TI VOGLIO VICINO MA STAMMI LONTANO

Accade spesso, nella parte iniziale di un cambiamento, di voler tornare sui propri passi o di essere concentrati sugli altri e su come reagiranno al cambiamento, anziché preoccuparci di come poter vivere al meglio la nostra quotidianità. Questo articolo può aiutarti a fare un po’ più di chiarezza rispetto a quanto accade dentro di noi … Buona lettura!

PROFESSIONE SPIRITUALCOACH

Tutti noi perpetuiamo in continuazione le varie fasi della nascita portando le emozioni e considerazioni nel quotidiano. Le nostre relazioni e il modo in cui le affrontiamo nascono proprio da quei momenti più o meno lunghi e intensi, dove piccoli mattoni di vita vengono deposti per far crescere la roccaforte di ciò che saremo da adulti. Riallacciare un dialogo con la nostra nascita è portatore sano di consapevolezza.

E proprio ieri mi è accaduto di condividere la sensazione duale che spesso si manifesta durante una separazione: la voglia di ritornare sulla vecchia strada e la paura che questo possa accadere. Di seguito potete leggere la chiarezza con cui Sondra Ray descrive questo passaggio.

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“Un altro effetto prodotto dalla nascita sulle relazioni è la “sindrome claustrofobica da soffocamento”. Nel ventre il bambino si sviluppa finché lo spazio non è più sufficiente a contenerlo. Il paradiso si tramuta in inferno. Bloccato, il…

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NON SPRECARE IL TUO TEMPO

“Non sprecare il tuo tempo”  è una frase che ho sentito spesso in passato senza conoscerne davvero il suo significato. Poi ho capito. Le ore di una giornata a volte sono troppo poche per fare tutto ciò che dobbiamo, e finisce prima di aver fatto la metà delle cose che dovevamo fare.  Organizzati, che significa impara a espandere il tempo. “Come’è possibile?” potresti pensare. D’altronde le ore a disposizione sono ventiquattro: né un minuto di più né uno di meno. Dunque, come fare?

Prendiamo una lamentela comune: non c’è abbastanza tempo. Sotto la pressione di impegni e scadenze che influiscono così tanto sul nostro tempo, la vita diventa una continua corsa a ostacoli per raggiungere traguardi che, più corriamo, più sembrano allontanarsi. La gestione del tempo sembra non risolvere totalmente questo problema. Anche se lo migliora, gli impegni continuano ad assorbire tutto il tempo che dedichiamo loro. La soluzione è vivere senza tempo. Solo quando il tempo scompare c’è tempo a sufficienza. Può sembrare un paradosso e lo voglio riflettere  con voi.

Il tempo fa parte del nostro essere: non è separato da noi. Inoltre è infinito e ci può regalare tutto lo spazio per andare da A fino a B in assoluta serenità. In altre parole, l’espansione del tempo è in realtà l’espansione del sé, della nostra vera essenza che per sua natura è libera e non conosce confini. Se due persone visitano la stessa città, la cosa importante è l’esperienza che ne ricavano e non chi ha visto più monumenti. Da questo punto di vista, il tempo è soggettivo e allineato con ciò che vogliamo ottenere dalla vita. Ecco svelato il mistero.

Vuoi un altro esempio? Stai preparando il pranzo e sei rilassata perché hai un’ora di tempo per farlo. Hai già programmato tutto: appena terminato di cucinare, potrai finalmente leggere quell’articolo che ti aspetta sulla tua rivista preferita: cucinare in quella condizione diventa una meravigliosa meditazione ad occhi aperti. Squilla il telefono ed è tuo marito che ti avvisa che arriverà a pranzo con il suo capo. Il tempo che hai a disposizione non è cambiato ma è cambiata la tua percezione rispetto alla situazione: improvvisamente ti potrà sembrare di non avere tempo abbastanza per preparare il pranzo e, inoltre, non potrai dedicarti alla tua lettura preferita. Anziché fare un respiro profondo e sorridere mantenendo intatta la tua energia, comincerai a saltare da un mobiletto all’altro alla disperata ricerca di qualcosa da cucinare. Aumentando l’ansia, il tempo sembra diminuire e, di fatto, così sarà.

Quando coltiviamo la consapevolezza profonda che fare della propria vita un capolavoro significa svolgere al meglio le attività con piacere e sentimento, stiamo dilatando il tempo. Per contro, la fretta, la mal gestione delle attività, i sacrifici e le avversità affrontate con lamento inconsapevole restringono il tempo a disposizione, rendendo tutto più complicato di quanto non lo sia già.

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Come per il fiume, le silenziose profondità della nostra mente non sono separate da ciò che avviene in superficie. Ogni livello del fiume è formato dalla stessa acqua e va nella stessa direzione, ma il viaggio diventa più piacevole se non siamo sbattuti  qua e là dalla corrente.  Quando scopriamo che restare interiormente tranquilli e fermi annulla la pressione del tempo, faremo il passo successivo che sarà quello di programmare le attività quotidiane ricordandoci che respirare è la salvezza: ossigena il cervello, lo rende più attivo e in grado di accedere alle infinite possibilità.

Per cui, comincia a respirare. Accorgiti e respira. E più respiri consapevolmente, più ti accorgi: un meraviglioso circolo dal quale puoi lasciarti viziare con piacere.

Lucia Merico

COMPLETAMENTE GENEROSA

Una delle regole fondamentali dell’abbondanza è “Più dai, più ricevi”. Quando ci sentiamo completi diventiamo anche generosi: la completezza non sente alcuna mancanza. Nel gesto di dare stiamo esprimendo una verità spirituale che ci trasporta in un flusso della vita che non inaridisce mai. Ma … si c’è un ma fondamentale: dobbiamo dare non per avere bensì nella consapevolezza che stiamo già ricevendo.

Mi spiego meglio. La generosità inizia a livello dell’anima dove c’è abbondanza di energia e consapevolezza. L’anima non conosce scarsità. Quando entriamo in contatto con queste due qualità,  possiamo affrontare il fatto di essere generosi in spirito. Questo è un dono che facciamo al mondo e a noi stessi, molto più potente del denaro. E una volta che siamo generosi di spirito, dare a ogni livello diventa semplice e naturale. La logica conseguenza sarà una vita piena, gioiosa e appagante sotto ogni aspetto compreso quello economico.

Il primo passo è offrire noi stessi. Molti di noi cadono nella tentazione di offrire un’imitazione di sé stessi, accettando il ruolo che si allinea con le aspettative della moglie o del marito, del datore di lavoro, degli amici, dei familiari e della società in generale. Obbediscono alle richieste dell’ego che dice perentoriamente: “Dai per avere!” e in tutto ciò che danno c’è l’aspettativa del ritorno. Se questo non accade, tolgono la spina che alimenta la situazione e l’attaccano da un’altra parte, ripetendo la storia che –forse- avrà una forma differente ma sarà uguale nella sostanza e, soprattutto, nel finale.

Bisogna cambiare paradigma, partendo da un punto di vista differente che prevede il riconoscimento della motivazione per cui stiamo dando. C’è un’enorme differenza tra presentarsi come benefattori che elargiscono tempo e denaro, e offrire invece sé stessi con spirito di servizio, che prevede l’essere aperti e vulnerabili, entrare in contatto con le proprie carenze e bisogni, con le proprie emozioni guardandole dritte negli occhi.

Quante relazioni sono finite per insoddisfazione? Non ricevendo come all’inizio, molti abbandonano ciò che hanno come fosse un vecchio giocattolo privo oramai di significato, e si concentrano su qualcosa di nuovo. Sono in tanti –ne sono certa- ad avere la convinzione di aver fatto del loro meglio per tenere insieme la situazione, dimenticando un punto fondamentale: che nessuno può darci più amore di quanto ne possiamo dare a noi stessi.

E’ il punto di partenza, il motivo per cui entriamo in contatto con le persone a fare la differenza. Se mi avvicino a qualcuno perché penso che mi possa dare ciò che io non ho, parto già col piede sbagliato: appoggio le basi della relazione sulla carenza. E nel momento in cui lui o lei non mi darà più quello di cui ho bisogno, mi separerò (fisicamente o emotivamente) andando alla ricerca di qualcun altro che possa far fronte al mio vuoto. Il mondo è pieno di storie finite in questo modo.

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Invertire la marcia significa essere consapevoli della propria carenza e trovare il modo per trasformarla in abbondanza. E il mentore potrebbe essere proprio la persona che abbiamo scelto in quel momento. Con senso di gratitudine, possiamo chiederle istruzioni per migliorare la nostra vita: stiamo dando la nostra parte più genuina, priva di filtri e falsità inconsapevoli che ci portano a dare tutto di noi stessi per ricevere solo una manciata di briciole.

Quando offriamo la nostra parte più vera, potrebbe salire anche la paura di diventare preda degli immensi bisogni degli altri e della loro capacità di approfittarsi di noi. Non è così! Quando dai generosamente partendo a livello dell’anima, c’è una Forza che accompagna il tuo cammino e che ti permette di spogliarti dell’armatura pesante dell’insicurezza. Accorgiti!

Lucia Merico

ADATTATO SERIALE

PROFESSIONE SPIRITUALCOACH

La maggior parte delle persone vagano nella vita come sonnambuli che cercano senza mai trovare, adattandosi a situazioni improponibili e raccontando a sé stessi storie di un’ingenuità disarmante.Basterebbe usare la logica ponendosi qualche domanda ad hoc per non adattarsi a certe situazioni.

E così, ipnotizzati accettano senza esitare, credendo di non avere alternative, di non poter scegliere. Uscire dagli schemi? Neppure a parlarne. Meglio lamentarsi di ciò che non si ha piuttosto che prendersi il tempo di osservare quanto di bello c’è intorno a loro. E questo modo di essere diventa così potente da oscurare ogni possibile visione differente.

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Potresti non essere d’accordo, ma il solo fatto di essere approdato su questo blog ed esserti preso il tempo di leggere è sufficiente per accendere in te una piccola disponibilità che mette in moto il volano del cambiamento. E questo è un buon modo per risvegliarsi dal torpore.

Lo scopo con cui…

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COS’E’ CAMBIATO?

Stamattina voglio condividere con voi un articolo apparso sulla rivista “Consapevole” dell’Aprile 2007. Da allora cos’è cambiato?

Accorgiti!

VIDEOGIOCHI & VIOLENZA – Come deviare la mente dei giovani

L’argomento “videogiochi e violenza” è delicato e attuale. Tuttavia la decisione di pubblicarlo è nata dall’importanza enorme che ha nel condizionamento della nostra società, soprattutto quella giovanile.

I videogiochi nascono agli inizi degli anni ‘60 da un gruppo i ricercatori del Massachusetts Institute of Technolgy di Boston che inventano lo Spacewar, un gioco in cui due navicelle spaziali si sparano a vicenda attorno a una stella. Nonostante la grafica scadente e le limitate potenzialità del computer dell’epoca, ebbe una diffusione enorme. Ma la tecnologia si evolve molto velocemente e nel 1991 la ditta Capcom commercializza il primo videogioco della serie “picchiaduro”: Street Fighter 11. Scopo del gioco: abbattere, sconfiggere l’avversario attraverso una serie di mosse e armi. Le mosse sono sempre le stesse, come pure le armi (l’arma è caratteristica di ogni personaggio scelto) e questo comporta ripetitività e mosse sleali. Il vincitore è colui che abbatte tutti i nemici. Nel 1993 esce il cruentissimo DOOM dove il giocatore indossa i panni di un marine statunitense deportato sul pianeta Marte sul quale si troverà a combattere con fucili a pompa, motoseghe e armi al plasma, contro gli stessi compagni mutati in zombie e creature infernali che hanno invaso la colonia. I livelli di violenza sono altissimi e numerosi sono i riferimenti a satana: questo scatena negli Stati Uniti una forte protesta.

Ciò che fa riflettere (e che non è mai stato detto) è che gli autori del massacro alla scuola superiore di Colombine erano fan  di questo videogioco. Eric Harris, uno dei due criminali, aveva riprogrammato il gioco con la riproduzione virtuale del suo ambiente scolastico.

Si susseguono poi giochi come Carmageddon, dove si acquistano punti investendo con la macchina persone o animali che attraversano la strada o che camminano sui marciapiedi e nel 2006 nasce Ride of Rose un horror psicologico della giapponese Punchline, un gioco in cui una ragazza durante un viaggio in bus si trova vittima di uno scherzo ad opera di un misterioso bambino. Successivamente verrà catapultata in un universo di perversione (in cui si scontrerà anche con dei pedofili) dove i protagonisti sono dei bambini nefasti.

Ma ciò che fa veramente riflettere è  il mostriciattolo Pikachu dei Pokemon. All’apparenza simpatico e buono, nasconde invece una cattiveria profonda. Una delle regole del gioco è quella di uccidere. Nell’Universo Pokemon si uccide in diversi modi: c’è chi succhia l’anima al nemico, chi spara palle di fuoco. Fatto a doc per i piccolissimi, lo scopo è di inculcare nella mente dei bambini, che diventano immediatamente dipendenti, delle regole a cui essi fanno poi riferimento nel mondo reale.

«L’esposizione a videogiochi violenti produce la stessa attività cerebrale provocata da un evento pericoloso e potenzialmente aggressivo. I giochi violenti alterano lo stato emotivo, provocando sovreccitazione, inibendo il controllo, riducendo la capacità di concentrazione e le capacità razionali»( Dott. Klaus Mathiak  – Università di Aachen in Germania)

A questo si aggiunga il ruolo della televisione. I programmi televisivi impiegano composizione delle immagini, sequenze, frequenze e colori appositamente calibrati per causare la totale dipendenza, non solo di tipo commerciale ma anche psicologica e comportamentale. Ogni anno un bambino assiste almeno a 100.000 (ed oltre) scene di violenza  in forma di film, documentari, reality.

Con tutta questa violenza, e con la carente presenza dei genitori spesso impegnati ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana,  i bambini imparano – a volte – a sostituire il modello e i punti di riferimento familiari con squallidi e angoscianti  personaggi virtuali presi dai cartoon, dallo spettacolo, dal cinema, dalla musica ecc..

Lo scopo di tutto ciò rientra in una strategia mirata a istupidire e assopire la popolazione, partendo soprattutto dai bambini che saranno gli adulti di domani, rendendola desensibilizzata moralmente e culturalmente e deviandola verso dei precetti precisi: pornografia, violenza e droga, denaro come illusione della ricchezza e miraggio della felicità.

E’ arrivato il momento quindi che i genitori, i quali dovrebbero essere innanzitutto educatori, comprendano l’importanza e soprattutto la devianza di un sistema creato ad arte.”

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CHIUDO GLI OCCHI E PENSO A ME

Succede che partecipi a un corso e quanto torni a casa ti percepisci diversa e anche gli altri hanno questa percezione. Ti senti spaesata, leggermente euforica e ancora non comprendi a fondo cosa sta accadendo. Tutto intorno è uguale e diverso allo stesso tempo: di fronte a un conflitto rispondi  con un silenzioso sostegno nei confronti dell’altro, anziché reagire con disappunto.

“Mi sento mutata in qualcosa dentro che non riesco a descrivere a parole. Ho un atteggiamento diverso nei confronti dei bambini e di me stessa. Sono più lenta nella comunicazione e nei modi di agire. E’ come se andassi al rallentatore concentrandomi su ogni passo che faccio. |…| è normale tutto questo?” scrive una giovane donna, moglie e madre di tre bambini piccoli, il giorno dopo aver partecipato al corso di LoveHealing.

Quando le persone intraprendono il sentiero spirituale, a volte scoprono che gli altri non li capiscono. In genere vengono accusati – spesso dietro le spalle – di essere centrati solo su se stessi o di non essere più “come prima”. La nuova etichetta che generalmente  gli viene addossata è molto simile a “Non ci sei solo tu nella vita!”, il che corrisponde alla verità se l’attenzione è esclusivamente rivolta all’ego.

Ma cosa è accaduto a livello dell’anima? Quando c’è un’espansione della consapevolezza, c’è anche il superamento dei propri confini interiori e un maggior fluire con la vita. Questa nuova percezione ci permette di unirci gioiosamente alla vita, osservandola da un punto di vista molto più ampio e che comprende anche gli altri. I segnali sono forti e chiari: chi abbiamo intorno non viene più percepito come un nemico, sentiamo la sofferenza e il loro disagio come se fosse nostro, li vediamo uniti a noi in una sorta di profonda ed emozionante empatia.  Questi sono i segnali che ci mostrano il cambiamento della nostra realtà: siamo entrati e stiamo esplorando una nuova stanza della vita, e nessuno ci può impedire di farlo: a meno che non glielo permettiamo.

Di fatto non è cambiato nulla intorno a noi ma è fondamentalmente cambiato il nostro modo di vedere, sentire e percepire, così com’è cambiata la volontà di procedere con la relazione di quel momento, che sia essa professionale, amicale o di coppia. Il nostro nuovo modo di essere verrà proiettato all’esterno e non sempre compreso, almeno in prima battuta. Creerà stupore a noi stessi: potete ben immaginare cosa accade negli altri! Sarà nostra cura accompagnare la persona aiutandola a cambiare le lenti degli occhiali virtuali con cui ci ha guardato fino a quel momento, poiché una trasformazione non viene sempre accettata a mani basse.

Cambiare l’interesse su se stessi portando la nostra attenzione a livello dell’anima, significa spostare l’attenzione da “me” a “noi”, verso una coscienza collettiva che ci collega al Tutto e ci mostra come il Tutto sia collegato a noi. A livello pratico significa cercare accordi e nuove visioni attraverso l’espansione della nostra energia personale che porta verso la riconciliazione.

Capite bene l’enorme trasformazione che, per la legge della dualità, porta al suo opposto l’altrettanto enorme paura di cambiare così tanto da perdere ciò che abbiamo. E su questo punto vi lascio con la riflessione fatta proprio ieri sera con un’Amica: “Nel momento in cui ho mollato la presa e ho smesso di accettare i soprusi, ho capito cosa volevo esattamente: essere felice! Lo stavo amando più di me stessa, e questo mi portava verso le carenze e i bisogni. Ho detto basta! Ho invertito la visione dando più attenzione alla mia vita e tutto ha iniziato a migliorare.”

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A volte non ci accorgiamo che tenendo prigionieri gli altri, stiamo imprigionando noi stessi. Le nostre mani cementate dalla paura della perdita, stringono fortemente fino a soffocare ogni sentimento: è così che muoiono le relazioni. Accorgiti!

Lucia Merico

IO SONO AD ALTA RISOLUZIONE

A volte si è portati a pensare che la vita quotidiana sia stupidamente banale.  Alcuni vincono la noia accumulando una quantità immensa di interessi, altri si spostano in continuazione da un luogo all’altro come palline impazzite, nella speranza di allontanarsi dal vuoto che sentono. Così facendo esplorano solo la superficie della vita.

Ciò che rende la vita banale è la mancanza di profondità. Possiamo scendere nel profondo solo quando spengiamo la musica assordante delle “mille cose da fare perché così mi pare di vivere”. In quel momento di profonda ricerca che comporta il fermarsi, puoi accorgerti che tutto è stranamente vitale. “Io credevo che meditare fosse noioso. Invece ho trovato nuove ispirazioni” mi confessò un amico al quale avevo suggerito la meditazione come risposta al suo stress professionale.

Nel nostro contenitore interiore che chiamiamo coscienza, appoggiamo le esperienze buie della nostra esistenza, credendo falsamente che siano tutto ciò che abbiamo. Non è così! Come la tavolozza di un pittore, che pur contenendo tutti i colori non può garantire che il dipinto che nascerà sarà meraviglioso, così la coscienza può essere accesa dal fascino e dalle piccole luci di consapevolezza che fanno brillare il nostro cammino. E la parola magica è: “Non accontentarti di ciò che hai. Aspira al meglio che tu possa immaginare”.

Da dove vieni e dove stai andando è  importante saperlo. Se stai percorrendo una via di basse aspettative, il prossimo incontro sarà un’immagine perfetta che incarna proprio le basse aspettative che … ti aspettavi!

Se diversamente, cominci a collaborare con la tua anima, scoprirai ben presto che non è necessario avere certe caratteristiche per essere ciò che vuoi essere. Semplicemente dovrai accorgerti di tutte quelle volte che avrai la tentazione di abbassare il tono della tua energia. Tu chiedi in un certo modo, l’anima dà. Eleva la tua visione, riempila di chiarezza, si disponibile ad agire e il risultato sarà in linea con quella visione in qualunque situazione.

Saldare insieme l’immagine migliore di noi stessi all’intenzione assoluta ci allinea al massimo potenziale che siamo chiamati a realizzare. Il meglio di ciò che possiamo essere è il risultato di una serie di decisioni che ogni volta si manifestano perché abbiamo rifiutato una bassa risoluzione di noi stessi.

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Fare esperienza di ciò che stai leggendo ora ti porterà oltre il confine del semplice consumatore che fa scorta di cose belle per accumulare potere. Ti renderai conto che le cose belle muovono solo la superficie dell’acqua. Ciò che invece accade quando ti tuffi in profondità verso la tua anima è la pace gioiosa di chi, aspettandosi il meglio, vive trovando il meglio ogni situazione. E le cose belle che ha accumulato assumeranno una luce diversa. Accorgiti!

Lucia Merico