RICORDARE LA BELLEZZA

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E’ un risultato facile quello di dimenticare la bellezza e il mistero che il mondo ogni giorno ci mostra: le nuvole che si rincorrono, la pioggia che schizza sui vetri, il verde del piccolo giardino di casa, le risate con le amiche e la musica mentre scriviamo o riposiamo. Chi conduce una vita consapevole conosce l’importanza della gratitudine e dell’apprezzamento, caratteristiche che la maggior parte delle persone si dimentica di celebrare: preferisce lasciare il posto alle piccole e grandi battaglie quotidiane. 

Comprare il gettone per salire sulla giostra del successo rende smemorati rispetto alle infinite opportunità di ringraziare per bellezza che ogni giorno ci offre la vita, senza bisogno di spostarci troppo da dove siamo. La creatività, la spontaneità, l’essere in armonia con la natura sono solo alcune delle infinite possibilità che abbiamo di sintonizzarci con l’anima, quella piccola parte di noi che viene facilmente dimenticata, per dare spazio alla corsa verso il successo e la visibilità. Nulla di male nel correre: ogni tanto fa bene.  Tuttavia far entrare forzatamente nella nostra vita piani e programmi ai quali viene data un’importanza totale, sopprime inconsapevolmente il potenziale della gioia e anziché dar retta ai nostri sensi, alla sensibilità e all’intuito, finiamo per vivere un’esistenza fatta di automatismi che neppure ci accorgiamo di utilizzare. 

Vi suggerisco la lettura di un libro che ho trovato interessante, Anam Cara (Amico di Anima) di John O’Donohue, che descrive come l’accogliere il tutto nella propria vita porta a rinfrescare la memoria rispetto alle piccole cose, anziché concentrarsi sui macrorisultati quotidiani. E’ un libro che parla di “cerchi e spirali” tipici della tradizione celtica che si basa sul movimento circolare della vita secondo il ritmo delle stagioni, un’antica sensibilità femminile contraria alla nostra idea moderna di un progresso maschile, lineare e costante.

La tradizione celtica non distingue in maniera drastica la mente dallo spirito, non è sistematica o dualistica e non fa distinzione tra tempo ed eternità. Contempla la vita in un unico tempo fisico e spirituale senza distinzioni: anime in forma d’argilla.

SIAMO ANIME IN FORMA D’ARGILLA

C’è un paradosso che possiamo utilizzare per comprendere meglio la nostra natura, ed è proprio quando ci immergiamo nei nostri sensi per riscoprire le cose più semplici. Attraverso questa strada del tutto fisica, possiamo arrivare a un profondo apprezzamento spirituale della vita. Il tatto, l’olfatto e il gusto in particolare ci forniscono una saggezza che va ben oltre le parole o i pensieri. La vista che recuperiamo attraverso gli occhi chiusi, riordina i pensieri e permette alla mente di viaggiare e di portare nel presente una memoria antica.

Siamo anime in forma d’argilla: la nostra strada spirituale passa attraverso quella terrena

Dipendere totalmente da ciò che è esterno dà alla nostra parte interiore la facoltà di tormentarci perché anch’essa vuol essere riconosciuta, e lo fa stimolando quella sensazione di vuoto, di bisogno e insoddisfazione che spesso sperimentiamo quando la connessione tra materia e spiritualità viene meno. L’intimità che spesso ricerchiamo negli altri e nei corpi attraverso le relazioni, spesso confonde la direzione in cui andare. Cercare nell’altro la soluzione è investire nell’ignoto. La ricerca è prima di tutto verso noi stesse e per farlo c’è un solo modo: conoscere chi siamo.

L’avvento della tecnologia e i mass media hanno contribuito a rendere la separazione ancor più evidente. Quell’intimità necessaria per scoprire i nostri valori di nascita è stata sostituita dalla frenesia quotidiana che chiude anziché aprire i sensi. La nostra ossessione per le relazioni è un segno del fatto che non ne abbiamo di abbastanza buone. Quella parola vaga che usiamo spesso per salutare gli altri, “ciao”, in gaelico non esiste. Esiste invece un modo di salutare che privilegia il riconoscimento della scintilla divina presente in ciascuno di noi: Dia huit “Che Dio sia con te”.

Non è fare cose stressanti la causa dello stress, ma l’interrompere la comunicazione con la parte silenziosa di noi, è il non prendersi un tempo dedicato a conoscere sé stessi affinché la mente possa rigenerarsi. Vivere una vita proiettata all’esterno senza tempo per noi stesse – prima o poi – presenterà un conto molto salato da pagare.

Oggi integra ciò che consideri negativo accogliendolo dentro di te, prenditi del tempo per ricordare una semplice frase che può davvero cambiare la tua visione: “Ti riconosco e ti accolgo con un si” e posala come un’etichetta sulle paure, le ansie, i problemi, i pensieri negativi e quant’altro ti sembra buio e oscuro. Mettere da parte qualcosa che ci appartiene è dividere. Integrare è unire. Accogli tutto nella vita con spirito d’unione e comincerai ad accorgerti di quanta felicità possa dare un cielo carico di nuvole.

… e le nuvole nere non sempre portano pioggia

 

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