GUARDA AVANTI!

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Siamo molto più potenti di quanto possiamo immaginare!

Il fatto è che a volte lo stato di sovrabbondanza di ogni cosa ci confonde e impedisce di vedere con chiarezza le infinite possibilità che si parano davanti a noi, calpestandone l’essenza e lamentandoci di ciò che non abbiamo, rimanendo nelle mani strette del passato che ci trascinano sempre più in basso.

La vita è fatta per elevare, non per schiacciare. Ci chiede di procedere e non retrocedere.

Magari ogni tanto possiamo fermarci per riprendere fiato e in quel momento potrebbe succedere di sentire la voce del passato che ci invita a tornare indietro, nella conosciuta zona di confort.

Non ci sono regole fisse per il cambiamento, ma senz’altro possiamo seguire la linea guida del «guarda al futuro perché il passato già lo conosci». Che dire: ogni cosa che facciamo va bene se la usiamo per procedere nella nostra evoluzione.

Ci sono due punti fondamentali di cui il nostro agire ha estrema necessità:

  • Il primo è che il futuro ci riserva – in una forma o nell’altra sia a livello personale che collettivo – non solo la sopravvivenza ma anche la possibilità di vivere una vita straordinaria.
  • Il secondo è che per immaginare, scoprire e raggiungere questa forma superiore e straordinaria di esistenza non dobbiamo fare altro che pensare e procedere sempre in avanti, nella direzione in cui le linee dell’evoluzione assumono la loro massima coerenza.

Come facciamo a capire se siamo sulla strada corretta?

Non ci sono regole precise o mappe tracciate da seguire. Ciascuno di noi ha una bussola interiore che può governare a suo piacimento.

Ma una cosa la possiamo fare: studiare, informarci, frequentare corsi, imparare a sentire la nostra energia e dirigerla nel modo più conveniente per noi, assumendoci la responsabilità della nostra vita al 100%.

Si dice che un tramonto non ha regole fisse. Ogni volta è libero di usare i colori che più gli piacciono, e io sono d’accordo!

 

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LA CURA

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«Forse … non siamo destinati stare insieme»

Sai qual è la parola chiave di questa frase così sfruttata da essere diventata un modo di dire? Destinati. Quando decliniamo la responsabilità al “caso, destino, fortuna” stiamo perdendo di vista noi stessi.

A mani basse non dovrebbero essere messe da parte neppure gli oggetti, figuriamoci le persone. Eppure sembra essere il modo con cui viviamo attualmente le relazioni. Abbiamo dimenticato come prenderci cura dell’altro, e non intendo solo “fisicamente”. La cura di cui parlo è quella dell’anima e può essere risvegliata solo cominciando col nostro risveglio. Non può funzionare il restare a forza con l’altro* perché non so dove andare, perché ho paura di stare sol*, perché ci sono i figli etc.  È il «come» sto nella relazione.

  • La diversità che inizialmente mi ha fatto innamorare, come mai ora mi infastidisce?
  • Da dove arriva questa gelosia che mi prende di tanto in tanto e mi porta a sorvegliare l’altr*?
  • Conosco i miei bisogni e chiedo che vengano esauditi da chi mi sta accanto, caricandol* di una responsabilità che dovrebbe essere solo mia?
  • Vivo intimamente la relazione fisica, mentale, spirituale o lo sguardo è superficiale?
  • Se mi sento in colp* o triste perché l’altr* è infelice, ne conosco la motivazione profonda?
  • Sono consapevole che il malessere dell’altr* può diventare un punto di forza per entrambi?

Quando rispondiamo a nuove domande, apriamo la mente a nuove prospettive. Il fatto è che spesso non sappiamo come fare perché non ce lo hanno insegnato, e così continuiamo a percorrere il solco conosciuto senza l’ambizione di prepararne un altro, totalmente il nuovo, perché fa paura la novità.

Eppure sono infinite le strade che si palesano quando entriamo nel mondo fantastico di quando eravamo bambini, e il reale e la fantasia non avevano una linea di demarcazione. Qualcuno ci ha insegnato le differenze ed è un bene. Ciò che non è bene è averle messe a paravento dell’immaginazione, e i molti modi di vivere la vita diventano uno o due al massimo, e così la maggior parte delle esperienze che faremo saranno legate a quell’una o due motivazioni che quasi sempre non sono nostre ma appartengono all’eredità di famiglia.

Il solo modo di conoscere l’altr* è prendere in considerazione e avere cura di sé stessi, e quando lo facciamo scopriamo che l’altro è simile a noi più di quanto potevamo immaginare, non nella forma ma nella sostanza, nei bisogni, nelle difficoltà che vive.

Possiamo partire da qui.

 

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OGNI COSA COMINCIA DA ME

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«Supponiamo che abbiate l’ambizioso desiderio di diventare una star o un milionario. Ma siete veramente pronti a concedervelo? Di solito le persone credono che la gloria, i soldi o il potere siano appannaggio di pochi eletti. Ma chi li sceglie, questi eletti? In primo luogo essi stessi e solo poi tutti gli altri! Se sognate qualcosa ma non siete pronti a concedervelo, non lo otterrete sicuramente.» (da Reality Transurfing di Vadim Zeland)

 

Questo estratto del libro di Zeland mi fa riflettere su un argomento che ho toccato molto spesso nella mia vita, sia personalmente che durante i corsi. Ed è proprio a un corso tenuto molti anni fa al quale faccio riferimento, dove uno degli studenti aveva il desiderio (da molti anni) di possedere una barca a vela.

Stimolato dalla considerazione che a volte vogliamo fortemente qualcosa ma non abbiamo ancora sviluppato la fiducia necessaria a riceverla, sosteneva che nel suo caso quel che dicevo non aveva senso: lui voleva la barca a vela e l’avrebbe avuta perché nelle sue «visualizzazioni» riusciva a immaginarla nel dettaglio.

A quel punto gli chiesi di fare un piccolo esercizio: chiudere gli occhi, immaginare la barca a vela di fronte a lui e «salirci sopra». Ricordo bene il suo viso diventare rosso di rabbia, le labbra contrarsi come in uno sforzo e d’improvviso i suoi occhi spalancarsi, attoniti, come se avessero visto un fantasma, e dalla sua bocca sono uscite queste parole: «Non riesco a salire sulla barca!»

Il problema era proprio questo! Pur immaginando la barca nel dettaglio mentre solcava il lago leggera con le vele spiegate, al timone lui non c’era! Questo era il suo scoglio e insieme lo abbiamo affrontato, scoprendo quali fossero gli ostacoli. Nel suo caso era la mancanza di fiducia nel credere di poter governare la sua barca, che abbiamo superato con la tecnica del «fare come se».  

La prima azione appena rientrato dal corso è stata quella di andare da un concessionario nautico e vedere, toccare, salire e provare in acqua la barca del suo sogno. Da quel momento sono iniziate a susseguirsi una serie di perfette sincronicità e la fiducia di potercela, che fare lo hanno portato a salire sulla sua barca un anno dopo, e insieme abbiamo celebrato.

Mi auguro che questo breve racconto possa in qualche modo esserti d’aiuto come lo è stato per me. Da quel momento sono più attenta nell’osservare quali ostacoli mi impediscono di realizzare il mio sogno.

 

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AL FEMMINILE DECLINABILE AL MASCHILE

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L’ascesa delle donne al potere in generale non è garanzia che la voce femminile possa essere ascoltata.

Succede che, una volta raggiunto il potere, questa voce possa tentare di cospirare con il sistema patriarcale che ai loro occhi ha “magnanimamente concesso” di avere un posto a tavola. Si sentono costrette ad essere “uomini forti in mezzo a uomini forti”, “donne con le palle” o coi “controcoglioni”, come se i testicoli maschili fossero il solo metro di misura per esprimere potere. Sapete, questi non sono dettagli da sottovalutare: mai!

Definirci in questa maniera svilisce il potere femminile

tanto quanto quello maschile, ed è bene saperlo

Tornando a parlare di femminile a vantaggio del maschile, possiamo comprendere che questa strada non può funzionare, e sono i fatti a parlare. Donne e uomini sempre più soli, violenze in aumento, aggressività in aumento, malattie “maschili” come la perdita dei capelli e l’infarto sono in aumento nel mondo femminile.

C’è qualcosa che non funziona, e se non funziona perché continuare in questa direzione? È necessario un po’ di vento del cambiamento!

Il processo di restauro dell’animo femminile è un nutriente fondamentale per la liberazione della Dea imprigionata in ogni donna e uomo sulla terra. Si esprime in modo prioritario nelle donne e si estende influenzando il mondo intero, portando intorno a sé un autentico equilibrio, rappresentando non solo le donne ma anche lo sforzo che ogni essere umano fa per riacquistare il proprio cuore perduto.

La Dea imprigionata è il nostro disprezzo della passione, l’invalidamento del femminile, della mancanza di circolarità di pensiero e azione: è il fastidio che proviamo quando ci dicono che la risposta a tutto è l’amore. Non possiamo certo parlare di ‘amore’ quando usiamo il sacrificio per farci strada, e credetemi quando vi dico che riusciamo a metterlo in ogni situazione.

Ma la vera domanda è: «Chi ha imprigionato la Dea?» Potremmo pensare di essere vittime della situazione, ma non è così. La prigionia è tanto della vittima quanto del carnefice. Dunque la responsabilità è delle donne tanto quanto degli uomini. Lo sconosciuto mondo femminile non è sconosciuto solo agli uomini, lo è soprattutto alle donne, altrimenti lo definiremmo in un altro modo.

Sapete quali sono i passaggi che dobbiamo compiere per ritornare alla Dea? Vi mostro il mio punto di vista:

  • Conoscere profondamente noi stesse informandoci riguardo le nostre radici: come siamo arrivate fin qui?
  • Considerare che ancora oggi chiamiamo emancipazione la strategia del vittimismo e della ribellione come espressione del nostro potere personale
  • Trovare un altro modo per rivendicare il femminile

È un vero e proprio lavoro di ristrutturazione, di equilibri a volte evidenti, altre volte nascosti, di riconoscimento del proprio valore attraverso l’estinzione della colpa. Siamo in un tempo e momento propizio per i cambiamenti e l’energia che si manifesta ora è ricca di possibilità che vanno utilizzate con consapevolezza, che vuol dire conoscenza del proprio Sé profondo.

Non possiamo abbellire l’esterno di una casa e poi lasciare che l’arredamento al suo interno venga consumato dalla polvere e dalla sporcizia.

Dobbiamo rendere la nostra casa interiore un luogo confortevole dove poter tornare quando il caos della vita ci vuole fagocitare.

Vi lascio con una domanda: «A cosa vuoi dare vita?»

Il Sé femminile che è in ogni donna e in ogni uomo attende una “gravidanza consapevole” e la conseguente nascita di pensieri e azioni. Nessuna violenza può essere considerata tale se non viene accettata, prima nella mente e poi nel corpo sia femminile che maschile.

Sono fiduciosa e nel mio piccolo mondo vedo che qualcosa sta cambiando. Non dobbiamo fare ombra a nessuno e neppure accettare che qualcuno sia la nostra ombra: che ciascuno gestisca le proprie.

La Dea è qui e non la possiamo fermare. La vedo in ogni donna e uomo che ha la volontà di mettersi in discussione. Sta a noi decidere come renderla manifesta, una volta per tutte.

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LA VERITA’ CI RENDE LIBERI

Ogni volta che non ci prendiamo il tempo di verificare una notizia, stiamo decidendo a favore della schiavitù. Nella dispensa dei media (non tutti) ci sono pensieri confezionati ad hoc e disposti in bella vista, pronti a saltare nel carrello mentale ogni volta che accendiamo la televisione, ascoltiamo un telegiornale o leggiamo un quotidiano e ci lasciamo catturare da un titolo, una frase, un’immagine. Vuoi qualche esempio?

  • Uccidere è vietato e punito. Tranne in guerra, dove è obbligatorio e premiato per profitto
  • La democrazia è sinonimo di libertà
  • L’ONU assicura la pace nel mondo
  • I vaccini sono necessari per la salute dei nostri bambini e della società. Anche se procurano la malattia con il pretesto di prevenirla?

Molti di noi non vedono nulla di strano in tutto ciò. Peccato che se andiamo a grattare la superficie scopriamo che non è così. Sono pensieri generalizzati creati per un mondo dove le persone vivono con le orecchie tappate e gli occhi bendati.

Dove sta il pensiero consapevole? Difficile da scovare, quasi introvabile: una pietra rara. Certamente non è pubblicizzato sui media importanti. Anzi, in alcuni casi ci dicono che non esiste. Infatti, per essere certi di trovare il pensiero consapevole, dobbiamo spegnere la televisione e gettare il telecomando, almeno per un po’ e dedicare la nostra energia a nuove attività come meditare magari camminando nella natura, respirare consapevoli di farlo, leggeri libri che stimolano la curiosità e aprono a nuove visioni, partecipare a corsi e incontri che incitano a punti di vista divergenti. Quando il pensiero consapevole avrà attecchito nella mente, allora potremo riaccendere la TV e confermare che è stato proprio un bene spegnerla.

Il pensiero consapevole è libero, veloce, dinamico, in grado di creare anziché distruggere, fa crescere semi nuovi nella mente e sentiamo la necessità di condividerlo.

È contagioso e lo possiamo riconoscere negli occhi brillanti delle persone che incontriamo: hanno risvegliato la luce che è in loro.

Non accontentiamoci delle parole: facciamoci ispirare dai risultati. E se il risultato non corrisponde alla pace e alla libertà, allora dovrò scoprire cosa mi tiene legat* e sciogliere i nodi che io stess* ho provveduto a manifestare. Perché la libertà non può essere appresa tramite alcun tipo di tirannia, e la perfetta uguaglianza non può essere riconosciuta attraverso il dominio di una mente sull’altra. La libertà è creazione, è un sinonimo dell’amore e non amiamo quando cerchiamo di imprigionare qualcun*, compresi noi stessi.

Se vogliamo educare le nuove generazioni, dobbiamo cominciare col cambiare il nostro modo di pensare e solo a quel punto potremo affermare «Liber* di essere felice e felice di essere liber*»
(ispirata da Un Corso in Miracoli)

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SIAMO DESTINATE A RISPLENDERE

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Donne depresse, ansiose, inconsapevoli del loro addomesticamento e della rabbia.

«Stai ferma – non sporcarti – potrai giocare solo quando la tua camera è in ordine» sono metodi che non funzionano perché coprono totalmente la vitalità naturale, il gioco, la creatività, fondamentali per vivere una vita piena e appagante.

«È il gioco e non l’ordine, l’arteria centrale, il nucleo, la radice della vita creativa. L’impulso a giocare è un istinto. Senza gioco non c’è vita creativa. Stai brava, e non avrai vita creativa. Stai ferma, e non avrai vita creativa. Parla, pensa e agisci solamente con contegno, e scarso sarà il succo creativo. I gruppi, le società, le istituzioni e le organizzazioni che invitano le donne a svalutare l’eccentrico, a sospettare del nuovo e dell’insolito, a evitare tutto ciò che è vitale e innovativo, a spersonalizzare il personale, vogliono una cultura di donne morte.  |…| potremmo allungare all’infinito l’elenco delle donne di talento che nel loro stato di vulnerabilità hanno fatto scelte miserabili. |…|

Tutte erano ricolme di dolore perché erano affamate di nutrimento spirituale, di storia d’anima, di naturale vagabondaggio, di decorazioni consone ai loro bisogni, di apprendere Dio, di una sessualità semplice e sana. Ma inconsapevolmente scelsero |…| credenze, azioni, idee che ne deteriorarono sempre di più la vita, fino a renderle spettri danzanti.» (Donne che corrono coi lupi)

L’uscita dall’addomesticamento passa inevitabilmente attraverso la ribellione. Si deve guardare in faccia la rabbia repressa, pesarne il carico, toglierlo a chi lo abbiamo attribuito dimenticando che era solo nostro, sgarbugliarlo con calma e ricomporne i pezzi, accettandoli ed accogliendoli uno ad uno come perle preziose del nostro prezioso tempo.  

Potevamo fare diversamente?

L’etichetta di bambina agitata, difficile, che non sta mai ferma, troppo curiosa è come una lettera scarlatta che ci allontana da chi potrebbe volerci bene, ma che non ha gli strumenti per comprendere cosa sia «bene» per sé: non glielo hanno insegnato.

L’uscita dall’addomesticamento di una donna è un principio vitale per sé stessa e per l’insegnamento che porterà intorno a lei, a grandi e piccini. Una bambina allevata da adulti che conoscono l’importanza di nutrire la creatività, sarà una donna capace di mostrare al mondo il suo talento, senza ribellione né timori di essere giudicata, capace di contaminare con la stessa energia, al femminile così come al maschile.

Non possiamo sfuggire alle nostre ombre: ci inseguiranno sempre. Le possiamo invece accogliere una alla volta e ripartire da lì

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NASCITA E RINASCITA

Troviamo mille modi per non parlare della morte, eppure è la sola cosa certa che accomuna il genere umano.

Siamo indignati di fronte ad essa, la consideriamo macabra, la snobbiamo credendo che toccherà sempre qualcun altro, cerchiamo di esorcizzarla, diamo a lei la responsabilità di portarci via da questo mondo, come fosse qualcosa che arriva all’improvviso e di cui non ne sapevamo nulla.

Eppure ogni attimo rinnoviamo il cerchio vita/morte/vita, e lo facciamo tutte le volte che lasciamo andare i vecchi schemi per inserirne di nuovi, con le idee realizzate che lasciano spazio a quelle nuove, col respiro che nasce a ogni inspirazione e muore ogni volta che espiriamo, per poi rinascere ancora.

Uno dei miei maestri descrive la morte come la nostra eterna compagna, sempre a un passo di distanza, colei che «ti osserverà sempre fino al giorno in cui ti toccherà.

La morte è il solo saggio consigliere che abbiamo. Ogni volta che senti che tutto va male e che stai per essere annientato, voltati verso la tua morte e chiedile se è vero. La tua morte ti dirà che hai torto; che nulla conta al di fuori del suo tocco.» (Carlos Castaneda – Viaggio a Ixtlan)

Per questo è importante non lasciare buchi di cose irrisolte

Quando decidiamo di fare qualcosa, domandiamoci quale sia lo scopo per cui lo facciamo e poi andiamo fino in fondo prendendocene la responsabilità e mettendo da parte dubbi e rimpianti.

In un mondo dove la morte ci cammina accanto non c’è tempo per i rimorsi, ma solo per le decisioni.

Per rinascere a nuova vita, qualcosa di te dovrà morire e lo puoi fare osservando cosa vuoi tenere e cosa invece lasciar andare.

Questo è uno dei fondamentali di Nascita e Rinascita un’esperienza trasformativa unica che ti porterà a contatto con la tua parte profonda, con le tue radici.

30-31 Marzo 2019
⭕Numero massimo partecipanti: 10

Tutte le informazioni cliccando su questo link:
⤵⤵⤵
http://spiritualcoach.it/appuntamento/nascita-rinascita/

(Nella foto i partecipanti durante l’esperienza in grotta)