CARTA E PENNA

Stamattina, poco prima del risveglio, ho dettato nella mia mente l’articolo di oggi. Era qualcosa legato alle relazioni. Assomigliava a una conversazione con qualcuno dove io facevo domande e l’altro rispondeva. Chi era questo “qualcuno” non lo ricordo nello specifico. Ciò che mi è rimasto attaccato alla mente è la sensazione che fosse sensato ciò che rispondeva, come quando le parole che ascolti vengono assorbite dal corpo come una spugna. Ti è successo?

Il fatto di non ricordare i dettagli è dovuto a una mancanza: non aver scritto subito al risveglio l’intera conversazione, o almeno qualche accenno per “fissare” il momento. Eppure ho ben due quadernetti a portata di mano, appoggiati sul comodino di fianco al letto e tre penne (si sa mai che una non funzionasse).

Dimenticare è un gioco di quella parte di mente che dice: “Cerca, ma non trovare”.  Trovare cosa? Le soluzioni, per esempio,  le risposte alle infinite domande che ti poni, idee che si accendono come piccole luci a illuminare il tuo cammino, momenti di perdono dove scoprire che gli altri siamo noi: cose di questo genere. Dimenticare è ciò che, per esempio, molti di noi vogliono fortemente quando vivono momenti di sbando o situazioni che fanno soffrire. In passato, quando attraversavo certe situazioni, ho pensato spesso che sarebbe stato bello soffrire di amnesia e non ricordare più nulla, per scoprire successivamente che è proprio l’amnesia la causa della ripetizione di storie infinite.

Ricordare può essere doloroso, a volte molto. Ripercorrere un tratto di vita dove ancora si sente l’amaro in bocca della delusione non è una passeggiata, ma con gli strumenti adatti e una buona guida possiamo compiere il miracolo del cambiamento traendo vantaggio laddove pensavamo di non poter neppure prendere fiato per respirare. Ricordare in modo da prendere il passato, portarlo nel presente e “lavorarlo” con il dovuto senso, inserendo quella “punta” di perdono necessaria per liberare il futuro è conveniente, molto più del trattenere risentimento e rancore facendo finta che nulla sia accaduto, lasciando al tempo il compito di sbarazzarsi del problema. Meglio conquistare le vette più alte della consapevolezza che restare in pianura a guardare la montagna nella speranza che un giorno si possa abbassare fino a noi.

Carta e penna: ecco cosa ti serve per cominciare, tenuti ben appoggiati sul comodino e una buona riserva di memoria che ti farai con l’esperienza. Comincia da subito scrivendo la tua gratitudine per questo nuovo giorno: cinque cose possono bastare. E stasera, prima di addormentarti, scrivi i motivi per cui ti senti di essere grato al giorno appena trascorso. Prendi in considerazione questo “semplice” esercizio perché darà l’inizio a nuove consapevolezze. Accorgiti!

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