FEMMINE E FAVOLE

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Il mondo cambia quando scandagliamo la nostra vita e cominciamo a individuare quali sono le modifiche da apportare. Nella conoscenza di noi stesse possiamo trovare molte cose da sistemare: non è mai troppo tardi. Le nuove generazioni hanno bisogno di adulti rinnovati, più consapevoli e profondamente capaci di trasformare sé stessi. Non possiamo dare ai bambini vecchie istruzioni e pretendere che possano vivere in un mondo nuovo. Come adulti abbiamo il dovere di rinnovare le nostre istruzioni interiori, innalzare la consapevolezza, sistemare il concetto di felicità diventando degli esempi. E non importa se sei madre o single, se ti piacciono oppure no i bambini, se hai una relazione “normale” o “alternativa”: se vuoi vedere un mondo nuovo, prima di tutto dovrai imparare a rinnovare te stessa.Per avere un’idea di come gli insegnamenti possono socialmente condizionare, voglio condividere con voi un passaggio del libro “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti. L’inizio del capitolo comincia così:

«Mamma m’ha detto che a me la scopa non me la compra.»
«E perché non te la compra?»
«Perché io sono un maschio.»
(Dialogo tra un bambino di due anni e mezzo e la sua assistente al nido)

«|…| Le figure femminili delle favole appartengono a due categorie fondamentali: le buone e inette e le malvage. “È stato calcolato che nelle fiabe dei Grimm l’80% dei personaggi negativi siano femminili.” Non esiste, per quanta cura si ponga nel cercarla, una figura femminile intelligente, coraggiosa, attiva, leale. Anche le fate benefiche non usano le loro risorse personali, ma un magico potere che è stato loro conferito e che è positivo senza ragioni logiche, così come nelle streghe è malvagio.

La figura femminile provvista di motivazioni umane, altruistiche, che sceglie lucidamente e con coraggio come comportarsi, manca del tutto.

La forza emotiva con cui i bambini si identificano in questi personaggi conferisce loro un grande potere di suggestione, che viene rafforzato dagli innumerevoli e concordi messaggi sociali. Se si trattasse di miti isolati sopravvissuti in una cultura che non li fa più suoi, la loro influenza sarebbe trascurabile, ma al contrario la cultura è permeata degli stessi valori che queste storie contrabbandano, sia pure indeboliti e sfumati.

Per quanto sia un’analisi tutt’altro che sistematica della letteratura infantile del nostro paese, che richiederebbe bel altro spazio e una sede particolare, i pochi esempi riportati sono significativi e permettono la verifica dell’esistenza, anche in questo campo, di forti spinte a carico delle bambine perché continuino a identificarsi in modelli deteriori di “femminilità”.

Le conclusioni non possono che concordare con quelle delle femministe di Princeton o delle inchieste francesi. I pochi testi esaminati bastano da soli a incriminare la letteratura infantile, responsabile di un discorso discriminatorio, reazionario, misogino e antistorico tanto più grave di quanto simili storie vengono ammannite ai bambini che le fanno proprie senza possibilità di critica. I modelli proposti da questo tipo di letteratura, piuttosto che aiutare il bambino a crescere e a organizzare la sua società futura, rischiano di bloccarlo nell’infanzia. Simili rappresentazioni dell’infanzia non sono senza conseguenze presso gli stessi adulti, genitori o educatori che, invece di essere aiutati a immaginare un nuovo tipo di bambino, nuovi rapporti con lui e il nuovo posto che egli potrà occupare nella società, vengono risospinti verso i vecchi modelli che dovrebbero essere definitivamente abbandonati. In questo senso la letteratura infantile fallisce completamente la sua funzione. (tratto dal libro “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti)

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(Photo by Nicolas Picard on Unsplash)

“DARE E’ RICEVERE” BASTA UN ACCENTO PER CAMBIARE

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Dare è ricevere

Basterebbe comprendere l’istante di eternità contenuto in questa frase per migliorare considerevolmente la propria esistenza. Possiamo dare solo ciò che conosciamo a fondo e di cui intendiamo fare esperienza nella nostra vita. L’autonomia è un’illusione: ciascuno di noi ha bisogno di qualcosa o qualcuno per poter vivere la propria esistenza, proprio come un’automobile ha bisogno del carburante per potersi muovere.

Ogni pensiero pensato porta valore al pensatore trasformandosi in esperienza di vita vissuta

E’ una facoltà che viene data ad ogni essere nel momento stesso in cui sceglie di abitare questo mondo. Da questo punto di vista, la frase «Ama il prossimo tuo come te stesso»  assume un significato ben preciso che traduco così:  offri agli altri ciò che vuoi ricevere. E qui si apre un mondo di punti interrogativi e incomprensioni: «Ho dato tutta me stessa e sono stata ripagata con l’abbandono» «Ho dedicato tutta la mia vita a questo lavoro e sono stata licenziata».

Dietro queste frasi nello specifico o simili, possiamo trovare la voglia di tornare indietro per rifare l’esperienza in un altro modo. Ma non possiamo tornare indietro, e lo sappiamo bene. La voglia di farlo è il modo che scegliamo per rimanere incastrati nella frustrazione. Quindi, non potendo tornare indietro, pensiamo a come procedere in futuro.

LA CHIAVE

C’è una domanda chiave per comprendere a priori cosa stiamo davvero offrendo e, di conseguenza, cosa riceveremo. La domanda è: «A quale scopo sto per compiere questa scelta?» Per comprendere a fondo il significato di questa domanda, vi suggerisco di dedicare un’intera giornata alla sperimentazione. Prima di fare qualunque scelta (una telefonata, scrivere una lettera, acquistare, andare a bere un caffè, pranzare con qualcuno e via discorrendo) domandati: «Qual è lo scopo? Cosa voglio ottenere da questo incontro?» e rispondi con assoluta sincerità. Non accontentarti della prima impressione: verifica andando un po’ più a fondo: sai bene quanto siamo bravi a raccontarcela.

Proprio ieri una giovane donna che ha scelto la crescita personale e spirituale come stile di vita, mi scrive un piccolo successo raggiunto: dire a suo padre che non sarebbe andata a cena dalla nonna insieme a tutta la famiglia. Alla richiesta del padre, anziché rispondere il consueto «va bene» e poi essere scontrosa per tutta la serata, ha scelto di prendersi un attimo di tempo per indagare a fondo cosa volesse davvero fare.

Si è assunta la responsabilità di ascoltare i sensi di colpa che emergevano e che avevano scelto per lei fino a quel momento, e con assoluta sincerità ha comunicato al padre la volontà di restare a casa. Ha dato ciò che voleva ricevere: sincerità e trasparenza. Mettendo da parte il senso di colpa e dedicandosi unicamente a ciò che davvero era il suo intento qual’è stato il risultato? Anziché la solita ramanzina, la vita le ha donato un padre comprensivo.

Tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo A.I.C. (Alza Il Culo)

L’esperienza è l’unico modo per comprendere a fondo ciò che stai leggendo. Sono certa che alcuni di voi hanno all’attivo un bel po’ di esperienza in questo senso, mentre per altri potrebbe essere la prima volta. A entrambe suggerisco di continuare fino a farlo diventare uno stile di vita. Credetemi: non potrete più farne a meno.

 

Se vuoi mettere nella tua cassetta degli attrezzi strumenti utili per allenarti a rendere la tua vita un capolavoro, puoi partecipare aLoveHealing® Tecniche di Risveglio Interiore Corso Base proprio come ha fatto la protagonista dell’esperienza che hai appena letto. Lei ha scelto di essere felice. E tu, cosa scegli?

UN SEME IN OGNI FERITA

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Le donne hanno spalle larghe: portano il peso di una storia che per molto tempo è rimasta nascosta, distrutta da un patriarcato che non ha saputo accoglierla per paura di non riuscire a gestire la sua imponente energia. Ma questa distruzione è stato un “dono” del femminile, forse una sorta di curiosità nel comprendere come si sta dall’altra parte. O forse un modo per una nuova nascita, per rinascere più forti di prima, consapevoli che né matriarcato né patriarcato si avvicinano alla «mutualità»: all’apice del loro splendore, ne possono sfiorare i confini, ma non entrano nella comprensione del reale significato.

Non c’è lucro nella mutualità: è un principio di scambievole aiuto basato sul riconoscimento e dell’estensione dei propri valori. Un nuovo incontro che si appoggia su queste basi di comprensione, passa dal cercare nell’altro ciò che crediamo di non avere, a riconoscerlo come portatore di un valore che ancora non abbiamo saputo valorizzare. È il passaggio da povertà ad abbondanza, e accade ogni volta che scegliamo di lasciarci condurre per mano verso una nuova visione.

Chiunque intraprenda un viaggio verso un lato sconosciuto della sua essenza, ha la possibilità di tracciare una mappa delle risorse di una vita interiore più ricca, che può anche riempire il suo personale mondo esteriore, estendendosi oltre i limiti imposti di una mente addormentata. È una ricerca essenziale per il femminile che vuole rinnovarsi e che decide di ricordare e conservare ciò che è sacro nella vita.

Se la storia è repressa, proibita o dimenticata, finché non se ne riparla, per il mondo non esiste più. Siamo arrivate alla soglia dell’estinzione, adattandoci a schemi esclusivamente maschili per essere accettate. Abbiamo creduto che la forza e la bellezza sono un’esclusiva del corpo, mettendo da parte la nostra essenza femminile, ciò di cui siamo fatte. È accaduto e non ha funzionato. Non ci ha dato la libertà che cercavamo, perché forse l’abbiamo cercata dove non c’era libertà. Ammettiamolo: abbiamo commesso un errore, e un errore si può correggere. La nostra storia non è scritta sulla pietra. Può essere presa in considerazione, guardata con attenzione e fatta ripartire su basi più adatte al nostro Essere.

C’è un faro puntato sul maschile, in questo tempo e momento, mentre il femminile è solo un’ombra. Smettere di scimmiottare gli uomini – e le donne che non assomigliano agli uomini – significa allargare il faro integrando entrambi gli aspetti sotto un’unica Luce. Nello splendore, ciascuno può vedere di cosa è fatto, riconoscendo le proprie caratteristiche e mettendole a disposizione dell’altro, in un mutuo scambio di valori.

Esistono storie diverse da quelle che abbiamo imparato a raccontare, ed esiste la fantasia per generare nuove storie. Abbiamo scambiato un demone per un altro demone: è durata anche troppo questa storia. È il momento di trovare nuove parole per descrivere il femminile.

Osservare è imparare

Guardati allo specchio e domandati se ne vale davvero la pena di esistere solo come un’ombra. O se invece è arrivato il momento di recuperare ciò che sei, senza «se» e senza «ma». Fai un respiro, guarda i tuoi occhi nel profondo e dì a te stessa: «Posso mettere un seme in ogni ferita per far crescere una nuova versione di me»

Nulla è davvero impossibile. Tutto è semplicemente possibile

Alle mie Amiche, alle Sorelle antiche ritrovate in questo tempo e momento, alle Donne che stanno camminando sulla via della consapevolezza, a chi si mette in discussione, a tutte coloro che non sanno ancora «come fare» ma hanno la volontà, alle giovani donne e alle donne mature. E a tutti gli uomini, con amorevole rispetto.

SIAMO LUCE E BUIO

Lucia Merico

 

Occorre prendere atto che tutti gli esseri umani sono un insieme di oscurità e luce. L’universo è pieno di opposti che necessitano della controparte per esistere. Se vogliamo avere la spinta necessaria per condurre una vita piena, dobbiamo prendere in considerazione e sfruttare tutti gli elementi che appartengono al nostro essere.  Parlando al femminile, mostrare solo il lato zuccheroso di noi ci fa mettere da parte l’opportunità di comprendere che siamo anche amare, crude e dure. Ogni elemento della nostra personalità può essere utilizzato come un vantaggio per sperimentare e migliorare la nostra vita, sempre che ci sia volontà di imparare e conoscere noi stesse.

Eppure molte di noi si adattano alle situazioni diventando ciò che non sono. È come se una parte vuole andare a destra mentre l’altra insiste per andare a sinistra: la rottura – presto o tardi – sarà inevitabile. In termini di vita possiamo sostituire il termine “rottura” con sofferenza. Quante di noi vogliono fare qualcosa ma in realtà fanno tutt’altro?

C’è un compito che siamo chiamate a svolgere nell’arco della nostra esistenza. Tradire questo compito significa tradire noi stesse. Ho conosciute donne che si occupavano di contabilità ma che nel cuore custodivano la passione per l’arte. Se siamo scrittrici, lavorare in banca è una sofferenza e lo stesso sarà se ci sentiamo spinte verso la musica ma svolgiamo un altro lavoro. Mancare di aderire alla nostra missione genera sofferenza. Ogni volta che non sosteniamo noi stesse, sperimentiamo la sofferenza estendendola a tutto ciò che è intorno a te.

Meglio vivere libere in un monolocale che prigioniere in una gabbia dorata

«Bella frase» avrei potuto pensare molto tempo fa, per poi continuare la solita vita, mettendo da parte ciò che amavo fare per adattarmi alle situazioni. Di fondo c’era la paura della perdita, dell’abbandono e di molto altro.

È fondamentale prendere coscienza di quali sono le cose che amiamo fare, per noi stesse prima di tutto e per le persone che entrano in contatto con noi. Può succedere di studiare ingegneria per far felice mamma e papà e finire per credere che sia la cosa migliore da fare. Finché un giorno ti senti attratta irresistibilmente dal profumo di una pietanza che hai mangiato molte volte ma che stai gustando davvero per la prima volta. Percepisci che è speciale per te, senti la magia che ti cattura e ti tiene col fiato sospeso: per la prima volta hai uno sguardo differente. La vita in quel momento ti sta dicendo di andare oltre la sopravvivenza, oltre il vivere spezzettata, verso la guarigione di una nuova fioritura.

Siamo esseri abitudinari. Purtroppo sviluppiamo abitudini tremende durante il corso di una vita che ci fanno dimenticare chi siamo a vantaggio di un benessere esclusivamente fisico o economico, che alimenta la paura di non farcela o di restare sole. Dimentichiamo di poter scegliere e decidere per noi una vita diversa, e che da nessuna parte troveremo la felicità se non alimentandola in noi stesse.  Possiamo essere fiere e generose allo stesso tempo, senza perdere di vista la nostra individualità.

C’è un tempo per apprendere, uno per comprendere e un altro per agire

Se ti va, oggi trova momento per te e pensa a qual’era il tuo sogno di bambina, quali erano i tuoi giochi preferiti, cosa avresti voluto fare. Scrivilo su un foglio, medita e trova il modo di compiere una piccola azione che ti porta nella direzione della tua passione. Non sarà una passeggiata: lo comprendo perché l’ho vissuto. Ma è molto più sensato che restare ferme, immobili in una situazione che sospende la nostra vitalità.  La scelta oscilla sempre tra l’avere ragione o l’essere felice: questo dipende solo da te! Ho scritto al femminile e naturalmente può essere declinato al maschile.

 

Tempo fa ho deciso di dedicarmi al femminile partendo da me stessa. Da questa scelta sono nati alcuni corsi tra cui:

Il Potere dell’Energia Femminile alla sua IV Edizione che quest’anno ci porterà sull’Isola di Formentera

Libera la tua femminilità nel 2017 ci ha fatto viaggiare fino in Marocco: chissà dove ci porterà quest’anno

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Stregata dalla Luna – incontro annuale con la Luna Piena, il bosco e la nostra parte più antica …  nascosta … profonda. Quest’anno sarà il 27 Luglio e le iscrizioni sono già aperte. Se ti va, puoi cliccare su questo link per avere tutte le informazioni  http://bit.ly/2EA8Kdt

 

PERCHÉ MI OCCUPO DI FEMMINILE

Il risveglio è nato grazie a un tradimento. Ho capito che le cose così come si presentavano mi stavano strette. Era indispensabile un cambiamento! Ho iniziato da me, dalla mia vita personale, dalle relazioni sentimentali e dal rapporto che avevo con le altre donne. Ho scavato così profondamente da toccare il fondo e lì ho trovato finalmente un modo nuovo di guardarmi allo specchio. È stato l’inizio di una vita che ogni giorno si rinnova, coi suoi bassi e alti e poi bassi e ancora alti in un infinito divenire.Da ogni Donna e Uomo che incontro imparo qualcosa utile a migliorare me stessa che trasferisco durante i corsi, negli articoli, sui social. Condivido sempre e volentieri ciò che io stessa ho imparato.

Ho un talento: rendere semplici i concetti più complessi, soprattutto al femminile. Una missione: sostenere nella trasformazione chiunque desideri migliorare la propria esistenza. Una visione ambiziosa: generare un mondo fatto di persone che conoscono profondamente e consapevolmente sé stesse e il proprio scopo di vita per un’evoluzione necessaria e planetaria. E una convinzione:

Ogni cosa comincia da me!

LA LINEA DI DEMARCAZIONE

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Dio e denaro, Gesù e leadership, personale e professionale, servo e leader. Molti di noi si sentono a disagio quando vedono queste parole accoppiate. La nostra cultura occidentale -a volte complessa – ci spinge a tracciare linee di demarcazione e a mantenere la nostra vita spirituale separata dalla quotidianità, dal successo, dagli obiettivi raggiunti, decidendo che la fede appartiene solo alla religione. Comunicare con Dio – o come vi piace chiamarlo – viene relegato spesso a un unico giorno, un solo luogo o all’occorrenza a momenti particolarmente intensi associati a problemi importanti.

Anch’io ho dovuto ristrutturare la parola spiritualità per fare la pace con tutta una serie di termini che suscitavano in me rabbia, paura e senso di colpa. Ed ho scoperto che è possibile integrare Dio con la mia vita e che non ha nulla a che vedere con la religione, bensì con le relazioni.

Conoscevo Dio per come mi era stato presentato a scuola durante l’ora di catechismo.  Di lui non mi piaceva il fatto che potesse “dare e togliere” a suo piacimento, soprattutto la vita. Non mi piaceva il giudizio di quell’occhio puntato su ogni cosa che facevo. Non mi piacevano le sue punizioni e la sua arroganza. Chi era dio per fare tutto questo? E dove stava l’amore che diceva di essere?

HO FATTO DOMANDE MA NON MI HANNO RISPOSTO

Sono cresciuta con domande alle quali nessuno degli adulti di casa, e neppure a scuola, trovavano il tempo per rispondere. A casa mi zittivano dicendo che ero piccola e che un giorno avrei capito. A scuola mi hanno punita durante l’ora di religione perché facevo troppe domande. Quindi ho smesso di farle e sono rimaste dentro di me, per uscire molti anni dopo quando ho incontrato Un Corso in Miracoli.   Patrizia Terreno  mi ha esteso i suoi insegnamenti e ho iniziato a studiare questo testo per me meraviglioso, dove ho imparato a ristrutturare la mia relazione con Dio. Unito a tutto il percorso che avevo fatto fino a quel momento, il Corso è diventato un collante che ha permesso alla mia consapevolezza di fare un bel salto in avanti. Ho scoperto che cambiando il significato di alcune parole, tutto diventava più felice e possibile. Una di queste parole è “umiltà”.

Leggere aiuta ad aprire la mente. Ci sono molti libri che ci sostengono verso una visione differente della vita. Avendo fatto la pace con Dio, ho fatto pace anche con Gesù. E così non mi sono stupita quando ho letto che i Suoi insegnamenti venivano associati alla Leadership e a una nuova definizione di umiltà.

Essere umili significa conoscere a chi si appartiene e chi si è

«In quanto caratteristica di un leader, l’umiltà è un atteggiamento del cuore che riflette una capacità di comprensione dei propri limiti nel portare a termine qualcosa da soli. Quando si ottiene un successo o si supera un ostacolo, essa riconosce la forza che trascende la nostra conoscenza o il nostro sforzo. Un leader che ha un cuore umile guarda fuori dalla finestra per trovare e apprezzare le cause del successo, mentre si guarda allo specchio per trovare e accettare la responsabilità di un insuccesso. Un leader che fa così non soffre di poca autostima.»

Mi avevano insegnato che l’umiltà era non dire, non mettersi in mostra, altrimenti diventava arroganza. Ora scopro che «le persone umili non negano di avere il potere, ma riconoscono semplicemente che esso passa attraverso di loro senza provenire da loro. L’umiltà di Gesù non scaturiva da una mancanza di autostima, amore, potere o abilità. Egli era umile perché sapeva chi era, da dove veniva, dove era diretto e a chi apparteneva. Questo gli permise di trattare la gente con amore e rispetto.» Ecco ristrutturata una parola importante alla quale avevo dato una definizione totalmente differente.

Significa affermare a sé stessi e agli altri: «Sono preziosa agli occhi di Dio come lo sei tu»

Oggi posso affermare che con umiltà mi dedico ogni giorno alla mia professione: imparo, applico, estendo e mi preparo a ricevere. Ho avuto molti maestri e maestre che a loro volta hanno condiviso con me la loro conoscenza, e a cui sono grata. Ho preso alcuni degli insegnamenti che mi sono stati trasferiti ed ho sviluppato una tecnica davvero efficace per portare nuova linfa alla mia vita. L’ho usata su di me, estesa ad un gruppo ristretto di persone che l’ha sperimentata per qualche tempo con risultati eccezionali. Il suo nome è LoveHealing® Tecniche di Risveglio Interiore

Il prossimo Corso Base di LoveHealing® sarà il 20 Maggio 2018. Se clicchi su questo link ➡➡➡ http://bit.ly/2Esby8E trovi tutte le informazioni per iscriverti. Sarò lieta di poter condividere con te un piccolo pezzettino della mia conoscenza … con umiltà, naturalmente!

TROVARE L’EQUILIBRIO

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Alcuni di noi cercano l’equilibrio sperando di poter trovare in esso la fine della sofferenza. Ripongono la loro fede in qualcosa che giudicano migliore di qualcos’altro, sperando di dare continuità alla serenità. In questo modo, divisi a metà, credono che tutto sarà più bello, più facile, più equilibrato. Ma è come se metà del corpo andasse in una direzione e l’altra metà nella direzione opposta. La spaccatura che si genera, prima o poi, mostrerà sofferenza e delusione.

La fede va sempre verso ciò che vogliamo noi, istruendo la nostra mente di conseguenza. La volontà resterà sempre il nostro miglior insegnante, perché la volontà ha la forza di fare tutto ciò che desidera. Cercare l’equilibrio significa integrare: non possiamo passare da una parte all’altra della mente senza comprendere questo aspetto. Arriviamo in questo mondo con un passaporto sul quale ci sono scritte tre parole chiave: colpa, peccato e paura. Se prendiamo le distanze da questi aspetti che ci appartengono totalmente e sui quali abbiamo fatto la nostra intera esistenza, prendiamo le distanze dall’unica possibilità che abbiamo di trovare la felicità.

La ricerca spasmodica del loro esatto contrario è di per sé affermare che siamo incompleti, carenti, mancanti di qualcosa e che dunque dobbiamo cercarla fuori di noi, nel mondo, dove si svolge solo l’illusione della vita, anziché dentro di noi, nella mente dove avvengono i reali cambiamenti e le trasformazioni. Da quel punto di vista, deleghiamo cose e persone affinché ci possano offrire una briciola di felicità. Li eleggiamo a padroni, e con il nostro benestare faranno della nostra vita ciò che loro vorranno. E così sarà per noi: qualcuno ci darà il permesso di fare della sua vita ciò che desideriamo.

Capisci bene che in questo modo di essere non c’è libertà, in assoluto! Arriveremo dunque a lamentarci di come siamo infelici a causa di qualcosa o qualcuno che ci ha traditi, sfruttati, delusi

Trovare l’equilibrio è scegliere di coltivare qualcosa di diverso da ciò che abbiamo in questo momento e che non ci soddisfa totalmente: un nuovo obiettivo, una nuova professione, una relazione più appagante e qualunque altra novità vogliamo far entrare nella nostra esistenza. Concentrando la nostra mente sul nuovo, avverrà qualcosa di straordinario: metteremo in atto la trasformazione. Non è detto che – all’inizio – sia tutto rosa e fiori o che il cambiamento avvenga esattamente nella forma che desideriamo. La fase di avvicinamento alla felicità spesso richiede di percorrere alcune strettoie e salite, a volte molto ripide. Ma certamente sarà meglio del restare fermi nella speranza che la situazione possa migliorare.

È utile mettere in atto nuove forme di vita scegliendo di farlo in consapevolezza anziché lamentarci nell’insoddisfazione, credendo di non poter cambiare. Se il lavoro che svolgi ti sta stretto, puoi cominciare a trovare il modo per renderlo più agiato e divertente, magari facendo qualcosa di diverso, e così per qualunque altra condizione dell’esistenza.

Ricorda: la direzione in cui riponi la tua fede porterà il risultato

In ogni momento abbiamo la facoltà di scegliere cosa pensare e come sentirci, vederci e percepirci. Abbiamo un ruolo primario in ogni situazione e siamo potenzialmente in grado di riprenderci la forza che ci appartiene e che credevamo di aver perduto o che ci fosse stata portata via. Da questo livello di comprensione, possiamo compiere la scelta che porta a modificare la nostra vita, creando qualcosa di più conveniente. Solo noi possiamo scegliere di vedere in ogni situazione e in ogni persona che incrociamo sul nostro cammino, la straordinaria opportunità per comprendere chi siamo.

PRONTI, PARTENZA: VIA!

Da adesso, trova il tuo modo per essere disciplinata e audace nel cercare nuove strade, manda amore alle situazioni che ti destabilizzano, alle persone che giudichi. Rivolgi uno sguardo amorevole a ciò che chiami ingiustizia, quando sei nel dubbio e quando credi di avere ragione. Rivolgi un pensiero amorevole ai drammi e alle storie del tuo passato e scegli un futuro diverso per te, ed anche le persone che ruotano intorno a te ne verranno coinvolte.

Mandare amore significa integrare il passato nel presente per generare un futuro che sa di nuovo, più allineato con ciò che tu vuoi essere in quel momento

Influenza e potenzia la tua vita e insegna agli altri come fare. Abbi fede in ciò che risplende e mantieni questa visione, nonostante tutto. Siamo tutti connessi: ciò che accade lontano da te possiede al suo interno il seme della tua energia. Questo significa che quando condanni gli altri, stai crocifiggendo te stessa. Per cui scegli sempre il meglio e osserva come la tua scelta influenzi chi ti circonda.

Diventare co-creatori con Dio (o come lo vuoi chiamare) della propria esistenza significa chiedere il meglio, credere di poterlo ottenere riponendo assoluta fiducia in Lui, e prepararsi a riceverlo. Il vero miracolo è comprendere che “buono e cattivo” abitano nella stessa dimora. Credere che non sia così è l’inganno che ti impedisce di essere felice, ed è il motivo per cui vai a cercare il buono dove non potrai mai trovarlo: fuori, nel mondo.

Se gli occhi con i quali guardi il mondo ti mostrano qualcosa che non vuoi vedere, devi guardare diversamente, cambiando la tua prospettiva. Sembra folle smettere di vedere ciò che c’è per vedere ciò che non c’è. Eppure, forse la vera follia è pensare di non poter cambiare la situazione in un mondo dove tutto è mutevole.

Equilibrio è osservare entrambe i lati della medaglia diversi solo nella forma, ma ugualmente appartenenti a un insieme: l’unione fa l’equilibrio

Nella fase di avvicinamento a questa nuova visione, possono essere utili strumenti che ti accompagnano con dolcezza. Uno di questi è LoveHealing® Tecniche di Risveglio Interiore – Corso Base nella cui cassetta degli attrezzi potrai trovare ciò che ti serve per dirigere la tua vita verso la felicità. Se vuoi partecipare al prossimo incontro che si terrà il 20 Maggio 2018 a Corte Franca (BS), clicca su questo link http://bit.ly/2Esby8E e leggi con attenzione tutte le informazioni. Ti aspettiamo!