VOCE DEL VERBO CAMBIARE

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Cambiare è la cosa più naturale poiché ogni attimo della nostra vita è basato sul cambiamento, e anche quella più complicata da comprendere e alla quale facciamo più resistenza. Un pensiero individuale può diventare collettivo e condizionare un’intera società? Certamente! E’ il principio per cui nascono le guerre, la criminalità, le violenze in generale. Quelle che chiamiamo piaghe sociali sono l’espressione della somma dei differenti pensieri individuali.

Generalmente siamo abituati a guardare le notizie che ogni giorno i media ci propongono prendendone le distanze, condannando e giudicando, come se ciò che avviene in quello stato o in quella nazione non ci riguardasse. E invece ci riguarda eccome: ogni etichetta che mettiamo sulla violenza o inciviltà altrui è presente anche dentro di noi, anche se in una condizione differente, meno espressiva o evidente.

RICONOSCIAMO CIO’ CHE COMPRENDIAMO

Conosciamo le cose perché ne facciamo esperienza. Un esempio per tutti: quando eravamo piccoli abbiamo imparato che il fuoco brucia perché ci siamo scottati, anche se tutte le persone adulte intorno a noi  continuano a metterci in guardia dicendo: “Attenta che ti scotti!” Qualunque emozione, condizione, situazione, convinzione sei in grado di riconoscere è perché è presente dentro di te sottoforma di esperienza. Si manifesta in maniera controllata ma non per questo meno dannosa.

Nel nostro inventario emozionale è normale che ci siano anche le emozioni distruttive. Non c’è nulla di sbagliato in questo, purché smettiamo di proiettarle sugli altri assumendocene la totale responsabilità. “Vedere quella persona mi rende nervoso – il mio capo mi ha fatto arrabbiare – la macchina ha smesso di funzionare – la mia fidanzata mi ha lasciato” sono alcune delle considerazioni che utilizziamo per collocare il problema all’esterno, fuori dal nostro campo di responsabilità. Il problema non è mai fuori nel mondo ma dentro, nella nostra mente. Ed è lì che possiamo correggerlo. Se lo lascio fuori  aspettando che sia qualcun altro a correggerlo per me, potrei attendere molto e molto tempo: probabilmente una vita intera. Ma se lo colloco dentro di me assumendomi la responsabilità dell’accaduto, potrò sempre prendere in considerazione la possibilità di scegliere se tenerlo o lasciarlo andare.

SCHIAVITU’ O LIBERTA’

E’ facile questo passaggio? Tutt’altro! E’ conveniente? Certo che sì! E’ ciò che fa la differenza tra schiavitù e libertà. Così come una società entra in guerra partendo da un pensiero singolo che diviene collettivo, può anche ritornare alla pace con lo stesso procedimento, e il mondo è pieno di esempi di uomini e donne che hanno cambiato un’intera nazione.

Gandhi insisteva sull’essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Mandela sosteneva che provare risentimento è come bene veleno sperando di uccidere il nemico. Evita Peron ha scritto che gli uomini e le donne si dividono in due gruppi: il primo – infinitamente numeroso – cui appartengono coloro che si affannano per le cose comuni, che percorrono solo le strade già esplorate da altri. Il secondo – piccolo e ristretto – cui appartengono gli individui che attribuiscono un valore straordinario a ciò che sanno di dover fare. Questi ultimi arrivano fino in fondo respirando l’aria del secolo successivo che dovrà cantare le loro imprese e vivono quasi nell’eternità. Sono individui – uomini e donne – sui quali una strada nuova esercita un fascino irresistibile.

Seguire il tracciato di altri va bene per imparare, ma se vuoi vivere davvero devi assumerti la responsabilità di esplorare nuove situazioni che, magari per altri sono una routine, ma per te sono ancora sconosciute. Amare, imparare cose nuove, viaggiare, scrivere, cantare, intraprendere una professione, essere veramente d’aiuto, scoprire di poter sorridere in ogni situazione o continua tu l’elenco delle esperienze che vuoi fare prima di morire. Perché che ti piaccia o no, un giorno te ne andrai da questo mondo e sarebbe tanto bello che tu lasciassi la tua impronta.

Le nostre impronte non sbiadiscono mai sulle vite che tocchiamo … (Remember me)

Una WalkingCoaching è la risposta più naturale a ogni tuo cambiamento. Camminare, ritrovando te stessa, scoprendo nuovi punti di vista restando in movimento, proprio come prevede la vita. Perché la vita non è statica ma un continuo passato presente e futuro. Se vuoi fare l’esperienza di un cammino consapevole, clicca sul link qui sotto

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E’ UNA BUGIA QUANDO TI DICONO CHE E’ FACILE CAMBIARE

Trovare i vantaggi quando sei impegnata nelle curve che la vita ti propone è un grande lavoro di consapevolezza, costante e quotidiano. Ho imparato che è vero quando dicono che c’è sempre un altro modo di vedere una situazione. Questa verità importante richiede comunque attenzione e un elenco lungo di abilità che necessariamente dobbiamo imparare a sviluppare. E’ una bugia quando ti dicono che è facile cambiare.

Ti faccio un esempio che forse ti coinvolgerà: ciò che accade nella mente di una donna quando viene lasciata è davvero struggente. Spazia dal sentirsi vittima della situazione alla vendetta più crudele.  La ferita inflitta è un solco che difficilmente si rimargina in tempi ristretti, e rimane a memoria di quel torto subìto, di quel tradimento lacerante e inaspettato. Ma è proprio così? Davvero non ci accorgiamo di ciò che sta accadendo o semplicemente viene più comodo lasciar andare le cose come vanno per poi vestire il ruolo di vittima sacrificale, molto più semplice da mostrare al mondo? E se la vittima, a un certo punto, divenisse lei stessa un carnefice?

Mamma mia in che buco profondo mi sto cacciando: ma lo voglio dire. E lo dico per esperienza personale di donna tradita e abbandonata, con tutti i crismi che si rispettano e con tanto di dito puntato sull’altro. Almeno all’inizio è stato così. Poi qualcosa è cambiato: e meno male!

STAI ATTENTA

C’erano state tante avvisaglie di una relazione malata, che si stava spegnendo, a tratti moribonda, rinnovata solo da piccolo sprazzi di felicità che ritrovavamo nei viaggi e nelle uscite con gli amici. E un pensiero che affiorava nei momenti di difficoltà: “Ma perché non ne trova un’altra?! Così finalmente posso essere libera. Così finisce questo tormento!”

Se solo avessi ascoltato e messe in evidenza queste parole che a quel tempo credevo essere solo mie, intimamente pensate nella mia mente e senza possibilità di poterne fare esperienza. Se solo avessi avuto allora la conoscenza che proprio la sensazione di pensarle in intimità e continuamente le rafforzava ancor di più. Fino al giorno in cui è successo ciò che avevo fortemente e inconsapevolmente chiesto.

Che tragedia! La vittima finalmente si  esprime. Poverina me!  Dagli all’uomo infedele, allo stronzo che mi abbandona dopo tutto quello che ho fatto per lui, dopo tutti i sacrifici per accontentarlo. Puoi capire lo stupore quando la mia coach mi aiutò a far luce sul concetto di responsabilità dicendomi: “Sei responsabile della tua vita al 100%. Che significa, in qualche modo e a un qualche livello,  hai chiesto di fare questa esperienza”.   Ero molto volonterosa e avevo fiducia in lei a tal punto che le credetti sulla parola: ma la mia testa diceva ben altro.

C’E SEMPRE UN ALTRO MODO

E’ passato un po’ di tempo prima di poter comprendere a fondo cos’era successo e quale fosse la mia responsabilità in tutta la situazione e finalmente ringraziare, e perdonare, e rinnovare. Un tempo di grande qualità, non sempre riconosciuto come tale, dove ha giocato un ruolo importante la fede di poter essere felice. Un tempo dedicato a riconoscere il mio potere personale e a imparare come esprimerlo al meglio.

Ancora oggi ogni giorno ringrazio quel momento di enorme difficoltà e grande sofferenza: mi ha permessa di essere qui ora a scrivere di perdono e rinnovamento. E’ stata la chiave per aprire la porta della libertà personale intesa come capacità di esprimere ciò che sono, portando valore alla missione che ho scelto per la vita: sostenere nella trasformazione chiunque desideri migliorare la propria esistenza. Molto è nato da quel momento e la debole fiammella della consapevolezza è diventata pian piano un fuoco, una ricerca costante che mi ha portata a conoscere sempre di più me stessa. E ancora imparo, ogni giorno, ogni momento.

Faccio del mio meglio e non è sempre facile andare oltre le difficoltà: ancora non l’affronto a mani basse come se fossero niente. Ma sono determinata a volere il meglio per me e per la mia vita. Facile forse non è la parola esatta. Semplice? Neppure! Forse conveniente  è appropriata, avendo scoperto il prezzo altissimo che ho pagato nell’insistere a voler avere ragione anziché essere felice.

Se non cambiasse mai nulla, non ci sarebbero le farfalle

Il prossimo 30 Aprile 2017 ci sarà il corso di Lovehealing  Corso Base.

Se ti va di conoscere più a fondo di cosa si tratta, clicca sul link qui sotto

http://spiritualcoach.it/appuntamento/lovehealingcorsobase/

Sarò lieta di approfondire con te rispondendo alle tue domande. Ti aspetto!

VOLERE OSARE POTERE TACERE

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Le leggi della magia della Vita sono quattro: Volere Osare Potere Tacere

“Volere”: se non vuoi sei fermo, non fai passi avanti. Ci sono persone che non vogliono guarire e preferiscono rimanere dove stanno, credendo di non poter far nulla per cambiare

“Osare”: guarire significa far fronte ai cambiamenti che la guarigione produce in te. Il primo passo è riconoscere che qualunque forma malata della tua esistenza, sia essa fisica, mentale, comportamentale, sociale, o di relazione è una richiesta d’aiuto.  Devi osare per mettere in atto la guarigione, entrare in una nuova individualità, in un nuovo contesto con caratteristiche e convinzioni differenti. Se fai le stesse cose, avrai sempre gli stessi risultati.

“Potere”:  significa non lottare contro te stesso. Sii gentile con il tuo vecchio comportamento: accoglilo, ringrazia e lascialo andare. Sii gentile con il tuo nuovo comportamento: accoglilo, ringrazia e permetti a te stesso di sperimentare il nuovo.

“Tacere”: chi dice di sapere, non sa proprio nulla. Il miglior modo per imparare è riconoscere che non c’è separazione tra te e l’altro: gli altri riflettono sempre un piccolo pezzettino di te. Il miglior modo per insegnare è essere un esempio per gli altri. A volte non hai bisogno né di scrivere né di pontificare. Ti serve solo “essere”.

Accorgiti!