SIAMO ANIMA

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Si dice che l’anima sia tutto: il nostro inizio, il viaggio di mezzo e la nostra fine. Far riferimento a lei è scovare l’essenza che ci compone. Ma come si fa a richiamare l’anima? «Ci sono molti modi: con la meditazione, o nei ritmi della corsa, del canto, della scrittura, della pittura, della composizione musicale, con visioni di grande bellezza, con la preghiera, la contemplazione, i riti e i rituali, l’immobilità, la quiete, perfino con idee e umori estatici. Sono tutte “chiamate” che invitano l’anima dalla sua dimora.»

Non c’è un metodo migliore di un altro, né supporti particolari, riferimenti o posti speciali. Dobbiamo poterla richiamare a noi – l’anima – in maniera agevole, ovunque ci troviamo, per un minuto o per un intero giorno. Possiamo usare i ricordi per ritrovare un luogo speciale dove andare e restare in solitudine coi nostri pensieri e le preghiere, spegnendo le distrazioni. Possiamo usare un viaggio e portare con noi ogni pensiero, dal più intricato al più futile e regalarlo al luogo dove ci troviamo, per tornare a casa un po’ più leggere. Oppure possiamo imparare a escludere gli altri, il rumore, le chiacchiere, anche nel bel mezzo di una riunione di lavoro, mentre guardiamo l’implosione di un palazzo, anche circondate da una folla di gente durante un matrimonio. Noi donne sappiamo come fare e non è difficile farlo: il difficile è ricordarsi di farlo.

In ogni caso, che lo si faccia consapevolmente oppure no, l’anima troverà il modo di conversare con noi, sempre e ovunque

«Purtroppo sin dall’infanzia ci insegnano a provare imbarazzo se veniamo scoperte mentre comunichiamo con l’anima, in particolare in ambienti come la scuola o il lavoro. Il mondo dell’istruzione e degli affari ha ritenuto che il tempo passato stando «tra sé» sia improduttivo, mentre è in realtà il più fecondo.

L’anima selvaggia incanala infatti idee nella nostra immaginazione, e noi scegliamo quelle da mettere in pratica, estremamente adatte e produttive. Mescolandoci con l’anima brilliamo, desideriamo affermare i nostri talenti. È questa unione breve, anche di un istante, ma intenzionale, che ci aiuta a vivere la nostra vita interiore; invece di seppellirla nella vergogna, nella paura della rappresaglia o dell’attacco, nel letargo, nella compiacenza o altri ragionamenti o scuse, lasciamo che la nostra vita interiore fluttui, brilli, divampi all’esterno affinché tutti possano vedere.

Oltre a darci informazioni su questioni che vogliamo vedere meglio, la solitudine può consentirci di valutare il nostro operato nella sfera prescelta.» (ispirata da Donne che corrono coi lupi)

Mentre scrivo mi viene facile trovare ispirazioni immaginando il mio luogo silenzioso che da qualche tempo uso per conversare con l’anima: è un lago ghiacciato che ho attraversato coi cani da slitta durante un viaggio in Lapponia. Sono al centro del lago, avvolta da una morbida e calda coperta di lana bianca coi disegni blu. Non sento freddo: solo il calore di scrivere queste parole.

Se vuoi venire in viaggio con noi il prossimo giugno 2019, per Il Potere dell’Energia Femminile – V Edizione non andremo in Lapponia ma a Zante (Grecia) e staremo insieme un’intera settimana, a parlare di femminile antico e moderno, pratiche taoiste e Passi Magici.

Clicca su questo link per leggere tutte le informazioni, e se hai qualche altra domanda, non esitare a contattarmi

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IL VALORE DI UNA DONNA

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Cosa racchiude dentro di sé una donna? Quale sfolgorante passato dimenticato, che ci ha rese schiave di un presente irriverente? Oggi voglio guardare con te da una direzione differente rispetto al solito: da dentro verso l’esterno. Facciamolo insieme, come una sorta di «meditazione» o riflessione, come più ti piace. Le parole che leggerai sono state ispirate da una delle mie Maestre: Marianne Williamson.

Essere donna oggi è ancora più precario e incerto di ogni altro momento. Donne che cercano di essere indipendenti pagando il prezzo altissimo della solitudine, anche se sono sposate ed hanno figli. Donne che credono di non potercela fare se non avendo accanto un uomo che le sostiene, giovani donne che si giocano la libertà e la gioventù per una sicurezza economica fittizia. Altre che tengono legati i propri compagni facendo figli che poi devono accudire. Donne che cercano di innalzarsi e di spingersi verso il cielo e trovano resistenze tanto grandi da piegare le loro ali e, così, smettono di volare. (Marianne Williamson)

La vita interiore di una donna è molto più di tutto questo, solamente che abbiamo perduto la chiave della nostra vera casa e così ci ritroviamo ad abitare fuori, davanti alla porta. Oggi, chi lo vorrà, potrà scegliere di uscire dallo stato di «schiava» per interpretare la sua regale natura: quella di essere «Regina»

Tuttavia nel mondo dell’illusione, siamo perdute e imprigionate, schiave dei nostri appetiti e del nostro desiderio di falso potere. Il nostro aguzzino è un mostro a tre teste:

  • una testa è il passato
  • un’altra testa è l’ insicurezza
  • e l’ultima è la cultura di massa

l passato è la storia che esiste solo nella nostra mente. Sono tutte le esperienze che – in modi differenti – continuiamo a fare giorno dopo giorno. La soluzione è semplice: guarda, analizza, comprendi e perdona e poi, più in fretta che puoi, passa oltre.

L’insicurezza è l’inevitabile caratteristica di ogni essere vivente. Esiste perché manca la consapevolezza di un legame con idee più nobili e profonde. E così siamo destinate a una lotta frenetica e disperata per avere cose che ci appaghino: il lavoro, le relazioni, la bellezza, il corpo. Siamo costantemente concentrate sulla convinzione di essere inadeguate.

La terza testa del mostro è la cultura di massa, per la quale spendiamo ogni anno un sacco di soldi. La maggior parte dei film non ama le donne, la maggior parte delle pubblicità non ama le donne e non le rispetta, la maggior parte dell’industria della moda non ama le donne, così come la maggior parte della musica. A volte ci sentiamo maltrattate, e così cerchiamo l’amore dove non c’è possibilità di scambio.

Gran parte delle donne che conosco sono straordinarie sacerdotesse e guaritrici, ma non lo sanno. Si riducono a schiave per una carezza assecondando uomini che nemmeno le prendono in considerazione. (Marianne Williamson)

L’atteggiamento che adottiamo ci porta a vivere un viaggio dentro noi stesse. Se vogliamo che sia affascinante, questo viaggio diventerà lo strumento che ci aiuterà a trasformarci in donne nuove, più autentiche e consapevoli. È il solo modo che possiamo adottare per cambiare gli altri: conoscere profondamente noi stesse per guardare con occhi nuovi. Il segreto della felicità è saper rinnovare noi stesse, e far in modo che questo rinnovamento coinvolga anche chi ruota intorno a noi.

Il primo passo è quindi sempre e solo verso te stessa, nella comprensione che seguire la vita dell’amore e della femminilità è nutrite la nostra parte più intima.
(scritto al #femminile sempre declinabile al #maschile)

Il Potere dell’Energia Femminile – V Edizione
Isola di Zante (Grecia) 13-20 Giugno 2019

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VELENO O PERDONO?

Restare legati al risentimento verso qualcosa o qualcuno ci intrappola in un’energia che possiamo paragonare a un veleno preso a piccole dosi, che logora pian piano la vita. C’è un antidoto a questo veleno che possiamo scegliere tutte le volte che vogliamo e che ci aiuta a stare meglio e a guardare la situazione da un altro punto di vista: il perdono. Trattenere il risentimento per il passato e farlo per giorni, mesi, anni è un danno che provochiamo a noi stess* costringendo la nostra energia a rimanere bloccata anziché fluire libera verso le infinite possibilità che offre la vita.

Discutere di perdono è sempre un passaggio delicato e personale che va compiuto a piccoli passi, a volte molto dolorosi e che smantellano la voglia di trovare i torti e le ragioni, portandoci dritti verso una guarigione solida e coinvolgente. L’intera esperienza e tutti i personaggi coinvolti ricevono la stessa identica possibilità di rilasciare il rancore e recuperare la propria energia.

I passi verso il perdono devono essere compiuti con pazienza e volontà e si può cominciare con lo scrivere una lettera a chi credi essere l’artefice di ciò che è accaduto

Non sarà una lettera d’amore o di ringraziamento, per il momento. Sarà utile a portare alla luce il risentimento e tutte le emozioni che ancora ristagnano dentro di te, in un angolo più o meno remoto della tua mente.

Io la chiamo «lettera al veleno» e anche se l’etichetta che le ho dato sembra essere poco amorevole, in realtà porta con sé così tanto amore da far emergere ciò che è ancora nascosto. Cominciamo.

Si parte da questa considerazione che è importante e che dobbiamo tenere bene a mente: nulla accade per caso. Chiamiamo «caso» ciò che ancora è incomprensibile per noi e dobbiamo avere fiducia in questa circostanza, dove la scelta è netta e precisa: vogliamo sistemare la situazione ma con tutta la rabbia e il risentimento che abbiamo, ci sembra impossibile!

Permettiamo dunque che si insinui dentro di noi un piccolo seme che porta con sé il “senso di responsabilità” fatto di quella “libera scelta” che ancora – forse – non riusciamo totalmente a comprendere, ma che potrebbe esserci rivelato a breve o nel tempo.

Con carta e penna di fronte, esprimiamo scrivendo il nostro risentimento senza filtrare nulla, immaginando che a muovere la nostra scrittura siano esclusivamente le emozioni che proviamo. Non dev’essere scritta “a modo” e neppure in “italiano corretto”: ci basta portare fuori imprimendolo sulla carta ciò che sentiamo vediamo e percepiamo in quel preciso istante. Lo scopo non è gettare fango sulla persona, sulla situazione e neppure su di noi. Lo scopo è ripulire quel vaso pieno di fango che crediamo di aver chiuso ermeticamente, il cui coperchio stiamo coraggiosamente aprendo e osservandone il contenuto.

Quando crediamo che il rilascio emotivo è terminato, prendiamo il foglio e “senza rileggerlo” lo pieghiamo, se riusciamo scriviamo un “grazie” e poi lo bruciamo, mettendoci in ascolto di cosa accade dentro e fuori di noi

Chissà cosa cambierà e come cambieremo noi dopo aver scelto di dare un taglio diverso alla storia. Chissà quali opportunità ci verranno mostrate. Come ci sentiremo? Come reagiremo? E sai, una cosa te la voglio dire. La difficoltà appartiene solo all’inizio, a quella scelta di aprire la porta e guardare davvero cosa c’è dietro. Ma se lo farai – te lo posso garantire – arriverà il sollievo e pian piano la comprensione di essere l’unic* artefice della tua esistenza e se ti va, scrivimi com’è andata.

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IL SIGNOR SOTUTTOIO

Quanto è bello il mondo con le sue molteplici opportunità, che nella sua varietà ci arricchisce sempre, in ogni circostanza. E una di queste felici opportunità è quando incontri il Signor Sottuttoio.

È il conoscitore per eccellenza di ogni cosa, veloce come una saetta ti travolge con la sua «sapienza». Senza che tu chieda nulla, ti ritrovi avvolto dalle sue parole, perché di solito è anche un bravo oratore. La sua idea del prossimo è «un individuo un gradino sotto di lui che potrà sentirsi decisamente migliore dopo il suo intervento». Al Signor Sotuttoio basta un semplicissimo: «Scusi che ore sono?» per raccontarti la storia dell’orologio. Ha capacità e doni inimmaginabili.

Viaggia sul mappamondo e sa tutto della vita. Se hai fatto un’esperienza, l’ha fatta anche lui ma mille volte più grande e pericolosa. Se hai comprato qualcosa anche lui l’ha comprata ma a un prezzo inferiore del 90% rispetto al tuo, e quando chiedi: «Lo compri anche a me?» risponde che le scorte sono esaurite, che non lo producono più, che il negoziante ha avuto una crisi mistica e si è trasferito in Tibet. E quando gli chiedi: «Ma parli per esperienza?» di solito mente in maniera spudorata e se lo scopri si defila avanzando le scuse più fantasiose.

Ne ho incontrati nella mia vita e in alcune occasioni mi sono trasformata nella Signora Sotuttoio: me lo ricordo bene! Son durata poco a causa della bassa abilità nel mentire. Ho cercato di migliorare: niente da fare! Erano i tempi in cui l’autostima e la voglia di essere accettata e riconosciuta incalzavano. Ma d’altronde, chi non ha mai indossato la maschera di Sottuttoio scagli la prima pietra.

Ci sono molti modi per farlo: i genitori lo fanno coi figli, gli insegnanti con gli allievi, le donne con gli uomini e viceversa. È meno impegnativo dire cosa fare che stimolare alla scelta libera, ma si può sempre migliorare e accorgersi che dietro la maschera di Sottuttoio si nasconde una richiesta d’amore e di attenzione.

Sii paziente quando lo incontri e allo stesso modo sii paziente quando ti accorgi di interpretarlo

Sono circostanze preziose per sviluppare l’amore da inviare in entrambe le direzioni, preparandoti a ricevere un senso di pienezza e abbandonando finalmente il vuoto e la frustrazione.

Grazie, Signor Sotuttoio. La tua maschera è preziosa: una grande opportunità. Scritto al maschile declinabile al femminile.

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DIAMO IL BENVENUTO ALLE DELUSIONI

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Per questo articolo ringrazio un uomo e la sua manifesta sofferenza, che ha voluto condividere con me.

Dall’amore dovremmo trarre nutrimento e valore per noi stessi e per farlo dobbiamo osservare il pendolo che oscilla tra l’«amore privo di possesso» e l’«amore carente, possessivo, dipendente e geloso». Non possiamo vivere senza amare e anche la relazione più difficile e disgustosa non può essere trattata con indifferenza, anche perché l’”indifferenza” è una maniera subdola per evitare il più possibile emozioni che vanno dalla paura alla rabbia e oltre,

Il grave problema dell’amore è l’«incapacità di abbandonare le catene senza lucchetto che ci legano alle convinzioni tradizionali» per acquisire una nuova visione del tutto personale, fatta dell’essenziale e complicata capacità di conoscere noi stessi. Ci sono bisogni personali che non vengono presi in considerazione durante i preliminari d’amore: bisogno di affetto, di riconoscimento, di nutrimento, di coccole, di rimproveri e di accettazione.

Spesso quando siamo innamorati ricerchiamo negli altri ciò che non siamo in grado di regalarci, «abbandonando lo specchio dove incontravamo il nostro viso, il suono della nostra voce, il profumo del nostro corpo» sostituendo le nostre regole con quelle di un’altra persona per ottenere in cambio approvazione e ricompensa.

Siamo confusi dall’amore e restiamo solo sulle caratteristiche descritte nei film, nelle canzoni, nei romanzi rosa dove il batticuore, l’attesa, la rabbia, la gelosia, la malattia dell’anima e la delusione sono gli elementi che creano le fondamenta: senza questi, non c’è amore. Ma l’amore non dovrebbe essere felicità, gioia, speranza, accettazione, accoglienza, abbondanza, fiducia? E poi c’è chi sostiene che dovremmo amare l’altro incondizionatamente, a prescindere dalla cornice o dal particolare momento della vita in cui lo incontriamo, chiudendo gli occhi di fronte alla forte luce che potrebbe mostrarne i difetti.

È il momento di fare un po’ di chiarezza

E se alla base dell’amore ci fosse la capacità di renderci consapevoli che l’illusione di poterci distrarre dalle zone d’ombra ci porta dritti verso l’infelicità? E se in questo marasma inconsapevole dell’amore potessimo trovare il coraggio di costruire qualcosa di nuovo, un rapporto che sfida le leggi convenzionali e porta verso un futuro diverso? Da questo nuovo punto di vista la delusione potrebbe rappresentare una tappa importante per costruire legami significativi.

In questo mondo duale, anche la delusione presenta due vie d’uscita: o accettando la realtà e rendendo l’amore più solido e profondo – indipendentemente se saremo ancora insieme o ciascuno per la sua strada – oppure negandola e cercando un’altra persona con la qual ricominciare daccapo il gioco delle illusioni, senza prendersi il tempo di trasformare gli errori e le incomprensioni.

Ancora una volta, la palla della scelta e decisione è in mano nostra: potrebbe essere diversamente? Qualcuno potrebbe pensare che l’amore visto da questa prospettiva perde quella nota romantica tanto cara, soprattutto a noi donne. Vi assicuro che non è così!

Ma questo è solo il mio punto di vista e se vorrai averne uno tutto tuo, dovrai scegliere e decidere di fare una nuova esperienza. Da dove cominciare? Da te e da ciò che vuoi per la tua vita. Per un attimo lascia tutto il resto fuori, e vedi cosa accade.

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INDIPENDENZA

Qual è il primo momento in cui mettiamo in atto l’indipendenza? Per necessità al momento della nascita, quando il cordone ombelicale viene tagliato (a volte brutalmente) e iniziamo a respirare in autonomia. Un altro momento importante è quando impariamo a camminare: scopriamo che possiamo spostarci per raggiungere ciò che desideriamo.

Questo primo passo è così importante – più di quanto possiamo immaginare – così come lo è il modo con cui lo facciamo: rimarrà la nostra modalità che useremo per camminare nella vita.

Alcuni di noi si sono buttati a capofitto, altri hanno fatto piccoli passi incerti, altri ancora si sono serviti dei supporti che avevano a portata di mano.

C’è chi si dispera e si blocca quando cade, chi si rialza e procede come se nulla fosse accaduto, chi è stimolato e incoraggiato e chi invece è deriso o compatito. Ma tutti, senza distinzioni, continuiamo a proseguire desiderosi di andare verso il nostro obiettivo: imparare a camminare.

C’è una spinta dentro ciascun* di noi che ci invita all’indipendenza, accompagnandoci verso la presa di coscienza di noi stess* come individui e verso quel senso di libertà che tutti quanti ricerchiamo e che siamo venuti ad affermare in questo mondo.

Ma ben presto a molti di noi accade che le circostanze incontrate, per infinite sfumature e motivi personali, ci rendono incert*, dubbios* e ci ritroviamo inconsapevolmente ad essere dipendenti da situazioni e cose. Con il lavoro cerchiamo un’indipendenza economica senza accorgerci che spesso dipendiamo proprio da esso. Diventiamo dipendenti da idee e condizionamenti, dalle regole imposte da qualcuno esterno a noi che – anche se non piacciono – continuiamo a seguire. Dipendiamo da una relazione per paura di restare soli. Non osiamo prenderci la responsabilità di noi stess*, informandoci e ascoltando campane che suonano una diversa musica.

Indipendenza è libertà di osare, slegarci dall’approvazione degli altri per sentirci bene e amati, divenire padroni delle nostre emozioni camminando spavaldi lontano da tutto ciò che ci tiene bloccati a una falsa idea di noi stessi e del mondo

È fare un passo verso noi stessi, all’interno di quell’animo infinito e luminoso da cui ci siamo allontanati e che attende paziente di incontrarci, rinnovat*.

Oggi prenditi un momento per prendere coscienza e scrivere le situazioni che ti rendono dipendente domandandoti: «È davvero necessario per me ora?» Fai mentalmente un elenco di tutti gli oggetti che possiedi e che sono importanti per te: cosa accadrebbe se non li possedessi più? Non è sempre indispensabile fare piazza pulita per sentirsi liberi poiché molto spesso si rischia di gettare ogni cosa per poi pentirsi di averlo fatto. Nella calma, invece, possiamo scegliere cosa tenere e cosa lasciar andare, premesso che quest’ultima parte è un passaggio che va compiuto con pazienza e consapevolezza.

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OGNI COSA COMINCIA DA ME

Se due persone scelgono di condividere la loro vita è per uno scopo ben preciso.

La difficoltà delle relazioni è quella di non prendersi il tempo necessario per conoscere l’altro. Siamo mossi da esigenze interiori personali come la voglia di non essere più sole, un figlio, il desiderio di una famiglia che rientri nei canoni prestabiliti dal contesto in cui viviamo. E così ci adattiamo, ci consoliamo entrando nella relazione con gli occhi bendati, senza troppe domande perché il solo desiderio che abbiamo è non sentire più il nostro bisogno.

Siamo sorpresi quando la vita ci offre ciò che abbiamo chiesto su un piatto dorato. Crediamo sia una benedizione, un’opportunità unica, ed è come arrivare affamati a un banchetto di nozze: cominciamo a mangiare, ingorde e vogliose unicamente di zittire il senso di fame, e poi con la pancia piena, troppo piena, cominciamo a pensare che forse avremmo potuto evitare qualche pietanza.

Insidiosi bisogni che ci fanno muovere con i sensi quasi completamente offuscati! Sì, “quasi”, perché c’è sempre la vocina dentro di noi che ci sussurra: «Sei proprio sicura?» e non per pessimismo ma per indurci a rivedere il programma e a stabilirne uno diverso da quello che abbiamo appena finito di vedere.

Relazione dopo relazione dovremmo aver imparato qualcosa: e invece no! Come se non fosse successo nulla, ci infiliamo nella nuova storia con il solito schema, quello che già conosciamo. «Oh, benedetta figlia! Non hai imparato nulla?» sussurra la voce, e continua: «Evidentemente c’è ancora qualcosa che ti sfugge. Fai così questa volta: prenditi il tempo di sistemare le cose senza scappare, senza sostituire. Quale bisogno deve appagare questa nuova relazione?» Possiamo riorganizzare la nostra memoria e guardare le vicende di ieri alla luce di un differente punto di vista.

Sì, lo possiamo fare e ci dev’essere la volontà, che significa concentrarsi su di noi e non più sull’altro. L’asse di attenzione va spostato: è questa la vera sfida. Perché sappiamo bene che è molto meglio guardare il tronco nell’occhio dell’altro anziché togliere il piccolo granello di polvere nel nostro.

Invertire la marca, spostare l’attenzione, sbilanciarsi col rischio di cadere, cambiare il punto di vista … Insomma, chiamiamola come ci pare, ma c’è necessità di trovare un altro modo.

Scritto al femminile sempre declinabile al maschile.

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