FEMMINE E FAVOLE

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Il mondo cambia quando scandagliamo la nostra vita e cominciamo a individuare quali sono le modifiche da apportare. Nella conoscenza di noi stesse possiamo trovare molte cose da sistemare: non è mai troppo tardi. Le nuove generazioni hanno bisogno di adulti rinnovati, più consapevoli e profondamente capaci di trasformare sé stessi. Non possiamo dare ai bambini vecchie istruzioni e pretendere che possano vivere in un mondo nuovo. Come adulti abbiamo il dovere di rinnovare le nostre istruzioni interiori, innalzare la consapevolezza, sistemare il concetto di felicità diventando degli esempi. E non importa se sei madre o single, se ti piacciono oppure no i bambini, se hai una relazione “normale” o “alternativa”: se vuoi vedere un mondo nuovo, prima di tutto dovrai imparare a rinnovare te stessa.Per avere un’idea di come gli insegnamenti possono socialmente condizionare, voglio condividere con voi un passaggio del libro “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti. L’inizio del capitolo comincia così:

«Mamma m’ha detto che a me la scopa non me la compra.»
«E perché non te la compra?»
«Perché io sono un maschio.»
(Dialogo tra un bambino di due anni e mezzo e la sua assistente al nido)

«|…| Le figure femminili delle favole appartengono a due categorie fondamentali: le buone e inette e le malvage. “È stato calcolato che nelle fiabe dei Grimm l’80% dei personaggi negativi siano femminili.” Non esiste, per quanta cura si ponga nel cercarla, una figura femminile intelligente, coraggiosa, attiva, leale. Anche le fate benefiche non usano le loro risorse personali, ma un magico potere che è stato loro conferito e che è positivo senza ragioni logiche, così come nelle streghe è malvagio.

La figura femminile provvista di motivazioni umane, altruistiche, che sceglie lucidamente e con coraggio come comportarsi, manca del tutto.

La forza emotiva con cui i bambini si identificano in questi personaggi conferisce loro un grande potere di suggestione, che viene rafforzato dagli innumerevoli e concordi messaggi sociali. Se si trattasse di miti isolati sopravvissuti in una cultura che non li fa più suoi, la loro influenza sarebbe trascurabile, ma al contrario la cultura è permeata degli stessi valori che queste storie contrabbandano, sia pure indeboliti e sfumati.

Per quanto sia un’analisi tutt’altro che sistematica della letteratura infantile del nostro paese, che richiederebbe bel altro spazio e una sede particolare, i pochi esempi riportati sono significativi e permettono la verifica dell’esistenza, anche in questo campo, di forti spinte a carico delle bambine perché continuino a identificarsi in modelli deteriori di “femminilità”.

Le conclusioni non possono che concordare con quelle delle femministe di Princeton o delle inchieste francesi. I pochi testi esaminati bastano da soli a incriminare la letteratura infantile, responsabile di un discorso discriminatorio, reazionario, misogino e antistorico tanto più grave di quanto simili storie vengono ammannite ai bambini che le fanno proprie senza possibilità di critica. I modelli proposti da questo tipo di letteratura, piuttosto che aiutare il bambino a crescere e a organizzare la sua società futura, rischiano di bloccarlo nell’infanzia. Simili rappresentazioni dell’infanzia non sono senza conseguenze presso gli stessi adulti, genitori o educatori che, invece di essere aiutati a immaginare un nuovo tipo di bambino, nuovi rapporti con lui e il nuovo posto che egli potrà occupare nella società, vengono risospinti verso i vecchi modelli che dovrebbero essere definitivamente abbandonati. In questo senso la letteratura infantile fallisce completamente la sua funzione. (tratto dal libro “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti)

Se vuoi aumentare la tua consapevolezza, ti aspetto domenica 29 Aprile dalle 10:00 alle 14:00Crea Leggi Ama – Storie di Donne che corrono coi lupi, un evento GRATUITO al femminile

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(Photo by Nicolas Picard on Unsplash)

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