DIO E’ PIU’ FELICE QUANDO I SUOI FIGLI GIOCANO

Se mi segui da tempo sai bene che una vita scarsa sotto ogni aspetto è il frutto di una mente incline alla scarsità anziché all’abbondanza.

Se mi stai seguendo ora per la prima volta, ti suggerisco di fare tuo al più presto questo aspetto fondamentale, poiché è il principio che ti permette di scegliere tra avere ragione o essere felice.

I pensieri di scarsità sono fatti di paura, energia che preme verso il basso, costrizione e lamento: un virus diffuso negli ultimi tempi. Si attivano con l’idea che gli altri hanno ciò che io non posso avere e che – forse – comportandomi nella maniera adeguata, mi potranno donare ciò che non possiedo e così far tacere il senso di vuoto che sento dentro di me.

I sintomi di questo virus alimentano una progressiva cecità: non ti accorgi del bello che c’è intorno a te.

La guarigione arriva sviluppando gli anticorpi della gratitudine: sii grato per ogni cosa che già possiedi. Apprezza ciò che hai e riconsidera con attenzione la tua vita sotto ogni suo aspetto. Tieni caro e rinforza con ancor più vigore ciò che ti piace. Ringrazia e trova il modo per trasformare ciò che non ti piace.

C’è fondamentalmente un’unica soluzione per vivere nella ricchezza ed è donare sottoforma di pensieri positivi, azioni potenzianti, aiuti materiali, sostegno morale, amicizia e perdono.

Dai agli altri ciò che vorresti fosse donato a te:

questo è il modo per attivare la ricchezza

in ogni sua forma

 

Apprezza l’abbondanza dell’Universo e il tuo diritto alla prosperità.

Dio ama i Suoi Figli anche quando sono ricchi e felici

 

Accorgiti!

La tua SpiritualCoach   Lucia Merico

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REALIZZAZIONE PERSONALE

Parole come “successo” o “eccellenza” sono importanti per la realizzazione personale e dovrebbero essere pronunciate con armoniosa consapevolezza.  La mia concezione di una persona di successo corrisponde a un individuo che:

  • Si assume gli impegni e li mantiene , onorando le promesse fatte
  • Ammette i propri errori apertamente ed è disposto al confronto
  • Sa che il lamento – sia interiore che esteriore – affossa le idee
  • Raramente fa qualcosa per “dovere” e quando lo fa è per scelta: ha ben compreso la preziosità del tempo e sa che “successo” significa semplicemente “far succedere” e dunque si organizza per il meglio
  • E’ disposto a fare cose che gli altri non vogliono assumersi il compito di fare, pur di raggiungere un obiettivo superiore

Siamo persone di successo e indipendenti quando abbiamo il coraggio di affrontare i problemi alla radice anziché rincorrere cose prive di sostanza, quando siamo in grado di generare l’unità necessaria per gestire un’attività, una famiglia o una relazione con efficacia con forza e coraggio.

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Spesso la crescita personale e spirituale non deriva tanto dal fare qualcosa di nuovo, quando alla capacità di vedere una stessa cosa illuminata da nuova luce. Abbiamo tutti – più o meno – delle mappe mentali del nostro mondo che erroneamente scambiamo per il territorio: e ci perdiamo. Per ritrovare la strada non dobbiamo adottare tecniche esterne, ma è necessario cambiare internamente mutando i paradigmi, il nostro modo basilare di vedere il mondo.

Quando cambiamo paradigma come per magia lo stesso territorio sul quale camminiamo ogni giorno diventa un paesaggio nuovo: lo rinnoviamo osservandolo da una diversa prospettiva e dunque sarà come vederlo per la prima volta.

Personalmente – a meno che non ci siano gravi problemi che richiedono un taglio radicale – stimolo le persone a una nuova visione. Soprattutto nelle relazioni questo metodo risulta molto efficace per porre nuovi mattoni sui quali costruire. E’ facile lasciarsi intrappolare da una qualche forma di attività, da una vita piena di cose da fare e lavorare con sempre maggiore impegno per dare la scalata al successo per poi scoprire che è appoggiata alla parete sbagliata. Si può essere indaffarati, molto indaffarati, senza essere realmente efficaci.

Alla fine di tutto, ciò che siamo comunica in modo di gran lunga più eloquente di qualunque cosa diciamo o facciamo: questo è un dato di fatto. Seminare è una cosa seria e i nostri semi crescono con più facilità se il terreno è ben aerato e mosso, pulito dalle erbacce infestanti e curato a dovere. E la semina è il passaggio più semplice. C’è poi la cura, l’attenzione, l’accorgersi e la consapevolezza salda di raccogliere sempre ciò che seminiamo. Accorgiamoci!

A tutti i partecipanti di Nascita e Rinascita – a tutti quelli che verranno e a me stessa auguro sempre e solo il meglio che possiamo immaginare.

ATTENZIONE: PERICOLO!

Accoglienza è quando riceviamo l’altro nello spazio del nostro cuore. Perché il nostro cuore è grande e ricco di Amore Infinito e infinitamente può amare senza prosciugarsi.

Quando accogliamo offriamo all’ospite quanto di meglio abbiamo in casa, perché l’ospite e l’ospitato sono parte di un Uno: per questo un tempo l’ospite veniva considerato sacro. L’essere sacro in noi ci fa aprire le braccia all’essere sacro nel cuore dell’altro, perché ogni ospite ha Dio nel cuore.

Se la capacità di accogliere è chiusa, non serve a nulla mettere a disposizione la nostra casa, le stoviglie, il cibo o i letti. Solo quando il cuore comprende l’accoglienza possiamo ricevere chiunque incontriamo, perché la nostra vera casa, quella nella quale ospitiamo gli altri, la portiamo sempre con noi ovunque andiamo. E, credetemi, non è un aspetto “romantico” o “buonistico” ma una vero e proprio movimento energetico di espansione della coscienza. Quando accogliamo ci rendiamo disponibili a vedere l’altro per ciò che è, senza la falsità dei veli che lo nascondono, e questo ci rende disponibili a vedere noi stessi, a far luce sui nostri limiti e carenze.

Lasciare l’altro fuori dalla nostra vita per qualunque motivo – nessuno escluso- ci preclude la possibilità di risolvere una situazione, mantenendola intatta nel suo legame: e a nessuno piace essere legato. Per cui continueremo a palleggiare il problema dall’altro a noi senza interruzione, aumentandone ogni volta l’intensità. Quello che riteniamo vantaggioso e cioè porre l’attenzione sull’altro, diventa a tutti gli effetti una prigione per noi, per la nostra vita e per la nostra energia.

Proviamo a pensare, per un attimo, a una relazione finita perché uno dei due ha tradito o si è innamorato di un’altra. Trattenere il risentimento concentrando l’attenzione sul fatto che c’è un unico responsabile della situazione – il traditore – e che sia il solo sul quale porre l’attenzione, è un inganno davvero pericoloso, che ci offende nel profondo mostrandoci la nostra incapacità di gestire la vita.

Il ruolo della vittima, anche se molto appetitoso per l’ego, in realtà è una gabbia dalle sbarre molto resistenti. Ed è anche uno dei modi per ricevere attenzione, condannare l’altro e liberarci di un peso che non riuscivamo a toglierci di dosso. Detto così può sembrare persino crudele, è vero. Ma nella realtà dei fatti, ciascuno usa ciò che conosce per sistemare la propria vita e pochi di noi ricevono sin dall’inizio le istruzioni di come si conduce il gioco.

Accogliere, in queste circostanze, richiede un lavoro di comprensione delle dinamiche che parte dall’unico e solo principio su cui si basa l’esistenza: l’assunzione di responsabilità.  Ciascuno di noi desidera essere accolto dall’Amore in ogni sua forma. Fatto è che a volte capita proprio l’esatto contrario, di essere rifiutati.  Da quel momento il nostro cuore conosce la piaga del rifiuto, ciò che temiamo e che si nasconde nella nostra anima fin dalla notte dei tempi.

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Il timore di non essere accolti riapre il dolore del rifiuto, e nel rifiuto ci sentiamo soli, privi d’amore, l’unica risorsa vitale. In quel caso alcuni di noi si allontanano mentre altri ricercano spasmodicamente “qualcosa o qualcuno” senza mai trovare davvero nulla che li possa soddisfare. La vera e l’unica soluzione se si vuole davvero risolvere la questione è  l’accogliere proprio quel momento di dolore. In quegli attimi l’Amore diventa tutto ciò che abbiamo a disposizione per rinnovare la nostra energia. Avvicinarci a Lui, accoglierLo e affidandoGli la nostra sofferenza avrà l’effetto di un balsamo che ci trasporterà oltre la paura, oltre la ribellione o il rifiuto che temiamo, oltre la solitudine, in un oceano dorato di accoglienza.

Oggi voglio condividere con voi la sintesi della lezione trentadue di Un Corso in Miracoli, ricordandovi di leggerla ogni volta che avete la tentazione di “gettare la colpa” su gli altri.

Comincia con questa affermazione: “Io non sono la vittima del mondo che vedo” e prosegue:  “Come posso essere la vittima di un mondo che, se lo scelgo, può essere completamente disfatto? Le mie catene si sono sciolte. Posso lasciarle cadere semplicemente desiderando di farlo. La porta della prigione è aperta. Posso lasciarla, semplicemente uscendone. Nulla mi trattiene in questo mondo. Soltanto il mio desiderio di starci mi tiene prigioniero. Voglio abbandonare i miei folli desideri e camminare finalmente nella luce del sole.”

Oggi portala con te. Accorgiti.

MAI UGUALE, MAI BANALE

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Prima o poi tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo fatti queste domande: “Come mai è così difficile essere felici. Qual è il senso della vita?”. Sono pochi quelli che si prendono il tempo per rispondere. Ancora meno chi si prodiga per scoprirlo.

C’è una connessione tra le due domande che, generalmente, ci poniamo in sequenza creando un flusso utile alla risposta. Alla prima domanda rispondo che il mondo, così com’è strutturato, non è fatto per una felicità continuativa: se così fosse lo saremmo tutti. E visto che non lo siamo e che dobbiamo impararlo, la deduzione viene semplice: per essere felici bisogna cominciare a pensare che la felicità va ricercata esprimendo un atto consapevole e trovata in ogni condizione, soprattutto nei momenti dove potremmo pensare di tutto tranne che ad essa.

Qual è il vantaggio di essere infelici? So già che, alcuni di voi, potranno sorprendersi di fronte a questa domanda rispondendo: “Ma, secondo te, ho dei vantaggi a soffrire?”. Sì e cercando di semplificare il più possibile per non scrivere un romanzo, ti spiego il perché. La sofferenza è una scelta, così come ogni altra condizione nella vita, ed è generata dal prendere coscienza che pensare di poter fare qualcosa e poi scegliere di non farla genera infelicità.

Lavorare al supermercato come direttore e avere in mente ogni mattina quando di alzi di diventare un musicista di successo e poi non fare nulla per portare il sogno nella tua vita, creerà una serie di inconvenienti che ti toccheranno, facendoti fare esperienza di carenze e bisogni. Il tuo direttore comincerà a pressarti, ti potresti ammalare o un giorno trovarti a spasso perché il supermercato ha chiuso, tutti messaggi che ignorerai, a vantaggio della sofferenza e della frustrazione.

Non ci sono bacchette magiche per trasformare la tua vita da un attimo all’altro: magari fosse così! Ma puoi farti questa domanda: “Quando sono particolarmente felice?”. In altre parole, che cosa esattamente fai quando provi piacere, ti senti pieno/a di energia e appagato/a? Se ti va, oggi fai un piccolo esperimento: da dove sei ora, prendi carta e penna e scrivi con precisione ciò che stai facendo e i sentimenti che questa attività produce. Ripeti questo esercizio ogni volta che cambi attività e, alla fine della giornata, rileggi ciò che hai scritto. La scoperta potrebbe essere sorprendente, soprattutto se non sei in vacanza ma stai svolgendo le tue attività quotidiane. In ogni caso, anche se sei in vacanza, puoi giocare facendo questa esperienza, magari in compagnia.

La nostra felicità dipende dall’armonia interiore e non dal controllo che riusciamo a esercitare sulle potenti forze dell’universo. Possiamo diventare abilissimi a governare l’ambiente esterno per garantirci la sopravvivenza fisica: questo ci avvicinerà sicuramente al sacrificio che si porta appresso sempre un po’ di frustrazione e sofferenza. Entrare in un flusso differente dove predomina la consapevolezza ci rende liberi di scegliere e decidere. Dobbiamo poter vedere con chiarezza cosa stiamo effettivamente facendo o non facendo per essere felici, poiché ogni decisione che prendiamo ci rende liberi o prigionieri. E non credo per niente a chi mi dice: “Io sto bene così: oramai è una routine”. La routine non esiste e il solo pensiero logora la nostra intelligenza.

Ogni volta che fai un passo verso la chiarezza di chi sei, che cosa vuoi per te e per le persone intorno a te, ogni volta che ti metti al primo posto pensando in termini di “armonia e felicità”, entri nel flusso portando maggior significato alla tua vita e al tuo mondo. Ti sembra poco? Accorgiti.

DRITTO FINO ALLA CIMA

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Non c’è un modo “giusto” o “sbagliato” di procedere nella vita. Le possibilità che ognuno di noi ha per ottenere ciò che desidera sono infinite.  A volte ho avuto molta paura, altre volte sono stata coraggiosa, e da questo ho imparato che è meno spaventoso affrontare la paura che metterla da parte e permetterle di indebolirmi. Salire fino alla cima della montagna è, a volte, durissimo e si possono incontrare molti ostacoli. Ma con una buona dose di volontà, preparazione, allenamento e determinazione ecco che l’ostacolo si trasforma in forza e determinazione.  Chi si protegge dalla vita e non si prende l’impegno di correre alcun rischio, vive con il terrore di sbagliare e che qualcosa potrebbe andare male.

Ho imparato ad accogliere più sfide nella mia vita: a volte è andata bene, altre meno.  E in entrambe le condizioni mi sono sentita viva e capace di camminare fino in cima alla montagna.

Accorgiti!

IL MIRACOLO SEI TU

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La vita è un continuo e costante verificarsi di miracoli che non significa esclusivamente trasformare l’acqua in vino bensì il semplice verificarsi di qualsiasi cosa che in precedenza sia stata considerata impossibile.

Quando decidi di aprire la tua mente e ti impegni a cambiare ciò che non ti piace della tua vita, la trasformazione che avviene –a volte con fatica- può essere considerata miracolosa. Miracoloso è, quindi, il cambio di percezione che ti porta a vedere una situazione difficile da un altro punto di vista, più propositivo, più aperto, più inclinato verso la soluzione anziché al mantenere vivo il problema.
Laddove un tempo hai sviluppato una dipendenza alimentata dalla paura e dall’odio per te stesso, che sia essa una relazione difficile, un pensiero ossessivo, una convinzione radicata, il miracoloso cambio di percezione colma quel vuoto con l’amore per te stesso.

Forse hai imparato attraverso l’accettazione di dogmi, che il miracolo è un accadimento fisico che non può essere spiegato in termini “normali” e questa definizione ti impedisce di capire invece che i miracoli possono soprattutto accadere attraverso di te.

Amplifica il tuo potere dando un’accezione più ampia al significato delle parole. Come scrive Marianne Williamson nel suo libro Ritorno all’Amore: “L’amore preso sul serio dà una visione radicale, e costituisce un importante distacco dall’orientamento psicologico che governa il mondo. Esso è minaccioso non perché sia un’idea limitata, ma, anzi, proprio perché è immenso”. E’ della lue che abbiamo più paura, piuttosto che del buio, anche se a volte può sembrare il contrario. Entrare in relazione con se stessi significa passare inevitabilmente dalla zona d’ombra e trovare dentro di te il coraggio di compiere questo passaggio, è miracoloso. I miracoli incominciano a verificarsi quando decidi di iniziare a volerti bene, quando sviluppi un rapporto con Dio – l’Universo, la Fonte o le Infinite Possibilità etc. – più armonioso, carico di fiducia, più ampio e consapevole.

Comincia da subito: nella difficoltà pensa che ogni problema ha la sua soluzione e “sii determinato a trovarla” focalizzando la tua attenzione su di essa. Affidala a Dio – o a chi vuoi tu – e chiedi che ti venga insegnato come e cosa fare per affrontare la situazione da un altro punto di vista.

Accorgiti! (brano tratto dal libro che sto scrivendo)

LISTEN YOUR HEART

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Essere sincera con me stessa significa appoggiare le mani sul cuore e chiedermi con semplicità “Cosa desideri veramente in questo momento?”, lasciare che la risposta possa scorrere fino a comprenderla e poi metterla in pratica. Il Cuore risponde, sempre.