QUAL’E’ LO SCOPO?

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“Dare è ricevere”

Basterebbe comprendere l’istante di eternità contenuto in questa frase per migliorare considerevolmente la propria esistenza. Possiamo dare solo ciò che conosciamo a fondo e di cui intendiamo fare esperienza nella nostra vita. L’autonomia è un’illusione: ciascuno di noi ha bisogno di qualcosa o qualcuno per poter vivere la propria esistenza, proprio come un’automobile ha bisogno del carburante per potersi muovere.

Ogni pensiero pensato porta valore al pensatore trasformandosi in esperienza di vita vissuta. E’ una facoltà che viene data ad ogni essere nel momento stesso in cui sceglie di abitare questo mondo. Da questo punto di vista “Ama il prossimo tuo come te stesso”  assume un significato ben preciso che traduco così:  offri agli altri ciò che vuoi ricevere. E qui si apre un mondo di punti interrogativi e incomprensioni: “Ho dato tutta me stessa e sono stata ripagata con l’abbandono” “Ho dedicato tutta la mia vita a questo lavoro e sono stato licenziato”. A chi non è successo, almeno una volta nella vita, di formulare simili considerazioni? Non potendo tornare indietro, pensiamo a come procedere in futuro. C’è una domanda chiave per comprendere a priori cosa stiamo davvero offrendo e, di conseguenza, cosa riceveremo: qual è lo scopo? Per comprendere a fondo cosa intendo, vi suggerisco di dedicare una giornata per fare questa esperienza: prima di compiere qualunque scelta (una telefonata, scrivere una lettera, acquistare, andare a bere un caffè o pranzare con qualcuno ….) domandati “Qual è lo scopo? Cosa voglio ottenere da questo incontro?” e risponditi con assoluta sincerità.

Proprio ieri una giovane donna che ha scelto la crescita personale e spirituale come stile di vita, mi scrive un piccolo successo raggiunto: dire a suo padre che non sarebbe andata a cena dalla nonna insieme a tutta la famiglia. Alla richiesta del padre, anziché rispondere il consueto  “va bene”, ha scelto di prendersi un attimo di tempo per indagare a fondo cosa volesse davvero fare. Si è assunta la responsabilità di ascoltare i sensi di colpa che emergevano e che avevano scelto per lei fino a quel momento e, con assoluta sincerità, ha comunicato al padre la sua volontà di restare a casa. Ha dato ciò che voleva ricevere, mettendo da parte il senso di colpa e dedicandosi unicamente a ciò che davvero era il suo intento. Il risultato? Anziché la solita ramanzina, la vita le ha donato un padre comprensivo.

Ora, tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo A.I.C. (Alza Il Culo). L’esperienza è l’unico modo per comprendere a fondo ciò che stai leggendo. Sono certa che alcuni di voi hanno all’attivo un bel po’ di esperienza, mentre per altri potrebbe essere la prima volta. A entrambe suggerisco di continuare fino a farlo diventare uno stile di vita. Credetemi: non potrete più farne a meno. Accorgiti.

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