SII GENTILE. SEMPRE

“Se vuoi vivere felice, smetti di giudicare. Il giudizio ti rende schiavo. Staccati dal giudizio e sarai una persona migliore.” Quante volte ho sentito e letto queste frasi, cercando di metterle in pratica e sentendomi in colpa perché non ci riuscivo: anche a voi è successo? Ma è davvero possibile non giudicare più niente e nessuno? Per me è fantascienza. Prova a guardare un tramonto e a non dire o pensare: “Stupendo!” o ad assaggiare un piatto che non ti piace ed essere disgustato.

Di fronte a una situazione siamo sempre chiamati a rispondere con un giudizio: questo mi piace, quell’altro non mi piace, questo è bene e l’altro è male. Quando mi trovo di fronte all’immagine del quadro di Munch, l’Urlo, penso come è possibile che sia diventato così famoso: la sorella dipingeva molto meglio. Sto esprimendo un giudizio in netto contrasto con la maggior parte delle critiche internazionali, che vedono il quadro come un capolavoro.

Ma come posso fare per non giudicare più? A parer mio è impossibile. Inoltre l’atto di giudicare è sempre approssimativo, poiché non abbiamo mai tutti gli elementi per poterlo fare e soprattutto nella maggior parte dei casi, non ci prendiamo il tempo necessario per indagare a fondo prima di emettere la sentenza. Spesso il giudizio è sommario, riportato nei fatti da altri e succede che un ladro di biciclette diventa “un feroce assassino che sgozza le sue vittime prima di rubarle la bicicletta”. I canali di informazione utilizzano spesso questa modalità arricchendo di fantasia le notizie: d’altronde al giorno d’oggi fa molta più audience la separazione di una diva dello spettacolo piuttosto che i bombardamenti degli ospedali in Siria.

Nel mondo della dualità dove viviamo e dove ogni cosa ha il suo esatto contrario, anche il giudizio si sottomette a questa legge. Io lo divido in:

  • Giudizio oggettivo
  • Giudizio punitivo

Il giudizio oggettivo si basa esclusivamente sui dati di fatto che avvengono in tempo presente. Un esempio: sto bevendo un caffè al bar e vedo l’uomo di prima –il ladro di biciclette- mentre ruba. L’etichetta di “ladro” è un giudizio oggettivo: effettivamente sta rubando ed io assisto in tempo presente al fatto. Il giudizio punitivo accade in un contesto diverso: non avviene in tempo presente e si basa su ricordi personali accaduti nel passato o raccontati da altri. Un esempio: lo stesso ladro che ha rubato la bicicletta, ora lo vedo al parco con i figli che gioca con la palla. Additarlo come ladro è un giudizio che contiene condanna perché in quel momento di tempo non sta rubando.

Inoltre mi mancano alcuni dati fondamentali per essere davvero certa che l’etichetta di “ladro” sia davvero appropriata. Mi aiuto con una domanda: “Chissà qual è il motivo per cui sta rubando?” Questa risposta prevede che io conosca a fondo la vita della persona, che lo abbia frequentato a stretto contatto fino al giorno in cui ha deciso di rubare la bicicletta e che per tutto quel tempo io sia stata messa al corrente di ogni suo pensiero. Insomma: dovrei essere lui per capire cosa realmente è successo e il motivo che lo ha spinto a rubare proprio la bicicletta. E poi non è ancora sufficiente perché tutti noi facciamo continuamente cose pentendoci un attimo dopo e giudicando quel gesto inadatto, improprio, stupido, insensato, scellerato, senza senso. Anche questo è giudizio che contiene condanna.

Cosa interrompe il circolo vizioso del giudizio? Vi racconto il mio percorso. Prima di tutto ho trasformato la parola giudizio in riflessione, esplorazione, osservazione: suona meglio se dico a me stessa: “Sto riflettendo sui fatti, sto esplorando i fatti” anziché “Sto giudicando i fatti”.

Faccio tutto il possibile per accorgermi se sto riflettendo, esplorando, osservando i fatti in modo oggettivo o punitivo.

Faccio del mio meglio per essere consapevole che, in ogni caso, non avrò mai elementi sufficienti per esprimere un parere totalmente reale, poiché guarderò sempre la situazione dal mio punto di vista.

Non inserisco la separazione tra me e la persona o la situazione che sto osservando: se sono chiamata a vivere quel momento divento parte della storia. Sono certa senza ombra di dubbio che non farei mai ciò che l’altro ha fatto? Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Accorgermi che, in ogni caso, sperimenterò il senso di colpa.

Che fatica! Si fa prima a lasciare le cose come stanno anziché esplorare, osservare, assumersi la responsabilità, mettersi nei panni dell’altro e tutte stè manfrine. Proprio così: io l’ho fatto per anni e ancora adesso, a volte, devo frenare con tutti e due i piedi per non arrivare lunga e sfracellarmi contro muro del giudizio. Col tempo ho imparato a semplificare, e agisco così:

  • Scelgo e decido un momento dedicato al “taglia e cuci”: 5/10 minuti in cui sparo a zero su un fatto che sta accadendo o che è accaduto. In quel tempo da me scelto e dedicato lascio la massima espressione alla fantasia, senza ritegno e senza filtro. In questo modo limito il senso di colpa e permetto all’ego di fare il suo lavoro: nascondere la consapevolezza
  • Elenco le emozioni che emergono pensando alla situazione: anche questo è un modo per divenire consapevole di cosa accade dentro di me e farlo emergere anziché schiacciarlo in un angolo della mente
  • Offro alla situazione ciò che vorrei ottenere: se in me c’è conflitto e voglio essere in pace, sarà la pace che offrirò. Se non sono serena e voglio serenità, offrirò alla situazione la serenità, dicendo per esempio: “In questo momento sono piena di rabbia e rancore. Conosco le regole del gioco: ciò che offro mi viene restituito. Per questo offro serenità all’intera situazione affinché io possa imparare come e cosa fare per essere serena. Grazie”

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.

Pensa e immagina per un attimo a come sarebbe la vita agita con questa consapevolezza, magari arricchita con altri elementi che emergono dalla tua esperienza personale. Immagina di divulgare un nuovo punto di vista alle persone intorno a te e che loro facciano la stessa cosa, come un virus che dilaga inesorabilmente contagiando l’intero pianeta. Puoi immaginare: non costa nulla. E se durante il tuo film dovesse emergere qualche dubbio, va bene: fa parte del gioco e ora sai che lo puoi giudicare o semplicemente osservare, scegliendo e decidendo di lasciarlo andare. Accorgiti!

Lucia Merico |SpiritualCoach|LifeCoach|AlFemminile

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