LA PROSPETTIVA

Che cosa spinge le persone a restare dentro i loro confini mentali? La sicurezza di conoscere ciò che è al suo interno. Anche se ciò che sperimentano non è piacevole, è tutto ciò che conoscono e questo si trasforma molto spesso nella convinzione che un cambiamento non è possibile. I confini sono impregnati delle nostre convinzioni che prendono forma diventando la nostra realtà, a tal punto da credere che oltre non ci sia nient’altro.

Come SpiritualCoach è straordinario per me vedere gli occhi che brillano quando chi ho di fronte si accende a una nuova consapevolezza. E’ un misto di curiosità, intenzione, desiderio, ansia e stupore, proprio come un bambino che si alza in piedi per la prima volta e inizia a camminare.

Il preludio di un cambiamento è  un momento delicato che va sostenuto con gentilezza e determinazione, poiché i confini che crediamo di avere saranno usati per stringersi come una morsa intorno alle vecchie convinzioni.  Restare dentro ai confini limitati della nostra mente è come essere re di uno stato microscopico sul quale vogliamo avere il controllo totale: in sostanza vogliamo sempre avere ragione.

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Quando andavo alle elementari, mia madre urlava tutti i giorni delle vacanze estive affinché facessi i compiti. Neppure le punizioni avevano effetto. Di fatto li svolgevo negli ultimi quindici giorni prima dell’inizio della scuola. Mi avevano etichettata come “perditempo” ed io avevo accettato questa etichetta, che mi sono portata dietro fino a qualche anno fa: era il mio confine.

Un giorno stavo lavorando a un corso che avrei tenuto di lì a breve e sentivo la voce di mia madre che diceva: “Con tutto il tempo che hai avuto per prepararti, ti riduci sempre all’ultimo momento!”. Sentii tutto il peso di quella frase sulle spalle e decisi che era giunto il momento di dire basta: ci deve essere un altro modo. In quel preciso istante mi resi conto  di quanto la mia attenzione fosse al massimo proprio in quel momento: sapevo esattamente cosa e come dovevo fare. Mi si accese una luce e pensai: “Io non sono una perditempo! Sono “abile e capace di lavorare sotto pressione”. Mi ricordai di alcune volte dove ero stata chiamata a risolvere questioni “perché si doveva fare in fretta” e di come mi muovevo a mio agio nella situazione, con la mente lucida e attiva: ero uscita dal confine.

Suggerisco spesso di usare la frase straordinaria “ci deve essere un altro modo” che ho imparato all’inizio dei miei studi di Un Corso in Miracoli, perché c’è sempre una o più prospettive dalle quali guardare la stessa situazione.

Quando sei in difficoltà, puoi dire a te stesso “ci deve essere un altro modo di vedere questo momento” e lascia che la tua anima si occupi della questione. Stacca per un attimo la spina dal problema e concediti una pausa per un caffè, una telefonata di piacere o semplicemente togli le scarpe e rilassati. Lascia passare qualche minuto e poi ritorna al tuo problema e verifica cosa accade. Accorgiti: c’è sempre un altro modo.

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