BELLA COSI’ COME SEI

Siamo quello che siamo. Sarebbe così semplice vivere se ci concedessimo il privilegio di rispettare la nostra unicità dicendo a noi stesse: “Sei bella così come sei!” e credendoci, naturalmente. Invece la torturiamo quella nostra unicità, credendoci  troppo basse, troppo alte, magre o grasse, il seno è piccolo o troppo grande e i capelli non sono mai del colore o dell’onda giusta. Colpiamo i nostri corpi con frecciatine e li accusiamo di non essere abbastanza questo o quello.

Ero con voi su questa altalena. Fino al giorno in cui mi sono concessa il bene di essere me stessa. Sono bella così come sono. Cosa ho fatto? Mi sono guardata con attenzione, ho fatto l’elenco di tutti i difetti grandi e piccoli che mi attribuivo e ho scelto di concentrarmi su tutto il resto. E la cecità che mi accompagnava, d’improvviso è sparita ed ho cominciato a vedere.

Le mie mani sono belle, potenti, creano cose meravigliose, abbracciano, accarezzano e si muovono catturando nell’astratto i concetti per portarli nel presente. La mia voce si trasforma e vibra affinché il mondo possa ricordare parole inespresse e dimenticate, essendo le mie labbra vicine a Dio.  Il mio corpo è un perfetto strumento che mi fa comprendere come poter migliorare la mia vita. La mia mente grandiosa, divisa in buono e cattivo solo se lo scelgo, mi aiuta nella trasformazione.

Viviamo in un mondo di diversità piene di bellezza, dove ogni tipologia di Donna ha la possibilità di esprimersi. Anche se ci viene chiesto in ogni momento, possiamo scegliere di non indossare l’uniforme: essere ciò che siamo migliorando sempre più e assomigliando a ciò che vogliamo essere di volta in volta è il dono più naturale e selvaggio.

DONNE SELVAGGE

L’autrice di Donne che corrono coi lupi scrive che “sostenere un unico tipo di bellezza è  come essere inosservanti della natura. Non può esistere un unico tipo di uccello canterino, di pino o di lupo. Né di bambino, di uomo o di donna. Non può esistere un unico tipo di seno, di circonferenza, di pelle. |…| Se i disordini dell’alimentazione coatti e distruttivi che distorcono le misure e l’immagine del corpo sono reali e tragici, per la maggior parte delle donne non sono la norma. Per lo più, le donne sono alte o basse, grasse o magre, semplicemente perché hanno ereditato le caratteristiche fisiche degli avi, vicini o lontani.

Giudicare o malignare sulla fisicità ereditata da una donna produce generazioni di donne ansiose e nevrotiche. Esprimere giudizi distruttivi e inappellabili  sulle forme ereditate da una donna significa derubarla di parecchi tesori psicologici e spirituali assai preziosi. La si priva dell’orgoglio per il corpo datole dagli avi. Se le si insegna a disprezzare questa eredità, immediatamente e violentemente viene separata dalla sua identità corporea femminile con il resto della famiglia.

Se le si insegna a odiare il proprio corpo, come potrà amare quello di sua madre, tanto simile? O quello della nonna o delle sorelle? Come potrà amare il corpo di altre donne (e uomini) a lei vicini che hanno ereditato le forme e le conformazioni dai loro antenati? Attaccare così una donna distrugge il giusto orgoglio che prova per l’affiliazione alla sua gente e la deruba del ritmo naturale, dalle misure e dalla forma che questo ha. Fondamentalmente, l’attacco sferrato contro il corpo di una donna va lontano, colpisce quelli  che sono nati prima e che nasceranno dopo di lei.”

FAME DI UNIFORMITA’

Molte di noi hanno fame di essere adeguate o adatte alle circostanze: questa è la fame che divora la bellezza e la fa avvizzire. Possiamo essere affamate sì, ma di rispetto e accettazione. Possiamo sbracciarci con ostinazione per essere viste, per uscire nel mondo al solo scopo di farla finita con la “proiezioni irrispettose degli altri sul suo corpo, sul suo volto, la sua età”.

Quando tutto si acquieta e la disperata ricerca di perfezione lascia il posto all’accettazione e alla bellezza, come per magia il corpo si trasforma. Lo specchio – nemico di sempre – riflette ora una nuova illusione, più luminosa  e sorridente. Ci siamo accorte.

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