PERFETTI NEL CREDERCI IMPERFETTI

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Non essendoci niente di scontato in questa vita, anche la positività non lo è. Veniamo in questo mondo completi, dotati di tutte le qualità necessarie per vivere felici, eppure la maggior parte del genere umano sviluppa ben presto la straordinaria attitudine alla catastrofe. Ne sono un esempio i media, dal cartaceo ai social, dove possiamo trovare le forme più acute e fantasiose.

Possiamo fare un piccolo test per verificare quali possono essere i pensieri che arrivano di fronte a una notizia o a un’immagine spaventosa e violenta, accorgendoci che tutti ne veniamo in qualche modo coinvolti, anche il più allineato alla pace di questo mondo.

Come sempre ci sono due strade: una percorrerà la via del lamento, della rabbia e della paura e l’altra quella della compassione, dell’amore e della fiducia. La scelta di reagire in un modo o nell’altro non dipenderà dal grado di “buonismo” che abbiamo raggiunto, bensì dal grado di consapevolezza che abbiamo sviluppato. L’essere consapevole fa qualcosa di differente: si accorge del lamento, della rabbia e della paura alle quali sceglie di rispondere con amore, perché sa bene che dare “è” ricevere.

Sulla base di questo principio, sceglie di offrire alla situazione la pace, l’amore, la serenità affinché possa imparare

È utile comprendere sé stessi, riconoscere i pensieri con cui ci nutriamo e la straordinaria capacità di creare la nostra realtà. Potrebbe aiutarci nel far luce su alcuni aspetti della tua vita che spingono verso la carenza ed il bisogno. Nel testo “Un Corso in Miracoli” viene descritto che «lo scopo reale di questo mondo è di essere usato per correggere la tua incredulità. Tu non puoi mai controllare da solo gli effetti della paura, perché sei tu che l’hai fatta, e credi in ciò che hai fatto. Nell’atteggiamento, quindi, anche se non nel contenuto, assomigli al tuo Creatore, il Quale ha una fede perfetta nelle Sue creazioni perché è Lui che le ha create. Credere produce l’accettazione dell’esistenza. Questo è il motivo per cui puoi credere ciò che nessun altro pensa sia vero. È vero per te perché è stato fatto da te.»

Ma c’è “un altro modo” che possiamo scegliere, un istante dove affidare il nostro sentimento distruttivo e chiedere che venga trasformato. In quell’attimo di espressione del nostro potere personale c’è la fede e la fiducia dove potersi accorgere che «tutti gli aspetti della paura sono “non” veri perché “non” esistono a livello creativo e perciò non esistono affatto.»

La paura e tutti i suoi derivati sono prove che ci offrono la possibilità di scoprire un altro modo di vedere la vita. Siamo stati creati perfetti nell’espressione della nostra oscurità come in quella della luce, e per vedere questa perfezione dobbiamo riconoscere che se vogliamo conoscere la perfezione dell’amore, dobbiamo credere nella sua esistenza e metterci da parte affinché si possa esprimere.

Immagina per un attimo come sarebbe la vita sulla Terra se tutti gli esseri umani riuscissero a utilizzare i momenti di difficoltà come stimolo al miglioramento, anziché piangersi addosso. Cosa pensi accadrebbe?

Stare bene è una personale responsabilità ed è l’unica condizione per generare una vita soddisfacente

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ADDESTRATE ALL’INFELICITÀ

Forse bisogna ristrutturare anche la parola «spontaneità» perché è un paradosso: nel momento in cui si obbedisce a una richiesta, non lo facciamo «spontaneamente». Prendiamo per esempio l’amore: è spontaneità avvicinarsi all’altro o dietro c’è una richiesta inconscia, la voglia di far fronte a un bisogno?

Se rispondiamo onestamente a questa domanda, dovremo sconfiggere alcune illusioni riguardo all’amore, e la prima di tutte è quella dell’amore «romantico». So bene che potrà sembrare alquanto strano parlare di amore e dire che è bene tenere i piedi ben piantati a terra, ma d’altronde il mito che abbiamo creato è quello di credere che l’altro, munito della sua sfera magica, indovini ciò che sentiamo, vogliamo fare, ciò di cui abbiamo bisogno senza doverlo chiedere.

Il riconoscimento di questo aspetto è il primo passo verso una relazione felice, prima di tutto con noi stesse. La sua mancata conoscenza rende fragile ogni relazione perché la riempie di astrazioni che provocano delusione, quasi che amare anche con la razionalità e non solo col cuore possa sminuire l’essenza dell’amore. Vorremmo un partner perfetto, senza un passato e con un futuro così roseo da esimerci da qualunque problema. Molte di noi vogliono essere la «numero uno» davanti a tutto e tutti, senza accettare l’idea che esistono altri aspetti fondamentali in una relazione: come l’altro, per esempio.

Spesso le relazioni d’amore che sembrano assolute nascono sulle basi di delusioni e rotture, e proprio questo dovrebbe essere il segnale che indica la delicatezza e la fragilità dell’amore, che non è «per sempre», anche se possiamo sentirci al sicuro nel crederlo. Ma ci crediamo veramente, o una parte di noi sa bene che ci stiamo ingannando?

Possiamo amare a lungo una persona, anche per tutta la sua e la nostra vita, ma non l’ameremo mai nello stesso modo. Questa apparente instabilità della relazione è ciò di cui abbiamo bisogno per evolverci singolarmente e insieme, così che una crisi diventa la liberazione di nuove possibilità e non più una distruzione dell’eterna armonia. Realisti, coi piedi ben piantati a terra, tenendo conto dell’altro come essere e non come scudo di protezione alle difficoltà della vita.

Questo è, tanto per cominciare: niente di più e neppure niente di meno. L’addestramento comincia per tutti al momento della nascita e nei successivi 3/5 anni di vita. Inoltre le femmine vengono “addestrate” in maniera differente dai maschi rispetto alle relazioni.

  • Quali input riceviamo?
  • Quali sono i mattoncini che mettiamo come base per costruire la nostra casa mentale dove abiteremo per il resto della nostra vita?
  • Quali sono le istruzioni “al femminile” che inevitabilmente condizioneranno le nostre relazioni?

Avrai la possibilità di trovare la tua risposta, sistemare le tue convinzioni e creare una vita che possa essere come tu la desideri, partecipando il 7 e 8 Luglio all’Edizione Esclusiva di Nascita e Rinascita con esperienza in grotta -Al Femminile

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TOGLI LA PAURA, METTI L’AMORE

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Vi siete domandati quanto possa essere dannoso esercitare una professione che non amiamo?  A mio parere, se in certe strutture le cose non funzionano è proprio a causa del fatto che sono gestite da persone prive di amore per ciò che fanno. Molte di loro non sono consapevoli. Forse hanno conseguito un diploma o una laurea sollecitati dai genitori che li hanno cresciuti a suon di: «Trovati un lavoro fisso!» senza rendersi conto che qualcosa è cambiato.

Tempo fa alcune aziende e banche potevano garantire una continuità lavorativa: il padre o la madre che andava in pensione lasciava il posto ai figli. Per questo motivo studiare ragioneria (anche se la passione era fare il musicista) era “normale” se il papà lavorava in banca o in un’azienda come ragioniere. La rarità era una rarità domandare ai propri figli quale fosse la loro aspirazione.  Con l’aumento della tecnologia, la velocità di vita e di pensiero, hanno permesso un cambiamento di paradigmi che ancora pochi sanno cogliere. Uno di questi è prendere in considerazione di svolgere una professione che ami per migliorare la tua esistenza ed essere felice.

FELICE È CHI SA ESSERE FELICE

Sono cambiati i parametri della felicità. Se l’industrializzazione poneva l’accento sul «fare per avere» escludendo quasi totalmente l’essere, e solo quando avevi finito il tuo compito potevi finalmente godere di alcuni privilegi, ai giorni attuali le cose stanno cambiando profondamente. Sono sempre più i professionisti che investono nella loro crescita personale, portando all’interno delle aziende nuova linfa, visioni allargate e persino divergenti.

Sono fiori meravigliosi che attraggono coi loro colori e il profumo della novità. Esseri di tutte le età che hanno il coraggio di mettersi in discussione nonostante il diploma o la laurea, l’età, la posizione sociale. Sono genitori attenti al loro benessere perché sanno che è il benessere dei loro figli, sono donne che non accettano una relazione solo per paura e uomini che hanno il coraggio di mostrare le loro fragilità.

Per fare della tua vita un’opera d’arte, fai ciò che ami e ama ciò che fai

Si, il mondo sta cambiando ed io sono felice di poter assistere e contribuire a questa inversione di pensiero. C’è ancora tanto da fare e personalmente ho fiducia nel credere che questo cambiamento necessario – e anche un po’ caotico – porterà a una nuova comprensione. Solo allora le piccole e grandi lotte quotidiane diventeranno un modo per aggiornare la nostra capacità di fluire con la vita, trovando soluzioni anziché salire in cattedra e pontificare.

UN REGALO PER TE

Voglio lasciarti con un piccolo dono, una semplice e utile modalità che utilizzo personalmente. Quando sei incastrat* nelle tue piccole e grandi lotte quotidiane, impara a guardarle prendendo le distanze. Immagina per un attimo di fantasticare e credere che non sia tuo ciò che stai sperimentando, ma di qualcun altro, e pensa ai suggerimenti che potresti dare. È più semplice suggerire «come fare» quando il problema non ci appartiene. Lo hai mai sperimentato?

Quando c’è un problema è probabile che possa esserci anche un po’ di paura, e questo potrebbe aumentare il timore e la frenesia e diminuire la lucidità, togliendo energia alla fantasia e alla creatività personale.  Il modo che ti propongo per evitare questa dispersione energetica è scrivere il problema e di seguito tutte le paure che pensi di avere. Una volta fatto l’elenco, piega il foglio, scrivi sopra un «Grazie» e brucialo.

Prendi un altro foglio e scrivi ciò che vuoi far accadere: una frase breve, evocativa, che  non contiene negazioni e in tempo presente. Sotto la frase scrivi almeno 3-4 azioni che puoi compiere immediatamente, ne scegli una e la metti in atto nella stessa giornata. A seguire tutte le altre.

Se ti concentri sul momento presente, la paura – che essenzialmente consiste nel farsi coinvolgere in un passato o futuro immaginario – non esiste. Potrai rimanere stupit* dalla facilità con cui le tue paure spariscono facendo trovare un nuovo ordine ai problemi

Come sempre, attendo di conoscere i tuoi risultati, se ti va. E se vorrai approfondire la conoscenza di te stessa per una visione più felice della vita, ti voglio invitare a un seminario ESCLUSIVO tutto al Femminile che si terrà il 7 e 8 Luglio 2018Nascita e Rinascita. Per conoscere di cosa si tratta, clicca su questo link

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E se sei curiosa, non esitare a scivermi: luciamerico@spiritualcoach.it

LA SCUOLA DELLA VITA

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Uno dei disagi che ho vissuto nel periodo scolastico fu quello il non poter fare domande: almeno la nostra insegnante non lo permetteva. Essendo una bambina che aveva fame d’imparare, fare domande era il mio nutrimento e il dover accettare a mani basse ciò che la maestra diceva mi ha fortemente condizionata. Dopo essere stata espulsa dalla lezione di religione per le “domande stupide e impertinenti”, ho accettato quella condizione e non ho più fatto domande per non sentirmi “stupida e impertinente”.

Col passare del tempo, in diverse occasioni ho pensato spesso che a scuola si imparano le cose sbagliate: ti insegnano a fare i conti ma non come gestire il denaro, nessuno ti spiega come funzionano le relazioni, poco viene detto sulla comunicazione e l’importanza delle parole, cos’è l’energia e la legge della manifestazione, come scegliere un partner, come intervenire nei momenti di disagio, cosa aspettarsi da un matrimonio, cosa fare se la situazione va a rotoli, come crescere un bambino, men che meno quali siano le basi di una sana vita sessuale e tutte le altre cose importanti veramente importanti.

Da adulta le persone alle quali mi rivolgevo per far fronte ai miei problemi, a volte ne sapevano meno di me sull’argomento e avevo la sensazione di muovermi alla cieca in un mondo di ciechi. Come avrei voluto che l’insegnante di religione avesse risposto alle mie domande sul Cristo, su Dio, Gesù e sull’Amore. È davvero assurdo che ci voglia la patente per guidare l’automobile e nessuna istruzione per diventare adulti consapevoli.

Così mi sono data da fare, ho imparato un sacco di cose riguardo le relazioni e mi è piaciuto a tal punto da non voler smettere più di imparare. Inoltre ho esteso le mie esperienze e conoscenze a chi era intorno a me diventando SpiritualCoach ideatrice e trainer di corsi e laboratori per la crescita personale e spirituale. In questo cammino – che continua da quasi trent’anni – ho compreso un insegnamento fondamentale sulle relazioni: sono una palestra per conoscere sé stessi attraverso gli altri, indipendentemente che siano di coppia, amicali o professionali.

Come potete fare quando la vostra relazione attraversa un momento di crisi ma desiderate entrambi sistemare la situazione? Innanzitutto, se la volontà è di restare insieme significa che la relazione è ancora forte: siete solo rimasti intrappolati in un modello di comportamento invalidante che ha lo scopo di far emergere quella parte di voi che ha bisogno di cure. Insieme all’espressione dell’amore salgono anche le nostre paure che si manifestano con forza a causa del fatto che il partner ci fa da specchio.

In questo caso la parola chiave è «riservatezza» che significa parlare con qualcuno che possa sostenervi nel far luce sulla situazione e non cadere nella trappola del “mal comune e mezzo gaudio”, una delle condizioni più fallimentari per risolvere qualunque problema. Un altro aspetto importante è ricordare che il motivo dei disagi non è nel presente ma è attingere agli episodi del passato. Se avrete la voglia di iscrivervi a un corso sulle relazioni, potrete comprendere più a fondo come funzionano e intervenire utilizzando le tecniche imparate.

E se il partner vi lascia per un’altra persona, fermatevi un attimo e – per quanto vi è possibile sul momento – imparate pian piano a non dare la colpa a loro di quanto è successo ma potete cominciare a pensare che «Ogni cosa accade per me e non a me» L’assunzione di responsabilità e la capacità di saper trovare spunti positivi in una situazione disastrosa, è un atto di grande forza e consapevolezza che smantella gradualmente gli aspetti degradanti e negativi.

Se vuoi, puoi prendere carta e penna e scrivere alcune domande, meditando sulle risposte:

➥Quale potrebbe essere un motivo per ci ho attratto questa situazione?
➥Qual è il “mio” vantaggio in questo disastro?
➥Sto cercando di dimostrare a me stess* che …?
➥Cosa rappresenta l’altra persona per me?
➥I pensieri che ho formulato per creare tutto questo sono?
➥I pensieri che mi liberano da questa situazione sono?

Sono solo indicazioni primarie per cominciare a rinnovare i pensieri rispetto a un accadimento che ci ha travolte. Ritengo sia molto meglio concentrare le proprie energie su come migliorare la vita personale per attrarre a sé un partner più allineato alla nostra idea di amore, piuttosto che continuare a fare ciò che è già stato fatto (e che non ha funzionato) per ottenere i risultati ottenuti.

Ogni perdita rappresenta sempre un guadagno che all’inizio fatichiamo a etichettare come “vantaggioso”

All’inizio potrebbe essere complicato riconoscerlo, ma se investiamo un po’ di tempo per indagare a fondo, se utilizziamo il buon senso mantenendo l’attenzione ai fatti e volendo fermamente essere felici anziché avere ragione, ben presto potremo vedere un nuovo panorama e riconoscere che la vita è davvero meravigliosa!

 

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LA RELAZIONE INFRANTA

Quanto è dolorosa una relazione infranta? Ci dicono che possiamo imparare la lezione e che ne usciremo più forti di prima, ed è vero se abbiamo gli strumenti adatti alla situazione. Lo scossone che arriva come un terremoto a minare la nostra stabilità è solo la punta dell’iceberg: molto tempo prima c’erano state altre scosse di minor intensità alle quali non avevamo dato ascolto, perché – ed è verità per molti – c’è l’abitudine a dare tutto per scontato durante una relazione!

Voglio spendere un attimo del mio tempo per portare la vostra attenzione proprio sullo “scossone”, che può assumere la forma di un tradimento, di un abbandono, di una porta chiusa in faccia. Quanto è fondamentale quel momento se usato a nostro vantaggio?

Molte donne – ed io sono tra questa moltitudine – hanno fatto esperienza del tradimento. Se dovessi descriverlo ora lo arricchirei di dettagli luminosi, e avendo smesso di darmi della stupida per non essermi accorta, sorriderei, cogliendo nell’episodio la più grande opportunità della mia vita. Cosa mi ha portata a guardare la situazione in questo modo? La voglia di essere felice trovando il “mio modo”. La paura mi spingeva indietro, e l’animo selvaggio in avanti. Al bivio ho scelto, e per un po’ le due strade sembravano correre parallele: ma non era così. Fino al momento in cui mi sono ritrovata sola, a fare i conti con le stesse paure del passato, ed ho ripetuto l’esperienza. Non con la stessa persona: il contenitore era cambiato, il contenuto era rimasto inalterato.

L’impazienza di lasciarmi alle spalle la sofferenza e trovare la mia personale felicità ha contribuito a velocizzare il processo, ed è arrivato il secondo scossone, meno forte del primo per certi versi, ma fondamentale per scegliere e decidere che avrei avuto accanto esclusivamente un uomo che mi amava e approvava per ciò che ero. E così è stato. Avevo dato la possibilità alla Donna Selvaggia di uscire allo scoperto e sostenermi nel dirigere la mia vita. Ero uscita dall’amnesia e stavo cominciando a ricordare.

Per poter guardare con luminosità un episodio doloroso, è necessario compiere alcuni passaggi fondamentali e il primo è proprio quello di comprendere che cosa vogliamo da una relazione. Più sicurezza, equilibrio, stabilità, qualcuno che ci protegga dalle avversità della vita? Se è questo, dobbiamo anche accettare l’idea di sacrificare buona parte di noi (alcune volte tutto, persino la vita stessa) della nostra natura selvaggia, del nostro sapere profondo e antico. Se invece scegliamo di costruire la nostra relazione su basi più solide, dobbiamo inevitabilmente fare i conti con noi stesse, sviluppando le caratteristiche che desideriamo veder espresse nell’altro.

So che potresti pensare: «Ma così uccidiamo il principe azzurro!» Hai mai pensato quanta responsabilità abbiamo gettato su quel “povero” principe che oramai ha la sua generosa età? Lo abbiamo reso il salvatore per eccellenza, colui che non può sbagliare, naturalmente bellissimo e ricchissimo, che con un bacio risuscita le morte. È dare in mano all’altro la chiave della tua anima e dire: «Fai di me ciò che vuoi!» A un certo punto della storia dobbiamo tornare coi piedi per terra: «Ci dev’essere un altro modo» e ti voglio suggerire di ascoltare profondamente queste parole:

«Quando ritroviamo la nostra natura selvaggia, ritorniamo in contatto con il nostro «osservatore permanente, un conoscitore, un visionario, un oracolo, un ispiratore, un fattore, un creatore, un inventore e un ascoltatore che guidano, suggeriscono e incitano a una vita vibrante nel mondo interiore e nel mondo esterno. Quando le donne stanno ben vicine a questa natura, il fatto di essere in relazione brilla attraverso di loro. Questa maestria selvaggia, questa madre selvaggia, questa guida selvaggia sostiene la loro vita intima e la loro vita esteriore, qualunque sia.» (Donne che corrono coi lupi)

«Selvaggio» non significa selvatico o incontrollato come potrebbe pensare la moderna società, bensì «vivere una vita naturale, in cui la “creatura” ha la sua integrità innata e sani confini. Queste parole “selvaggia” e “donna” fanno sì che le donne rammentino chi sono e perché. Creano una metafora per descrivere la forza che fonda tutte le femmine. Personificano una forza senza la quale le donne non possono vivere.»

FEMMINE E FAVOLE

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Il mondo cambia quando scandagliamo la nostra vita e cominciamo a individuare quali sono le modifiche da apportare. Nella conoscenza di noi stesse possiamo trovare molte cose da sistemare: non è mai troppo tardi. Le nuove generazioni hanno bisogno di adulti rinnovati, più consapevoli e profondamente capaci di trasformare sé stessi. Non possiamo dare ai bambini vecchie istruzioni e pretendere che possano vivere in un mondo nuovo. Come adulti abbiamo il dovere di rinnovare le nostre istruzioni interiori, innalzare la consapevolezza, sistemare il concetto di felicità diventando degli esempi. E non importa se sei madre o single, se ti piacciono oppure no i bambini, se hai una relazione “normale” o “alternativa”: se vuoi vedere un mondo nuovo, prima di tutto dovrai imparare a rinnovare te stessa.Per avere un’idea di come gli insegnamenti possono socialmente condizionare, voglio condividere con voi un passaggio del libro “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti. L’inizio del capitolo comincia così:

«Mamma m’ha detto che a me la scopa non me la compra.»
«E perché non te la compra?»
«Perché io sono un maschio.»
(Dialogo tra un bambino di due anni e mezzo e la sua assistente al nido)

«|…| Le figure femminili delle favole appartengono a due categorie fondamentali: le buone e inette e le malvage. “È stato calcolato che nelle fiabe dei Grimm l’80% dei personaggi negativi siano femminili.” Non esiste, per quanta cura si ponga nel cercarla, una figura femminile intelligente, coraggiosa, attiva, leale. Anche le fate benefiche non usano le loro risorse personali, ma un magico potere che è stato loro conferito e che è positivo senza ragioni logiche, così come nelle streghe è malvagio.

La figura femminile provvista di motivazioni umane, altruistiche, che sceglie lucidamente e con coraggio come comportarsi, manca del tutto.

La forza emotiva con cui i bambini si identificano in questi personaggi conferisce loro un grande potere di suggestione, che viene rafforzato dagli innumerevoli e concordi messaggi sociali. Se si trattasse di miti isolati sopravvissuti in una cultura che non li fa più suoi, la loro influenza sarebbe trascurabile, ma al contrario la cultura è permeata degli stessi valori che queste storie contrabbandano, sia pure indeboliti e sfumati.

Per quanto sia un’analisi tutt’altro che sistematica della letteratura infantile del nostro paese, che richiederebbe bel altro spazio e una sede particolare, i pochi esempi riportati sono significativi e permettono la verifica dell’esistenza, anche in questo campo, di forti spinte a carico delle bambine perché continuino a identificarsi in modelli deteriori di “femminilità”.

Le conclusioni non possono che concordare con quelle delle femministe di Princeton o delle inchieste francesi. I pochi testi esaminati bastano da soli a incriminare la letteratura infantile, responsabile di un discorso discriminatorio, reazionario, misogino e antistorico tanto più grave di quanto simili storie vengono ammannite ai bambini che le fanno proprie senza possibilità di critica. I modelli proposti da questo tipo di letteratura, piuttosto che aiutare il bambino a crescere e a organizzare la sua società futura, rischiano di bloccarlo nell’infanzia. Simili rappresentazioni dell’infanzia non sono senza conseguenze presso gli stessi adulti, genitori o educatori che, invece di essere aiutati a immaginare un nuovo tipo di bambino, nuovi rapporti con lui e il nuovo posto che egli potrà occupare nella società, vengono risospinti verso i vecchi modelli che dovrebbero essere definitivamente abbandonati. In questo senso la letteratura infantile fallisce completamente la sua funzione. (tratto dal libro “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti)

Se vuoi aumentare la tua consapevolezza, ti aspetto domenica 29 Aprile dalle 10:00 alle 14:00Crea Leggi Ama – Storie di Donne che corrono coi lupi, un evento GRATUITO al femminile

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(Photo by Nicolas Picard on Unsplash)

“DARE E’ RICEVERE” BASTA UN ACCENTO PER CAMBIARE

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Dare è ricevere

Basterebbe comprendere l’istante di eternità contenuto in questa frase per migliorare considerevolmente la propria esistenza. Possiamo dare solo ciò che conosciamo a fondo e di cui intendiamo fare esperienza nella nostra vita. L’autonomia è un’illusione: ciascuno di noi ha bisogno di qualcosa o qualcuno per poter vivere la propria esistenza, proprio come un’automobile ha bisogno del carburante per potersi muovere.

Ogni pensiero pensato porta valore al pensatore trasformandosi in esperienza di vita vissuta

E’ una facoltà che viene data ad ogni essere nel momento stesso in cui sceglie di abitare questo mondo. Da questo punto di vista, la frase «Ama il prossimo tuo come te stesso»  assume un significato ben preciso che traduco così:  offri agli altri ciò che vuoi ricevere. E qui si apre un mondo di punti interrogativi e incomprensioni: «Ho dato tutta me stessa e sono stata ripagata con l’abbandono» «Ho dedicato tutta la mia vita a questo lavoro e sono stata licenziata».

Dietro queste frasi nello specifico o simili, possiamo trovare la voglia di tornare indietro per rifare l’esperienza in un altro modo. Ma non possiamo tornare indietro, e lo sappiamo bene. La voglia di farlo è il modo che scegliamo per rimanere incastrati nella frustrazione. Quindi, non potendo tornare indietro, pensiamo a come procedere in futuro.

LA CHIAVE

C’è una domanda chiave per comprendere a priori cosa stiamo davvero offrendo e, di conseguenza, cosa riceveremo. La domanda è: «A quale scopo sto per compiere questa scelta?» Per comprendere a fondo il significato di questa domanda, vi suggerisco di dedicare un’intera giornata alla sperimentazione. Prima di fare qualunque scelta (una telefonata, scrivere una lettera, acquistare, andare a bere un caffè, pranzare con qualcuno e via discorrendo) domandati: «Qual è lo scopo? Cosa voglio ottenere da questo incontro?» e rispondi con assoluta sincerità. Non accontentarti della prima impressione: verifica andando un po’ più a fondo: sai bene quanto siamo bravi a raccontarcela.

Proprio ieri una giovane donna che ha scelto la crescita personale e spirituale come stile di vita, mi scrive un piccolo successo raggiunto: dire a suo padre che non sarebbe andata a cena dalla nonna insieme a tutta la famiglia. Alla richiesta del padre, anziché rispondere il consueto «va bene» e poi essere scontrosa per tutta la serata, ha scelto di prendersi un attimo di tempo per indagare a fondo cosa volesse davvero fare.

Si è assunta la responsabilità di ascoltare i sensi di colpa che emergevano e che avevano scelto per lei fino a quel momento, e con assoluta sincerità ha comunicato al padre la volontà di restare a casa. Ha dato ciò che voleva ricevere: sincerità e trasparenza. Mettendo da parte il senso di colpa e dedicandosi unicamente a ciò che davvero era il suo intento qual’è stato il risultato? Anziché la solita ramanzina, la vita le ha donato un padre comprensivo.

Tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo A.I.C. (Alza Il Culo)

L’esperienza è l’unico modo per comprendere a fondo ciò che stai leggendo. Sono certa che alcuni di voi hanno all’attivo un bel po’ di esperienza in questo senso, mentre per altri potrebbe essere la prima volta. A entrambe suggerisco di continuare fino a farlo diventare uno stile di vita. Credetemi: non potrete più farne a meno.

 

Se vuoi mettere nella tua cassetta degli attrezzi strumenti utili per allenarti a rendere la tua vita un capolavoro, puoi partecipare aLoveHealing® Tecniche di Risveglio Interiore Corso Base proprio come ha fatto la protagonista dell’esperienza che hai appena letto. Lei ha scelto di essere felice. E tu, cosa scegli?