TU CHIAMALE EMOZIONI

Le emozioni come paura, indecisione, senso di colpa sono alcune delle strutture che appartengono da sempre all’essere umano e che – se usate nella maniera scorretta – ammalano la mente, il corpo e lo spirito. Tutte sono trattabili con un’unica medicina: l’Amore. Che non è quello romantico che fa battere il cuore o quello benefico che appoggia le sue basi sul sacrificio.

L’Amore che intendo è un’applicazione pratica ed ha un unico scopo: quello di rendere le nostre vite più gioiose.

Espandendo la spiegazione e basandomi sulla mia personale esperienza, ti posso dire che tutte le creazioni emozionali da noi inconsciamente volute hanno bisogno di essere amate, accettate, accolte anziché escluse.

IGNORARE LE EMOZIONI

Questo viene insegnato a molti di noi: a ignorare le emozioni. Maschi e femmine, anche in questo, sono differenti. Ai primi viene detto: “Non piangere che sei un ometto”. E per le femmine la più gettonata dei miei tempi era: “Stai composta”!

La frase personale, quella che mi ha resa una roccia nei confronti del mondo è stata: “Non piangere che diventi brutta!”. Per la paura di sentirmi brutta ho messo da parte il pianto per molti anni. Ancora oggi, in certe occasioni, piangere mi fa sentire a disagio.

Ignoriamo e reprimiamo le emozioni che abbiamo imparato a giudicare negative e che ci fanno soffrire: le mettiamo da parte nella speranza che possano svanire. Alcuni lo fanno anche con le emozioni positive, sentendosi in colpa del benessere che provano in quel momento.

DI COSA VIVONO LE EMOZIONI?

C’è un ingrediente speciale per mantenere vive le nostre emozioni ed è l’attenzione. Più le carichiamo di attenzioni, più si rigenerano.  Questa dinamica ha un unico scopo: mantenerla vive affinché possano essere osservate e trasformate in qualcosa di più accettabile e conveniente per noi.

Molti sono i modi per rendere accettabili e convenienti le emozioni e un primo passo può essere quello di strutturare una frase che si adatti allo scopo. Rivolgendo l’attenzione all’emozione, puoi pensare o dire: “Ti riconosco, ti accolgo e ti dico sì: anche tu sei benvenuta” .

Un passaggio abbastanza semplice se si tratta di un’emozione piccola, alla quale diamo poco significato, di quelle etichettate come leggere. Nel caso di un’emozione con l’etichetta pesante possiamo inserire un piccolo inciso: “Anche se in questo momento non avrei nessuna voglia di accoglierti, in ogni caso una parte di me accetta di riconoscerti e dirti sì, anche tu sei benvenuta”.

Non perdiamo mai nulla di ciò che ci  è utile per essere felici

Abbiamo solo bisogno di ricordare che le emozioni ci indicano la direzione in cui stiamo andando. Per questo motivo necessitano di attenzione, poiché in loro possiamo trovare il modo per dirigere la nostra energia dove è più conveniente.

Nel raggiungimento di un obiettivo – qualunque esso sia – le emozioni giocano un ruolo importantissimo: solo la livella fondamentale per aggiustare il tiro e lo possiamo fare in miliardi di fantasiosi modi che il mondo della percezione – il mondo in cui viviamo – mette generosamente a disposizione.

Nessuno di questi modi è migliore di un altro o contiene un segreto più segreto di un altro. Ciascuno di essi arriva nel momento stesso in cui la nostra mente si predispone a ricevere, e sarà sempre il modo migliore per quel preciso momento.

Se ti va, utilizza la tecnica che ti ho proposto, falla tua e poi passa ad un’altra. In questo modo potrai scoprire che “positivo o negativo” sono una separazione che hai messo in atto per restare fedele all’infelicità.

La vita non è “bella o brutta” ma un’esperienza da vivere in ogni suo attimo.

Accorgiti!

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