MEDITAZIONI

Stamattina ho sfogliato il libro “Meditazioni” di Marco Aurelio. E’ da consultare, in tanto in tanto, soprattutto in questi tempi  confusi dove ogni cosa si accavalla all’altra, dove la vanagloria è un vestito che molti indossano. Uno dei miei brani preferiti sembra scritto ora e invece è arrivato in questo momento storico dopo aver attraversato spazio e tempo, e racconta di come tutte le cose sbiadiscono nel leggendario passato, e in un attimo sono avvolte dall’oblio. Persino gli uomini la cui vita è trascorsa in un lampo di gloria: anche questo passa; quando al resto, quasi non hanno ancora emesso un respiro, come dice Omero, che già “scompaiono alla vista come se non fossero che un sentito dire”. Che cos’è, in definitiva, la fama immortale? Una cosa vuota e vana. A cosa, dunque, dobbiamo aspirare? A questo, a questo soltanto: il pensiero onesto, l’atto disinteressato, la lingua che non emette alcuna falsità, un’indole che saluta ogni evento transitorio come una cosa predestinata, attesa e proveniente dall’Unica fonte e origine.

Non amare altroche quello che ti giungeintessuto nella tramadel tuo destino.Che cosa, infatti,potrebbe esseremaggiormente adattoalle tue necessità-.jpg

Immaginare Marco Aurelio scrivere questi pensieri di calma e meditazione diciannove secoli fa, alla luce dei falò dei bivacchi nel bel mezzo delle campagne di guerra, e leggendoli avvertire una verità così attuale, dà un significato alla parola unione e, soprattutto, mi fa comprendere quanto il tempo sia un’illusione.

Sta diventando un bisogno imparare ad accettare le situazioni e le persone per quello che sono e non per come vorremmo che fossero, anche nei momenti tristi, anche quando il cuore si spezza: comunque il mondo continuerà ad andare avanti. Per citare un altro passaggio del libro: “Siate come il promontorio contro cui le onde si infrangono ripetutamente: esso rimane saldo fino a quando il tumulto delle acque tutto intorno si acquieta di nuovo. Anziché dire: “Me sfortunato perché questo è capitato proprio a me!”, dite piuttosto: “Sono fortunato che questo non mi abbia lasciato amarezza: salto davanti al presente e intrepido davanti al futuro”.

Molto spesso non riusciremo a dare un significato del perché accadono le cose o perché le persone si comportano in un certo modo. Ma del resto, forse non spetta a noi giudicare poiché nel giudizio sommario c’è la trappola che ci impedisce di dare un significato più vasto alla vita. E per me sapere questo è confortante poiché mi aiuta a superare i limiti guardando oltre il velo sottile della paura. Perché il giudizio che contiene condanna è l’espressione verbale di una paura personale.

Oggi non lasciarti intrappolare dalla banalità e dalla meschinità: allarga la tua visione e sii determinato ad andare oltre ciò che vedono i tuoi occhi fisici. Accorgiti!

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