ADDESTRATE ALL’INFELICITÀ

Forse bisogna ristrutturare anche la parola «spontaneità» perché è un paradosso: nel momento in cui si obbedisce a una richiesta, non lo facciamo «spontaneamente». Prendiamo per esempio l’amore: è spontaneità avvicinarsi all’altro o dietro c’è una richiesta inconscia, la voglia di far fronte a un bisogno?

Se rispondiamo onestamente a questa domanda, dovremo sconfiggere alcune illusioni riguardo all’amore, e la prima di tutte è quella dell’amore «romantico». So bene che potrà sembrare alquanto strano parlare di amore e dire che è bene tenere i piedi ben piantati a terra, ma d’altronde il mito che abbiamo creato è quello di credere che l’altro, munito della sua sfera magica, indovini ciò che sentiamo, vogliamo fare, ciò di cui abbiamo bisogno senza doverlo chiedere.

Il riconoscimento di questo aspetto è il primo passo verso una relazione felice, prima di tutto con noi stesse. La sua mancata conoscenza rende fragile ogni relazione perché la riempie di astrazioni che provocano delusione, quasi che amare anche con la razionalità e non solo col cuore possa sminuire l’essenza dell’amore. Vorremmo un partner perfetto, senza un passato e con un futuro così roseo da esimerci da qualunque problema. Molte di noi vogliono essere la «numero uno» davanti a tutto e tutti, senza accettare l’idea che esistono altri aspetti fondamentali in una relazione: come l’altro, per esempio.

Spesso le relazioni d’amore che sembrano assolute nascono sulle basi di delusioni e rotture, e proprio questo dovrebbe essere il segnale che indica la delicatezza e la fragilità dell’amore, che non è «per sempre», anche se possiamo sentirci al sicuro nel crederlo. Ma ci crediamo veramente, o una parte di noi sa bene che ci stiamo ingannando?

Possiamo amare a lungo una persona, anche per tutta la sua e la nostra vita, ma non l’ameremo mai nello stesso modo. Questa apparente instabilità della relazione è ciò di cui abbiamo bisogno per evolverci singolarmente e insieme, così che una crisi diventa la liberazione di nuove possibilità e non più una distruzione dell’eterna armonia. Realisti, coi piedi ben piantati a terra, tenendo conto dell’altro come essere e non come scudo di protezione alle difficoltà della vita.

Questo è, tanto per cominciare: niente di più e neppure niente di meno. L’addestramento comincia per tutti al momento della nascita e nei successivi 3/5 anni di vita. Inoltre le femmine vengono “addestrate” in maniera differente dai maschi rispetto alle relazioni.

  • Quali input riceviamo?
  • Quali sono i mattoncini che mettiamo come base per costruire la nostra casa mentale dove abiteremo per il resto della nostra vita?
  • Quali sono le istruzioni “al femminile” che inevitabilmente condizioneranno le nostre relazioni?

Avrai la possibilità di trovare la tua risposta, sistemare le tue convinzioni e creare una vita che possa essere come tu la desideri, partecipando il 7 e 8 Luglio all’Edizione Esclusiva di Nascita e Rinascita con esperienza in grotta -Al Femminile

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PICCOLI SFORZI DI FELICITA’

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Non devi fare alcun sacrificio per essere felice. Al massimo piccoli sforzi che ben presto diventano buone abitudini, come una meditazione quotidiana, i passi di potere, una passeggiata nella natura, un attimo di preghiera, una colazione consumata nel silenzio dell’alba, l’utilizzo di tecniche per riportare in equilibrio la tua energia o quant’altro possa creare buone basi per una sanità mentale.

In un libro di Trungpa, l’autore scrive che l’ego preferisce atti eroici di ricerca spirituale, come andare in ritiro una settimana o diventare vegetariani. Esperienze come queste possono dare una sensazione di euforia perché ci permettono di lasciare alle spalle il nostro vecchio sé negativo e non illuminato, ma alla fine l’euforia svanisce e ci ritroviamo nuovamente con noi stessi. Possiamo “gettare via il vestito elegante ed entrare nell’Ashram”, come dice Trungpa, ma un cambiamento così grandioso servirà solamente a rafforzare il nostro senso di identità, dell’”io” che cambierà la nostra vita.

Solo quando ci rendiamo conto che l’ego controlla persino i nostri tentativi di perdere l’ego riusciamo a smettere di aspirare a una qualche esperienza di illuminazione per lasciare semplicemente che le cose sia come sono.  Puoi leggere, partecipare a corsi, incontrare persone “illuminate” e “Maestri”, diventare vegano, marziano o qualunque cosa tu voglia essere: se sei felice, va bene. E nel frattempo ricorda di essere disposto ad aprire gli occhi alle circostanze della vita, abituati alla delusione e a tirarti su le maniche nei momenti di difficoltà perché niente e nessuno ti potrà mai proteggere. Se cerchi protezione, hai sbagliato Pianeta. Se, invece, vuoi conoscere te stesso, sei arrivato nel posto perfetto nella sua imperfezione, buio quanto basta per scoprire che risplende di luce, difficile a tal punto da trovare le difficoltà un modo opportuno per essere felice. Un cammino spirituale non è nulla di speciale. Una volta intrapreso ti mostra esattamente la vita com’è e a considerare che se ti piace puoi trovare il modo per migliorarla e, se non ti piace, puoi trovare un modo per trasformarla. Nulla di più e per questo nulla di meno.  … ma è solo il mio pensiero. Vivo e mi accorgo!

STORIE DI DONNE SELVAGGE

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Da lungo tempo abbiamo un mondo di scienza e sapere scientifico senza sapientia — saggezza dell’anima. Immaginate adesso una nuova era, in cui fosse possibile avere una «scienza dotata d’anima», una scienza che attingesse a un mistico «philosophorum» — un modo di vedere, pensare ed essere non determinato dalla routine, o dalla politica, o dall’utilitarismo, o dall’opportunismo, o dal mero freddo realismo, ma passato al vaglio dell’anima.

Immaginate: l’anima informata dalla scienza, la scienza informata nelle proprie applicazioni dall‘anima.

Immaginate se potessimo offrire al mondo un modo di vedere che vada «oltre» — oltre il velo delle apparenze — e sveli come da impercettibili segnali di insufficienza di risorse del pianeta, via via sempre più drammatici, nascano le visibili, atroci guerre che lo insanguinano.

Immaginate di parlare di scienze sociali, bioscienze, scienze politiche — il tutto entro l’ambito delle misure dell’anima, con i anima come abile pensatore e agente. Parlare a più livelli interconnessi contemporaneamente è parlare da profeti nel senso più visionario del termine. Alcuni forse obietteranno che profeta è una parola troppo grande per noi «gente qualunque». Ma che cos’è un profeta se non una persona che vede l’incandescente forza vitale, immanente o perduta, laddove altri passano indifferenti, senza vedere — e, in base a ciò che vede, agisce e parla?

Immaginate di insegnare ai giovani che la tutela di ogni essere umano e la costruzione della pace nel mondo iniziano con la tutela di quelle cose in mancanza delle quali gli esseri umani muoiono, e per le quali giungono a uccidersi: disponibilità in quantità adeguate di acqua, aria, terra non inquinate; raccolti e medicinali; un ecosistema che non privi gli esseri umani del loro habitat, ma li nutra e li ristori, li rilassi e li alimenti, e ricordi loro quotidianamente quella «Fonte che non ha altra fonte», senza bisogno di spiegazioni, o di pagare un biglietto per entrare. Perché si è già là: si è già «a Casa».

(Storie di Donne Selvagge)

SE VUOI QUALCOSA DI DIVERSO, FAI QUALCOSA DI DIVERSO

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Ebbene sì: a volte anche tu, come me, te la racconti. In poche parole ti fai piacere situazioni che, in realtà, non ti piacciono affatto o utilizzi modi infelici per ottenere ciò che vuoi. Mi spiego meglio. Sin da piccola ho utilizzato la malattia per attirare l’attenzione: labbra blu e perdita dei sensi fino a circa 3 anni, sangue dal naso successivamente e infine allergia con asma bronchiale. Funzionava alla grande! Avevo per me tutte le attenzioni degli adulti di famiglia e in particolare quella che desideravo di più: le cure di mia sorella maggiore. Per questo ho continuato da adolescente e poi adulta a usare la malattia come modalità per smuovere le attenzioni altrui. Negavo il problema: mancanza di amore per me stessa. E cercavo la soluzione dove non poteva essere trovata: nel corpo anziché nella mente. Mettevo da parte la verità a vantaggio del riconoscimento: volevo avere ragione anziché essere felice. Tuttavia per cambiare il risultato ho dovuto fare qualcosa di diverso: riconoscere che qualunque area malata della mia vita era una richiesta d’aiuto o di amore alla quale potevo rispondere solo aprendo gli occhi. Con fatica e tanta determinazione ho iniziato a coltivare qualcosa di diverso per me sviluppando un atteggiamento più consapevole ed ho capito che la guarigione passa attraverso l’accorgermi e domandarmi come posso fare per migliorare, che imparo sempre ciò che insegno, che il perdono è potere e che ciò che faccio agli altri lo faccio a me stessa. In questo modo è iniziata l’apertura verso la spiritualità: guardando in maniera oggettiva la vita e riconoscendo il potere di poter scegliere e decidere.

APPREZZAMENTO

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Gli uomini sono turbati non dalle cose che accadono, ma dall’opinione che danno alle cose che accadono. (Epitteto)

Apprezza il mondo così com’è e non come vorresti che fosse. Questa è una delle chiavi per aprire la porta della vera felicità. Accorgiti!

IL MARE IN BURRASCA

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E’ la paura stessa che ci fornisce la possibilità di diventare straordinariamente felici. In essa trovi la forza. La tenacia, la capacità di rialzarti: è la vera sfida. All’inizio potrebbe essere vissuta come una “sfida” per poi diventare, pian piano, la via verso la fede che qualcosa di buono accade sempre. Ogni cosa che accade è perfetta per crescere, comprendere, evolvere: ogni singola cosa.

Non è una sfida tra bene e male, una lotta. A parer mio è un’onda che si alza e si abbassa, come le maree, come la luce che lascia posto al buio e viceversa. E’ una comprensione di ruolo dove ognuno ha il suo scopo preciso che viene attivato dalla tua propria volontà. A volte senti di dover fare esperienza della paura, e così sia, e in essa trovi la chiave per aprire la porta di un’altra felicità. A volta è un mare in burrasca mentre altre è la calma piatta. Cosa c’è di brutto in un mare in burrasca o nell’essere piatto? Nulla, se lasci che sia. Ogni condizione è perfetta, sempre. La disarmonia della paura è solo una tua percezione. In sé essa è perfetta per farvi vivere ciò che hai chiesto, inconsapevolmente a volte, altre l’hai vista arrivare ma non hai cambiato direzione. Sei rimasto sulla sua traiettoria, consapevole a un qualche livello, della sua imponenza.

INCONTRI SACRI

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Negli altri c’è sempre il riflessione di ciò che siamo, in ogni senso. Riconoscere ciò è riconoscere l’unità che abbraccia il singolo con il Tutto. Certo, è più facile vederci riflessi nella bellezza che ci circonda. Molto meno semplice è riconoscere parte del nostro essere nella distruzione e nella devastazione.

Siamo anche quello: nel nostro piccolo mondo siamo capaci di distruggere, magari a piccole dosi, quelle dosi che non ci fanno pensare a quanto male ti stai facendo: quando rinunci ai tuoi valori, ogni volta che dici “si” per paura di perdere, quando ti arrocchi sul tuo orgoglio laddove basterebbe lasciarti andare ad un abbraccio.

La capacità di distruggere è insita in ogni essere umano, dalla più lieve alla più devastante. Sono i piccoli malesseri, uno vicino all’altro, che portano ad un malessere più grande. E lo stesso vale per le piccole gioie, una vicina all’altra, che forgiano la volontà di scegliere di essere felice.

Accorgiti, oggi, ogni volta che hai la tentazione di giudicare. Poniti una semplice domanda: Qual è il fastidio che percepisco? Cosa può pensare una persona per comportarsi in quel modo? In passato, magari in una forma differente, ho avuto anch’io un pensiero simile? Se sì, in quale occasione?

Conoscere se stessi è la vera sfida e lo possiamo fare solo ed esclusivamente guardando il mondo che ci circonda. Con questi occhi, ogni essere diventa maestro di vita, nella comprensione che ogni incontro è davvero sacro.

Accorgiti!