Informazioni su Lucia Merico

Sono tante le esperienze acquisite in oltre un quarto di secolo dedicato alla Crescita Personale e Spirituale, e spaziano dallo sciamanesimo alla PNL, dalle tecniche energetiche di tradizione Essena alla ricerca di sé attraverso il perdono. E poi il femminile declinabile al maschile, un libro: PROFESSIONE SPIRITUALCOACH Gesù è più felice quando viaggia in Porsche, scritto con intensità e che racconta la mia storia, uguale a quella di molte donne e uomini. E una missione: sostenere nella trasformazione chiunque desideri rendere la propria vita un capolavoro. Ogni giorno, ogni attimo della mia vita è dedicato alla missione che ho scelto ed alla visione che ispira e guida il mio cammino, le cui basi poggiano sulla volontà di generare un mondo fatto di persone che conoscono profondamente e consapevolmente sé stesse e il proprio scopo di vita per un’evoluzione planetaria. Visione ambiziosa? Certamente, ne sono consapevole, e ho tutte le intenzioni di realizzarla!

DI CHI E’ LA VITTORIA?

luciamerico-spiritualcoach-unico

Vince sempre quella parte a cui diamo tutta la nostra attenzione!

Quante volte non facciamo cose che ci piacciono per paura o terrore che qualcosa di sconosciuto e brutto possa accadere. In quel momento stiamo delegando alla paura la responsabilità e dunque tutto il potere di fare ciò che abbiamo chiesto. «Hai ragione, cara paura. Lascio la mia vita nelle tue mani e accetto di essere infelice»

La paura è una scusa insufficiente per non fare il lavoro!

Chi non ha avuto paura per un motivo o per l’altro, almeno una volta nella vita? Eppure quel tremore che qualcosa di brutto possa accadere nasconde un piacere sottile non riconosciuto. Nell’immobilità del piccolo angolo nel quale abbiamo costruito la nostra casa, crediamo di avere tutto sotto controllo. Ma ciò che veramente controlliamo è una fetta di cielo sbiadito dalle nubi grigie e piene di pioggia che ben presto si trasformano in lacrime.

In realtà è questione di morte: deve morire una parte di noi per poter lasciare spazio al nuovo. Ecco, questo passaggio spaventa chiunque, spesso blocca l’evoluzione dando alla paura l’importante incarico di mettersi tra il vecchio e il nuovo, e lei sa fare molto bene il suo lavoro, essendo stata addestrata da noi. Dunque ce la cantiamo e ce la suoniamo: è la storia più antica di sempre.

Possiamo dar vita a qualcosa di nuovo quando emergono gli spettri del passato: chiudere gli occhi, fare un bel respiro e immaginare di spostare con le mani ciò che in quel momento mi contengono, e nello spazio che io stess* ho creato, alzare le braccia al cielo e cancellare le nubi, spegnere la pioggia per lasciare il posto all’arcobaleno più colorato che posso immaginare. Questo lo possiamo fare in ogni momento. Comporta solo un atto di volontà e un po’ di fantasia nel lasciar morire il vecchio per far spazio al nuovo.

Non importa chi sei e quale sia il tuo ruolo nel mondo

L’importante è accorgerti delle scuse che metti davanti alla tua felicità. Di fronte alla prossima difficoltà che ti mette in ginocchio domandati se è davvero ciò che vuoi. Ogni domanda porta con sé il seme della risposta.

La scelta è sempre e solo tra un piccolo angolo buio e un arcobaleno colorato. Se scegli quest’ultimo devi essere dispost* a lasciare il piccolo angolo buio insieme a tutti i suoi vantaggi. A chi vuoi attribuire la vittoria, dipende solo da te.

www.spiritualcoach.it

(Photo by Oscar Chevillard on Unsplash)

LA SCUOLA DELLA VITA…

… è la migliore delle scuole, senza dubbio!

lucia-merico-spiritualcoach-myself.png

Uno dei disagi che ho vissuto nel periodo scolastico fu quello di non poter fare domande: la nostra insegnante non lo permetteva!

Essendo una bambina che aveva fame d’imparare, fare domande era per me nutrimento e il dover accettare a mani basse ciò che la maestra diceva mi ha fortemente condizionata. Dopo essere stata espulsa dalla lezione di religione perché facevo «domande stupide e impertinenti» ho accettato quella condizione e non ho più fatto domande per non sentirmi «stupida e impertinente».

In diverse occasioni ho pensato spesso che a scuola si imparano le cose sbagliate: ti insegnano a fare i conti ma non come gestire il denaro, nessuno ti spiega come funzionano le relazioni, poco viene detto sulla comunicazione e l’importanza delle parole, cos’è l’energia e la legge della manifestazione, come scegliere un partner, come intervenire nei momenti di disagio, cosa aspettarsi da un matrimonio, cosa fare se la situazione va a rotoli, come crescere un bambino, men che meno quali siano le basi di una sana vita sessuale e molto altro d’importante.

Da adulta le persone alle quali mi rivolgevo per far fronte ai miei problemi spesso ne sapevano meno di me sull’argomento e avevo la sensazione di muovermi alla cieca in un mondo di ciechi. Come avrei voluto che l’insegnante di religione avesse risposto alle mie domande sul Cristo, su Dio, Gesù e sull’amore.

È davvero assurdo che ci voglia la patente per guidare l’automobile e nessuna istruzione per diventare adulti consapevoli!

Così mi sono data da fare, ho imparato un sacco di cose riguardo le relazioni e mi è piaciuto a tal punto da non voler smettere più di imparare. Inoltre ho esteso le mie esperienze e conoscenze a chi era intorno a me diventando SpiritualCoach®, ideatrice e trainer di corsi e laboratori per la crescita personale e spirituale.

In questo cammino – che continua da quasi trent’anni – ho compreso un insegnamento fondamentale sulle relazioni: sono una palestra per conoscere sé stessi attraverso gli altri, indipendentemente che siano partner, amici o colleghi.

Dunque, come puoi fare quando la tua relazione attraversa un momento di crisi ma entrambe desiderate sistemare la situazione? Se la volontà è di restare insieme significa che la relazione è ancora forte: siete solo rimasti intrappolati in un modello di comportamento invalidante che ha lo scopo di far emergere quella parte di voi che ha bisogno di cure. Insieme all’espressione dell’amore salgono anche le nostre paure che si manifestano con forza a causa del fatto che il partner ci fa da specchio.

In questo caso la parola chiave è «riservatezza» che significa parlare con qualcuno che possa sostenervi nel far luce sulla situazione e non cadere nella trappola del «mal comune e mezzo gaudio», una delle condizioni più fallimentari per risolvere qualunque problema.

Un altro aspetto importante è ricordare che il motivo dei disagi non è nel presente: appartiene al passato. Se avrete la voglia di iscrivervi a un corso sulle relazioni, potrete comprendere più a fondo come funzionano e intervenire utilizzando le tecniche imparate.

E se il partner vi lascia per un’altra persona, fermatevi un attimo, e per quanto vi è possibile sul momento, imparate pian piano a non dare la colpa a loro di quanto è successo. Concentratevi su di voi e alimentate un pensiero potenziante: «Ogni cosa accade per me e non a me» In questo modo vi state mettendo al centro della vostra vita, iniziando il processo per l’«assunzione di responsabilità» e cioè la capacità di saper trovare spunti positivi in una situazione disastrosa, un atto di grande forza e consapevolezza che smantella gradualmente gli aspetti degradanti e negativi.

E poi ci sono le domande alle quali rispondere per chiarire sempre più la situazione. Se volete potete rispondere sinceramente a queste:

  • Quale potrebbe essere un motivo per cui ora mi trovo in questa situazione?
  • Qual è il “mio” vantaggio in questo disastro?
  • Sto cercando di dimostrare a me stess* che …?
  • Cosa rappresenta l’altra persona per me?
  • I pensieri che ho formulato per creare tutto questo sono?
  • I pensieri che mi liberano da questa situazione sono?

Piccole indicazioni, tanto per cominciare a rinnovare i pensieri rispetto a un accadimento che ti ha travolt*. Per esperienza personale, ritengo sia molto meglio concentrare le proprie energie su come migliorare la vita per attrarre a sé un partner che abbia un’idea dell’amore simile alla mia, piuttosto che continuare a fare ciò che già conosco e che non ha funzionato, nella speranza di ottenere risultati differenti.

Ogni perdita rappresenta sempre un guadagno che all’inizio fatichiamo a etichettare come «vantaggioso». All’inizio potrebbe essere complicato riconoscerlo, ma se investiamo un po’ di tempo per indagare a fondo, se utilizziamo il buon senso mantenendo l’attenzione ai fatti e volendo fermamente essere felici anziché avere ragione, ben presto potremo vedere un nuovo panorama e riconoscere che la vita è davvero meravigliosa!

www.spiritualcoach.it

TI ACCOLGO COME VORREI ESSERE ACCOLTA

luciamerico-spiritualcoach-aggiungi-un-posto-a-tavola.jpg

Incontrando molte persone diverse tra loro, ho imparato a sviluppare l’accoglienza e ho piacere di spiegarti cosa significa per me. In pochissime parole, è quando ricevo l’altr* nello spazio del mio cuore.

Da lì parte la danza rituale dell’accoglienza che comporta la condivisione e il rendere partecipe. Quando accolgo offro all’ospite quanto di più prelibato possiedo, che sia cibo, pensieri o parole, perché in quel momento il mio unico desiderio è trattarl* come vorrei essere trattata: è per me un momento sacro dove c’è un accorgermi importante che deve andare oltre ogni pre-giudizio.


Riprendere il valore dell’ospitalità è conveniente in qualunque situazione ci troviamo a vivere in questo mondo di percezione,
dove ogni persona o situazione sembra vivere una vita separata da qualunque altra vita.

Dimentichiamo che siamo costantemente contaminati da pensieri che dalla nostra mente raggiungono il mondo e ritornano indietro. Se il cuore è chiuso, a cosa serve mettere a disposizione la propria casa, i piatti, il cibo, il letto? Ma quando il cuore è aperto e comprendiamo l’accoglienza ogni luogo diventa una casa dove poter ricevere e ospitare chiunque incontriamo.

La mancanza di accoglienza gioca un ruolo importante anche nelle nostre relazioni affettive. Anziché ricevere in noi l’altr* e favorirne il suo bene, pretendiamo che sia l’altro a soddisfare i nostri bisogni. Per questo le relazioni si sgretolano e non funzionano.

«Fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te» è la regola e non «Ti darò il mio amore quando tu mi darai tutte le attenzioni di cui ho bisogno».


Ciò che diamo ci ritorna sempre indietro proprio come una pallina da tennis lanciata contro il muro. È il solo modo che abbiamo per capire come abbiamo donato. Si chiama «causa ed effetto» una legge fondamentale in questo mondo per comprendere la direzione in cui stiamo andando ed eventualmente aggiustare il tiro.

Dare con amore implica attenzione e discernimento, accuratezza e conoscenza di sé. Non tutti sono capaci di restituire ciò che doniamo, magari non subito e magari non nella forma che ci aspettiamo, ed è per questo che a volte non ci accorgiamo di avere tra le mani il «dono».

Ma tutti sono in grado di imparare se ne hanno la volontà, che «dare è ricevere» e da qui cominciare a vivere nell’accoglienza.

www.spiritualcoach.it

(Photo by Brooke Lark on Unsplash)

GUARDA AVANTI!

luciamerico-spiritualcoach-stefaniaromano.png

Siamo molto più potenti di quanto possiamo immaginare!

Il fatto è che a volte lo stato di sovrabbondanza di ogni cosa ci confonde e impedisce di vedere con chiarezza le infinite possibilità che si parano davanti a noi, calpestandone l’essenza e lamentandoci di ciò che non abbiamo, rimanendo nelle mani strette del passato che ci trascinano sempre più in basso.

La vita è fatta per elevare, non per schiacciare. Ci chiede di procedere e non retrocedere.

Magari ogni tanto possiamo fermarci per riprendere fiato e in quel momento potrebbe succedere di sentire la voce del passato che ci invita a tornare indietro, nella conosciuta zona di confort.

Non ci sono regole fisse per il cambiamento, ma senz’altro possiamo seguire la linea guida del «guarda al futuro perché il passato già lo conosci». Che dire: ogni cosa che facciamo va bene se la usiamo per procedere nella nostra evoluzione.

Ci sono due punti fondamentali di cui il nostro agire ha estrema necessità:

  • Il primo è che il futuro ci riserva – in una forma o nell’altra sia a livello personale che collettivo – non solo la sopravvivenza ma anche la possibilità di vivere una vita straordinaria.
  • Il secondo è che per immaginare, scoprire e raggiungere questa forma superiore e straordinaria di esistenza non dobbiamo fare altro che pensare e procedere sempre in avanti, nella direzione in cui le linee dell’evoluzione assumono la loro massima coerenza.

Come facciamo a capire se siamo sulla strada corretta?

Non ci sono regole precise o mappe tracciate da seguire. Ciascuno di noi ha una bussola interiore che può governare a suo piacimento.

Ma una cosa la possiamo fare: studiare, informarci, frequentare corsi, imparare a sentire la nostra energia e dirigerla nel modo più conveniente per noi, assumendoci la responsabilità della nostra vita al 100%.

Si dice che un tramonto non ha regole fisse. Ogni volta è libero di usare i colori che più gli piacciono, e io sono d’accordo!

 

www.spiritualcoach.it

LA CURA

luciamerico-spiritualcoach-unione-coppia.png

«Forse … non siamo destinati stare insieme»

Sai qual è la parola chiave di questa frase così sfruttata da essere diventata un modo di dire? Destinati. Quando decliniamo la responsabilità al “caso, destino, fortuna” stiamo perdendo di vista noi stessi.

A mani basse non dovrebbero essere messe da parte neppure gli oggetti, figuriamoci le persone. Eppure sembra essere il modo con cui viviamo attualmente le relazioni. Abbiamo dimenticato come prenderci cura dell’altro, e non intendo solo “fisicamente”. La cura di cui parlo è quella dell’anima e può essere risvegliata solo cominciando col nostro risveglio. Non può funzionare il restare a forza con l’altro* perché non so dove andare, perché ho paura di stare sol*, perché ci sono i figli etc.  È il «come» sto nella relazione.

  • La diversità che inizialmente mi ha fatto innamorare, come mai ora mi infastidisce?
  • Da dove arriva questa gelosia che mi prende di tanto in tanto e mi porta a sorvegliare l’altr*?
  • Conosco i miei bisogni e chiedo che vengano esauditi da chi mi sta accanto, caricandol* di una responsabilità che dovrebbe essere solo mia?
  • Vivo intimamente la relazione fisica, mentale, spirituale o lo sguardo è superficiale?
  • Se mi sento in colp* o triste perché l’altr* è infelice, ne conosco la motivazione profonda?
  • Sono consapevole che il malessere dell’altr* può diventare un punto di forza per entrambi?

Quando rispondiamo a nuove domande, apriamo la mente a nuove prospettive. Il fatto è che spesso non sappiamo come fare perché non ce lo hanno insegnato, e così continuiamo a percorrere il solco conosciuto senza l’ambizione di prepararne un altro, totalmente il nuovo, perché fa paura la novità.

Eppure sono infinite le strade che si palesano quando entriamo nel mondo fantastico di quando eravamo bambini, e il reale e la fantasia non avevano una linea di demarcazione. Qualcuno ci ha insegnato le differenze ed è un bene. Ciò che non è bene è averle messe a paravento dell’immaginazione, e i molti modi di vivere la vita diventano uno o due al massimo, e così la maggior parte delle esperienze che faremo saranno legate a quell’una o due motivazioni che quasi sempre non sono nostre ma appartengono all’eredità di famiglia.

Il solo modo di conoscere l’altr* è prendere in considerazione e avere cura di sé stessi, e quando lo facciamo scopriamo che l’altro è simile a noi più di quanto potevamo immaginare, non nella forma ma nella sostanza, nei bisogni, nelle difficoltà che vive.

Possiamo partire da qui.

 

http://www.spiritualcoach.it

(foto su Unsplash)

OGNI COSA COMINCIA DA ME

luciamerico-spiritualcoach-ogni-cosa-comincia-da-me

«Supponiamo che abbiate l’ambizioso desiderio di diventare una star o un milionario. Ma siete veramente pronti a concedervelo? Di solito le persone credono che la gloria, i soldi o il potere siano appannaggio di pochi eletti. Ma chi li sceglie, questi eletti? In primo luogo essi stessi e solo poi tutti gli altri! Se sognate qualcosa ma non siete pronti a concedervelo, non lo otterrete sicuramente.» (da Reality Transurfing di Vadim Zeland)

 

Questo estratto del libro di Zeland mi fa riflettere su un argomento che ho toccato molto spesso nella mia vita, sia personalmente che durante i corsi. Ed è proprio a un corso tenuto molti anni fa al quale faccio riferimento, dove uno degli studenti aveva il desiderio (da molti anni) di possedere una barca a vela.

Stimolato dalla considerazione che a volte vogliamo fortemente qualcosa ma non abbiamo ancora sviluppato la fiducia necessaria a riceverla, sosteneva che nel suo caso quel che dicevo non aveva senso: lui voleva la barca a vela e l’avrebbe avuta perché nelle sue «visualizzazioni» riusciva a immaginarla nel dettaglio.

A quel punto gli chiesi di fare un piccolo esercizio: chiudere gli occhi, immaginare la barca a vela di fronte a lui e «salirci sopra». Ricordo bene il suo viso diventare rosso di rabbia, le labbra contrarsi come in uno sforzo e d’improvviso i suoi occhi spalancarsi, attoniti, come se avessero visto un fantasma, e dalla sua bocca sono uscite queste parole: «Non riesco a salire sulla barca!»

Il problema era proprio questo! Pur immaginando la barca nel dettaglio mentre solcava il lago leggera con le vele spiegate, al timone lui non c’era! Questo era il suo scoglio e insieme lo abbiamo affrontato, scoprendo quali fossero gli ostacoli. Nel suo caso era la mancanza di fiducia nel credere di poter governare la sua barca, che abbiamo superato con la tecnica del «fare come se».  

La prima azione appena rientrato dal corso è stata quella di andare da un concessionario nautico e vedere, toccare, salire e provare in acqua la barca del suo sogno. Da quel momento sono iniziate a susseguirsi una serie di perfette sincronicità e la fiducia di potercela, che fare lo hanno portato a salire sulla sua barca un anno dopo, e insieme abbiamo celebrato.

Mi auguro che questo breve racconto possa in qualche modo esserti d’aiuto come lo è stato per me. Da quel momento sono più attenta nell’osservare quali ostacoli mi impediscono di realizzare il mio sogno.

 

www.spiritualcoach.it

AL FEMMINILE DECLINABILE AL MASCHILE

giorgio-camozzi-649875-unsplash

L’ascesa delle donne al potere in generale non è garanzia che la voce femminile possa essere ascoltata.

Succede che, una volta raggiunto il potere, questa voce possa tentare di cospirare con il sistema patriarcale che ai loro occhi ha “magnanimamente concesso” di avere un posto a tavola. Si sentono costrette ad essere “uomini forti in mezzo a uomini forti”, “donne con le palle” o coi “controcoglioni”, come se i testicoli maschili fossero il solo metro di misura per esprimere potere. Sapete, questi non sono dettagli da sottovalutare: mai!

Definirci in questa maniera svilisce il potere femminile

tanto quanto quello maschile, ed è bene saperlo

Tornando a parlare di femminile a vantaggio del maschile, possiamo comprendere che questa strada non può funzionare, e sono i fatti a parlare. Donne e uomini sempre più soli, violenze in aumento, aggressività in aumento, malattie “maschili” come la perdita dei capelli e l’infarto sono in aumento nel mondo femminile.

C’è qualcosa che non funziona, e se non funziona perché continuare in questa direzione? È necessario un po’ di vento del cambiamento!

Il processo di restauro dell’animo femminile è un nutriente fondamentale per la liberazione della Dea imprigionata in ogni donna e uomo sulla terra. Si esprime in modo prioritario nelle donne e si estende influenzando il mondo intero, portando intorno a sé un autentico equilibrio, rappresentando non solo le donne ma anche lo sforzo che ogni essere umano fa per riacquistare il proprio cuore perduto.

La Dea imprigionata è il nostro disprezzo della passione, l’invalidamento del femminile, della mancanza di circolarità di pensiero e azione: è il fastidio che proviamo quando ci dicono che la risposta a tutto è l’amore. Non possiamo certo parlare di ‘amore’ quando usiamo il sacrificio per farci strada, e credetemi quando vi dico che riusciamo a metterlo in ogni situazione.

Ma la vera domanda è: «Chi ha imprigionato la Dea?» Potremmo pensare di essere vittime della situazione, ma non è così. La prigionia è tanto della vittima quanto del carnefice. Dunque la responsabilità è delle donne tanto quanto degli uomini. Lo sconosciuto mondo femminile non è sconosciuto solo agli uomini, lo è soprattutto alle donne, altrimenti lo definiremmo in un altro modo.

Sapete quali sono i passaggi che dobbiamo compiere per ritornare alla Dea? Vi mostro il mio punto di vista:

  • Conoscere profondamente noi stesse informandoci riguardo le nostre radici: come siamo arrivate fin qui?
  • Considerare che ancora oggi chiamiamo emancipazione la strategia del vittimismo e della ribellione come espressione del nostro potere personale
  • Trovare un altro modo per rivendicare il femminile

È un vero e proprio lavoro di ristrutturazione, di equilibri a volte evidenti, altre volte nascosti, di riconoscimento del proprio valore attraverso l’estinzione della colpa. Siamo in un tempo e momento propizio per i cambiamenti e l’energia che si manifesta ora è ricca di possibilità che vanno utilizzate con consapevolezza, che vuol dire conoscenza del proprio Sé profondo.

Non possiamo abbellire l’esterno di una casa e poi lasciare che l’arredamento al suo interno venga consumato dalla polvere e dalla sporcizia.

Dobbiamo rendere la nostra casa interiore un luogo confortevole dove poter tornare quando il caos della vita ci vuole fagocitare.

Vi lascio con una domanda: «A cosa vuoi dare vita?»

Il Sé femminile che è in ogni donna e in ogni uomo attende una “gravidanza consapevole” e la conseguente nascita di pensieri e azioni. Nessuna violenza può essere considerata tale se non viene accettata, prima nella mente e poi nel corpo sia femminile che maschile.

Sono fiduciosa e nel mio piccolo mondo vedo che qualcosa sta cambiando. Non dobbiamo fare ombra a nessuno e neppure accettare che qualcuno sia la nostra ombra: che ciascuno gestisca le proprie.

La Dea è qui e non la possiamo fermare. La vedo in ogni donna e uomo che ha la volontà di mettersi in discussione. Sta a noi decidere come renderla manifesta, una volta per tutte.

www.spiritualcoach.it