LA RELAZIONE INFRANTA

Quanto è dolorosa una relazione infranta? Ci dicono che possiamo imparare la lezione e che ne usciremo più forti di prima, ed è vero se abbiamo gli strumenti adatti alla situazione. Lo scossone che arriva come un terremoto a minare la nostra stabilità è solo la punta dell’iceberg: molto tempo prima c’erano state altre scosse di minor intensità alle quali non avevamo dato ascolto, perché – ed è verità per molti – c’è l’abitudine a dare tutto per scontato durante una relazione!

Voglio spendere un attimo del mio tempo per portare la vostra attenzione proprio sullo “scossone”, che può assumere la forma di un tradimento, di un abbandono, di una porta chiusa in faccia. Quanto è fondamentale quel momento se usato a nostro vantaggio?

Molte donne – ed io sono tra questa moltitudine – hanno fatto esperienza del tradimento. Se dovessi descriverlo ora lo arricchirei di dettagli luminosi, e avendo smesso di darmi della stupida per non essermi accorta, sorriderei, cogliendo nell’episodio la più grande opportunità della mia vita. Cosa mi ha portata a guardare la situazione in questo modo? La voglia di essere felice trovando il “mio modo”. La paura mi spingeva indietro, e l’animo selvaggio in avanti. Al bivio ho scelto, e per un po’ le due strade sembravano correre parallele: ma non era così. Fino al momento in cui mi sono ritrovata sola, a fare i conti con le stesse paure del passato, ed ho ripetuto l’esperienza. Non con la stessa persona: il contenitore era cambiato, il contenuto era rimasto inalterato.

L’impazienza di lasciarmi alle spalle la sofferenza e trovare la mia personale felicità ha contribuito a velocizzare il processo, ed è arrivato il secondo scossone, meno forte del primo per certi versi, ma fondamentale per scegliere e decidere che avrei avuto accanto esclusivamente un uomo che mi amava e approvava per ciò che ero. E così è stato. Avevo dato la possibilità alla Donna Selvaggia di uscire allo scoperto e sostenermi nel dirigere la mia vita. Ero uscita dall’amnesia e stavo cominciando a ricordare.

Per poter guardare con luminosità un episodio doloroso, è necessario compiere alcuni passaggi fondamentali e il primo è proprio quello di comprendere che cosa vogliamo da una relazione. Più sicurezza, equilibrio, stabilità, qualcuno che ci protegga dalle avversità della vita? Se è questo, dobbiamo anche accettare l’idea di sacrificare buona parte di noi (alcune volte tutto, persino la vita stessa) della nostra natura selvaggia, del nostro sapere profondo e antico. Se invece scegliamo di costruire la nostra relazione su basi più solide, dobbiamo inevitabilmente fare i conti con noi stesse, sviluppando le caratteristiche che desideriamo veder espresse nell’altro.

So che potresti pensare: «Ma così uccidiamo il principe azzurro!» Hai mai pensato quanta responsabilità abbiamo gettato su quel “povero” principe che oramai ha la sua generosa età? Lo abbiamo reso il salvatore per eccellenza, colui che non può sbagliare, naturalmente bellissimo e ricchissimo, che con un bacio risuscita le morte. È dare in mano all’altro la chiave della tua anima e dire: «Fai di me ciò che vuoi!» A un certo punto della storia dobbiamo tornare coi piedi per terra: «Ci dev’essere un altro modo» e ti voglio suggerire di ascoltare profondamente queste parole:

«Quando ritroviamo la nostra natura selvaggia, ritorniamo in contatto con il nostro «osservatore permanente, un conoscitore, un visionario, un oracolo, un ispiratore, un fattore, un creatore, un inventore e un ascoltatore che guidano, suggeriscono e incitano a una vita vibrante nel mondo interiore e nel mondo esterno. Quando le donne stanno ben vicine a questa natura, il fatto di essere in relazione brilla attraverso di loro. Questa maestria selvaggia, questa madre selvaggia, questa guida selvaggia sostiene la loro vita intima e la loro vita esteriore, qualunque sia.» (Donne che corrono coi lupi)

«Selvaggio» non significa selvatico o incontrollato come potrebbe pensare la moderna società, bensì «vivere una vita naturale, in cui la “creatura” ha la sua integrità innata e sani confini. Queste parole “selvaggia” e “donna” fanno sì che le donne rammentino chi sono e perché. Creano una metafora per descrivere la forza che fonda tutte le femmine. Personificano una forza senza la quale le donne non possono vivere.»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...