LA RELIGIONE DELLA GIOIA

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Oggi voglio condividere con voi un pezzettino del libro “La religione della gioia” di Tagore, insignito nel 1913 del premio Nobel per la letteratura. Sono certa che troverai molti modi di applicazione alla nostra attuale condizione mondiale. Buona lettura e … Accorgiti!

Rompere il guscio delle tradizioni
Tutti i nostri grandi profeti hanno profondamente realizzato una loro intima libertà dell’anima, coscienti dell’affinità spirituale dell’uomo, che è universale. Ma le razze umane, per le loro stesse condizioni geografiche, hanno sviluppato, nel loro isolamento, una mentalità odiosamente egoista. Seguendo il loro istinto, esse ricercavano la verità nella religione, per cui quest’ultima è stata frenata o modellata secondo le primitive deformazioni della loro stessa mentalità razziale, racchiudendo il loro Dio tra le mura dei templi o dei testi sacri, allontanandolo in modo particolare da quei settori della vita nei quali la sua assenza poteva costituire un libero accesso all’adorazione del male, rappresentato con vari nomi e forme. Essi consideravano il loro Dio alla stregua di un re, il quale riceve tutti gli onori ma che, in effetti, non esercita alcuna autorità. Il vero significato di Dio è rimasto vago nelle nostre menti, poiché la nostra coscienza dell’unità spirituale si è andata sempre più indebolendo.
Una delle più importanti ragioni — la nostra separazione geografica — è stata adesso quasi del tutto eliminata. E giunto perciò il tempo in cui, per salvare la verità e la pace, che è il frutto della verità, dobbiamo evitare che l’idea del nostro Dio si mantenga indistinta, soffocata dalla irrealtà dei riti formali e dall’oscurantismo della teologia.
L’individuo che vive nascosto e protetto in una buia caverna trova la sua sicurezza nella limitatezza stessa del suo ambiente. L’economia della natura attenua e smorza la sua sensibilità in un ambiente tanto circoscritto. Ma se le pareti della caverna cedessero improvvisamente, allora egli sarebbe costretto o ad accettare la sua condanna di morte, oppure a venire a compromessi vantaggiosi, trovandosi di fronte a un ambiente più ampio.
Le razze umane non possono più tornare a vivere nelle loro roccaforti di esclusivismo, poiché oggigiorno si trovano l’una di fronte all’altra, sia fisicamente sia intellettualmente. Il guscio, che per tanto tempo ha costituito per loro una incontrastata sicurezza, adesso è andato in frantumi senza alcuna possibilità di essere ricostruito. Dobbiamo perciò accettare questo fatto, anche se ancora non ci siamo del tutto adattati a questo nuovo ambiente di notorietà, anche se in esso siamo esposti a tutti i rischi derivanti da una più ampia espansione della nostra libertà vitale.
Gran parte della nostra tradizione costituisce un codice, che ci serve per adeguarci nelle varie circostanze della vita. Queste tradizioni, senza dubbio, rendono evidenti le caratteristiche razziali, mettendone in luce aspetti particolari, che hanno una loro intrinseca poesia e anche delle virtù protettive adatte per i diversi ambienti. Noi possiamo nutrire un grande amore per le particolari caratteristiche della nostra razza, ma se queste ci permettono di vivere in un mondo limitato, allora il più piccolo cambiamento delle nostre circostanze esterne può farci pagare questo amore con la nostra stessa vita.
Nel mondo animale si sono verificati casi di estinzione di razze intere per l’eccessivo attaccamento a vantaggiose prerogative, divenute poi di ostacolo in una nuova economia. Infatti la superiorità dell’uomo consiste nella sua adattabilità a improvvisi e abnormi cambiamenti, poiché né il torrido né il glaciale del suo destino dovranno per lui rappresentare ostacoli insuperabili.

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