UNIONE PERFETTA

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Stasera il Sole, la Terra e la Luna si troveranno perfettamente allineati per dar vita all’eclissi di Luna più suggestiva e lunga del secolo, una carezza che durerà 103 minuti. E a rendere ancor più suggestiva questa serata sarà la presenza in cielo di ben quattro pianeti visibili a occhio nudo: Venere, Giove, Saturno e Marte.

➥Venere, dea romana associata all’amore e alla bellezza
➥Giove, dio di tutti gli dei
➥Saturno, dio della rigenerazione, dell’abbondanza: ha insegnato agli uomini le tecniche dell’agricoltura e dunque della civiltà
➥Marte, dio della guerra e anche del tuono, della pioggia e della fertilità

Quanto movimento in Cielo, che possiamo incrociare anche dentro di noi sentendone la perfezione e la forza primitiva che va oltre il tempo e lo spazio.

Oggi prepariamoci a guardare con benevole accoglienza il nostro lato oscuro, principe di ogni realizzazione, in perfetta unione con lo splendore della luce. E a nostro sostegno in questo viaggio di scoperta avremo l’amore e la bellezza, l’immensità del potere, l’abbondanza e la forza del rinnovamento.

Attingiamo da questo momento magico ogni energia necessaria per realizzare ciò che desideriamo e rendiamo grazia a questa unione in Cielo, così come in Terra. Stanotte vedremo la luce prendere forza dal buio e il buio illuminato dalla luce, diventando testimoni di un’unione possibile e soprattutto necessaria.

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(credit foto U.S. Navy Wikimedia)

MI SENTO IN COLPA PER QUELLO CHE HO FATTO

Insidiosissimo senso di colpa che proviamo quando facciamo qualcosa che non va e anche quando realizziamo qualcosa di bello. Ha origine nella mente e viene collocato in tutte le sensazioni e credenze negative che abbiamo riguardo a noi stessi, per lo più a livello inconscio.

Fonda le sue radici nella scarsità ed esalta la sensazione di non essere degni, innescando sempre una ricerca di punizione. Bugiardo è chi dice di non averlo provato, negando a sé stess* la possibilità di lasciarlo andare.

«Senso di colpa» significa sentirsi male a causa di qualcosa detto o fatto nel passato, remoto o appena trascorso

Se lo usiamo come strumento per stimolare un comportamento futuro migliore – come dovrebbe essere per ogni questione col passato – serve a uno scopo utile. Il fatto è che normalmente non lo contempliamo nella nostra esperienza positiva, lasciandolo bel nascosto nella profondità del nostro lato oscuro.

Il senso di colpa è uno strumento che viene spesso utilizzato per controllare il comportamento in ogni ambito della vita. Qualunque sia l’intenzione che ci fa utilizzare il senso di colpa come leva per ottenere qualcosa, i risultati saranno disastrosi in termini di paura, timore, introversione, vergogna, perdita di valore nei confronti di sé stess* e chiusura verso ogni iniziativa o soluzione.

Il senso di colpa non aiuta a spronare ma a bloccare. Quando per esempio induci tua figlia di tre anni a darti un bacio facendo finta di piangere – anche se per te è un gioco innocuo – per lei sarà motivo d’ansia. La domanda che ti puoi fare è: «Come reagirei se dovessi baciare qualcuno per forza?» Riesci a immaginare l’ansia di non poter decidere? Questo è l’effetto generato da un gesto fatto in buona fede e per gioco.

Oppure immagina una relazione che non funziona più come all’inizio, come del resto è normale che sia perché le persone coinvolte hanno l’abitudine di cambiare, trasformarsi, crescere. Questo può generare destabilizzazione e nel tentativo di sistemarla le persone coinvolte potrebbero ricorrere al senso di colpa. In che modo? Così, per esempio: «Non sei più quell* di una volta! Eri così gentile e premuros* e ora guardati come sei cambiat*: sei diventat* egoista, insensibile e non mi ami più.» Ne sapete qualcosa?

➥Quante volte siamo tornat* sui nostri passi per senso di colpa?
➥Quante volte abbiamo rinunciato a rinnovare la nostra vita per senso di colpa?
➥Quante volte abbiamo creduto che fosse la cosa migliore da fare senza accorgerci che la scelta era fatta su basi di colpa e paura?

E magari dopo aver rinunciato ci siamo sentiti per un attimo migliori, capaci di sacrificare la nostra vita e forse anche più forti. Perché il senso di colpa – abitando nelle profondità del nostro inconscio – si traveste subdolamente da buonismo e spirito di sacrificio, due caratteristiche difficili da smascherare e alle quali siamo ben addestrati sin da piccoli.

Ma ben presto arriva il conto da pagare, perché il senso di colpa ci rende dipendenti, a tal punto che arriveremo a odiare la persona da cui dipendiamo, perché proprio lei ci ricorderà le nostre debolezze: a nessuno piace essere alle dipendenze di altri. Diventerà un cane che si morde la cosa: più odiamo – più ci sentiremo in colpa – più faremo cose che non vogliamo fare – più si abbasserà il valore per noi stess*. Possiamo inserire questa dinamica in ogni ambito della vita.

Imparare a riconoscere e integrare il senso di colpa rifiutando il compiacimento e la manipolazione e scegliendo di decidere per il nostro bene, non solo ci rende persone libere aumentando il nostro valore, ma ci offre la possibilità di celebrare pienamente i nostri successi e di sostenere quelli altrui.

Un lavoraccio, ma chi lo ha fatto sa bene quanto è meraviglioso abbandonarsi al proprio valore.

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IL PRINCIPE AZZURRO PUZZA VECCHIO … E ANCHE LA PRINCIPESSA

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C’è una simbologia quasi tutta femminile che determina l’amore secondo una visione non consapevole. Ne sono pieni i romanzi, i film, i libri dove le “pene d’amore” si elevano fino all’esaltazione, diventando un ingrediente necessario dell’amore. E così che l’amato diventa un «dio o un principe» capace di rendere le loro amate delle dee o principesse. Il dolce soffrire dell’unione, dell’amore perso o rinnegato, lontano o che appartiene a qualcun’altro, viene assaporato intensamente come fosse una pozione magica.

Bene: è ora di togliere gli occhiali rosa e indossarne un paio più realistici che esaltano la nostra reale natura femminile e mostrano un mondo ricco di possibilità. Basta con i copioni sentimentali distanti mille miglia dalla realtà, almeno fintanto che non abbiamo acquisito una certa esperienza in fatto di libertà emozionale.

Farsi del male infilandosi in situazioni impossibili ha un significato ben preciso che ha a che fare con l’assunzione di responsabilità. È più facile sospirare e immaginare un amore lontano da noi che viverlo in prima persona, perché quest’ultima scelta comporta sempre un confronto basato sulla praticità quotidiana fatta di condivisione di spazi e scelte più o meno complicate. Più facile sognare e pensare che «sarebbe bello se … quando tu sarai liber* e noi potremo vivere insieme …» piuttosto che condividere gioie e dolori della quotidianità. Più facile disprezzare ciò che abbiamo, fare confronti sbilanciati, sperare di poter “sostituire” che prendersi il tempo per capire cosa sta davvero succedendo.

Quando una relazione di coppia sta per cambiare di livello e trasformarsi, ecco che generalmente si tende a guardare cosa offre il mercato piuttosto che affrontare la situazione. Sembra essere la scelta più gettonata, al #maschile tanto quando al #femminile! Se le cose non vanno più come mi immagino, distolgo l’attenzione dal vero problema e scelgo un attimo di speranza e leggerezza, dimenticando che il problema non lascia mai la sua fonte. Nonostante tutte le distanze che possiamo prendere, più viene ignorato, più si divincola per farsi notare, e ben presto ci ritroveremo con altri carichi pesanti da dove gestire. Alt! Ci deve essere un altro modo.

Quanto c’è da fare in una relazione! Un vero e proprio lavoro e nessuno ci dice che sarà così, che comporterà un’attenzione costante e quotidiana e che darà soddisfazioni fuori misura, se bel svolto e continuato nel tempo. Ogni ostacolo, piccolo o grande che sia, può essere una chiave che apre porte nuove verso opportunità che neppure avevamo preso in considerazione … sempre che ci sia la volontà di crescere insieme.

Un primo passo? Cominciare a riflettere su ciò che condanniamo nell’altro perché – molto spesso – è esattamente ciò che usiamo per condannare noi stesse

Raramente le persone vicine a noi si comportano come vorremmo ma spesso si comportano come temiamo. Dunque, antenne alte e consapevolezza alla massima potenza per scoprire che possiamo affrontare ogni situazione.

NON VIVO SENZA TE

Quanti cambiamenti subisce una relazione nel corso della vita? È un continuo cambiare, mutare di livello, rivedere e scegliere nuovamente. Ogni giorno lo scopro personalmente nel confronto con altre donne, ritrovandomi nelle loro storie piene di troppo amore verso gli altri e così poco per sé stesse. O di relazioni dove alla base c’è un esasperato desiderio o bisogno di “qualcosa o qualcuno”, un compromesso il cui peso pende solo da una parte, e non certo la loro. O dipendenze così esasperate da credere di non poter respirare in autonomia.

Si sono dedicate troppo ai bisogni dell’altro: e i loro dove li hanno messi? Stentano a cambiare le abitudini anche se i figli sono grandi e la relazione dura da tempo. Un gradino in salita verso una nuova visione sembra una montagna da scalare e molte preferiscono restare dove sono. Il tempo svanisce dal loro controllo, assorbite dai mille impegni quotidiani e si sentono sole in mezzo al caos.

Ma un giorno arriva la passione, quella che fa battere il cuore

No, non sto parlando di un altro uomo: quella è la direzione più semplice da scegliere. Intendo che scoprono la loro “missione di vita”. Scoprono che possono essere felici partendo da sé stesse, dalla loro profondità, e non è più necessario attendere qualcosa o qualcuno.

Eccole di fronte a un bivio da affrontare e alla domanda per eccellenza: «Se prendo questa strada, cosa perdo?» Difficile che qualcuna di loro pensi a cosa invece potrà guadagnare, all’impennata del valore che deriva da una felicità profonda e personale da poter estendere. Diventano giocoliere che si destreggiano in equilibrio tra gli impegni quotidiani e tutte le cose che si sono abituate a fare e con le quali hanno costruito la loro piccola fortezza felice, e la passione che si fa spazio pian piano dentro di loro. Per un po’ funziona. Ma ben presto una strada dev’essere abbandonata, altrimenti il rischio è di essere sopraffatte.

Devono scegliere se tagliare l’elastico per fare un balzo in avanti o mettere da parte ogni possibilità e restare dove sono.

Molte restano. Trovano scuse davvero interessanti, concrete e inespugnabili, e da quel momento vivono la loro vita nel dubbio o nel rimpianto. Altre tagliano l’elastico e scoprono che la vita dall’altra parte è meravigliosa! Due direzioni totalmente differenti, che richiedono entrambe molto coraggio poiché una accenderà la loro vita e l’altra la spegnerà.

Troppa intensità e dedizione verso l’altro, troppa concessione di sé stesse nelle varie situazioni, troppa dipendenza da cose e persone avvelenano la creatività. Spesso il solo antidoto rimane la libertà della fuga per ricercare un piccolo riparo dove trovare un modo di bastare a sé stesse: per tornare a desiderare.

E in quel piccolo spazio di mondo imparano ad amare i giorni per il loro accadere, senza ricercare per forza una compagnia, scoprendo di poter attingere alla propria fonte interiore. Riscoprono le amicizie che le appartengono, i film che desiderano vedere, gli abiti che vogliono indossare e nuove esperienze da assaporare.

In un suo libro Susanna Tamaro scrive che lungo i bivi della nostra strada incontriamo altre vite. Conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che compiamo in un attimo. E in quel momento mettiamo in gioco la nostra esistenza e quella di chi ci sta accanto.

C’è una riflessione che puoi fare in quel preciso istante, quando sei sola, di fronte al bivio: la tua felicità o infelicità sarà contagiosa per le persone accanto a te.

Inevitabilmente!

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CHE CONFUSIONE

Ogni cosa che appare nella nostra realtà è un contributo alla consapevolezza. La confusione, per esempio, crea destabilizzazione, divide in due la vita creando una certa dose di preoccupazione, ma è davvero la manna dal Cielo se la sappiamo utilizzare a nostro vantaggio.

Partiamo da questo: se non ci lasciamo prendere la mano, possiamo considerare che la confusione precede sempre la chiarezza.

Quando siamo confusi, la condizione migliore è quella di fermarsi per fare il punto della situazione, prendere carta, penna e mettere le preoccupazioni nero su bianco.

➥Possiamo scrivere tutto ciò che disturba in quel momento e che continua a vorticare nella testa, senza giudizio né condanna: semplicemente scriverlo come fosse la lista della spesa.
➥Quando abbiamo terminato scegliamo una voce della lista, che potrebbe essere per esempio quella che ci preoccupa di più
➥Rileggiamola rimanendo qualche istante con la sensazione che emerge
➥A quel punto possiamo compiere il nostro atto di consapevolezza immaginando la nostra preoccupazione come fosse un palloncino pronto a volare. Pronunciamo queste semplici parole: «Ti riconosco come una mia creazione, ti accolgo come una mia creazione e ti permetto di cessare di esistere» e immaginiamo il nostro palloncino volare alto nel cielo, fino a scomparire
➥Spuntiamola dalla lista e passiamo alla successiva.

C’è sempre un modo diverso e originale che possiamo trovare per trasformare la vita portando le situazioni a nostro vantaggio se lo vogliamo, e questo è uno dei tanti modi per farlo

Se deciderai di utilizzare questo modo, sii vigile nei giorni successivi all’uso della tecnica, annotando come cambia la tua vita, come si evolve e se ti va, scrivimi i tuoi risultati.

Buona esperienza!

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CONTENITORE DI EMOZIONI

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I bambini non si preoccupano del loro corpo, non lo etichettano come “bello” o “brutto”: lo vivono pienamente nei movimenti e nelle emozioni. Vestito o svestito per loro è uguale: a volte meglio svestito perché si sente più libero. La forma per loro non è importante: l’emozione lo è. Il corpo è una finestra sul mondo e le emozioni in genere si manifestano con tutta la loro forza quando siamo bambini. Da adulti non siamo altrettanto capaci di ridere a bocca aperta o gridare a squarciagola o piangere senza ritegno e eppure di ripetere mille volte gli stessi gesti per imparare qualcosa di nuovo.

Il corpo è una dimora che segnala il nostro passaggio nel mondo e ci fa sentire a casa. Può rappresentare una maschera protettiva che ci nasconde, oppure svelare le nostre emozioni ed essere un grande sensore delle relazioni

Lo consideriamo un amico quando ricalca i nostri desideri e un nemico quando ci aggredisce svelando la sua età. Lo usiamo come un contenitore dove riporre in ordine sparso il nostro essere e uno strumento da allenare, cambiare, truccare, lavare, vestire. Pensiamo questo: il corpo può agire in modo sbagliato solo quando risponde a pensieri sbagliati. Non è l’autore delle nostre creazioni: la mente lo è. Lo sono i pensieri e i nostri credo che fanno muovere il corpo nel mondo per fare esperienza.

IL CORPO E LE CAREZZE

«Il nostro corpo dovrebbe prima di tutto appartenerci ed essere sentito, piuttosto che visto e raccontato. Dovrebbe sfuggire alla paura dello sguardo che non ci vuole bene e dimenticare il commento che ci ha ferito. Anche nella sessualità è più importante quello che si esprime o si riconosce attraverso la pelle, gli odori, i sapori, piuttosto che attraverso le parole e gli sguardi.

Quando sentiamo il nostro corpo sollecitiamo la carezza più intensa e delicata per la nostra pelle, come gatti sapienti. Quando invece esso ci appare come un involucro nemico, con lineamenti che non sappiamo accettare, disposto secondo un’altezza o una larghezza che non amiamo, ne temiamo la nudità. Tuttavia, se oppressi dal peso e dalla vergogna, lo pieghiamo alle mode, alle trasformazioni momentanee, il corpo perde la sua specificità e diventa comune. Sebbene mascherato, o modificato con la chirurgia per renderlo adatto, resta ugualmente disadatto, come se la sua bellezza lo vestisse di opacità e impedisse all’anima di affiorare.»

Il corpo condiziona dunque le nostre azioni in tutte le età della vita. Ci aiuta a scegliere come vivere nel mondo e a crescere nella consapevolezza di ciò che amiamo e di ciò che invece ci risulta sgradevole. Se siamo state represse o allontanate dagli abbracci o abbiamo ricevuto istruzioni specifiche su cosa fare o non fare per essere giudicate positivamente dal mondo, saremo zoppe nell’esplorazione fisica del mondo stesso e dovremo ricostruire i passi della conoscenza.

Quando la nostra pelle è piena di divieti che fanno suonare continui segnali d’allarme, può accadere che abbiamo sbagliato partner. Ma se questo disagio si verifica con tutti anche con persone a cui stringiamo la mano o con le quali scambiamo un abbraccio, allora dobbiamo andare in profondità a ricercare la nostra libertà di toccare ed essere toccate. L’educazione femminile contiene più divieti, è generalmente più severa ed è questo il motivo per cui spesso solo le emozioni più forti, quelle che escono dal nostro controllo a creare la spinta per esplorare.

Possiamo essere fare e avere tutto ciò che desideriamo, se siamo disposti a vincere la pigrizia della mente, prima ancora di quella del corpo

**Nella fotografia le meravigliose donne della IV Edizione Il Potere dell’Energia Femminile – Formentera 2018)

(spunti presi da “Un Corso in Miracoli” e da “Le donne amano la terra e il cielo”)

UN VESTITO TROPPO STRETTO

A nessuno piace soffrire o essere infelice: e questo è un fatto! C’è poi chi trae dalla sofferenza un piacere, ma è certamente un modo stravolto per provare piacere.

Eppure se ci pensiamo bene, non è forse una sorta di piacere “stravolto” continuare a perseverare in una situazione che ci fa soffrire? Ci sono persone che per decine di anni si alzano di cattivo umore la mattina e raggiungono il posto di lavoro, altre restano accanto a un partner tollerandolo appena o addirittura accettando soprusi di ogni genere e poi c’è chi accetta amicizie per convenienza.

Ci dev’essere qualcosa di “attraente” e vantaggioso nella sofferenza se di fronte a malesseri di ogni genere ci fa restare anziché chiudere la porta e ricominciare. E l’aspetto più invisibile è che ogni sofferenza personale si propaga intorno a noi, contaminando le persone con le quali entriamo in contatto.

Il “piacere” di cui parlo è un vantaggio che abbiamo individuato e che ci permette di ottenere ciò che desideriamo.

Se una persona vuole essere amata e accudita e ammalarsi le ha dato ciò che stava cercando, sceglierà la malattia tutte le volte che l’intensità dell’amore e delle attenzioni cala. Se questa persona vorrà davvero ricevere amore, dovrà trovare un altro modo per essere amata e quindi abbandonare la malattia, il suo modo malato di chiedere amore.

L’inversione, il passaggio da una condizione conosciuta a un’altra totalmente nuova non viene quasi mai compiuto a mani basse. C’è resistenza, paura e un addestramento alla sofferenza che forse dura da molti anni. È come indossare un vestito stretto e logoro, ma senza quel vestito siamo nude di fronte al mondo: meglio tenerselo stretto.

Eppure nel momento in cui iniziamo a scucire il vestito ci accorgiamo di cominciare a respirare, e se abbiamo il coraggio di continuare a respirare permettendo alle cuciture di saltare, una dopo l’altra, senza strappi violenti, ecco che trovarci senza nulla addosso sarà una liberazione.

➥Il primo passo è accorgerci di indossare un vestito scelto da noi e che è sempre stato stretto, ma all’inizio andava bene così.
➥Il secondo passo è considerare che possiamo scegliere la stoffa, cucire e indossare tutti i vestiti che vogliamo, adatti a qualunque situazione.
➥Il terzo passo sarà quello di togliere con cura il vestito, riporlo nell’armadio delle esperienze e indossarne uno nuovo. Il risultato è che sentendoci bene nei nostri nuovi abiti, anche chi ci guarda potrà godere di questa bellezza, e magari chiederci dove abbiamo comprato il vestito che indossiamo.

Nessun tipo di sofferenza potrà mai garantirci l’amore, ma certamente potrà diventare la leva per andare oltre e scoprire che dall’altra parte la vita è un atelier

Al femminile sempre declinabile al maschile.

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