a fondo noi stesse.

Per esempio uno degli aspetti che ci penalizza è l’incapacità di essere flessibili rispetto al nostro modo di pensare e agire. L’abitudine che abbiamo sviluppato nell’interpretare le nostre giornate rende rigido il nostro pensiero bloccando la sua naturale propensione all’elasticità, alla fluidità e alla capacità di dire “no”.

L’abitudine può tenere bloccata per anni una situazione. Nel rapporto di coppia, per esempio, viene utilizzata come schermo protettivo nei confronti della trasformazione  generando conflitti che possono durare anche una vita intera, fino a pensare che la dichiarazione matrimoniale “finché morte non ci separi” possa essere l’unica via d’uscita per spegnere il disagio. Alcuni di noi sono spinti a restare  sdraiati sul divano invece di darsi da fare per cambiare, tutto a vantaggio dell’inerzia e della staticità.

GIUSTO O SBAGLIATO?

Sviluppare un’abitudine di per sé non è né giusto né sbagliato: la cosa importante da conoscere è quale sia lo scopo e cioè in quale direzione vogliamo dirigere la nostra energia.

Ad esempio l’abitudine a guidare l’automobile renderà semplice il suo utilizzo e qualora dovessimo passare da un cambio manuale ad uno automatico, sarà piuttosto facile da imparare.

Le mani abituate a scorrere sulla tastiera del pianoforte permetteranno al musicista di suonare la musica che ha scelto nel migliore dei modi. Se dovesse scegliere di suonare il violino non sarà ostacolato dall’usare le dita in un certo modo.

Abituarsi ad essere ingannate o tradite addossando la colpa alla situazione come se avesse una volontà indipendente, è un modo per rinunciare volontariamente alla possibilità di cambiare

Ogni condizione è come un incantesimo che può essere interrotto in qualunque momento, se è nostra scelta che sia così. E per fare ciò dobbiamo imparare che ogni abitudine che consideriamo dannosa e che ci rende infelici, può essere magicamente interrotta recuperando il potere di scegliere. La stessa modalità la possiamo utilizzare per migliorare una condizione piacevole o per imparare cose nuove.

TRUCCHETTI MAGICI

Ti voglio svelare alcuni trucchetti per cominciare a scegliere più consapevolmente.

  • Prima di tutto non lottare contro una cattiva abitudine perché è come lottare contro sé stessi. Tutto ciò che stai sperimentando è frutto di un condizionamento che hai accettato inconsapevolmente, credendo fosse la condizione giusta per te in quel momento. Osservala invece come se fosse di qualcun altro e domandati quale possa essere stato il motivo per cui l’hai scelta. Qual’è la sua funzione? Cosa sta proteggendo?
  • Un altro passaggio è domandarti quali sono i benefici che porta alla tua vita. Di solito sono molto nascosti e trovarli ti aiuterà a capire il motivo per cui la stai tenendo così stretta a te.
  • Anziché esprimere la frase consueta: “Sono fatta così” è meglio ammettete di aver scelto l’inerzia anziché la trasformazione poiché quest’ultima spaventa e viene avvertita come un senso di minaccia.  E se la sensazione è quella di sentirti vittima della situazione, domandati come mai stai dando retta a quel senso di vittimismo. Qual è lo scopo? E’ forse il modo più semplice che conosci per evitare le vostre responsabilità? Quali emozioni stai proteggendo?
  • E infine trova un buon motivo per adottare una diversa abitudine e ripetetelo ogni volta che la vecchia abitudine alza la cresta per farsi notare. Ricorda a te stessa che il solo scopo è rompere l’incantesimo che racconta le solite bugie:  “Non hai scelta, non ce la puoi fare, lascia stare, sei in una buca e non ti rialzerai mai più… e via discorrendo”

Abbiamo sempre il potere di scegliere ed è questa l’unica condizione che ci rende davvero libere

 

Ci sono molti modi per trasformare la propria vita. Navigando sul mio sito ne potrai trovare alcuni che potrebbero essere adatti a te. Oggi ti voglio proporre una Walking Coaching  per supportarti nella scoperta delle tue meravigliose abilità e guidarti nella loro applicazione alla vita di tutti i giorni, poiché è in essa che tu sperimenti gioia e felicità.

Restiamo in contatto!

LO FACCIO DOPO

Quante scuse avanziamo: non ho talento, non sono importante, non sono colta, non ho idee, come sono stupida, non so cosa fare. E la più banale di tutte: lo faccio dopo. Mi viene un prurito in tutto il corpo quando ascolto queste sciocchezze, e le vedo ora come tali. Tempo fa la pensavo esattamente come loro.

Niente di più sbagliato

Lo faccio dopo è una frase che può portare verso la frustrazione e il fallimento di un sogno o un obiettivo. Qualunque cosa desideri probabilmente è già a portata di mano se sei disposta ad aprire gli occhi e la mente e il solo modo per manifestarla è iniziare con ciò che hai per far vivere il tuo sogno. Il fatto è che molte persone e in special modo molte donne non sono disposte a rendersi conto del loro potere personale e vanno in giro a svilire tutto ciò che gli arriva a tiro: i loro familiari, il paese dove vivono, la loro stessa nazione.

Pensano che tutto ciò che è eccellente sia lontano dalla loro portata, perdendo la possibilità di indagare la propria mente e scoprire invece di avere sottomano il necessario per cominciare.

LE SCUSE DAVANTI A TUTTO

Non fare qualcosa che hai in mente, ti farà certamente trovare delle scuse da offrire agli altri come giustificazione. Ti spiego una cosa che ho imparato molto bene: sono sempre e solo i fatti a parlare. Qualunque scusa metti d’innanzi alla tua immobilità, porta con sé il seme della frustrazione. Anche sminuire gli altri in maniera massiccia è un indicatore di frustrazione , bassa autostima e scarsità.

Ho letto un racconto che parla del proprietario di una ditta di cappelli da uomo che stava andando alla deriva poiché non vendeva più nulla. Un giorno si domandò come fare per portare nuovamente la sua azienda al successo e arrivò l’idea: andare al parco a guardare i cappelli indossati dalle signore. Assunse una stilista e cominciò ad affiancare ai cappelli da uomo dei magnifici e colorati cappellini da donna. E’ possibile avere un grande successo quando nutri interesse per le persone e le loro esigenze.

Se vuoi dirigere la tua vita verso la prosperità e l’abbondanza, trova sempre il modo di vedere il buono in tutto ciò che ti circonda, perché una mente prospera è in grado di superare ogni difficoltà. Conoscere, sapere come fare, vedere cosa c’è dietro la porta per poter agire di conseguenza, far venire alla luce sono alcune delle qualità di un femminile consapevole.

Per secoli abbiamo contemplato l’oscurità senza davvero farcene carico totalmente. Alcune di noi hanno trovato comodo usare l’etichetta della fragilità che si accompagna in qualche modo a incapacità, senza rendersi davvero conto del prezzo che stavano pagando.

Se vogliamo uscire dalla miseria, dobbiamo smettere di coltivarla guardandola in faccia e scegliendo diversamente. Si può fare!

Tempo fa qualcuno ha scritto che la grandezza umana sta nel compiere grandi azioni con poco e si trova nei risvolti privati della nostra esistenza. Essere d’aiuto, portare benessere a chi ci circonda, essere un vantaggio per sé e per gli altri. E’ certo che per assumere un ruolo di questo genere dobbiamo sviluppare competenze come la capacità di renderci responsabili della nostra esistenza, e questo non è certamente una passeggiata. Ma credetemi sulla parola: è molto meglio che scarseggiare nella stima di sé puntando il dito contro il mondo intorno a noi. Ripulire la mente dai credo inconsapevoli è un lavoraccio che qualcuno ha scelto di fare, con l’enorme risultato di una vita più felice, sincera e allineata con i propri intenti.

Da ora e comincia subito, puoi scegliere di accorgerti quando – in qualche modo – attiverai il tuo procrastinare dicendo lo faccio dopo: scrivilo, sia quando lo pensi che quando lo dici verbalmente e ogni volta sostituiscilo con un’azione. La sera quando farai il resoconto della giornata, te lo posso garantire, sarai certamente più soddisfatta.

A proposito di “lo faccio dopo” clicca ora su questo link, leggi con attenzione e iscriviti a Il Potere dell’Energia Femminile – Ritorno all’Amore, la Terza Edizione di un viaggio dentro e fuori te stessa dove potrai scoprire l’importanza e il valore di essere Donna

LASCIATI ANDARE AL FLUIRE DELLA VITA

C’è un modo che ho imparato a usare in quei momenti, una strategia che se agita con costanza funziona sempre: invece di focalizzarmi sulla reazione del momento, faccio un passo indietro e mi allineo al potere personale, alla capacità di scegliere e decidere, riaffermando il mio vero essere.

Io sono responsabile di ciò che sto sperimentando. Se non mi piace, posso scegliere diversamente!

In quello stato di coscienza diversificato, le redini della vita sono nuovamente nelle mie mani e con chiarezza comprendo che non esistono programmi prefissati. Scelgo di essere padrona della situazione e anziché muovermi come un burattino dico a me stessa: “Tu non sei me!”. La rabbia non è me, e neppure l’ansia o la paura, il vittimismo e la gelosia o qualunque altra reazione condizionata possa sorgere e che mi tiene legata ai vecchi schemi. Tu non sei me! In quel momento scelgo di non oppormi, diventando consapevole e riaffermando ancora una volta: “Tu non sei me”.

Questo gioco molto potente ha due aspetti fondamentali: far capire all’ego chi comanda e che in quel momento non faremo il suo gioco ma lasceremo fluire in noi energia positiva, e permettere al nostro vero Sé di entrare nella situazione apportando le modifiche necessarie per rispondere in modo differente. Aprire uno spazio affinché la nostra anima si possa esprimere ha un enorme potere trasformante e lo capiamo perché:

  • Accettiamo l’esperienza che abbiamo di fronte, anziché contrastarla
  • Diamo spazio agli altri e a noi stessi
  • Collaboriamo con la soluzione anziché focalizzarci sul problema
  • Ci stacchiamo dagli influssi che cercano di abbassare la nostra energia
  • Rimaniamo calme di fronte a un momento di stress
  • Perdoniamo chi ci offende
  • Affrontiamo la situazione con un sentimento benevolo e con la voglia di risolvere al meglio per tutte le persone coinvolte, e non solo per noi
  • Permettiamo alla pace di fluire anziché fomentare rabbia e paura
  • Manteniamo un atteggiamento non giudicante e punitivo, anziché puntare il dito

Queste risposte non possiamo né programmarle né forzarle anticipatamente, ma devono seguire una genuina e costante trasformazione per potersi esprimere spontaneamente quando è necessario. Sarà la risposta a un lavoro fatto con cura e volontà, che privilegia la pace interiore in grado di coinvolgere l’intera situazione.

RIMANI CENTRATA

Quando ci rendiamo conto di reagire a livello dell’ego e cioè a quel livello dove il lamento è al primo posto, fermati e rivolgiti alle emozioni affermando con determinazione: “Tu non sei me”. E poi usa questi quattro passaggi per aprire la porta a una visione differente:

  1. Rimani centrata: concentrati sul tuo respiro, allenta le tensioni degli abiti e permetti alle emozioni del momento di scorrere come lettere dell’alfabeto appoggiate sull’acqua e portate via dalla corrente
  2. Apriti alla chiarezza: Cosa è vero e cosa è falso. Quando hai paura ti senti come una preda, come se ci fosse qualcuno a trattenerti in quella situazione. Chi ti sta trattenendo è reale o solo nella tua mente? Ti faccio un esempio: una persona mi scrive che è terrorizzata dalla pioggia e mettersi in auto, da sola, con il temporale le provoca paura e panico. E’ sicura (lo dice il meteo) che le previsioni per il giorno dopo sono terrificanti: pare che pioverà a dirotto sia dove abita lei, che per tutti i 150 km che dovrà percorrere fino a destinazione. Afferma inoltre che sta piovendo anche da me proprio in quell’istante: guardo fuori e c’è una bellissima luna! La rassicuro dicendole: “Verifica il meteo domattina, quando apri le finestre, e ne riparliamo”. Per farla breve, è arrivata a destinazione serena e tranquilla, senza aver incontrato una goccia di pioggia. La paura era solo nella sua mente.
  3. Aspettati il meglio: considerato che ci aspettiamo sempre che qualcosa accada, qualunque sia la situazione che stai affrontando orienta la tua mente su un’aspettativa che sia il meglio che tu possa immaginare.
  4. Osserva e attendi con pazienza: C’è un detto: “E’ finita quando è finita”. In battaglia ci si arrende una volta sola, quando è veramente la fine. Sul sentiero spirituale la resa avviene continuamente e non ha mai fine. E’ lo scopo del fluire. Per questo osservare e attendere non è un atteggiamento passivo, né un conto alla rovescia in attesa del grande evento. E’ piuttosto un momento in cui, lasciandoti andare, sottrai qualcosa di vecchio per aggiungere qualcosa di nuovo.

Mi pare che ce ne siano a sufficienza di tecniche, per oggi. Ora rimane solo l’azione e lasciarsi andare al fluire della vita. A presto!

 

E a proposito di tecniche: se vuoi impararne di davvero efficaci per poter migliorare la tua vita sotto ogni aspetto portando benessere al tuo corpo, nuove idee alla tua mente e risveglio al tuo spirito, clicca sul link qui sotto per partecipare al prossimo corso di LoveHealing un evento straordinario durante il quale apprendere tecniche facili ed efficaci da usare in ogni area della tua esistenza.

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LE OPPORTUNITA’

Scrivere la propria storia personale è un’opportunità per prendere contatto con sé stesse. Lo hai mai fatto? Tutt’altro che semplice, permette al fango in cui la storia è spessamente immersa di essere lavato via da nuovi punti di vista. Nessuna storia è così tremenda da non poter essere pulita del suo veleno e fatta nuovamente risplendere. Ma certo, questo dipende solo da noi.

Le storie sono medicine e oggi ti voglio raccontare la mia. E chissà, come spesso capita, ti ci potresti ritrovare.  E’ un capitolo del mio libro PROFESSIONE SPIRITUALCOACH Gesù è più felice quando viaggia in Porsche. Comincia così

LE OPPORTUNITA’

«Spesso grandi imprese nascono da piccole opportunità» (Demostene, 384 a.C.)

Saper cogliere le opportunità è un insegnamento che va appreso e allenato con costanza. Ho imparato a riconoscerle e quando si presentano sulla mia strada e le afferro al volo. Il tempo presente è l’unico tempo possibile ed è il tempo delle opportunità: non arrivano mai né un attimo prima né un attimo dopo, e se le lasci sfuggire non torneranno mai più. Alcune potrai rimpiangerle per molto tempo, altre si ripresentano sul cammino sotto nuove forme. In ogni caso, per saper cogliere le opportunità bisogna avere le antenne ben sintonizzate sul tempo presente e imparare a leggere gli infiniti messaggi che l’universo ci mette a disposizione.

In ogni tradizione antica, di qualunque natura essa sia, dal Buddismo all’Induismo fino alla tradizione più vicina a noi, il Cristianesimo, viene enfatizzato il tempo presente, non inteso come tempo verbale ma come abilità a rimanere nel qui e ora. Stare nel qui e ora significa essere presenti a se stessi, avendo consapevolezza di ogni più piccola percezione ed essendo così allineati con l’Universo da coglierne ogni minuscolo messaggio.

Le persone che si muovono nel qui e ora sono costantemente presenti e questo permette loro di compiere «azioni che sono conformi alla situazione» (Wikipedia).

Che ci vuole: basta non pensare al passato, non pensare al futuro, concentrarsi solo sul presente e il gioco è fatto! Come sempre la teoria è molto più semplice rispetto alla pratica: ebbene sì, ci vuole molta pratica e tanta determinazione a stare nel tempo presente.

UNA STORIA VERA

Ti chiederai: ma cosa posso fare per rimanere nel qui e ora? Ti racconto una storia: C’era una volta una giovane donna che aveva una paura tremenda del futuro. Passava parte delle sue giornate a preoccuparsi di cosa sarebbe potuto succederle e i suoi pensieri erano sempre rivolti al domani, inconsapevole del fatto che tutta quella preoccupazione stava innescando una dinamica che poteva solo materializzare situazioni per le quali essere turbata.

Una delle regole dell’esistenza è che manifestiamo sempre ciò in cui crediamo: preoccupazione manifesta preoccupazione e serenità manifesta serenità. Che crediamo oppure no a questa regola è indifferente: essa continua e esistere e a essere vera, come è vero che dopo il giorno arriva sempre la notte.

Lui era l’uomo che aveva conosciuto durante la sua adolescenza: compiva quindici anni quando lo vide per la prima volta. Si erano poi lasciati per incontrarsi di nuovo due anni dopo. Era un ragazzo davvero affascinante: aveva l’automobile ed era un appassionato motociclista. Sin dal primo momento lei lo aveva visto come un principe che era arrivato sul suo cavallo bianco a salvare la principessa imprigionata nella torre. In effetti conoscerlo era stata una delle cose più belle che le sarebbero potute capitare in quel periodo.

La Vita vissuta con difficoltà in famiglia la portava a cercare qualcosa al di fuori che le potesse dare qualche sicurezza in più. Aveva amiche e amici con i quali usciva, ogni tanto qualche piccolo flirt, ma non ancora un fidanzato fisso, di quelli che ti portano a cena o al cinema e ti regalano i fiori. Erano cresciuti insieme e avevano trascorso venti lunghi anni condividendo ogni minuscolo aspetto della Vita.

Entrambi viaggiatori appassionati avevano girato il mondo in lungo e in largo. Lui le aveva insegnato a guidare l’auto, la motocicletta, a pattinare sul ghiaccio, insieme avevano imparato lo sci d’acqua e quello invernale, si sfidavano in accanite gare di bowling e con gli amici condividevano il cinema e il teatro. Una Vita piacevole e movimentata.

Quando cresci con un uomo del genere pensi che la relazione durerà per sempre, e non ci credi solo tu, ma anche tutte le persone intorno a te. «Sono proprio una bella coppia affiatata» era ciò che dicevano di loro. Fino a che una mattina, mentre stai raccogliendo la biancheria da mettere in lavatrice, si accorse che infilato in una manica della camicia c’è un lungo e riccio capello rosso.

Per un attimo il respiro si interrompe, il mondo si ferma e le passa davanti l’intero film della sua Vita: ecco arrivata la sua grande opportunità. Ma ancora non lo sapeva. In preda alla disperazione cerca una risposta sensata a tutto ciò: «Sarà il capello di qualche collega d’ufficio. È autunno, i capelli sono più fragili e cadono con facilità…» e altre idiozie del genere. Le donne sono fantasiose quando vogliono nascondere a se stesse la verità.

Continua a guardare quel lungo e riccio capello rosso mentre si avvia verso lo specchio del bagno, nella vana speranza di scoprire che, improvvisamente, la sua corta e frizzante capigliatura biondo platino si è trasformata in una lunga chioma rossa. Chiede spiegazioni, ma ben presto capisce che tutto ciò in cui aveva riposto le sue aspettative sta crollando, come un castello di sabbia spazzato via dall’onda. La verità non tarda a emergere: lui è innamorato di un’altra.

Il mondo in quel preciso istante gira intorno a lei un milione di volte: è come essere entrata in un frullatore. Sbalordita e incredula, ma cocciuta fino in fondo, stabilisce che, in un modo o nell’altro, lo porterà a cambiare idea. Attende pazientemente nove lunghi mesi, durante i quali i film si alternano nella sua mente: c’è quello dove «Vissero felici e contenti fino alla fine dei loro giorni» e l’altro dove «Lei raccoglie i pezzi della sua Vita e ricomincia da capo».

LA RINASCITA

Una parte di lei, quella più profonda e nascosta, ha già compiuto la scelta. È consapevole di aver tenuto insieme il rapporto con sforzo e cocciutaggine, solo per la poca stima che ha di se stessa e per l’intensa paura di rimanere sola. Nella sua mente c’è la ferma convinzione che: «Senza un uomo non si può andare avanti». I mesi passano, lui si dichiara sempre più innamorato dell’altra e lei tenta con tutte le sue forze di fargli cambiare idea. Si sente ferita, offesa e arrabbiata: ha tanta voglia di riprendersi ciò che ha sempre considerato suo. Tutti quegli anni passati insieme e ora eccola lì messa da parte come una scarpa vecchia.

Ma le persone non sono proprietà e, soprattutto, la cosa difficile da capire è che ciò che le sta accadendo è la somma di tutti quei momenti in cui, durante le discussioni e gli scontri verbali, aveva pensato: «Ma perché non se ne trova un’altra?». Chiedi e ti sarà dato: a volte anche subito! Accidenti al pensiero causativo!

L’uso consapevole del pensiero è una forma d’arte. Accorgersi di cosa si sta pensando è il frutto di un’attenzione e di un allenamento mentale costanti. Fino al momento in cui la giovane donna non inizia il percorso di crescita personale e spirituale, l’ultima delle sue preoccupazioni era quella di guardare con consapevole attenzione ai suoi pensieri.

A volte si accorgeva di averne di ossessivi e frequenti, ma non conoscendo il loro potenziale causativo e l’opportunità celata in essi, continuava i suoi lamenti e i giudizi inconsapevoli. Se la vita andava male era sempre colpa di qualcun altro. Quando andava bene era merito suo o tutt’al più della fortuna.  Ha esultato il giorno in cui ha scoperto il concetto di causa ed effetto. Da allora, a volte con estrema facilità altre un po’ meno, mise in atto quanto imparato sulla causatività prendendo in mano la sua vita.

Come spesso capita quando si affronta una condizione per la prima volta, l’inizio necessita di allenamento che col passare del tempo porterà grandi soddisfazioni. E se vorrai che le soddisfazioni diventino parte della tua vita, dovrai allenarti ogni giorno per tutti i giorni in cui camminerai su questa Terra.

Questa storia ha un lieto fine. La giovane donna continuò il suo percorso di crescita diventando una SpiritualCoach. Ma questa è un’altra storia.

Clicca qui se vuoi scoprire di cosa si occupa una SpiritualCoach

UN MONDO DI SCUSE

Ogni donna è brava nel trovare un mondo di scuse per non prendersi il tempo di tornare alla sua casa interiore. Quella casa che rappresenta la sua antica vita, che respira istinto e sensi sottili, odori forti che piacciono e appagano, quella dove lei si muove agevolmente, dove tutto è sincronico e ogni scossone viene accolto e integrato anziché ignorato e messo da parte.

Molti sono i modi per tornare a casa e molte le scuse per non farlo. E quest’ultime sono le più gettonato, quelle che impariamo ben presto a usare come prigioni nelle quale rinchiuderci gettando via la chiave.  Una per tutte? La mancanza d’interesse dettata dal non conoscere cosa davvero siamo. E non intendo certo l’immagine ben vestita, truccata e pettinata che vediamo nello specchio. Intendo quell’immagine che va oltre tutti i vestiti e le maschere che abbiamo imparato così bene a indossare.

Anestetizzate dall’apparire, scegliamo di camminare sopra le cose anziché rimetterle in ordine, ognuna al suo posto. E’ impossibile non inciampare, e per fortuna! Perché è proprio quella l’opportunità che abbiamo e che tanto può dare se restiamo un attimo ferme a leccarci le ferite, anziché rialzarci senza come se niente fosse.

E lì sedute con noi stesse possiamo trovare il nostro passato, tirare le somme e decidere di interrompere il sonno e svegliare i sensi.

APRIRE GLI OCCHI

Ho il privilegio di assistere a molti risvegli grazie alla mia professione di SpiritualCoach e molti sono al femminile. Alcune le ho viste risvegliarsi mentre guardavano il mare, altre si sono immerse  nel lago spogliando i pochi pezzi di stoffa rimasti sul corpo, altre ancora hanno trovato sollievo nel canto o in un confronto o nella condivisione.

E proprio nel bicchiere dove credeva di essersi persa, ritrovò sé stessa e imparò a nuotare.

Tutte avevano un denominatore comune: la voglia di trasformare la propria vita. Erano determinate nel volerlo e sapevano bene che il viaggio non sarebbe durato il tempo di un corso, di un viaggio esperienza o di una walkingcoaching, ma tutta la vita. Siamo brave nel trovare scuse per non tornare a casa e altrettanto brave a trovare modi per camminare verso casa. Come sempre, a noi la scelta.

“Che fatica” ho detto io stessa ed ho  sentito dire e spesso quelle due parole non sono state usate come battuta d’arresto ma come carburante per andare avanti. Un respiro profondo e poi giù, un’altra volta immerse nell’immenso oceano femminile ad esplorare, sciogliendo nodi e catene.

Se vuoi chiarire le tue idee e cominciare a ridefinire i tuoi obiettivi trovando spunti nuovi e differenti modalità per raggiungerli, non esitare a contattarmi.

Sarò lieta di accompagnarti in una WalkingCoaching dove cammineremo insieme verso la tua vita felice!

BELLA COSI’ COME SEI

Siamo quello che siamo. Sarebbe così semplice vivere se ci concedessimo il privilegio di rispettare la nostra unicità dicendo a noi stesse: “Sei bella così come sei!” e credendoci, naturalmente. Invece la torturiamo quella nostra unicità, credendoci  troppo basse, troppo alte, magre o grasse, il seno è piccolo o troppo grande e i capelli non sono mai del colore o dell’onda giusta. Colpiamo i nostri corpi con frecciatine e li accusiamo di non essere abbastanza questo o quello.

Ero con voi su questa altalena. Fino al giorno in cui mi sono concessa il bene di essere me stessa. Sono bella così come sono. Cosa ho fatto? Mi sono guardata con attenzione, ho fatto l’elenco di tutti i difetti grandi e piccoli che mi attribuivo e ho scelto di concentrarmi su tutto il resto. E la cecità che mi accompagnava, d’improvviso è sparita ed ho cominciato a vedere.

Le mie mani sono belle, potenti, creano cose meravigliose, abbracciano, accarezzano e si muovono catturando nell’astratto i concetti per portarli nel presente. La mia voce si trasforma e vibra affinché il mondo possa ricordare parole inespresse e dimenticate, essendo le mie labbra vicine a Dio.  Il mio corpo è un perfetto strumento che mi fa comprendere come poter migliorare la mia vita. La mia mente grandiosa, divisa in buono e cattivo solo se lo scelgo, mi aiuta nella trasformazione.

Viviamo in un mondo di diversità piene di bellezza, dove ogni tipologia di Donna ha la possibilità di esprimersi. Anche se ci viene chiesto in ogni momento, possiamo scegliere di non indossare l’uniforme: essere ciò che siamo migliorando sempre più e assomigliando a ciò che vogliamo essere di volta in volta è il dono più naturale e selvaggio.

DONNE SELVAGGE

L’autrice di Donne che corrono coi lupi scrive che “sostenere un unico tipo di bellezza è  come essere inosservanti della natura. Non può esistere un unico tipo di uccello canterino, di pino o di lupo. Né di bambino, di uomo o di donna. Non può esistere un unico tipo di seno, di circonferenza, di pelle. |…| Se i disordini dell’alimentazione coatti e distruttivi che distorcono le misure e l’immagine del corpo sono reali e tragici, per la maggior parte delle donne non sono la norma. Per lo più, le donne sono alte o basse, grasse o magre, semplicemente perché hanno ereditato le caratteristiche fisiche degli avi, vicini o lontani.

Giudicare o malignare sulla fisicità ereditata da una donna produce generazioni di donne ansiose e nevrotiche. Esprimere giudizi distruttivi e inappellabili  sulle forme ereditate da una donna significa derubarla di parecchi tesori psicologici e spirituali assai preziosi. La si priva dell’orgoglio per il corpo datole dagli avi. Se le si insegna a disprezzare questa eredità, immediatamente e violentemente viene separata dalla sua identità corporea femminile con il resto della famiglia.

Se le si insegna a odiare il proprio corpo, come potrà amare quello di sua madre, tanto simile? O quello della nonna o delle sorelle? Come potrà amare il corpo di altre donne (e uomini) a lei vicini che hanno ereditato le forme e le conformazioni dai loro antenati? Attaccare così una donna distrugge il giusto orgoglio che prova per l’affiliazione alla sua gente e la deruba del ritmo naturale, dalle misure e dalla forma che questo ha. Fondamentalmente, l’attacco sferrato contro il corpo di una donna va lontano, colpisce quelli  che sono nati prima e che nasceranno dopo di lei.”

FAME DI UNIFORMITA’

Molte di noi hanno fame di essere adeguate o adatte alle circostanze: questa è la fame che divora la bellezza e la fa avvizzire. Possiamo essere affamate sì, ma di rispetto e accettazione. Possiamo sbracciarci con ostinazione per essere viste, per uscire nel mondo al solo scopo di farla finita con la “proiezioni irrispettose degli altri sul suo corpo, sul suo volto, la sua età”.

Quando tutto si acquieta e la disperata ricerca di perfezione lascia il posto all’accettazione e alla bellezza, come per magia il corpo si trasforma. Lo specchio – nemico di sempre – riflette ora una nuova illusione, più luminosa  e sorridente. Ci siamo accorte.