GUARDA I FATTI TUOI

Molto spesso la realtà viene alterata dalla percezione personale. E’ come nel gioco del telefono senza fili. Hai mai giocato? Si forma una catena umana e il primo anello pensa una parola e la dice sussurrandola all’orecchio del secondo anello, che la sussurra all’orecchio del terzo e così via fino a che l’ultimo anello, a voce alta, dichiara la parola così come l’ha compresa. Ecco che la parola “musica” può trasformarsi in “rosica” o, addirittura, “il vicino di casa è un fannullone”. Succede che una semplice parola venga totalmente trasformata in una frase senza senso. Accade anche nella vita, tra le persone, quando vengono date le notizie alla televisione o sulle testate dei giornali.

Siamo esseri fantasiosi che, spesso, hanno bisogno di imparare ad ascoltare,  chiedere quando non capiamo e a volte custodire con cura. Ma la frustrazione porta alcuni di noi a gioire delle debolezze altrui a tal punto da ricamarci sopra.  Mi viene in mente questa storia che condivido con te come promemoria per me:

I TRE SETACCI

Un giorno Socrate fu avvicinato da un uomo in piena agitazione che gli disse:
«Ascolta Socrate, ti devo raccontare qualcosa d’importante sul tuo amico.» 
«Aspetta un attimo», lo interruppe il saggio, «hai fatto passare ciò che mi vuoi raccontare attraverso i tre setacci?» 
«Tre setacci?», chiese l’altro meravigliato. 
«Sì, mio caro, vediamo se ciò che mi vuoi raccontare passa attraverso i tre setacci. Il primo setaccio è quello della verità: sei convinto che tutto quello che mi vuoi dire sia vero?»
«In effetti no, l’ho solo sentito raccontare da altri.»
«Ma allora l’hai almeno passato al secondo setaccio, 
quello della bontà? Anche se quello che vuoi raccontare non 
è del tutto vero, è almeno qualcosa di buono?» 
L’uomo rispose esitante: «Devo confessarti di no, piuttosto il contrario …» 
«E hai pensato al terzo setaccio? Ti sei chiesto a che serva 
raccontarmi queste cose sul mio amico? Serve a qualcosa?» 
«Beh, veramente no …» 
«Vedi?», continuò il saggio, «Se ciò che mi vuoi raccontare non è vero, né buono, né utile, allora preferisco non saperlo e ti consiglio di dimenticarlo»

Accorgiamoci!

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