LE CATENE INVISIBILI

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Siamo certe di non avere catene che ci legano? Non intendo quelle fisiche che si possono vedere e toccare. Intendo quelle emotive e antiche che si manifestano nella cultura di massa, nei condizionamenti e nelle convinzioni.  Il risveglio – ogni risveglio – è un anello della catena dell’ego che si apre e ci permette di procedere verso una visione differente della vita, capace di integrare materia e anima.

Quando l’anima è liberata, percorre tre territori: il mondo sotterraneo, quello interiore e il mondo esterno, in un «andata e ritorno» senza fine. Su questo ponte scorre la comunicazione tra l’anima e il mondo. E da ciò che accade fuori – nel mondo – possiamo capire in quale direzione stiamo andando.

Conoscere il flusso naturale della nostra comunicazione è fondamentale per comprendere a fondo le informazioni che arrivano dalla nostra quotidianità. Questo flusso va da dentro – dalla mente –  a fuori – nel mondo – e ritorna a noi attraverso esperienze, immagini, sensazioni, emozioni, mostrando una visione ampia della vita. Se guardiamo il flusso da questo punto di vista, possiamo certo comprendere di essere artefici della nostra esistenza.

L’AMNESIA

Se invece lo interrompiamo a un certo punto del suo scorrere,  inserendo una sorta di amnesia, ciò che ne verrà sarà una visione limitata, che porterà a una vita limitata in grado di cambiare profondamente e limitando il campo di osservazione. Sembrerà che il modo e gli altri siano i padroni incontrastati dell’esistenza. Con lo scettro della nostra vita in mano – che noi stessi gli abbiamo fornito – gli daremo il consenso di fare ciò che vogliono. Da questo punto di vista nascono i concetti di “fortuna, destino” e una visione dell’amore limitata e strettamente legata al sacrificio, alla carenza e al bisogno.

Le catene che crediamo di avere vengono create in questo spazio limitato dentro il quale il pensiero si ferma e rimane per giorni, mesi, anni. A volte per l’intera esistenza. Se parliamo di cultura femminile, possiamo osservare come il maschile – ancora oggi – desti sospetto, nonostante i passi che “crediamo” di aver fatto verso la libertà. Per alcune donne è la paura di aver bisogno del lato maschile per poter esprimere il proprio talento, per altre un doloroso recupero dopo esserne state in qualche modo schiacciate.

Generalmente questa diffidenza nasce da traumi provenienti dalla nostra cultura antica, dove le donne venivano trattate al pari di schiave e non come persone libere. E in qualche modo, in maniera più subdola e quindi difficilmente riconoscibile, ancora oggi sono tante le donne che vengono messe da parte, zittite e soffocate nelle loro idee. A meno che non riescano a piantarne i semi e a fecondarli in un uomo, il quale poi le porterà nel mondo come se fossero sue.

MASCHILE E FEMMINILE

Come scrive l’autrice di Donne che corrono coi lupi «non possiamo gettare via nessuna metafora che ci aiuti a essere. Non possiamo fidarci di una tavolozza in cui mancano il rosso, o il blu, o il giallo, il nero o il bianco. L’animo è un colore primario nella tavolozza della psiche femminile.»

Lo scorrere naturale della vita è fatto di femminile e maschile

Entrambi gli elementi sono utili per uno sviluppo positivo dell’anima e la successiva manifestazione nel mondo di idee, pensieri, impulsi, creazioni. Viviamo in un mondo che richiede riflessione e azione. Dunque è utile per le donne impiegare concetti di natura maschile, nel debito equilibrio. In questo modo il maschile diventa un aiutante, un assistente capace di mettere in evidenza la natura regale in grado di mediare amorevolmente per un femminile equilibrato. Invece l’uso irresponsabile di un elemento a vantaggio dell’altro interrompe il flusso creando una scorretta comunicazione.

Se alcune donne teorizzano che la natura «guerriera, da amazzone, da cacciatrice» possa prendere un posto privilegiato nella loro vita, svilupperanno in eccesso attributi maschili soffocando quelli femminili.  In questo modo resteranno comunque schiave. Fino al momento in cui comprenderanno come far emergere il maschile attraverso il flusso naturale del femminile, sciogliendo le catene che loro stesse hanno costruito.

RISOLUZIONE: IL PRIMO PASSO

Un animale nato in cattività avrà paura di essere liberato nella foresta

Credo sia la paura che si apre come un ventaglio fatto di mille sfaccettature, l’elemento chiave. Paura di vedere il proprio potere personale, di metterlo in atto senza più scuse. Paura di assumerci la responsabilità che arriva dalla scelta di essere o non essere schiave.

L’accensione della mente femminile comporta il fatto di vedere che la “schiavitù” è una condizione “accettata” prima di tutto nella mente di ognuna di noi, determinata dalla mancanza di conoscenza del territorio selvaggio. Accorgersi di questo è prima passo verso una nuova visione.

Stregata dalla Luna è uno dei corsi che ho ideato per offrire alle donne una visione più ampia del femminile, sempre a vantaggio del maschile. Si svolge nel bosco in una notte di Luna Piena … Se vuoi sapere di cosa si tratta clicca su questo link ➡➡➡ http://bit.ly/2FaFjLZ

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