LA NASCITA E’ MIA E ME LA GESTISCO IO!

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Che titolo bizzarro! Ma ha un senso e se se continuerai a leggere lo comprenderai. Oggi voglio chiacchierare con te di nascita e relazioni. Tutti noi perpetuiamo in continuazione le varie fasi della nascita portando nella quotidianità emozioni e considerazioni vissute nei primi attimi di vita e nei successivi tre-quattro anni. Le nostre relazioni e il modo in cui le affrontiamo nascono proprio da quei momenti più o meno lunghi e intensi, dove piccoli mattoni di vita vengono appoggiati per far crescere la struttura che ci ospiterà per l’intera esistenza in questo mondo. Convinzioni, condizionamenti e le strutture caratteriali si forgiano diventando la nostra mappa che useremo per esplorare il territorio chiamato vita.

Purtroppo il ricordo della nascita viene presto messo da parte, forse a causa dell’intensità con cui viene vissuta. Sta di fatto che raramente le persone hanno memoria della loro nascita.  Questa dimenticanza fa si che le fondamenta sulle quali abbiamo appoggiato i nostri primi anni di vita, diventino il nostro solo punto di riferimento. Infatti nel periodo dell’infanzia, elaboriamo alcuni schemi mentali e comportamentali che diventano la mappa della nostra esistenza: per mappa si intende il modo con cui interpretiamo il mondo circostante in funzione di pensieri e convinzioni immagazzinate nella nostra mente e ritenute vere. Impariamo a credere solo a ciò che vediamo.

Questo è determinante per il nostro modo di agire e reagire agli eventi della vita e diventa il sistema che utilizziamo per vivere poiché si basa sulla nostra mappa che noi crediamo sia la verità, dimenticando che è solo la nostra verità e cioè il nostro personale punto di vista. In realtà ce ne sono molti altri che possiamo scegliere di sperimentare. Compiere questa scelta significa divenire consapevoli di essere liberi, in ogni momento.

UN NUOVO CONTATTO

Riallacciare un dialogo con la nostra nascita è portatore sano di consapevolezza per migliorare la vita e le relazioni, perché il modo con cui intrecciamo relazioni da adulti lo impariamo nel ventre materno. Vi faccio un esempio. Mi è successo di condividere la sensazione duale che spesso si manifesta quando una coppia si separa: la voglia di ritornare sulla vecchia strada e la paura che questo possa accadere. Una dualità che sembra strana ma che ho riscontrato in molte donne la cui volontà era quella di far tornare la relazione com’era un tempo e contemporaneamente pensare che la libertà che stavano assaporando le stuzzicava nel profondo.

Una probabile soluzione a questo dilemma può essere quello di riscrivere il copione della propria vita, basandola su valori e sensazioni diverse da quelle sperimentate in precedenza. D’altronde, se vogliamo ottenere risultati differenti dobbiamo pensare e agire in maniera differente. Dunque tornare sui propri passi non è sempre una scelta vincente, se non si ha una volontà diversa dalla precedente.

Nulla cambia se non cambi nulla

Durante il mio corso di  NASCITA E RINASCITA  i partecipanti  scoprono quanto la nascita può influire sulla loro vita e – soprattutto – come poterla trasformare riscrivendo un nuovo copione. Mentre preparavo il corso ho incontrato le parole Sondra Ray che nel suo libro Colora la tua vita descrive questa doppia visione. L’autrice racconta della sindrome claustrofobica da soffocamento, uno degli effetti prodotti dalla nascita. Di cosa si tratta? Nel ventre il bambino si sviluppa finché lo spazio non è più sufficiente a contenerlo. Il paradiso si tramuta in inferno. Bloccato, il bimbo è costretto a uscire per sopravvivere. All’esterno le mani dell’ostetrica lo afferrano, tagliano il cordone ombelicale costringendolo ad affrettare il primo respiro che diventa un’esperienza dolorosa e terribile. Questa sequenza viene spesso rivissuta nelle relazioni.

Come avviene questa traslazione? Dall’iniziale stato di grazia dell’innamoramento, scivoliamo in un senso di soffocamento e claustrofobia. Il paradiso in cui vivevamo all’inizio diventa un piccolo luogo infernale da cui dobbiamo fuggire per continuare a crescere. In alternativa, possiamo costringere il partner a lasciarci. Spesso è così difficile respirare quando siamo vicini all’altro che ci ritroviamo a spalancare le finestre in pieno inverno, alla ricerca disperata di una boccata d’aria, o ad aver voglia di fuggire.

IL DOPPIO NODO

Il risultato di tutto ciò è il “doppio nodo”, tipico di molte relazioni: non potete vivere con quella persona, ma non potete vivere senza di lei. Così la paura dell’amore e la paura della perdita si uniscono nel sacro vincolo del matrimonio; la cerimonia è officiata da «Padre Senso di Colpa» che sorride maligno all’ignara coppia destinata a mordere l’aspro frutto del fallimento.

L’alternativa alla colpa è l’innocenza. Conosciamo tutti l’innocenza per averla vista negli occhi dei bambini, ma quanti di noi hanno dimenticato che tale innocenza divina, pura giocosità e amorevolezza, è connaturale a tutti noi? Seppure celata sotto una fitta coltre protettiva di dolore,essa è lì, Santo Graal di cui tutti i figli di Dio sono alla perenne ricerca.

Può sembrare sciocco parlare di innocenza perduta, poiché non si può smarrire ciò che è per sempre nostro. Forse è più corretto dire che è invisibile e per questo crediamo non esista o che sia inaccessibile. Solo un profondo mutamento della percezione di noi stesse e del mondo ci rivelerà nuovamente la verità delle cose. Considerando che la colpa è una forma di dolore, prendendo in esame la natura del dolore si potrà fare un po’ di luce sulla colpa e sulle possibili soluzioni.

Il dolore è di fatto lo sforzo compiuto per aggrapparsi alle convinzioni negative. Alcuni dei pensieri che contribuiscono a rafforzare il senso di colpa sono: «Io non merito di essere amata, io ferisco gli altri, gli altri mi feriscono, se qualcuno mi lascia soffrirò, il vero amore è un po’ soffrire, se non c’è gelosia non è vero amore, Dio non vuole la mia gioia». Se pensieri simili emergono nella vostra coscienza, rilassatevi, respirate a fondo e lasciate che la tensione abbandoni tutto il vostro corpo mentre i pensieri negativi passano. Non pensare a priori che sia difficile: sperimenta e osserva cosa succede.

NASCITA E RINASCITA

Non volendomi dilungare scrivendo un romanzo su come la nascita possa influenzare le nostre relazioni, mi fermo qui. Interessante, non trovi? E neppure immagini quante altre scoperte potrai fare partecipando al corso di NASCITA E RINASCITA con esperienza in grotta. Essendo un’esperienza intensa e profonda, i posti a disposizione sono limitatissimi!

Se ti va di avere qualche informazione in più, puoi cliccare su questo link http://bit.ly/2HhOs68  e iscriverti al prossimo evento che sarà il 17-18 Marzo 2018. Sarò lieta di accompagnarti nella tua nascita, e insieme a Sergio Lupatini (con me nella fotografia) e Franco di Prizio Guide e Speleologi Professionisti del Gruppo Speleo Montorfano, nella tua rinascita.

La nascita non termina il giorno in cui vieni al mondo, quel giorno è solo l’inizio: il giorno in cui hai lasciato il ventre di tua madre, non sei nato, hai iniziato a nascere (Osho)

 

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