CHE VITA INCASINATA!

Che vita incasinata! Alcuni di noi hanno talmente tanta confusione in testa da dover scavalcare i pensieri, proprio come in una stanza presa d’assalto da oggetti e ogni genere di indumenti buttati a casaccio qua e là.

C’è una storiella zen che parla di un uomo d’affari e del suo maestro. L’uomo d’affari desidera diventare illuminato, perciò si reca dal maestro zen il quale offre all’uomo del tè. Versa il tè nella tazza e continua a versare finché trabocca e cola sul pavimento.

L’uomo d’affari, parecchio turbato, grida al maestro: “Ma cosa stai facendo?!”

Il maestro zen,con calma serafica, risponde: “Questa tazza è come la tua mente: è troppo piena! Dev’essere svuotata perché tu possa raggiungere l’illuminazione”.

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Dedica quindici minuti al giorno per svuotare la mente e se ti sembrano tanti significa che ne hai proprio bisogno.  Creati un posto tranquillo dove poterlo fare. Se ti è possibile spegni il telefono e ogni tipo di distrazione. Siedi tranquillamente. Respira. Se ti sopraggiunge un pensiero, non incoraggiarlo e non rimuoverlo. Lascialo fluttuare come una nuvola. Svuotati.

E’ stimato che abbiamo circa sessantacinquemila forme di pensiero che ogni giorno occupano la nostra mente. Immagina che ciascun pensiero lascia una traccia, più o meno importante. Certamente un po’ di ordine è doveroso, non trovi?  E se decidi di dedicare del tempo a svuotare la mente, non domandarti cosa dovresti pensare. Siediti tranquillo e semplicemente lascia che sia. Accorgiti!

DARK ZONE

Spesso scartiamo le nostre zone d’ombra considerandole un limite anziché delle meravigliose opportunità. Ci sono infinite ricchezze racchiuse in esse, una conoscenza che va quanto prima valutata.

Le energie di giusto e sbagliato, buono e cattivo, bene e male, grande e piccolo fluttuano da una parte all’altra della nostra esistenza a seconda di come scegliamo la loro importanza. Ognuno di noi, nel corso della vita, ha modo di fare esperienza di momenti in cui si è sentito buono, altri cattivo, oppure giusto o ingiusto, in alcuni momenti una persona generosa e in altri tirchia, capace o incapace e così via.

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Non erano due persone a interpretare le emozioni: siamo sempre noi e tutti passiamo da questa esperienza, continuamente. L’errore che genera sofferenza è appiccicare un’etichetta che definisce una cosa oppure l’altra: noi non siamo questo o quello ma siamo entrambe le cose.

Apprezzare se stessi solo quando si é come vorremmo essere, è negare una parte di noi che fa perdere la connessione con l’amore. E quando perdiamo questa connessione, il mondo risponde  facendoci vivere l’esperienza della solitudine e dell’abbandono.

Se dunque vogliamo essere riconosciuti come persone degne di essere amate e apprezzate, dobbiamo cominciare ad amare quelle parti di noi che abbiamo provveduto a scartare. Se vogliamo essere ascoltati dobbiamo prima di tutto imparare ad ascoltarci inglobando anche la voce che denigra e giudica.

Ciò che sperimentiamo nella vita è ciò accettiamo dentro di noi, nella mente, e in essa ci sono tutte le risorse di cui abbiamo bisogno per essere felici. E’ questo il modo con cui rendiamo concreta e solida la realtà interiore. Allontanarci dalle emozioni sgradevoli equivale a separare una parte di noi che inevitabilmente vorrà essere considerata.

Accettazione è la parola adatta per questo passaggio per poter ogni volta  rinascere a nuova vita. Accorgiti.

CONSUMI O TI GODI LA VITA?

Generalmente si tende a utilizzare il denaro per soddisfare la maggior parte dei nostri bisogni, carenze e desideri, acquistando ogni cosa nella speranza di trovare la felicità: il modo migliore per consumare la vita anziché godere la vita.

Così le giornate diventano una “corsa al successo”:  lavorare e comprare beni di lusso che non hai tempo di goderti. In certi casi è estremamente facile cadere in un circolo vizioso di debiti, spese e consumi quando invece quello che desideri davvero potrebbe essere un livello di comodità e sicurezza ragionevole: uno stile di vita semplice che non significa “sottomesso” bensì cominciare a spendere meno di ciò che guadagni per regalarti la pace mentale.

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Il denaro viene considerato in diversi modi dalle persone: potere, fonte di sicurezza, gioia, una maledizione – ma è davvero così? Secondo me l’errore più frequente è considerare il denaro qualcosa di esterno a noi stessi, qualcosa per cui combattere o che magicamente conferisce benessere e prestigio personale. Costruire una vita su questo terreno traballante dove basta uno scossone neanche troppo forte per far crollare l’intera struttura è pericoloso, ma è ciò che fa la maggior parte di noi.

La vera ricchezza è determinata dall’avere cose per la loro utilità e non come simboli di potere o successo. In un libro ho letto che i veri ricchi amano la frugalità. Ero abituata a credere che essere frugali significasse “fare senza” e invece ho scoperto che il suo significato ha radici completamente diverse. Deriva dal latino frux, che significa frutto o virtù, e frui che significa fruire o ben impiegare. Essere frugali significa riconoscere il valore di ogni cosa vedendo la differenza tra un mazzo di margherite di campo e uno di rose rosse a gambo lungo. Significa avere un altro rapporto tra ciò che possiedi e il piacere che ne ricavi.

Un passo che personalmente mi ha illuminata rispetto al denaro  è stato tenere sott’occhio le mie finanze registrando ogni somma, grande e piccola, che entra ed esce. Perché essere così zelanti? Per divenire consapevole del ruolo del denaro nella mia vita senza nascondere nulla. Dal momento che i soldi hanno una correlazione diretta con la nostra energia vitale, perché non rispettare questo bene prezioso a tal punto da avere coscienza di come viene speso?  In questo modo ho scoperto quali sono le spese insoddisfacenti per le quali stavo consumando la tua energia vitale.

In passato avere cinquanta paia di scarpe e un armadio pieno di vestiti pensavo mi potesse rendere felice: non era così. Oggi ho meno scarpe e meno vestiti ma molto più tempo di qualità da dedicare a ciò che amo. Accorgiti.

Se vuoi saperne di più su come gestire il tuo denaro ti suggerisco: Corso “Think Rich & Be Rich” – Fondamenta-li per la ricchezza e la libertà finanziaria

(Fotografia https://it.pinterest.com/pin/335729347203365008/)

LA MUFFA NEL CASSETTO

Dedicato a tutti coloro che hanno un sogno e vogliono intraprendere la strada per realizzarlo, a te che non ricordi più il tuo sogno e per te che hai il tuo sogno nel cassetto ad ammuffire.

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Sai perché è così difficile perseguire un sogno? Perché chi segue i propri sogni è responsabile della gestione della propria libertà personale e sa che la vita non accade per “caso” bensì per “volontà”, spesso inconsapevole. E’ questo che lo porta a far leva sulla determinazione, a rialzarsi, dopo ogni caduta, ancor più forte di prima.

La vita è costellata di segnali: sta a noi aprire la mente e cominciare a seguirli. Ed è bene, a volte, farlo in fretta prima che qualche “porta” ci venga sbattuta in faccia così forte da fare male.

Resta fedele alla tua visione e vedrai svanire la paura.
Accorgiti: i segnali sono lì ad indicarti la strada.

ALTRUISMO E SACRIFICIO

IMG_0783.PNGA tutti piace essere apprezzati come individui indipendentemente dai risultati, e piace anche a quelli che affermano quanto sia bello farsi i complimenti da soli. Se eliminassimo da una società tutte le persone che lavorano in modo gratuito, che distribuiscono amore e attenzioni senza aspettarsi nulla in cambio, non rimarrebbe molto di quella società. Abbiamo bisogno di trovare un significato più vasto che guidi le nostre azioni, affinché esse non nascano semplicemente dal desiderio di potere o di denaro: questo è per me essere altruisti.

Invece molto spesso l’altruismo viene confuso con il sacrificio e cioè rinunciare alle proprie ambizioni e desideri nell’interesse altrui mettendosi da parte per accontentare la visione delle persone intorno a noi. Voglio farvi riflettere su un aspetto che viene spesso messo in evidenza: il sacrificio molto spesso non viene premiato. Anzi, è dato per scontato!

Sacrificio e altruismo sono due facce della stessa medaglia: il primo viene mosso da un senso di colpa e dalla paura mentre il secondo porta con sé il simbolo del dono e dell’abbondanza, un tipo di dono per il quale nutriamo passione e non quello che crediamo il mondo si aspetti da noi. Accorgiamoci!

 

ACCONTENTATI DI QUELLO CHE HAI

“Accontentati di quello che hai”:  è una frase che molti di noi hanno sentito spesso pronunciare quando erano bambini. Io me la ricordo bene ed era mia madre a ripeterla più d chiunque altro della mia famiglia, insieme alla maestra Brambilla Pisoni, l’educatrice che mi ha istruita durante gli anni della scuola elementare. E così ho imparato ad accontentarmi. Un posto fisso, un buon stipendio, un fidanzato che poi diventa marito e preferibilmente uno o più figli come continuità della specie.  Sapevo quello che volevo? Certamente e la storia era ben diversa: immaginavo di volare e viaggiare in giro per il mondo, ma avevo scelto di accontentarmi e “viaggiare volando in giro per il mondo” non era contemplato tra gli argomenti preferiti della mia famiglia. E così pian piano ho smesso di sapere cosa volevo per me ed ho iniziato ad accettare una realtà più comoda e che mi permettesse di adeguarmi alle circostanze del momento. Ogni tanto mi ribellavo per poi tornare dentro lo spazio che conoscevo diventando così quella “originale e con le idee strane in testa”.

Non ho mai smesso di pensare di poter volare intorno al mondo e un giorno ho iniziato. Il mio primo viaggio a 21 anni: Milano – Colombo nello Sri Lanka con tappa alle Maldive. Trentacinque giorni immersa in una cultura totalmente differente dalla mia quotidianità , dove assaggiavo ogni cosa mi venisse proposta e con una curiosità di sapere e conoscere che superava di gran lunga la soglia della paura. Individuo in quel viaggio il momento in cui è iniziato il cammino interiore e una ricerca di “qualcosa” che fosse differente da ciò che sperimentavo quotidianamente.

Successivamente, quando incontrai il mio primo maestro spirituale, mi disse che  le cose grandi hanno spesso inizio da un’insoddisfazione e il desiderio di qualcosa di diverso. La sfida sta nel trasformare i nostri desideri intensi e le nostre insoddisfazioni mutandole in uno scopo che ci dà la carica e che ci appassiona.

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E così avviai il processo di ricerca. Se anche tu vuoi fare esperienza,  puoi preparare un elenco delle cose che desideri nella vita e poi elimina quelle che, a lungo termine, non ti serviranno. Per facilitare la scelta puoi porti questa domanda e rispondere: “Questo tenderà a fare di me una persona migliore, più forte e più efficiente?”.  Quando trovi quel desiderio che racchiude tutto i tuoi ideali, risulta più facile tralasciare le cose non essenziali della vita, come fosse un granello di sabbia che si trova al centro di ogni perla e attorno al quale si raccoglie il materiale perlaceo.

Metti la tua Idea al centro della vita e falla crescere, depositando e costruendo intorno ad essa una ricchezza alla quale ogni persona potrà attingere. Accorgiti.

CHI CERCA TROVA … FORSE

La ricerca di qualcosa mette in evidenza il bisogno. Quando ci sentiamo carenti, come spesso capita con l’amore, cerchiamo intorno a noi il modo per poterlo ottenere, arrendendoci spesso a condizioni che non amiamo essere o interpretare, e così diventare ciò che non vogliamo solo per compiacere o per non restare soli. Questo è il modo migliore per rinnovare continuamente il senso della solitudine, dell’inadeguatezza e mettere in evidenza la mancanza di amore. “Nonostante abbia fatto tutto ciò … Avrei potuto fare di più per … Avevo ragione: nessuno mi ama … Dopo tutto quello che ho fatto per …” e frasi che seguono più o meno quest’onda sono la conferma che stiamo guardando nella direzione sbagliata, e cioè cerchiamo dove l’amore non potrà mai essere.

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Il mondo in cui viviamo è fatto di percezioni, strumenti fondamentali per comprendere la direzione in cui stiamo andando. Cosa ha da offrire questo mondo? Moltissimo se lo utilizziamo nella maniera corretta, e cercare in esso qualcosa che appartiene solo alla nostra anima equivale a “non trovare mai”. Il motivo è molto semplice: stiamo delegando qualcuno o qualcosa di esterno a noi per trovare qualcuno o qualcosa la cui ricerca spetta solo a noi perché ne conosciamo a fondo le caratteristiche. Se chiedo a un’amica di andare in boutique e acquistare un abito dicendo “fai tu” (sempre che sia possibile una condizione del genere) potrebbe tornare con un capo che mi sta stretto o troppo largo, oppure è proprio del colore che non sopporto  o un modello che mette in evidenza tutti i miei “difetti”.  Quale sarà la mia reazione? Sicuramente penso che sarebbe stato meglio se fossi andata di persona, poi indagherei su cosa le passasse per la testa al momento dell’acquisto.  Lo stesso vale per l’amore: se delego qualcun altro affinché mi possa dare l’amore di cui ho bisogno, potrei ricevere qualcosa di diverso da ciò che mi aspetto: il  gioco è fatto. E non provarci proprio a pensare di non avere aspettative, perché ti stai ingannando!

Cosa fare? Anziché “cercare” l’amore, un’eredità naturale che abbiamo dimenticato di possedere, dobbiamo imparare a disfare tutte le barriere che abbiamo provveduto ad innalzare tra noi e l’amore. Chi ha innalzato le barriere? Noi stessi lo abbiamo fatto. Per quale scopo? Allenamento alla gioia, la sola caratteristica indispensabile per procedere verso una vita piena d’amore. A quel punto della storia smetterò di delegare qualcuno per il mio vestito ma andremo insieme ad acquistarlo, perché non solo insieme è possibile: è più facile. Accorgiti!