ABITUDINARIAMENTE

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La maggior parte delle persone considera la vita una lotta per ottenere questo o quello, sia che si tratti di cose materiali, personali o professionali.  Si muovono su basi di carenza e tentano di colmare il vuoto che percepiscono con ciò che credono di poter trovare solo all’esterno, nel mondo. Sfiduciano le loro abilità mettendo quelle degli altri al primo posto così da considerare quasi ogni cosa come irraggiungibile. Questo accade perché gli standard con i quali normalmente si confrontano sono prudenzialmente bassi: essere ligi al dovere, lavoratori ben adattati e servili, una vita scandita da orari fissi e ben distribuiti così da non lasciare un attimo di tempo per riflettere in santa pace. La lancetta della felicità è tarata sul bisogno frenato di garantirsi una sicurezza anziché ricercare il pieno sfruttamento del talento, delle capacità, delle potenzialità di cui ogni essere umano su questa terra è dotato.

Certamente uscire da questi schemi precostituiti e inseriti così profondamente dentro la mente non è certo una passeggiata: ma si può fare, con un pizzico di costanza e volontà. Scegliendo queste ultime caratteristiche, un primo piccolo passo verso l’autorealizzazione potrebbe essere quello di “cambiare le abitudini”.  Molti di noi sono abituati a vivere la quotidianità muovendosi sempre nello stesso modo: si alzano dalla stessa parte del letto ogni mattina, percorrono la stessa strada per raggiungere il posto di lavoro, mangiano alla stessa ora e si siedono allo stesso posto ogni giorno della loro vita. Nel momento in cui uno di questi ingredienti giornalieri viene a mancare, il Cielo si apre e fulmini e saette volano in ogni parte.

Oggi fai qualcosa di diverso: inserisci un ingrediente nuovo nella tua giornata e mantieni questa costante per una settimana. Stai pensando a cosa puoi fare o che è una sciocchezza? Quasi certamente  ti dimenticherai di aver letto questo post o, ancor peggio, procrastinerai. Che dire: hai ragione tu. Ci vuole coraggio per cambiare le proprie abitudini. D’altronde è più facile sognare la libertà e rimanere in gabbia che ingegnarsi per trovare il mondo di uscire. Accorgiti.

DIALOGO INTERIORE

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Il mio dialogo di questa mattina, che condivido con voi. Chissà, potrebbe aiutare.

Smettila di credere che ci sia un modo giusto e uno sbagliato di procedere. In realtà è bene che tu assuma una posizione dove non sei più prigioniera di un certo esito, rendendoti disponibile alle infinite opportunità che la vita ti offre per procedere verso ciò che vuoi ottenere.

Non aver paura di sbagliare. Dagli errori puoi ricavare molte buone informazioni. Anche i migliori sbagliano. Stai serena e sii contenta di aver fatto l’esperienza. Prendi ciò che di buono ti ha dato e pensa che il tuo successo è determinato anche dall’aver fatto ciò che hai fatto.

C’è sempre molto tempo. La trappola più grande è l’impazienza che crea tensione, insoddisfazione e paura. Sii fiduciosa nel fatto che, qualunque cosa tu faccia, si sta aprendo nel modo perfetto e nel momento giusto.

Accorgiti!

UN PATTO IMPORTANTE

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Nel cuore della saggezza Tolteca c’è l’idea che il mondo, la “realtà”, sia un sogno collettivo. La parola che viene utilizzata per definire questa nebbia di percezione è “mitote”, che è simile alla termine indù che definisce “illusione”, cioè “maya”. Questo sogno è uguale a quelli che si fanno la notte, quando dormiamo, salvo il fatto che le sue regole e le sue abitudini di comprensione e di comportamento gli permettono di apparire più reali.

Ognuno di noi nasce in un sogno già pronto che comprende la lingua, la cultura, la religione e la famiglia. Troppo difficile da contrastare, ne acconsentiamo di seguirne le regole. Per sopravvivergli come meglio possiamo, stringiamo patti invisibili con gli altri: con la società, la famiglia, Dio. Ma i patti più importanti sono quelli che prendiamo con noi stessi. Alcuno di essi ci recano benefici, mentre altri ci fanno soffrire. Rimaniamo legati a loro perché crediamo che senza di essi saremo in un qualche modo sminuiti.

Cambiare questi patti è il modo per ricominciare vivere e il primo che dobbiamo mantenere con noi stessi è di essere impeccabili rispetto alle parole che pronunciamo. E per questo non intendo solo il fatto di mantenere la parola data, gli impegni presi, ma soprattutto il rendersi conto di ciò che diciamo, sia quando parliamo al mondo esterno, sia quando lo facciamo a noi stessi.

Il linguaggio che utilizzi determina la persona che sei e il mondo in cui vivi. Le parole che pronunci sono creative, vale a dire che puoi usare le tue parole per creare rabbia o gelosia, serenità e guarigione. Le parole sono come semi che si diffondono nel mondo e ritornano a te sottoforma di realtà completa e compiuta. Con le parole puoi innalzare o distruggere: a te la scelta.

Sii attento oggi alle parole che scegli per descriverti, per descrivere la vita, gli altri, il mondo poiché potrai innalzare o distruggere la tua energia. Accorgiti!

SE VUOI QUALCOSA DI DIVERSO, FAI QUALCOSA DI DIVERSO

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Ebbene sì: a volte anche tu, come me, te la racconti. In poche parole ti fai piacere situazioni che, in realtà, non ti piacciono affatto o utilizzi modi infelici per ottenere ciò che vuoi. Mi spiego meglio. Sin da piccola ho utilizzato la malattia per attirare l’attenzione: labbra blu e perdita dei sensi fino a circa 3 anni, sangue dal naso successivamente e infine allergia con asma bronchiale. Funzionava alla grande! Avevo per me tutte le attenzioni degli adulti di famiglia e in particolare quella che desideravo di più: le cure di mia sorella maggiore. Per questo ho continuato da adolescente e poi adulta a usare la malattia come modalità per smuovere le attenzioni altrui. Negavo il problema: mancanza di amore per me stessa. E cercavo la soluzione dove non poteva essere trovata: nel corpo anziché nella mente. Mettevo da parte la verità a vantaggio del riconoscimento: volevo avere ragione anziché essere felice. Tuttavia per cambiare il risultato ho dovuto fare qualcosa di diverso: riconoscere che qualunque area malata della mia vita era una richiesta d’aiuto o di amore alla quale potevo rispondere solo aprendo gli occhi. Con fatica e tanta determinazione ho iniziato a coltivare qualcosa di diverso per me sviluppando un atteggiamento più consapevole ed ho capito che la guarigione passa attraverso l’accorgermi e domandarmi come posso fare per migliorare, che imparo sempre ciò che insegno, che il perdono è potere e che ciò che faccio agli altri lo faccio a me stessa. In questo modo è iniziata l’apertura verso la spiritualità: guardando in maniera oggettiva la vita e riconoscendo il potere di poter scegliere e decidere.

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Esiste un unico mondo che puoi scegliere di “guardare” o “vedere”. Esiste un unico modo per essere felice: considerare ogni accadimento come esperienza e viverlo per migliorare, crescere, diffondere, condividere, conoscere. La vita vissuta da questo punto di vista unisce realtà differenti, mondi divisi e separati e mondi nella normalità e fuori dalla normalità. Accorgiti.

CHOICE

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Sii libero. Rifiuta un punto di vista collettivo e crea una spiritualità che sia esclusivamente tua. Solo tu puoi conoscere te stesso e lo fai sempre e solo attraverso gli altri. A volte ti piacerà ciò che vedi, altre volte un po’ meno.
Se ti piace, rinforzalo con pensieri di gratitudine. Se non ti piace, sii grato ugualmente poiché hai trovato una parte di te da poter migliorare, scegliendo diversamente. Puoi fare in questo modo: quando non sei felice è perché stai scegliendo di non esserlo: guardi l’altro o la situazione come un nemico da sconfiggere anziché come un’opportunità da cogliere. Se scegli di cogliere l’opportunità, offri alla persona o alla situazione ogni cosa bella che vuoi ottenere in quel momento: pace, serenità, amore, abbondanza, felicità, gioia, equilibrio … Se “dare è ricevere”, donare amore è ricevere amore così come donare paura è ricevere paura. A te la scelta.
Oggi scelgo di offrire abbondanza e ricchezza a ognuno di voi affinché io possa imparare.
Accorgiti!

TRAVEL

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Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
(Costantino Kavafis)