PENSIERI DI DONNE

Mi ispira sempre, Clarissa Pinkola Estés e stamane voglio condividere con voi il suo pensiero affiancato al mio. E chissà se insieme ai nostri pensieri non ci sia anche il tuo: io lo aspetto!

“Le donne con le quali ho lavorato che non tornavano a casa da venti o più anni erano sempre restie a rimettere piede su questo territorio psichico. Per varie ragioni, che parevano anche buone all’epoca, avevano passato anni e anni accettando l’esilio permanente da casa; avevano così dimenticato quanto sia immensamente bello per la pioggia cadere sulla terra arida.
Per alcune, casa è la ripresa di un’antica impresa abbandonata. Ricominciano a cantare dopo aver trovato per anni ottime ragioni per non farlo. Si impegnano nell’apprendimento dì qualcosa che un tempo avevano amato di cuore. Ricercano le persone e le cose perdute nella vita. Ritrovano la voce e scrivono. Si riposano. Si appropriano di un angolino del mondo. Mettono in atto decisioni immense o intense. Fanno cose che lasciano un’impronta.
Per alcune, casa è un bosco, un deserto, un mare. In verità, la casa è olografa. E si realizza in tutta la sua potenza anche in un solo albero, in un cactus solitario nella vetrina di un fiorista, in una pozza d’acqua ferma, nella foglia gialla caduta sull’asfalto, nel vaso di argilla rossa in attesa di un ciuffetto di radici, in una goccia d’acqua sulla pelle. Se vi concentrerete con gli occhi dell’anima, vedrete la casa in moltissimi posti.
Quanto a lungo bisogna restare a casa? Per tutto il tempo possibile, o finché non vorrete tornare indietro. Quanto di frequente bisogna tornare? Molto più spesso se siete persone «sensibili» e molto attive nel mondo esterno. Meno di frequente se avete la pelle spessa e non vi sentite tanto «fuori posto». In cuor suo, ogni donna sa quanto a lungo e con quale frequenza. Si tratta di valutare la lucentezza degli occhi, il vibrare dell’umore la vitalità dei sensi.
Come mantenere l’equilibrio tra il bisogno di andare a casa e la vita quotidiana? Dobbiamo prepianificare la casa nella nostra vita. È sempre Sorprendente la facilità con cui le donne «trovano il tempo» in caso di malattia, se un bambino ha bisogno di loro, se la macchina si guasta, se hanno mal di denti. Al ritorno a casa deve essere attribuito lo stesso valore, se necessario anche di dimensioni apocalittiche. Perché è inequivocabilmente vero che se una donna non va quando è per lei tempo di andare, l’incrinatura nella psiche/anima diventa un burrone, e il burrone si tramuta in un ruggente abisso.
Se una donna tiene in grande considerazione i cicli del ritorno a casa, anche coloro che la circondano impareranno a stimarli. E vero che la «casa» significativa si raggiunge prendendo tempo, per allontanarsi dai rumori della routine quotidiana: un tempo inviolato e «unicamente per noi medesime», che significa cose diverse per donne diverse. Per alcune chiudersi in una stanza, pur restando accessibili, è un bel ritorno a casa. Per altre il percorso per tornare a casa non deve avere la minima interruzione. Niente: «Mamma, mamma, dove sono le scarpe?» Niente: «Cara, abbiamo bisogno di qualcosa in drogheria?»
Per questa donna, l’ingresso alla casa profonda è evocato dal silenzio. “No me molestes”. Silenzio Assoluto, con tanto di maiuscole. Per lei il suono del vento fra gli alberi è silenzio. Per lei il gorgoglìo di un torrente di montagna è silenzio. Per lei il tuono è silenzio. Per lei l’ordine naturale della natura, che non vuole nulla in cambio, è il silenzio che dà la vita. Ogni donna Sceglie come può e come deve.
Ricordate sempre che altri possono coccolare i vostri gatti, anche se i gatti dicono che soltanto voi lo fate come si conviene. Il cane cercherà di farvi pensare che state abbandonando un bambino in autostrada, ma vi perdonerà. L’erba ingiallirà un poco, ma si riprenderà. Vostro figlio vi mancherà, e voi a lui, ma sarà bello ritrovarvi. Il vostro compagno forse brontolerà, ma gli passerà. Il vostro capo potrà minacciare, ma anche a lui passerà. Restare troppo a lungo è follia. Tornare a casa è sanità di mente.”

Ed io cosa penso? Potremo pensare che per tornare a noi stesse sia necessario lottare mettendo un po’ di rabbia a disposizione per prenderci quello spazio necessario a conoscere chi siamo veramente.

Sì, può essere così, almeno in prima battuta. Ma non deve diventare la regola per prenderci il nostro spazio nel mondo.

Tuttavia può essere accattivante vedere la propria autostima salire e appetitoso imparare e mettere in atto la rabbia ogni volta che vogliamo un po’ di libertà. Ti garantisco che non è necessario essere arrabbiata ogniqualvolta vogliamo tornare alla nostra anima o prenderci lo spazio necessario per farci compagnia. Lo dico per esperienza personale.

Tempo fa lo credevo necessario. Ora ho scoperto un altro modo: ho imparato a comunicare con me stessa, comprendendo quali sono le mie esigenze e mettendo al corrente le persone intorno a me. Questo mi ha permesso di prendermi gli spazi necessari per osservare la mia anima più da vicino. E il beneficio che ne traggo si estende ad ogni persona che entra in contatto con la mia energia.

E’ un sollievo non essere arrabbiata per ottenere.

E’ un sollievo aver messo in disuso la famosa frase: “Adesso basta … “

Un giorno un amico mi disse: “Anche se scegli di stare sul divano un’intera giornata a fare niente, il mondo continua ad andare avanti”. E’ proprio così. La paura di essere intuile era lo stimolo a fare, fare, fare e ancora fare.

Che sollievo scoprire che il mondo può stare un giorno senza di me.

Accorgiti che anche tu lo puoi fare.

La tua SpiritualCoach, Lucia Merico

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