QUALE COMPITO SEI STATO CHIAMATO A SVOLGERE?

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“Non amare altro che quello che ti giunge intessuto nella trama del tuo destino. Che cosa, infatti, potrebbe essere maggiormente adatto alle tue necessità?” (Marco Aurelio Antonio)

Oggi il pensiero è u suggerimento per la lettura di un libro del II secolo da tenere a portata di mano per essere consultato ogniqualvolta c’è un “calo di zuccheri” nella mente consapevole, scritto da Marco Aurelio Antonio, imperatore di Roma nel 161 d.C. e per i successivi 19 anni che donò ai Romani un’espressione di nobiltà e di perfezione filosofica prima della crudeltà che caratterizzò il regno di suo figlio Commodo e prima dell’anarchia del III secolo.
Studente di filosofia, Marco Aurelio si rifiutava di lasciarsi abbattere dalle difficoltà della vita. Era un seguace dello stoicismo, una scuola di pensiero greca nata verso il 300 a.C., che insegnava che la sottomissione alla legge universale era in giusto modo di condurre l’esistenza umana.
Ecco uno dei suoi pensieri, per me, più potenti che racchiude l’essenza della vita, del qui e ora:

“Tutte le cose sbiadiscono nel leggendario passato, e in un attimo sono avvolte dall’oblio. Persino gli uomini la cui vita è trascorsa in un lampo di gloria: anche questo passa; quando al resto, quasi non hanno ancora emesso un respiro, come dice Omero, che già “scompaiono alla vista come se non fossero altro che un sentito dire”. Che cos’è, in definitiva, la fama immortale? Una cosa vuota e vana. A che cosa, dunque, dobbiamo aspirare? A questo, a questo soltanto: il pensiero onesto, l’atto disinteressato, la lingua che non emette falsità, un’indole che saluta ogni evento transitorio come una cosa predestinata, attesa e proveniente dall’Unica fonte e origine” (Marco Aurelio Antonio)

Parole che fanno vibrare di luce la nostra contemporaneità, ancora oggi adatte ad ogni persona che voglia accendere la luce della consapevolezza per illuminare il proprio cammino. Ogni brano di questo libro è un’accettazione delle cose e delle persone per quello che sono, non per quello che vorremmo che fossero.

“Siate come il promontorio contro cui le onde si infrangono ripetutamente: esso rimane saldo fino a quando il tumulto delle acque tutto intorno si acquieta di nuovo. Anziché dire: “Me sfortunato perché questo è capitato proprio a me!”, dite piuttosto: “Sono fortunato che questo non mi abbia lasciato amarezza; saldo davanti al presente e intrepido davanti al futuro” (Marco Aurelio Antonio)

Siamo liberi di vedere la nostra vita collocarsi in un contesto più ampio e abbondante. E, per fare ciò, dobbiamo liberare la mente da pensieri di piccolezza e scarsità. Come fare? C’è un unico modo: accorgerci di formulare questi pensieri e di cosa producono nella nostra vita. Scegliere, quindi, diversamente pensando che “C’è sempre un altro modo”, trovare “l’altro modo” e agire di conseguenza.
Accorgiti!

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