LABYRINTH

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Ci sono un’infinità di futuri possibili, tanti quanto la mente è in grado di immaginarli. La libertà interiore consiste nello scegliere una delle infinite possibilità. Questo è il libero arbitrio. Il futuro perfetto è quello che scegli ora e il risultato perfetto è quello che otterrai. Quando compi la scelta, ancora in seme, tu sai già dove ti porterà. Prendi il seme, lo pianti nella mente, lo annaffi e lo fai crescere. La varietà di semi tra i quali poter scegliere è infinita. Ma tu sceglierai proprio quello che ti porterà nel mondo che desideri fortemente esplorare. A volte è un mondo di piacere, altre volte di paura. In entrambe i casi, ricordati sempre chi ha scelto il seme, chi lo ha piantato e curato facendolo crescere. Solo così potrai scegliere nuovamente.
Accorgiti!

LA MATASSA

Filo

Ottieni sempre ciò in cui credi con forza e determinazione. Il dubbio, le preoccupazioni, vivere nel passato o stare in ansia per il futuro fortificano le mura della tua paura personale. A suo modo, la vita si plasma intorno alle tue aspettative, che siano esse grandi o piccole, buone o cattive. Per questo è bene che le tue azioni si esprimano con fiducia rilassata e incrollabile.

Se ti aspetti il meglio dalla vita, devi anche prepararti a riceverlo. E questo significa “fare come se”,  occuparti della tua vita come se Dio, l’Universo, la Fonte o come vuoi chiamarla tu ti avesse già consegnato ciò che hai chiesto. Ricorda che ti è dato di chiedere: per il ricevere devi dare la tua piccola disponibilità tenendo aperte le porte dell’infinito. E, forse, è proprio questa la parte che richiede più attenzione. Forse è complicato renderti conto che hai già tutto ciò che ti serve per essere felice.

Non è possibile entrare nel regno dell’abbondanza se ti lamenti di ciò che non hai. Chi parla di ciò che non ha, si ritroverà con un pugno di mosche. Nessuno è  in privazione quando riconosce l’abbondanza intorno a sé.  Dio sa sempre come sbrogliare le tue matasse.

Accorgiti!

APPREZZAMENTO

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Gli uomini sono turbati non dalle cose che accadono, ma dall’opinione che danno alle cose che accadono. (Epitteto)

Apprezza il mondo così com’è e non come vorresti che fosse. Questa è una delle chiavi per aprire la porta della vera felicità. Accorgiti!

IL MARE IN BURRASCA

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E’ la paura stessa che ci fornisce la possibilità di diventare straordinariamente felici. In essa trovi la forza. La tenacia, la capacità di rialzarti: è la vera sfida. All’inizio potrebbe essere vissuta come una “sfida” per poi diventare, pian piano, la via verso la fede che qualcosa di buono accade sempre. Ogni cosa che accade è perfetta per crescere, comprendere, evolvere: ogni singola cosa.

Non è una sfida tra bene e male, una lotta. A parer mio è un’onda che si alza e si abbassa, come le maree, come la luce che lascia posto al buio e viceversa. E’ una comprensione di ruolo dove ognuno ha il suo scopo preciso che viene attivato dalla tua propria volontà. A volte senti di dover fare esperienza della paura, e così sia, e in essa trovi la chiave per aprire la porta di un’altra felicità. A volta è un mare in burrasca mentre altre è la calma piatta. Cosa c’è di brutto in un mare in burrasca o nell’essere piatto? Nulla, se lasci che sia. Ogni condizione è perfetta, sempre. La disarmonia della paura è solo una tua percezione. In sé essa è perfetta per farvi vivere ciò che hai chiesto, inconsapevolmente a volte, altre l’hai vista arrivare ma non hai cambiato direzione. Sei rimasto sulla sua traiettoria, consapevole a un qualche livello, della sua imponenza.

INCONTRI SACRI

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Negli altri c’è sempre il riflessione di ciò che siamo, in ogni senso. Riconoscere ciò è riconoscere l’unità che abbraccia il singolo con il Tutto. Certo, è più facile vederci riflessi nella bellezza che ci circonda. Molto meno semplice è riconoscere parte del nostro essere nella distruzione e nella devastazione.

Siamo anche quello: nel nostro piccolo mondo siamo capaci di distruggere, magari a piccole dosi, quelle dosi che non ci fanno pensare a quanto male ti stai facendo: quando rinunci ai tuoi valori, ogni volta che dici “si” per paura di perdere, quando ti arrocchi sul tuo orgoglio laddove basterebbe lasciarti andare ad un abbraccio.

La capacità di distruggere è insita in ogni essere umano, dalla più lieve alla più devastante. Sono i piccoli malesseri, uno vicino all’altro, che portano ad un malessere più grande. E lo stesso vale per le piccole gioie, una vicina all’altra, che forgiano la volontà di scegliere di essere felice.

Accorgiti, oggi, ogni volta che hai la tentazione di giudicare. Poniti una semplice domanda: Qual è il fastidio che percepisco? Cosa può pensare una persona per comportarsi in quel modo? In passato, magari in una forma differente, ho avuto anch’io un pensiero simile? Se sì, in quale occasione?

Conoscere se stessi è la vera sfida e lo possiamo fare solo ed esclusivamente guardando il mondo che ci circonda. Con questi occhi, ogni essere diventa maestro di vita, nella comprensione che ogni incontro è davvero sacro.

Accorgiti!

PASSO DOPO PASSO

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Il cammino è importante. Compiere passi è importante. L’essere per intero si riflette nella pianta dei piedi. Ci sono metafore che indicano il primo passo come quello più importante per compiere grandezze. Le persone care, i cani, i gatti ci riconoscono dai nostri passi. Eppure c’è gente che vive chiusa totalmente nella propria mente e non si cura dei propri passi, come se la terra potesse in qualche modo macchiarli. Ho conosciuto una donna che, dopo aver compiuto il suo primo passo in mezzo al bosco, in un paio di scarpe da passeggio, ha imparato a trasformare la sua vita. Le sue scarpe, alla fine del percorso, erano sporche di fango: mai visione fu così bella per lei, a tal punto che le fotografò.

Quando compiamo qualcosa nei confronti degli altri, il nostro passo dev’essere leggero, come se il terreno fosse il nostro. Quando vogliamo arrivare prima, una piccola corsa va bene. Per riflettere  è ottimo compiere dei passi, uno dopo l’altro, così come per arrivare dove vogliamo: un passo dopo l’altro. Anche se piove, anche se nevica … un passo dopo l’altro e la vita cammina con te.

Accorgiti!

AUTUNNO

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Ogniqualvolta mi capita di ascoltare un episodio in cui un bambino, un anziano, un malato, un animale o comunque un essere che ci appare fragile, innocente ed indifeso, è stato abbandonato, mi sento toccata nel profondo. E così nasce indignazione, biasimo o rabbia verso chi agisce in quel modo. L’abbandono suscita in molti di noi emozioni intense legate al concetto di perdita e negazione dell’amore. Abbandonare ed essere abbandonati sono così intrinsecamente legati ad emozioni di paura che generano attaccamento alle cose materiali o ai sentimenti: ansia e preoccupazioni iniziano a farsi strada con un risultato di perdita e una sensazione di essere lasciati in balia di noi stessi.

Così mi sono chiesta: come mai accade tutto ciò?

Questa è stata la risposta: mi sento  toccata e coinvolta  perché la paura dell’abbandono è una sofferenza che vive dentro di me e in ogni essere vivente, anche se a volte non ne siamo consapevoli, anche se nessuno (a memoria) si è comportato così nei nostri confronti. E’ una paura che ferisce tutto il genere umano e  nasce nel momento in cui veniamo al mondo: nell’attimo in cui la nostra anima si separa dal suo mondo di luce e si incarna in una coscienza di dualità, c’è un’apparente separazione dalla totalità dell’amore, che vive nella virtualità, oltre questa dimensione. Ognuno di noi ne porta il ricordo, nascosto dentro di sé, nella mente: ecco perché l’abbandono suscita tali reazioni e non serve resistergli o reagire con idee, atteggiamenti ed azioni che la vogliono negare o esorcizzare.

Quante volte, mossi da una inconsapevole reazione al timore di non essere considerati – con la paura dell’abbandono nel cuore –  abbiamo agito allo scopo di sentirci più apprezzati nel rapporto di coppia, con la nostra famiglia, con i figli e persino con i semplici conoscenti occasionali? Il senso del possesso e dell’attaccamento sia alle cose materiali che affettive, sono reazioni alla paura di essere lasciati soli, senza l’amore di cui ognuno di noi ha bisogno per vivere.

Ma in ogni situazione vissuta c’è sempre il rovescio della medaglia. E allora proviamo a pensare all’abbandono come a “movimento, crescita, arricchimento”.

La natura, come sempre, viene in aiuto per facilitare la comprensione: quando finisce la stagione della fioritura le foglie si preparano a cadere assumendo i colori vivi della rossa forza vitale e dell’arancio e giallo, la gioia e l’intelligenza iniziando un nuovo ciclo di coscienza. Con i colori la natura si prepara ad assumere una forma diversa, senza perdere la vita. Non c’è morte bensì trasformazione. Possiamo imparare dalla natura e lasciare, quando è il momento giusto per noi, che le “foglie” delle nostre false idee, dei cerchi oramai chiusi che continuiamo con sforzo a tenere aperti, cadano leggere una ad una:  non c’è dolore in questo ma dolcezza e sentimento.

Possiamo immaginare la nostra mente con un grande albero secolare e i nostri pensieri disturbanti come a foglie che si preparano a staccarsi leggere, dall’albero della mente: lo fanno con gratitudine lasciando spazio a una nuova consapevolezza. Questa immagine amorevole, che va al di là dello spazio e del tempo, può essere un valido aiuto per imparare e comprendere che l’abbandono è impossibile: l’albero della mente è tutto ciò che siamo e fluire in lui permettendo alla vita di fare il suo corso significa rendere grazie all’amore e alla felicità.

Questo è uno dei modi per aprirci a una nuova visione: così incontriamo Dio che dimora in ognuno di noi riconciliandoci con Lui e con la parte più profonda di noi stessi e dare così un nuovo significato alla Vita.

Oggi mi accorgo.