UNA STORIA VERA

Sei arrabbiata e non sai cosa fare. Ti domando da quanto tempo lo conoscevi, perché tutti quegli anni sono un buon tempo per comprendere le linee guida che vuoi seguire per vivere la tua vita accanto a un uomo. È sempre stato così, sin dall’inizio. Lo hai fatto entrare nel tuo spazio bello pronto e impacchettato con tutte le caratteristiche necessarie per darti ciò desideravi. Volevi salvarlo? Volevi dimostrare ancora una volta che gli uomini ti deludono? Qualunque cosa fosse, lui era perfetto!

«Era così affascinante e così fragile. Diceva che non aveva mai conosciuto una donna come me e che solo io lo avrei reso felice»

Cos’hai pensato in quel momento? Come ti sei sentita? Chissà come ha esultato la crocerossina che è in te, quella che ha passato ogni momento a credere di non essere giusta, adatta, adeguata. Ha dimostrato a suo padre che non era così, ma non è bastato. Ha dimostrato a sua madre di essere una donna diversa da lei, più forte, intraprendente, capace: ma non è bastato. E il passaggio da una relazione all’altra per sorreggere, aiutare, confortare, sostenere, accudire non sono bastate, perché sei ancora lì a raccogliere le tue energie per donarle a una relazione che sai già come andrà a finire.

No, non dire che non lo sapevi! Piuttosto dì che non eri attenta, che non conoscevi un altro modo, che non avevi gli strumenti per comprendere, ringraziare e lasciar andare. Smettila di insultare la tua intelligenza e il tuo splendore. Ed ora sei lì, coi tuoi cocci da rimettere insieme, ferita e arrabbiata … e ancora una volta non sai cosa fare.

Rifletti, coi piedi ben piantati a terra: c’è qualcosa che davvero puoi ancora fare per sistemare la questione? Cosa dicono le tue amiche? Che devi andare avanti, che devi rivendicare i tuoi diritti, che non doveva comportarsi così e adesso dei pretendere giustizia? Dimmi: quanto ancora potrai andare avanti col cuore pieno di rabbia e paura? Quanto vuoi continuare ad avere ragione anziché essere felice? Preferisci avere ragione e lo vuoi vedere in ginocchio? Ti ha ferita, maltrattata, delusa, tradita, insultata: lo capisco, conosco come ci si sente. E quando “giustizia” sarà fatta, ti sentirai bene per un momento, e poi sarai pronta per un’altra situazione simile a questa. Dimmi, è questo quello che vuoi? Ma soprattutto, come mai hai permesso che tutto questo accadesse e per così tanto tempo?

Ho letto da qualche parte che chi si vendica è felice un giorno, chi perdona è felice per sempre. No, no, non è facile perdonare, ma è possibile. Te lo dico perché so come ci si sente a stare dalla parte dell’”avere ragione” e com’è liberatorio (e anche faticoso) scegliere di essere felice.

Rifletti, coi piedi per terra, come farebbe una donna che vuole davvero rivendicare il suo diritto di essere libera e si domanda se è questa la vita che vuole. Fregatene di cosa diranno le tue amiche: loro sono loro, e che facessero funzionare al meglio la loro vita.

E chissà che tu non possa diventare un esempio per le tue amiche, per i tuoi figli, per tua madre e tuo padre, per le donne e gli uomini intorno a te. Chissà che non vada proprio così, stavolta.

E ora lo sai, perché lo hai sentito e letto molte volte: la scelta è nelle tue mani, Amica mia. Sii felice di essere libera, e libera di essere felice. E soprattutto, svegliati e accorgiti! Il mondo intero ti sarà grato.

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MI SENTO IN COLPA PER QUELLO CHE HO FATTO

Insidiosissimo senso di colpa che proviamo quando facciamo qualcosa che non va e anche quando realizziamo qualcosa di bello. Ha origine nella mente e viene collocato in tutte le sensazioni e credenze negative che abbiamo riguardo a noi stessi, per lo più a livello inconscio.

Fonda le sue radici nella scarsità ed esalta la sensazione di non essere degni, innescando sempre una ricerca di punizione. Bugiardo è chi dice di non averlo provato, negando a sé stess* la possibilità di lasciarlo andare.

«Senso di colpa» significa sentirsi male a causa di qualcosa detto o fatto nel passato, remoto o appena trascorso

Se lo usiamo come strumento per stimolare un comportamento futuro migliore – come dovrebbe essere per ogni questione col passato – serve a uno scopo utile. Il fatto è che normalmente non lo contempliamo nella nostra esperienza positiva, lasciandolo bel nascosto nella profondità del nostro lato oscuro.

Il senso di colpa è uno strumento che viene spesso utilizzato per controllare il comportamento in ogni ambito della vita. Qualunque sia l’intenzione che ci fa utilizzare il senso di colpa come leva per ottenere qualcosa, i risultati saranno disastrosi in termini di paura, timore, introversione, vergogna, perdita di valore nei confronti di sé stess* e chiusura verso ogni iniziativa o soluzione.

Il senso di colpa non aiuta a spronare ma a bloccare. Quando per esempio induci tua figlia di tre anni a darti un bacio facendo finta di piangere – anche se per te è un gioco innocuo – per lei sarà motivo d’ansia. La domanda che ti puoi fare è: «Come reagirei se dovessi baciare qualcuno per forza?» Riesci a immaginare l’ansia di non poter decidere? Questo è l’effetto generato da un gesto fatto in buona fede e per gioco.

Oppure immagina una relazione che non funziona più come all’inizio, come del resto è normale che sia perché le persone coinvolte hanno l’abitudine di cambiare, trasformarsi, crescere. Questo può generare destabilizzazione e nel tentativo di sistemarla le persone coinvolte potrebbero ricorrere al senso di colpa. In che modo? Così, per esempio: «Non sei più quell* di una volta! Eri così gentile e premuros* e ora guardati come sei cambiat*: sei diventat* egoista, insensibile e non mi ami più.» Ne sapete qualcosa?

➥Quante volte siamo tornat* sui nostri passi per senso di colpa?
➥Quante volte abbiamo rinunciato a rinnovare la nostra vita per senso di colpa?
➥Quante volte abbiamo creduto che fosse la cosa migliore da fare senza accorgerci che la scelta era fatta su basi di colpa e paura?

E magari dopo aver rinunciato ci siamo sentiti per un attimo migliori, capaci di sacrificare la nostra vita e forse anche più forti. Perché il senso di colpa – abitando nelle profondità del nostro inconscio – si traveste subdolamente da buonismo e spirito di sacrificio, due caratteristiche difficili da smascherare e alle quali siamo ben addestrati sin da piccoli.

Ma ben presto arriva il conto da pagare, perché il senso di colpa ci rende dipendenti, a tal punto che arriveremo a odiare la persona da cui dipendiamo, perché proprio lei ci ricorderà le nostre debolezze: a nessuno piace essere alle dipendenze di altri. Diventerà un cane che si morde la cosa: più odiamo – più ci sentiremo in colpa – più faremo cose che non vogliamo fare – più si abbasserà il valore per noi stess*. Possiamo inserire questa dinamica in ogni ambito della vita.

Imparare a riconoscere e integrare il senso di colpa rifiutando il compiacimento e la manipolazione e scegliendo di decidere per il nostro bene, non solo ci rende persone libere aumentando il nostro valore, ma ci offre la possibilità di celebrare pienamente i nostri successi e di sostenere quelli altrui.

Un lavoraccio, ma chi lo ha fatto sa bene quanto è meraviglioso abbandonarsi al proprio valore.

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LA SEQUENZA ESATTA PER MANIFESTARE: ESSERE FARE AVERE

Qualsiasi cosa a livello virtuale può essere nostra: la fantasia e l’immaginazione sono  il mezzo con cui possiamo essere, fare e avere qualunque cosa desideriamo.  L’altro mezzo con il quale trasportiamo in questo mondo ciò che hai immaginato è la fede e cioè il credere che ciò che pensi sia vero per noi.  I pensieri arrivano carichi di energia, si muovono nell’universo fisico e  influenzano gli avvenimenti.

Un’interessante lezione di Un Corso in Miracoli afferma che noi non siamo vittime del mondo che vediamo perché siamo noi ad averlo “inventato” e che essendone gli inventori possiamo rinunciarvi con la stessa facilità con cui lo abbiamo fatto.

Possiamo vederlo o non vederlo il mondo che abbiamo fatto, a nostro piacimento e finché avremo la volontà così è: quando non lo vorremo più, esso scomparirà.

Questo aspetto è rivolto sia al mondo esteriore che a quello interiore che di fatto sono la stessa cosa: noi li vediamo differenti ma in realtà entrambi questi mondi sono nella nostra immaginazione.

Un pensiero forte e chiaro rivolto alla scarsità produce condizioni, sensazioni, emozioni, esperienze e incontri di scarsità così come un pensiero forte e chiaro rivolto all’abbondanza è in grado di generare abbondanza intorno a noi.

Chi nutre una radicata convinzione emana vibrazioni che ricercano il suo pari sottoforma di materia, fino a ottenere ciò che ha fortemente desiderato.

Una convinzione incrollabile

si manifesta sempre nella  vita

sottoforma di esperienza

 

Facciamo una riflessione insieme: come può un oggetto, un amuleto, un talismano o un portafortuna di qualunque tipo caricarsi di potere e diventare un potente magnete d’attrazione?

Di per sé è un manufatto, un oggetto “inanimato”: il potere sta nell’essere convinti della sua efficacia, la stessa che troviamo in qualunque rituale.

Per quale motivo le persone intonano cantilene, ripetono affermazioni positive, battono sui tamburi o fanno scorrere i grani dei rosari? Perché la ripetizione è uno dei tanti modi conosciuti di radicare una suggestione nella nostra mente, una  specie di magia bianca  che ci permette di trasformare un desiderio in un’aspettativa di realtà. E’ la ripetizione a fornire una struttura solida che, sostenuta da una forte convinzione, si trasforma in esperienza.

Tanto più o tanto meno ho fede e fiducia,

tanto più e tanto meno ottengo un risultato

 

Ognuno di noi può sviluppare un’intelligenza propria di come si manifestano  le convinzioni nella nostra vita. Sia il mondo passato che quello contemporaneo sono ricchi di personaggi che hanno imparato ad attingere al potere del loro subconscio costruendo, superando e manifestando nel mondo cose fino a quel momento inimmaginabili.

Ogni  grande esperienza è iniziata con un pensiero e trova l’impeto della realizzazione nel fatto stesso di crederci. Diventiamo sempre ciò che abbiamo in mente di essere.

E tu oggi su quale convinzione hai appoggiato la tua giornata? Accorgiti.

La tua SpiritualCoach    Lucia Merico

PER FAR SPAZIO AL NUOVO, FAI CADERE LE FOGLIE MORTE

Ogni volta che mi capita di ascoltare un episodio in cui un bambino, un anziano, un malato, un animale o comunque un essere che appare fragile ai miei occhi, innocente e indifeso, è stato abbandonato, mi sento toccata nel profondo.

Nasce forte l’indignazione, il biasimo e la rabbia verso chi agisce in quel modo.

L’abbandono suscita in molti di noi emozioni intense legate al concetto di perdita e negazione dell’amore. Abbandonare ed essere abbandonati sono così intrinsecamente legati alle emozioni di paura, che generano attaccamento alle cose materiali o ai sentimenti: ansia e preoccupazione iniziano a farsi strada con un risultato di perdita e una sensazione di essere lasciati in balia di sé stessi.

DOMANDE CORRETTE PER RISPOSTE CORRETTE

A un certo punto mi sono domandata: “Come mai accade tutto ciò? Cosa rappresenta per me questa paura dell’abbandono?” 

Ed ecco la mia risposta: “Mi sento  toccata e coinvolta  perché la paura dell’abbandono è una sofferenza che vive dentro di me e in ogni essere vivente, anche se a volte non ne siamo consapevoli, anche se nessuno (a memoria) si è comportato così nei nostri confronti.”

E’ una paura che ferisce tutto il genere umano e  nasce nel momento in cui la nostra anima  crede nella separazione dal suo mondo di luce e unione, incarnandosi nella coscienza duale che abita il corpo fisico. In quell’attimo avviene la scissione dall’Amore che di per sé è unione.

Per tutta la nostra vita terrena andremo alla ricerca di quell’Amore, sperando di poterlo trovare in altri corpi, negli oggetti, nelle situazioni di successo, senza mai trovarlo veramente.

DOV’E’ L’ERRORE?

Non è la ricerca in sé che è sbagliata, ma la direzione in cui stiamo cercando. Se vogliamo trovare l’Amore, dobbiamo invertire la nostra visione: guardare nell’altro la speranza della felicità ci rende fragili e impotenti. Trovare invece spunti nell’altro per comprendere noi stessi sarà l’approccio sensato per riconquistare il nostro potere personale che, per sua natura, è Amore.

L’azione stessa di rivolgere l’attenzione verso di noi e non contro l’altro ci rende più potenti e soprattutto più liberi.

Ciascuno di noi ne porta il ricordo ed è questo il motivo per cui l’abbandono suscita tali reazioni e non è sufficiente resistergli o reagire con idee, atteggiamenti e azioni che la vogliono negare o esorcizzare.

Quante volte, mossi da un’inconsapevole reazione al timore di non essere considerati – con la paura dell’abbandono nel cuore –  abbiamo agito allo scopo di sentirci più apprezzati nelle relazioni di coppia, con la nostra famiglia, con i figli e persino con i semplici conoscenti occasionali?

Il senso del possesso e dell’attaccamento sia alle cose materiali che affettive, sono reazioni alla paura di essere lasciati soli, senza quell’amore necessario e del quale ciascuno di noi ha bisogno per vivere.

Ma … per ogni situazione vissuta, c’è sempre il rovescio della medaglia

LA NATURA, GRANDE AMICA

Cosa accade se pensiamo all’abbandono come a  movimento, crescita o arricchimento? La natura, come spesso accade, ci viene in aiuto per facilitare la comprensione.

Quando finisce la stagione della fioritura, le foglie si preparano a cadere assumendo i colori vivi della rossa forza vitale, dell’arancio e del giallo, iniziando un nuovo ciclo di cosciente rinnovamento.

Attraverso colori, la natura mostra la sua preparazione ad assumere una forma diversa: non sta morendo bensì trasformando.

  • Possiamo imparare da Essa e lasciare  – quando riteniamo sia il momento giusto per noi – che le “foglie” delle nostre false idee e dei cerchi oramai chiusi, cadano leggere una ad una senza dolore, con dolcezza e sentimento.
  • Possiamo immaginare la nostra mente come un grande albero secolare e i nostri pensieri disturbanti come a foglie che si preparano a staccarsi leggere dall’albero della mente: lo fanno con gratitudine lasciando spazio a una nuova consapevolezza.

Questa immagine amorevole che va al di là dello spazio e del tempo, può essere un valido aiuto per imparare e comprendere che l’abbandono è impossibile: l’albero della mente è tutto ciò che siamo, e fluire in lui permettendo alla vita di fare il suo corso significa rendere grazie all’amore e alla felicità.

Questo è uno dei modi per aprirci a una nuova visione

FARE ESPERIENZA

Sono certa che vicino a dove abiti o lavori c’è un parco o anche semplicemente un solo albero che sta lasciando andare le sue foglie. Se così fosse, preparati a far cadere vecchi schemi per aggiungerne di nuovi.

  • Ritaglia da un foglio tanti pezzettini di carta e su ciascuno scrivi  ciò avresti voglia di lasciar andare in questo momento. Possono essere vecchie delusioni, momenti di difficoltà che stai vivendo, antichi schemi che appartenevano alla tua famiglia d’origine e che stai nuovamente perpetuando.
  • Procurati un po’ di pane o del tabacco,  quaderno e penna per scrivere e vai nella natura accanto a un albero.
  • Appoggia la schiena al suo tronco stando in piedi e tenendo tra le mani i pezzettini di fogli sui quali hai scritto ciò che vuoi “far cadere”, e immagina per un attimo di entrare al suo interno e sentir scorrere la linfa vitale : puoi immaginare la vita che si prepara alla trasformazione.
  • Apri le tue braccia come fossero i rami dell’albero e ogni volta che ti senti pronta/o lascia cadere ai tuoi piedi un pezzettino dei fogli che tieni tra le mani, proprio come farebbe l’albero.
  • Continua fino a che le tue mani sono completamente vuote.
  • Ringrazia come sei capace di fare e lascia alla base dell’albero un po’ del pane o del tabacco che hai portato con te, come ringraziamento per averti ospitata/o. Gli alberi amano essere ringraziati con questi doni.
  • Ora siedi comodamente e scrivi chi vuoi essere: quelli saranno i semi della tua nuova vita
  • Scrivi le azioni che da subito compirai per far crescere questi semi. Curali, nutrili, rendili forti e aspettati il meglio che tu possa immaginare.

Questo è un modo per incontrare il Dio che dimora in ciascuno di noi,  riconciliandoci con Lui e con la parte più profonda di noi stessi, per dare così un nuovo significato alla Vita.

Accorgiti.

La tua SpiritualCoach     Lucia Merico

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ABILITATI ALLA BENEDIZIONE

Mi ricordo bene il parroco che veniva a benedire casa nostra quando ero piccola. Passava in rassegna tutto il palazzo ed io lo guardavo salire – di piano in piano – seduta sull’ultimo gradino della scala prima di entrare sul pianerottolo dove c’era il nostro appartamento.

Lo aspettavo con entusiasmo perché, dopo la benedizione, c’era sempre qualcosa di dolce da mangiare che mia madre aveva preparato per l’occasione. E’ forse questo il motivo per cui il prete aveva la pancia pronunciata?

Oltre all’abitudine di “far benedire casa” (Dio solo sa quanto c’è n’era bisogno) avevamo anche l’abitudine di dire una preghiera prima di ogni pasto. Sempre lei, mia madre, diceva che era importante e ai miei “perché si fa così?”, lei rispondeva: “Perché il cibo diventa più buono”. Non immaginavo come facesse a diventare più buono visto che nessun ingrediente speciale veniva inserito durante la preghiera, ma la sua autorità mi bastava: mi fidavo di lei. E in effetti ciò che gustavo aveva sempre un buon sapore.

COSA HO SCOPERTO?

Studiando più in là  negli anni le “energie sottili” ho capito l’importanza delle benedizione e della gratitudine. Parte da un presupposto fondamentale: nulla è scontato. La vita è un dono e apprezzare i doni rende felici. E la felicità va nel mondo attraendo altra felicità.

A COSA SERVE BENEDIRE IL CIBO

Molti di noi sono abituati a concentrare la loro energia su ciò che non hanno piuttosto che mettere in evidenza ciò che è già presente nella loro vita, con la conseguenza inevitabile di sperimentare la frustrazione.

Sviluppare il senso di gratitudine aumenta con certezza il tuo benessere.  Inoltre la gratitudine e la benedizione sono una forma di guarigione che ti permette di gustare al meglio la vita.

COME?

Te lo spiego subito. Immagina di avere una meravigliosa torta di compleanno di fronte a te acquistata nel negozio più bello della città. Quel dolce che a breve assaggerai insieme ad altre persone, racchiude dentro di sé tutte le energie di chi ha contribuito a realizzarlo.

Fantasticando, immagina il pasticcere mentre lo prepara: ha appena scoperto il tradimento della moglie! Quali potrebbero essere i suoi pensieri mentre impasta il dolce, mentre lo farcisce, applica le guarnizioni e quant’altro?

I pensieri sono energia che coinvolgono l’intera creazione. Ed ora la bellissima torta farcita dal pasticciere cornuto è proprio lì di fronte a te, pronta per essere mangiata insieme alla rabbia, alla frustrazione, alla delusione, alla vendetta.

Credi possa essere utile un pensiero benedetto come: “Benedici questo cibo e le persone che lo hanno preparato. Benedici tutti noi che stiamo per assaggiarlo. Grazie Grazie Grazie”?

IL VALORE IMPORTANTE

C’è un valore intrinseco nel benedire e nell’essere grati e lo puoi trovare facendone esperienza. Per esempio puoi cominciare con tenere un quaderno dove scrivere ogni mattina e ogni sera dieci motivi per cui essere grato. Ti sembrano tanti? Se così fosse, stai dando per scontate un sacco di cose che – in un attimo – potrebbero non esserci più.

Tutto il tuo passato è andato

eccetto la sua bellezza,

e niente è rimasto

se non una benedizione

 

Questa frase che appartiene a Un Corso in Miracoli e descrive in poche parole come la benedizione possa essere il “gancio” che ci ri-porta in contatto con la nostra condizione originaria di gioia e pace.

Il passato a cui fa riferimento è quell’istante di tempo che crediamo di aver perduto, dove avevamo la piena consapevolezza di essere un’estensione divina, prima che il dubbio e l’incertezza prendesse posizione nella nostra mente e lì costruisse la sua casa.

Per cui la benedizione diventa il ponte d’accesso tra il mondo della percezione e il Regno da cui arriviamo e che portiamo come eredità naturale dentro di noi.

COS’ALTRO PUOI FARE?

Può essere utile incorporare nella tua pratica quotidiana della gratitudine, anche quella del Naikan una tecnica di meditazione Buddista. Naikan significa “guardarsi dentro” ed è un modo per aiutarti ad essere più introspettiva/o e a conoscere te stessa/o.

Le tre domande riguardano:

  1. Cosa ho ricevuto oggi?
  2. Cosa ho donato?
  3. Quali preoccupazioni o difficoltà ho generato?

La prima domanda è utile per riflettere sui regali ricevuti.

La seconda ti focalizza su ciò che tu hai dato agli altri.

La terza ti fa riflettere su come possiamo, a volte semplicemente con un pensiero o una parola, causare sofferenza agli altri.

E SE VUOI FARE UN PASSO IN PIU’

Puoi fare inoltre un’esperienza ancor più avanzata: Ringraziare per le situazioni difficili che stai affrontando.

“Ringrazio questo momento di difficoltà perché so che mi porterà valore e conoscenza, capacità di risolvere situazioni complicate e forza per affrontarle. Grazie Grazie Grazie”

Dimenticavo: io rivolgo a Dio la mia gratitudine. Con Lui è più facile. Tu fai come … credi. Accorgiti!

La tua SpiritualCoach    Lucia Merico

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REPRIMERE O ESPRIMERE: QUESTO E’ IL DILEMMA!

Un titolo quello dell’articolo di oggi che è tutto un programma. Come amleti moderni a volte nelle nostre relazioni ci domandiamo se è più conveniente far zittire o mostrare le nostre emozioni.

Se da piccola-o hai spesso sentito dire da un adulto di casa “stai zitta-0 – non parlare – non piangere – comportati bene – stai composto – non sporcarti” e amenità di questo genere anche se fatte tutte con tanto amore, appartieni sicuramente alla categoria dei “repressori seriali” che piuttosto di parlare per dire la loro, si mordono la lingua.

Alcuni di voi hanno provato a dire la loro, ribellandosi a ogni tentativo di essere zittiti. E qual’è stato il risultato lo sappiamo bene: mi ci metto anch’io nella lista dei cattivi. Pervasi da un iniziale senso di potere per aver permesso al vulcano emozionale di esplodere, siamo ben presto caduti nel senso di colpa che, in quanto ribelli seriali, abbiamo provveduto prontamente a reprimere e nascondere.

Alcuni di noi hanno successivamente scelto il silenzio mentre altri hanno continuato a perseverare nel ribelle tentativo di essere ascoltati: entrambe le direzioni non funzionano sulla distanza.

MA DOVE PORTA LA REPRESSIONE?

Tanto più cerchiamo di reprimere tanto più ciò che reprimiamo si farà sentire, e questo vale per tutte le emozioni, indistintamente.

Se il sentimento fosse per esempio la rabbia, possiamo elargire sorrisi e strette di mano in ogni occasione, finché salterà fuorinei momenti più inopportuni e nel maniera meno adatta.

E quando accadrà, rafforzeremo ancor di più la convinzione di doverla schiacciare e nascondere quanto più profondamente possibile, cosa che cercheremo di fare con una determinazione assoluta.

Questa è una strada senza uscita poiché il risultato sarà esattamente come sopra. Fino al momento in cui, trovandoci di fronte a una delle biforcazioni importanti della vita, sceglieremo di cambiare la strada che porta verso l’accettazione.

MUOVIAMO QUALCHE PASSO INSIEME VERSO L’EQUILIBRIO

Se mi leggi da un po’ hai imparato che scrivere – e cioè mettere nero su bianco  -è un’azione molto più potente del semplice riflettere e lavorare a livello di pensiero.

Dunque se ti va, scrivi su un foglio le domande che ti propongo più sotto e rispondi ad esse prendendo in considerazione la sincerità. Nessuno valuterà le tue risposte se non tu: sii gentile e generoso!

Non c’è niente di meglio che mettere a nudo le proprie emozioni per imparare a riconoscerle e ad accettarle poiché, a volte, le dinamiche sono talmente consolidate e automatizzate da animarsi di vita propria.

LA PRESA DI COSCIENZA

Prendere coscienza è rendere giustizia alla propria consapevolezza: è sempre la scelta migliore che possiamo fare per decidere la direzione da intraprendere.

La rabbia nasconde la gioia, la paura oscura il successo, la gelosia è un masso sopra la felicità. Dietro ogni emozione che reprimi si nasconde il suo esatto contrario nell’intensità esatta dell’emozione repressa.

E’ il giudicare, la vergogna, il nascondere che tiene oscurata la parte buona di ogni situazione. Un po’ come una medaglia a due facce: quando ne guardi una l’altra non la vedi.

I riflessi vengono visti nella luce

Niente è solo luce o solo ombra: dipende sempre quale lato stai osservando. Sia la luce che l’ombra ci appartengono e compongono l’insieme di ciò che siamo.

Quando diveniamo consapevoli di questa dualità, scopriamo che l’ombra è utile alla luce per esprimersi, che la bontà può manifestarsi “grazie” alla cattiveria, la giustizia lo fa con l’ingiustizia, la gioia col dolore e la colpa con il perdono.

ESERCITIAMOCI INSIEME

Le domande sono potenti mezzi per ricevere risposte: e da domande potenti ci si aspettano risposte altrettanto potenti. Eccone alcune che puoi scrivere e alle quali rispondere sempre scrivendo, naturalmente:

  • Quali sono le emozioni che provi tu stesso/a e che non sopporti?
  • C’è un aspetto di te di cui ti vergogni e che nascondi profondamente?
  • Quali sono gli aspetti di te che ami condividere con gli altri?
  • Ci sono emozioni che escono fuori dal tuo controllo? Se si, quali sono?
  • Che tipo di rapporto hai con queste emozioni? Come ti senti quando le esprimi? E quando le reprimi?

MORALE DELLA STORIA

Proprio ieri durante il Laboratorio al femminile CREA LEGGI AMA, mi sono fermata con alcune partecipanti per condividere esperienze personali e siamo arrivate a una sola conclusione: accorgiti!

Non ci sono modi perfetti per fare cose o intraprendere relazioni: la perfezione non è di questo mondo. Ma nell’imperfezione di una relazione possiamo trovare il modo di essere felici, facendo pace con le nostre emozioni e rivolgendo loro l’attenzione che meritano.

Diversamente, come bambini capricciosi che vogliono essere ascoltati, cominceranno a strillare e picchiare i piedi finché non le accogliamo nel nostro cuore, per poi lasciarle gentilmente andare al loro destino.

Quindi, accorgiti, scrivi e sii felice!

Spiritualmente tua    Lucia Merico

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RELAZIONI FELICI NE ABBIAMO?

Per ogni cambiamento che si possa definire tale, ci vuole tempo, determinazione e dedizione. Cambiare uno schema che abbiamo mantenuto vivo per anni,  è un’insieme di riconoscimento e metodo.

Detto questo, quando c’è un problema cosa vogliamo che accada? Generalmente, quando non abbiamo una consapevole attenzione alle dinamiche che sono alla base di un cambiamento, come bambini piccoli e capricciosi vogliamo che il problema sparisca il più presto possibile!

Quando decidiamo consapevolmente di  lavorare con sentimento e determinazione su noi stessi, siamo in grado di usare gli insegnamenti in maniera diversa da coloro che si limitano a leggere senza effettuare nessuna azione per cambiare veramente: la differenza è netta e anche il risultato.

Nulla cambia se non cambi nulla

Il processo della ricerca interiore apre la mente a diverse esperienze portandoci su un nuovo livello di realtà molto spesso inesplorato.  Ognuno di noi possiede le risorse interiori per andare oltre i confini sconosciuti della propria personalità ed avere così una visione più ampia e profonda.

Se immaginiamo che la vita sia una scuola dove imparare, le relazioni fra gli individui possiamo paragonarle alla sua università.

Siamo nati uomini e donne con un desiderio e un bisogno reciproco l’uno verso l’altra: Cerchiamo l’unione fisica, emotiva e spirituale: questo è scritto nei nostri geni e trovare il proprio compagno/a della vita è al centro dell’essere umano.

Dell’unione fisica ne siamo consapevoli: è quella alla quale diamo la massima importanza. Per quanto riguarda l’unione emotiva siamo un po’ meno ferrati. Ci concentriamo solo inizialmente sul batticuore o le farfalle nello stomaco o per alcuni nella pancia. L’unione spirituale intesa come energie sottili che si esprimono danzando tra loro  è sconosciuta alla maggior parte di noi.

HO PER VOI UNA DOMANDA

Conosci  qualcuno che, dopo molti anni di vita insieme al suo partner,  ha una relazione intensa, vibrante, dove si avvertono amore e armonia, dove la comunicazione è reciproca e allegra dove entrambi hanno accettato l’altro completamente, arrendendosi alla forza divina dell’amore e considerano le differenze come opportunità per comprendere meglio l’altro nella nella totale convinzione che tutti i problemi possono essere risolti?”

Se hai conoscenze di questo genere è una manna dal Cielo: chiedi loro come fanno a mantenere un livello così alto di consapevolezza.  

A questo punto ho un’altra domanda per te: E’ dunque possibile essere felici superando le difficoltà? E se fossero roprio le difficoltà a rendere solida una relazione, cosa mi risponderesti?

FACCIAMO ANCORA UN ALTRO PASSO INSIEME

Cos’è la vita se non un continuo intreccio di relazioni e confronto con noi stessi, con gli altri, con le cose e persino coi pensieri?  Dunque, non è possibile vivere senza relazioni, che sono strettamente collegate ai nostri atteggiamenti.

Possiamo avere relazioni positive o negative: non fa differenza. Le positive avranno la forza di migliorare le nostre giornate. E quelle negative?  Se ti dicessi che sono proprio loro a trasformare la nostra vita, cosa risponderesti?.  Guardare dritto negli occhi un momento di crisi è una delle lezioni fondamentali per migliorare la propria esistenza e quella della persona coinvolta. Fatto è che, molto spesso, facciamo finta di niente, rimandiamo e in questo modo viene rimandata anche la nostra felicità.

Qual è il vero problema?Il rapporto che abbiamo con noi stessi. I conflitti interiori sono la causa principale della difficoltà di relazionarci in modo costruttivo con gli altri e sono proprio essi a offrire l’opportunità per migliorare la relazione stessa.

Una vera relazione è possibile solamente quando ci sono idee chiare ed un animo libero e sereno.

CERCHIAMO DI CAPIRE INSIEME COS’E’ UNA RELAZIONE

Siamo abituati ad associare la parola relazione soltanto agli esseri umani, ma in realtà – come hai letto sopra – questa parola va applicata a tutto: agli oggetti, alle convinzioni,  alle idee. Può  riferirsi alle circostanze della vita, al mondo, a noi stessi, ai pensieri e ai comportamenti.

Stabilire dei rapporti tra gli esseri umani

 è molto più complicato di quanto possiamo immaginare

 

Parliamo di persone  sane che hanno il desiderio di costruire (e non distruggere), che si relazionano positivamente con se stesse e con gli altri, che non temono l’intimità, che non si proteggono dall’esperienza del rapporto e che, quindi, amano.

Cosa causano con il loro atteggiamento positivo?

  •  Permettono semplicemente a se stesse di amare
  • Si mettono in gioco,
  • Hanno la volontà e la disponibilità a farlo senza curarsi dei rischi che corrono
  • Si espongono in prima persona ed in maniera concreta.

Queste persone non sono speciali o particolari: sono portatrici sane di difetti che personalmente preferisco chiamare caratteristiche. Anche loro hanno paura di sbagliare, a volte sono timide e possono provare emozioni che le disturbano.

Tuttavia vivono i loro rapporti e non temono di esserne coinvolte perché hanno abbassato la soglia delle difese e, nonostante le delusioni incontrate e che sanno bene di non poter escludere totalmente dalla loro vita, riescono a intrecciare rapporti positivi e significativi.

COME SI ARRIVA AD AVERE RELAZIONI DI QUESTO TIPO?

La risposta è semplice: Conoscendo profondamente se stessi!

Possiamo essere abili e relazionarci in modo corretto con alcune aree della nostra vita, come quella professionale per esempio, ed essere limitati in altre come – ad esempio – nelle relazioni d’amore. Solamente un profondo lavoro interiore può aiutarci a comprendere in quale punto della nostra storia ci troviamo. E una volta fatto il punto della situazione, possiamo finalmente decidere quale strada intraprendere.

Inoltre, ci potrebbero essere persone che hanno relazioni in apparenza positive ma che, in realtà sono privi di contenuto e di significato: hanno un buon rapporto con gli altri ma sono infelici e insoddisfatti.

Per loro la domanda è: “Com’è possibile avere rapporti felici con gli altri e poi sentirsi infelici e insoddisfatti? Prima di tutto, smetti di raccontartela e trova il modo per capire cosa davvero sta succedendo.

Una cosa importante da sapere è che per lontano che possiamo andare, è impossibile sfuggire da sé stessi. E molti di noi lo fanno continuamente. In che modo? Tutte le volte che proiettano la responsabilità di ciò che facciamo sugli altri.

Quando ti allontani dal pensiero di essere responsabile della tua vita al 100%, stai guardando solo il problema perdendo di vista la soluzione. Entrare in intimità con sé stessi significa accettare questo principio.

Se hai una relazione complicata, parti da te e comincia a renderti felice senza aspettare che lo debba fare qualcun altro. Dichiara di essere il solo o la sola responsabile della tua vita e della tua felicità: questa è la linea di partenza. Accorgiti!

Spiritualmente tua ♥       Lucia Merico

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