LA CURA

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«Forse … non siamo destinati stare insieme»

Sai qual è la parola chiave di questa frase così sfruttata da essere diventata un modo di dire? Destinati. Quando decliniamo la responsabilità al “caso, destino, fortuna” stiamo perdendo di vista noi stessi.

A mani basse non dovrebbero essere messe da parte neppure gli oggetti, figuriamoci le persone. Eppure sembra essere il modo con cui viviamo attualmente le relazioni. Abbiamo dimenticato come prenderci cura dell’altro, e non intendo solo “fisicamente”. La cura di cui parlo è quella dell’anima e può essere risvegliata solo cominciando col nostro risveglio. Non può funzionare il restare a forza con l’altro* perché non so dove andare, perché ho paura di stare sol*, perché ci sono i figli etc.  È il «come» sto nella relazione.

  • La diversità che inizialmente mi ha fatto innamorare, come mai ora mi infastidisce?
  • Da dove arriva questa gelosia che mi prende di tanto in tanto e mi porta a sorvegliare l’altr*?
  • Conosco i miei bisogni e chiedo che vengano esauditi da chi mi sta accanto, caricandol* di una responsabilità che dovrebbe essere solo mia?
  • Vivo intimamente la relazione fisica, mentale, spirituale o lo sguardo è superficiale?
  • Se mi sento in colp* o triste perché l’altr* è infelice, ne conosco la motivazione profonda?
  • Sono consapevole che il malessere dell’altr* può diventare un punto di forza per entrambi?

Quando rispondiamo a nuove domande, apriamo la mente a nuove prospettive. Il fatto è che spesso non sappiamo come fare perché non ce lo hanno insegnato, e così continuiamo a percorrere il solco conosciuto senza l’ambizione di prepararne un altro, totalmente il nuovo, perché fa paura la novità.

Eppure sono infinite le strade che si palesano quando entriamo nel mondo fantastico di quando eravamo bambini, e il reale e la fantasia non avevano una linea di demarcazione. Qualcuno ci ha insegnato le differenze ed è un bene. Ciò che non è bene è averle messe a paravento dell’immaginazione, e i molti modi di vivere la vita diventano uno o due al massimo, e così la maggior parte delle esperienze che faremo saranno legate a quell’una o due motivazioni che quasi sempre non sono nostre ma appartengono all’eredità di famiglia.

Il solo modo di conoscere l’altr* è prendere in considerazione e avere cura di sé stessi, e quando lo facciamo scopriamo che l’altro è simile a noi più di quanto potevamo immaginare, non nella forma ma nella sostanza, nei bisogni, nelle difficoltà che vive.

Possiamo partire da qui.

 

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AL FEMMINILE DECLINABILE AL MASCHILE

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L’ascesa delle donne al potere in generale non è garanzia che la voce femminile possa essere ascoltata.

Succede che, una volta raggiunto il potere, questa voce possa tentare di cospirare con il sistema patriarcale che ai loro occhi ha “magnanimamente concesso” di avere un posto a tavola. Si sentono costrette ad essere “uomini forti in mezzo a uomini forti”, “donne con le palle” o coi “controcoglioni”, come se i testicoli maschili fossero il solo metro di misura per esprimere potere. Sapete, questi non sono dettagli da sottovalutare: mai!

Definirci in questa maniera svilisce il potere femminile

tanto quanto quello maschile, ed è bene saperlo

Tornando a parlare di femminile a vantaggio del maschile, possiamo comprendere che questa strada non può funzionare, e sono i fatti a parlare. Donne e uomini sempre più soli, violenze in aumento, aggressività in aumento, malattie “maschili” come la perdita dei capelli e l’infarto sono in aumento nel mondo femminile.

C’è qualcosa che non funziona, e se non funziona perché continuare in questa direzione? È necessario un po’ di vento del cambiamento!

Il processo di restauro dell’animo femminile è un nutriente fondamentale per la liberazione della Dea imprigionata in ogni donna e uomo sulla terra. Si esprime in modo prioritario nelle donne e si estende influenzando il mondo intero, portando intorno a sé un autentico equilibrio, rappresentando non solo le donne ma anche lo sforzo che ogni essere umano fa per riacquistare il proprio cuore perduto.

La Dea imprigionata è il nostro disprezzo della passione, l’invalidamento del femminile, della mancanza di circolarità di pensiero e azione: è il fastidio che proviamo quando ci dicono che la risposta a tutto è l’amore. Non possiamo certo parlare di ‘amore’ quando usiamo il sacrificio per farci strada, e credetemi quando vi dico che riusciamo a metterlo in ogni situazione.

Ma la vera domanda è: «Chi ha imprigionato la Dea?» Potremmo pensare di essere vittime della situazione, ma non è così. La prigionia è tanto della vittima quanto del carnefice. Dunque la responsabilità è delle donne tanto quanto degli uomini. Lo sconosciuto mondo femminile non è sconosciuto solo agli uomini, lo è soprattutto alle donne, altrimenti lo definiremmo in un altro modo.

Sapete quali sono i passaggi che dobbiamo compiere per ritornare alla Dea? Vi mostro il mio punto di vista:

  • Conoscere profondamente noi stesse informandoci riguardo le nostre radici: come siamo arrivate fin qui?
  • Considerare che ancora oggi chiamiamo emancipazione la strategia del vittimismo e della ribellione come espressione del nostro potere personale
  • Trovare un altro modo per rivendicare il femminile

È un vero e proprio lavoro di ristrutturazione, di equilibri a volte evidenti, altre volte nascosti, di riconoscimento del proprio valore attraverso l’estinzione della colpa. Siamo in un tempo e momento propizio per i cambiamenti e l’energia che si manifesta ora è ricca di possibilità che vanno utilizzate con consapevolezza, che vuol dire conoscenza del proprio Sé profondo.

Non possiamo abbellire l’esterno di una casa e poi lasciare che l’arredamento al suo interno venga consumato dalla polvere e dalla sporcizia.

Dobbiamo rendere la nostra casa interiore un luogo confortevole dove poter tornare quando il caos della vita ci vuole fagocitare.

Vi lascio con una domanda: «A cosa vuoi dare vita?»

Il Sé femminile che è in ogni donna e in ogni uomo attende una “gravidanza consapevole” e la conseguente nascita di pensieri e azioni. Nessuna violenza può essere considerata tale se non viene accettata, prima nella mente e poi nel corpo sia femminile che maschile.

Sono fiduciosa e nel mio piccolo mondo vedo che qualcosa sta cambiando. Non dobbiamo fare ombra a nessuno e neppure accettare che qualcuno sia la nostra ombra: che ciascuno gestisca le proprie.

La Dea è qui e non la possiamo fermare. La vedo in ogni donna e uomo che ha la volontà di mettersi in discussione. Sta a noi decidere come renderla manifesta, una volta per tutte.

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LA VERITA’ CI RENDE LIBERI

Ogni volta che non ci prendiamo il tempo di verificare una notizia, stiamo decidendo a favore della schiavitù. Nella dispensa dei media (non tutti) ci sono pensieri confezionati ad hoc e disposti in bella vista, pronti a saltare nel carrello mentale ogni volta che accendiamo la televisione, ascoltiamo un telegiornale o leggiamo un quotidiano e ci lasciamo catturare da un titolo, una frase, un’immagine. Vuoi qualche esempio?

  • Uccidere è vietato e punito. Tranne in guerra, dove è obbligatorio e premiato per profitto
  • La democrazia è sinonimo di libertà
  • L’ONU assicura la pace nel mondo
  • I vaccini sono necessari per la salute dei nostri bambini e della società. Anche se procurano la malattia con il pretesto di prevenirla?

Molti di noi non vedono nulla di strano in tutto ciò. Peccato che se andiamo a grattare la superficie scopriamo che non è così. Sono pensieri generalizzati creati per un mondo dove le persone vivono con le orecchie tappate e gli occhi bendati.

Dove sta il pensiero consapevole? Difficile da scovare, quasi introvabile: una pietra rara. Certamente non è pubblicizzato sui media importanti. Anzi, in alcuni casi ci dicono che non esiste. Infatti, per essere certi di trovare il pensiero consapevole, dobbiamo spegnere la televisione e gettare il telecomando, almeno per un po’ e dedicare la nostra energia a nuove attività come meditare magari camminando nella natura, respirare consapevoli di farlo, leggeri libri che stimolano la curiosità e aprono a nuove visioni, partecipare a corsi e incontri che incitano a punti di vista divergenti. Quando il pensiero consapevole avrà attecchito nella mente, allora potremo riaccendere la TV e confermare che è stato proprio un bene spegnerla.

Il pensiero consapevole è libero, veloce, dinamico, in grado di creare anziché distruggere, fa crescere semi nuovi nella mente e sentiamo la necessità di condividerlo.

È contagioso e lo possiamo riconoscere negli occhi brillanti delle persone che incontriamo: hanno risvegliato la luce che è in loro.

Non accontentiamoci delle parole: facciamoci ispirare dai risultati. E se il risultato non corrisponde alla pace e alla libertà, allora dovrò scoprire cosa mi tiene legat* e sciogliere i nodi che io stess* ho provveduto a manifestare. Perché la libertà non può essere appresa tramite alcun tipo di tirannia, e la perfetta uguaglianza non può essere riconosciuta attraverso il dominio di una mente sull’altra. La libertà è creazione, è un sinonimo dell’amore e non amiamo quando cerchiamo di imprigionare qualcun*, compresi noi stessi.

Se vogliamo educare le nuove generazioni, dobbiamo cominciare col cambiare il nostro modo di pensare e solo a quel punto potremo affermare «Liber* di essere felice e felice di essere liber*»
(ispirata da Un Corso in Miracoli)

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SIAMO DESTINATE A RISPLENDERE

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Donne depresse, ansiose, inconsapevoli del loro addomesticamento e della rabbia.

«Stai ferma – non sporcarti – potrai giocare solo quando la tua camera è in ordine» sono metodi che non funzionano perché coprono totalmente la vitalità naturale, il gioco, la creatività, fondamentali per vivere una vita piena e appagante.

«È il gioco e non l’ordine, l’arteria centrale, il nucleo, la radice della vita creativa. L’impulso a giocare è un istinto. Senza gioco non c’è vita creativa. Stai brava, e non avrai vita creativa. Stai ferma, e non avrai vita creativa. Parla, pensa e agisci solamente con contegno, e scarso sarà il succo creativo. I gruppi, le società, le istituzioni e le organizzazioni che invitano le donne a svalutare l’eccentrico, a sospettare del nuovo e dell’insolito, a evitare tutto ciò che è vitale e innovativo, a spersonalizzare il personale, vogliono una cultura di donne morte.  |…| potremmo allungare all’infinito l’elenco delle donne di talento che nel loro stato di vulnerabilità hanno fatto scelte miserabili. |…|

Tutte erano ricolme di dolore perché erano affamate di nutrimento spirituale, di storia d’anima, di naturale vagabondaggio, di decorazioni consone ai loro bisogni, di apprendere Dio, di una sessualità semplice e sana. Ma inconsapevolmente scelsero |…| credenze, azioni, idee che ne deteriorarono sempre di più la vita, fino a renderle spettri danzanti.» (Donne che corrono coi lupi)

L’uscita dall’addomesticamento passa inevitabilmente attraverso la ribellione. Si deve guardare in faccia la rabbia repressa, pesarne il carico, toglierlo a chi lo abbiamo attribuito dimenticando che era solo nostro, sgarbugliarlo con calma e ricomporne i pezzi, accettandoli ed accogliendoli uno ad uno come perle preziose del nostro prezioso tempo.  

Potevamo fare diversamente?

L’etichetta di bambina agitata, difficile, che non sta mai ferma, troppo curiosa è come una lettera scarlatta che ci allontana da chi potrebbe volerci bene, ma che non ha gli strumenti per comprendere cosa sia «bene» per sé: non glielo hanno insegnato.

L’uscita dall’addomesticamento di una donna è un principio vitale per sé stessa e per l’insegnamento che porterà intorno a lei, a grandi e piccini. Una bambina allevata da adulti che conoscono l’importanza di nutrire la creatività, sarà una donna capace di mostrare al mondo il suo talento, senza ribellione né timori di essere giudicata, capace di contaminare con la stessa energia, al femminile così come al maschile.

Non possiamo sfuggire alle nostre ombre: ci inseguiranno sempre. Le possiamo invece accogliere una alla volta e ripartire da lì

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NASCITA E RINASCITA

Troviamo mille modi per non parlare della morte, eppure è la sola cosa certa che accomuna il genere umano.

Siamo indignati di fronte ad essa, la consideriamo macabra, la snobbiamo credendo che toccherà sempre qualcun altro, cerchiamo di esorcizzarla, diamo a lei la responsabilità di portarci via da questo mondo, come fosse qualcosa che arriva all’improvviso e di cui non ne sapevamo nulla.

Eppure ogni attimo rinnoviamo il cerchio vita/morte/vita, e lo facciamo tutte le volte che lasciamo andare i vecchi schemi per inserirne di nuovi, con le idee realizzate che lasciano spazio a quelle nuove, col respiro che nasce a ogni inspirazione e muore ogni volta che espiriamo, per poi rinascere ancora.

Uno dei miei maestri descrive la morte come la nostra eterna compagna, sempre a un passo di distanza, colei che «ti osserverà sempre fino al giorno in cui ti toccherà.

La morte è il solo saggio consigliere che abbiamo. Ogni volta che senti che tutto va male e che stai per essere annientato, voltati verso la tua morte e chiedile se è vero. La tua morte ti dirà che hai torto; che nulla conta al di fuori del suo tocco.» (Carlos Castaneda – Viaggio a Ixtlan)

Per questo è importante non lasciare buchi di cose irrisolte

Quando decidiamo di fare qualcosa, domandiamoci quale sia lo scopo per cui lo facciamo e poi andiamo fino in fondo prendendocene la responsabilità e mettendo da parte dubbi e rimpianti.

In un mondo dove la morte ci cammina accanto non c’è tempo per i rimorsi, ma solo per le decisioni.

Per rinascere a nuova vita, qualcosa di te dovrà morire e lo puoi fare osservando cosa vuoi tenere e cosa invece lasciar andare.

Questo è uno dei fondamentali di Nascita e Rinascita un’esperienza trasformativa unica che ti porterà a contatto con la tua parte profonda, con le tue radici.

30-31 Marzo 2019
⭕Numero massimo partecipanti: 10

Tutte le informazioni cliccando su questo link:
⤵⤵⤵
http://spiritualcoach.it/appuntamento/nascita-rinascita/

(Nella foto i partecipanti durante l’esperienza in grotta)

GRAZIE DAVVERO

Quando impariamo a conoscere noi stess* passiamo dal singolare al plurale. Ogni cosa che viviamo è un amplificatore di emozioni che necessitano di essere riconosciute, perché nulla può essere preso in considerazione se rimane chiuso in una scatola, legata fortemente e stivata in un armadio.

Conoscere sé stess* è un divenire creativo che mette in mostra le infinite maschere da noi create e indossate per fintamente trovare benessere e serenità staccandoci dagli altri, dalle sensazioni, dalla vita stessa. Conosciamo noi stess* solo quando ci prendiamo cura di noi attraverso gli altri. Questa è la guarigione.

Un detto recita

Se non io per me, chi sarà per me? Se non così, come? Se non ora, quando?

Quando ho smesso di pensare soprattutto a me stessa e ho aperto gli occhi verso una visione più ampia, ho iniziato l’autentica trasformazione, scoprendo quanto fosse potente la mia mente, l’essere grata, imparando a non distogliere lo sguardo dai problemi e a trasformarli in opportunità: ed è arrivata la serena felicità. Ho compreso che «gli altri» sono piccole parti di me e che come tratto loro così tratterò me stessa. E in tutta questa trasformazione, ho scelto di essere un esempio diventando SpiritualCoach®.

È passato molto tempo, e una delle soddisfazioni più grandi che rimane invariata è lo sguardo acceso di una persona che si accorge di poter trasformare un momento difficile in un’opportunità, e scopre che la soluzione era lì accanto. Proprio in quel momento è vita quella che scorre dentro di me, passione e volontà di continuare a vivere così ogni giorno, ricordando a me stessa che dare e ricevere sono in perfetta unione e armonia.

Provo un senso profondo di gratitudine per colore che hanno scelto, scelgono o sceglieranno di camminare un po’ con me, magari partecipando a un corso di LoveHealing®, a una WalkingCoaching, a un Residenziale o diventando SpiritualCoach® Certificat*. Grazie davvero: senza di voi tutto ciò non sarebbe stato possibile.

E la storia continua … 

RIBELLE PER AMORE… DI TE STESSA

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La parola ribelle vicino a femminile suona sempre la sua nota stonata. Eppure quando impariamo e ci innamoriamo di noi stesse e della vita, facciamo cose che  pensavamo di non  poter fare.

Ci sono momenti durante i quali, nonostante i nostri sforzi, la situazione sembra peggiorare. Essere gentile non funziona, e così cominci a ribellarti. Ma dentro di te c’è una voce che ti ricorda quando eri bambina e ti dicevano: «Non sporcarti, stai composta, non ridere sguaiatamente, sii gentile, non correre, stai ferma, non dire queste cose, non puoi parlare adesso, è cosa da grandi, non essere maleducata da maleducata, una donna per bene non fa questo o quello» e aggiungi a questo elenco la tua frase preferita, quella che ti ha chiuso nell’oasi brulla e fangosa della solitudine e della mancanza di espressione, che ti ha irrigidito il collo fino a farti venire la cervicale.   Eppure quando esci dalla zona d’agio, ti rendi conto di poter allargare la tua conoscenza, esprimendo ciò che sei: e la cervicale passa.

All’inizio è la ribellione, perché aiuta farsi sentire, alzare la voce, picchiare il pugno sul tavolo e dire «Basta! Adesso faccio a modo mio!» Devono capire con chi hanno a che fare.  Lo vuoi mostrare, ti devono riconoscere quel rispetto che tu stessa ti sei impedita per troppo tempo. Ma piano piano, con l’apprendimento consapevole, ecco che la rabbia diventa determinazione gentile, bellezza di dire cosa pensi senza timore di essere prevaricata, forte quanto basta per alzare la testa e mostrare il viso.

Nel suo libro Donne che corrono coi lupi, l’autrice racconta di quanto possa essere «grandiosa nel suo potere di incutere paura e far tremare quanti la circondano una donna arrabbiata». Il fatto è che, non essendo abituato alla rabbia femminile, lo spettatore si spaventa.

«Nella sua psiche istintuale, una donna ha il potere, quando viene provocata, di essere in collera in modo sensato, e questo è possente. La collera è uno dei suoi modi innati per riuscire a creare e conservare gli equilibri che le sono cari, tutto quanto davvero ama. E’ un suo diritto, e in certi momenti e in talune circostanze è un dovere morale.»

Per le donne significa che esiste un momento in cui mostrare i denti, la grande capacità di difendere il territorio, di dire: «I limiti sono stati raggiunti e non è possibile valicarli. Nessuno deve andare oltre. E sai cosa ti dico? Che la situazione deve cambiare decisamente».

Come ogni uomo, anche le donne spesso hanno dentro un combattente esausto, affaticato dalla lotta, che non ne vuole saperne più nulla di nulla, non vuole parlare, non vuole averci nulla a che fare. E’ un momento propizio per fermarsi e rivedere la situazione, un’oasi di silenzio in ci attendere e prendere fiato, dove prendere fiato e ripartire, magari sollevando un po’ di polvere.

L’INGANNO

C’è sempre un passaggio di ribellione, più o meno evidente, che deve mostrare la sua forma: è obbligatorio. E se lo esprimi con consapevolezza, ti porta a comprendere che è solo un passaggio più o meno corto. Qual’è l’inganno? Restare imbrigliata nella rabbia come manifestazione di potere. Aggredire per ottenere ciò che non hai avuto prima. E’ una bella sensazione uscire dalla gabbia e, siccome funziona, può diventare il modo che adotti ogniqualvolta ti senti reclusa.

Pensa questo: nessuno potrà mai chiuderti in gabbia senza il tuo consenso. Nessuno ti chiederà di sacrificarti senza il tuo consenso e quando accade è perché una parte di te ha detto sì per paura di non essere amata o chissà per quale altro motivo inconscio.

Svegliarsi e vedere le cose come stanno può essere fastidioso inizialmente, come quando apri gli occhi la mattina e il sole è già entrato nella stanza e ti copri gli occhi con la mano perché la luce è così forte da non poterla guardare. E poi ti abitui alla luce e la trovi meravigliosa e sei felice per la splendida giornata.
Il fango ha bisogno dell’acqua per essere dissolto. Tu hai bisogno della rabbia per trovare la determinazione. E’ un passaggio. Riconoscilo, esprimilo, sentine la forza e passa oltre. Là, in quell’oltre, ritrovi la tua corona e sei pronta ad indossarla.

In tempi duri dobbiamo avere sogni duri, sogni reali, quelli che, se ci daremo da fare, si avvereranno (Clarissa Pinkola Estés)

Ti piacerà sapere che dal 13 al 20 Giugno 2019 si terrà il residenziale della V Edizione de IL POTERE DELL’ENERGIA FEMMINILE Ritorno all’Amore, che si svolgerà sull’Isola di Zante (Grecia) . Se vuoi capire di cosa si tratta, trovi l’intero programma cliccando sul link a fianco  ➡➡➡  http://spiritualcoach.it/seminari/potere-energia-femminile/ 

Noi siamo pronte ad accoglierti!