UN VESTITO TROPPO STRETTO

A nessuno piace soffrire o essere infelice: e questo è un fatto! C’è poi chi trae dalla sofferenza un piacere, ma è certamente un modo stravolto per provare piacere.

Eppure se ci pensiamo bene, non è forse una sorta di piacere “stravolto” continuare a perseverare in una situazione che ci fa soffrire? Ci sono persone che per decine di anni si alzano di cattivo umore la mattina e raggiungono il posto di lavoro, altre restano accanto a un partner tollerandolo appena o addirittura accettando soprusi di ogni genere e poi c’è chi accetta amicizie per convenienza.

Ci dev’essere qualcosa di “attraente” e vantaggioso nella sofferenza se di fronte a malesseri di ogni genere ci fa restare anziché chiudere la porta e ricominciare. E l’aspetto più invisibile è che ogni sofferenza personale si propaga intorno a noi, contaminando le persone con le quali entriamo in contatto.

Il “piacere” di cui parlo è un vantaggio che abbiamo individuato e che ci permette di ottenere ciò che desideriamo.

Se una persona vuole essere amata e accudita e ammalarsi le ha dato ciò che stava cercando, sceglierà la malattia tutte le volte che l’intensità dell’amore e delle attenzioni cala. Se questa persona vorrà davvero ricevere amore, dovrà trovare un altro modo per essere amata e quindi abbandonare la malattia, il suo modo malato di chiedere amore.

L’inversione, il passaggio da una condizione conosciuta a un’altra totalmente nuova non viene quasi mai compiuto a mani basse. C’è resistenza, paura e un addestramento alla sofferenza che forse dura da molti anni. È come indossare un vestito stretto e logoro, ma senza quel vestito siamo nude di fronte al mondo: meglio tenerselo stretto.

Eppure nel momento in cui iniziamo a scucire il vestito ci accorgiamo di cominciare a respirare, e se abbiamo il coraggio di continuare a respirare permettendo alle cuciture di saltare, una dopo l’altra, senza strappi violenti, ecco che trovarci senza nulla addosso sarà una liberazione.

➥Il primo passo è accorgerci di indossare un vestito scelto da noi e che è sempre stato stretto, ma all’inizio andava bene così.
➥Il secondo passo è considerare che possiamo scegliere la stoffa, cucire e indossare tutti i vestiti che vogliamo, adatti a qualunque situazione.
➥Il terzo passo sarà quello di togliere con cura il vestito, riporlo nell’armadio delle esperienze e indossarne uno nuovo. Il risultato è che sentendoci bene nei nostri nuovi abiti, anche chi ci guarda potrà godere di questa bellezza, e magari chiederci dove abbiamo comprato il vestito che indossiamo.

Nessun tipo di sofferenza potrà mai garantirci l’amore, ma certamente potrà diventare la leva per andare oltre e scoprire che dall’altra parte la vita è un atelier

Al femminile sempre declinabile al maschile.

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