LA DOCCIA FREDDA

Il mio Maestro mi disse quel giorno: “L’ego tenta continuamente di inglobare e applicare a proprio vantaggio gli insegnamenti della spiritualità”. E’ stata una doccia fredda.

Fino a quel momento nella mia idea di spiritualità c’era la convinzione che più diventavo spirituale più le nefandezze della vita si allontanavano: un po’ come vivere in un eterno Paradiso escludendo totalmente l’Inferno.  In questa bolla di felicità, tutti i problemi venivano sciolti e restava solo la felice visione di un mondo bello e buono. Che ingenua! O forse è più appropriato definirmi impreparata poiché in quel momento non mi erano chiare alcune dinamiche.

Avevo sentito parlare dell’ego, questo sì, e credevo che fosse un nemico da sconfiggere duramente. Pensavo di dovermi preparare a incontrare un nemico feroce, e invece mi sono trovata di fronte a me stessa, unica e sola creatrice di un ego personale che fino a quel momento aveva fatto solo ciò è la sua funzione in questo mondo: tenere ben nascosta la parte spirituale. E qualora si fosse manifestata, prenderla e adattarla a suo piacimento.

Vi faccio un esempio con la compassione. Esprimere compassione per me significa comprendere gli altri e vivere insieme a loro un momento difficile, allineando il mio sentire con il loro, così da entrare in sintonia e trovare insieme un modo diverso di guardare la stessa situazione. Per farla facile: immagino di mettermi nei panni di chi soffre ricordando un momento dove avevo un problema simile nella sostanza, e sento come ci si sente a vivere la sofferenza. Da quel punto di partenza, faccio emergere le soluzioni che io stessa ho sperimentato e che mi hanno dato sollievo e, attraverso domande o intuizioni che nascono nel presente, aiuto la persona a trovare la sua soluzione.

Dal punto di vista dell’ego, la compassione è qualcosa di diverso poiché il suo unico scopo è proteggere sé stesso. Mi viene facile spiegarlo utilizzando le parole dello scrittore Chögyam Trungpa. Nel suo libro spiega che il buddhismo tibetano ha i Tre Signori del Materialismo: il Signore mentale della Forma, quello della Parola e quello della Mente.

Il Signore della Forma rappresenta il nostro tentativo di creare un “modello gestibile, sicuro, prevedibile e piacevole”. In risposta all’imprevedibilità della vita “l’ambizione dell’ego è quella di assicurarsi stabilità e di essere felice, cercando di evitare qualsiasi cosa che lo possa irritare”.

Il Signore della Parola fa riferimento ai nostri tentativi di mettere etichette a qualunque cosa trasformandola in concetti: in questo modo non facciamo esperienza della realtà. Ogni cosa viene selezionata attraverso le nostre forme prestabilite di percezione. Proprio come il Signore della Forma, lo scopo è cercare di rendere stabili il mondo che ci circonda e il nostro posto al suo interno.

Il Signore della Mente è il rappresentante del nostro tentativo di perdere la coscienza del nostro sé separato. Per quanto possa apparire il contrario, qualsiasi tipo di yoga, preghiera o meditazione  “può essere usato per non perdere il proprio senso di identità all’interno di qualcosa di più ampio”, ma per mantenere invece la coscienza di se stessi.  Una persona che vuole isolarsi dal mondo e vivere in una grotta sui monti evitando qualunque inconveniente della vita per avvicinarsi maggiormente a Dio, è un classico esempio del Signore della Mente in piena attività.

Il punto di partenza per un lavoro su se stessi che possa davvero portare vantaggi è accorgersi che l’ego sarà la prima risposta a qualunque domanda: e l’ego non vuole trovare soluzioni importanti, ma solo contributi di apparente felicità che buttano un velo di pace fittizia sulla situazione, momenti di euforia che ci fanno credere di aver lasciato il passato alle spalle, e quando l’euforia finisce ci ritroviamo nuovamente a fare i conti con noi stessi.

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“Ci deve essere un altro modo” è la domanda per eccellenza che mi ha aiutata a cambiare la visione e a riporre non più la fiducia nell’ego ma nello spirito: un passaggio delicatissimo e tutt’altro che semplice. Si è trattato di smantellare il sistema di pensiero al quale ero fedele per poterne far emergere un altro differente da quello abituale, travolgente nel suo divenire e funzionale per sviluppare una nuova fiducia. Solo quando mi sono resa conto che l’ego controlla persino i tentativi di perdere l’ego, sono riuscita a smettere di aspirare a una qualche esperienza di illuminazione, chiamando semplicemente le emozioni col loro nome, osservando le situazioni per ciò che sono e da quel nuovo punto di partenza, trovare il modo per connettermi a Dio (o come lo vuoi chiamare tu).

Siamo sul cammino spirituale quando i nostri passi sono saldi nel mondo e  lo guardiamo con gli occhi dell’anima, quando ridiamo delle nostre pretese abbandonando la maschera della serietà, tanto cara a chi inizia un cammino spirituale, quando lasciamo andare le pesanti ancore della ricerca di sicurezza accorgendoci che è solo paura.

La vera spiritualità implica il fatto di togliere i cataloghi di giusto e sbagliato, accettando ogni situazione come parte del Tutto, sapendo che il cambiamento è una scelta e decisione che possiamo prendere in ogni momento e che dobbiamo affidare a una Forza che si muove in questo mondo ma non gli appartiene. Da quel punto di partenza nascono le idee e le azioni da compiere per procedere in maniera differente. E’ una cooperazione dove non ci sono confusione di livelli, il riconoscimento della nostra perfezione e capacità di comprendere che chiedere e credere sono i presupposti per ricevere.

Ti lascio un promemoria per oggi, casomai cadessi nel tranello della serietà che un problema porta con sé: vinto il primo momento di sconforto, trova il modo per ripetere, o scrivere o anche solo pensare: “C’è sempre un altro modo”, e poi permetti a Dio di illuminarti la strada. Accorgiti.

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RICORDARE LA BELLEZZA

E’ un risultato facile quello di dimenticare la bellezza e il mistero che il mondo ogni giorno ci mostra: le nuvole che si rincorrono, la pioggia che schizza sui vetro, il verde del piccolo giardino di casa, le risate con le amiche e la radio che passa la tua musica preferita. Chi conduce una vita consapevole conosce l’importanza della gratitudine e dell’apprezzamento, caratteristiche che la maggior parte delle persone si dimentica di celebrare per lasciare il posto alle piccole e grandi battaglie quotidiane.

Comprare il gettone per salire sulla giostra del successo rende smemorati rispetto alle infinite opportunità di ringraziare per bellezza che ogni giorno ci offre la vita, senza bisogno di spostarci troppo da dove siamo.  La creatività, la spontaneità, l’essere in armonia con la natura è sintonizzarsi con l’anima, quella piccola parte di noi che viene facilmente dimenticata per dare spazio alla corsa verso il successo e la visibilità.  Far entrare forzatamente nella nostra vita piani e programmi ai quali viene data un’importanza totale, sopprime inconsapevolmente  il potenziale della gioia e anziché dar retta ai nostri sensi, alla sensibilità e all’intuito, finiamo per vivere un’esistenza fatta di automatismi che neppure ci accorgiamo di utilizzare.

LE NUVOLE NERENON SEMPREPORTANO PIOGGIA

Vi suggerisco la lettura di un libro che ho trovato interessante, Anam Cara di John O’Donohue,  che descrive come l’accogliere il tutto nella propria vita porta a rinfrescare la memoria rispetto alle piccole cose, anziché concentrarsi sui macrorisultati quotidiani. E’ un libro che parla di “cerchi e spirali” tipici della tradizione celtica che si basa sul movimento circolare della vita secondo il ritmo delle stagioni, un’antica sensibilità contraria alla nostra idea moderna di un progresso lineare e costante. La mente celtica non distingue in maniera drastica la mente dallo spirito, non è sistematica o dualistica e non fa distinzione tra tempo ed eternità. Contempla la vita in un unico tempo fisico e spirituale senza distinzioni: anime in forma d’argilla.

C’è un paradosso che possiamo utilizzare per comprendere meglio la nostra natura, ed è immergendoci nei nostri sensi per riscoprire le cose più semplici. Attraverso questa strada del tutto fisica, possiamo arrivare a un profondo apprezzamento spirituale della vita. Il tatto, l’olfatto e il gusto in particolare ci forniscono una saggezza che va ben oltre le parole o i pensieri. Siamo anime in forma d’argilla: la nostra strada spirituale passa attraverso quella terrena.

Dipendere totalmente da ciò che è esterno dà alla nostra parte interiore la facoltà di tormentarci perché anch’essa vuol essere riconosciuta, e lo fa stimolando quella sensazione di vuoto, di bisogno e insoddisfazione che spesso sperimentiamo quando la connessione tra materiale e spiritualità viene meno. L’intimità che spesso ricerchiamo negli altri è una speranza che dobbiamo trovare prima di tutto in noi stessi e per farlo c’è un solo modo. Uso le parole dell’autore per descriverlo: “… la tecnologia e i mass media non hanno unito il mondo, ma reso le cose meno intime.” La nostra ossessione per le relazioni è un segno del fatto che non ne abbiamo di abbastanza buone. Quella parola vaga che usiamo spesso per salutare gli altri, “ciao”, in gaelico non esiste. Esiste invece un modo di salutare che privilegia il riconoscimento della scintilla divina presente in ciascuno di noi: Dia huitChe Dio sia con te”.

Non è fare cose stressanti la causa dello stress, ma l’interrompere la comunicazione con la parte silenziosa di noi, il prendersi tempo dedicato a conoscere sé stessi affinché la mente possa rigenerarsi. Vivere una vita proiettata all’esterno senza tempo per noi stessi, prima o poi, presenterà un conto molto salato da pagare.

Oggi integra ciò che consideri negativo accogliendolo dentro di te, prenditi del tempo per ricordare una semplice frase che può davvero cambiare la tua visione: “Ti riconosco e ti accolgo con un si” e appiccicala come un’etichetta a tutte le tue paure, le ansie, i problemi, i pensieri negativi e quant’altro ti sembra buio e scuro. Mettere da parte qualcosa che ci appartiene è dividere. Integrare è unire. Accogli tutto nella vita con spirito d’unione e comincerai ad accorgerti di quanta felicità possa dare un cielo carico di nuvole.

VEDO E NON VEDO

Mettere in moto la fiamma della creatività è fondamentale, soprattutto nei momenti in cui le situazioni sembrano prendere un’onda differente da quella che ci aspettavamo. E anche se il mondo ruota intorno agli obiettivi, ai risultati e alla produttività, ciascuno di noi necessita di momenti in cui essere completamente libero, un posto dove potersi abbandonare per scoprire la propria anima. L’ideale è creare uno spazio nella propria casa dove potersi ritirare  in pace e meditare, scrivere, leggere e allineare le proprie energie vitali.

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Per riavviare la fiamma della creatività è essenziale aprirsi alle idee che affiorano, anche se sembrano folli o impraticabili. L’immagine è quella di aprire delle porte chiuse oltre le quali si trovano infinite possibilità da accogliere senza giudizio o pensieri che possano in qualche modo invalidarne il loro fiorire. Quando siamo in un momento davvero creativo, è come se il tempo si fermasse per farci entrare in una dimensione che ci trasporta oltre la banalità del quotidiano. Essere creativi è un’apertura verso la soluzione dei piccoli o grandi problemi che si manifestano inevitabilmente nella nostra vita.

All’interno del tuo spazio, consapevolmente rinuncia a tutto ciò che appesantisce la tua vita e lascia che la linfa creativa scorra liberamente, trovando modi diversi per fare le cose più banali. La creatività fluisce quando esci dagli schemi che hai percorso un’infinità di volte per apparecchiare la tavola, leggere un libro, preparare la cena o lavare l’automobile. Se impari a vivere nella creatività, non ci sarà più problema al quale rispondere con o più soluzioni. Accorgiti.

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La parola creatività spesso si associa a pittura, musica, scultura o altre arti nobili di cui solo alcuni sono dotati. In realtà è come una fiamma che può essere alimentata da chiunque e in qualunque ambito della vita. Alcune ricerche, ad esempio, hanno dimostrato che le persone abili negli affari molto spesso hanno un alto livello di creatività.

Molto spesso abbassiamo questa fiamma creativa perché giudichiamo le idee che affiorano folli o addirittura impossibili. Impariamo a guardano il mondo da un piccolo spiraglio e crediamo che sia tutto il mondo, ma non è così e lo scopriamo quando spalanchiamo la porta e superiamo la soglia della nostra zona d’agio.

Da piccola prendevo un foglio bianco e disegnavo piccoli petali. Per tutto il tempo che mi serviva a riempire il foglio, entravo come in uno stato di trance: il mondo intorno a me scompariva per lasciare il posto alla fantasia e all’immaginazione. In quel mondo viaggiavo per i continenti e incontravo persone diverse che indossavano abiti diversi e parlavano lingue incomprensibili.  E forse  i viaggi che da adulta ho fatto in giro per il mondo arrivano proprio da questi momenti immaginati.

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Oggi lascia che la tua linfa creativa scorra liberamente. Trova modi differenti per fare le cose: la creatività fluisce quando esci dalla routine. C’è un modo diverso e creativo per apparecchiare la tavola, raggiungere un luogo dove vuoi andare, lavare i piatti, cucinare o qualunque altra attività vuoi fare. Smetti di cercare approvazione dagli altri e concediti che qualche errore possa accadere anche a te. A volte la creatività implica il doversi lasciar andare a un po’ di confusione per dar vita a progetti sregolati  e imperfetti. Il caos è portatore di idee, se impari ad accettarlo. Accorgiti.

Lucia Merico|SpiritualCoach  e Trainer|Al Femminile

ABITUDINARIAMENTE

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La maggior parte delle persone considera la vita una lotta per ottenere questo o quello, sia che si tratti di cose materiali, personali o professionali.  Si muovono su basi di carenza e tentano di colmare il vuoto che percepiscono con ciò che credono di poter trovare solo all’esterno, nel mondo. Sfiduciano le loro abilità mettendo quelle degli altri al primo posto così da considerare quasi ogni cosa come irraggiungibile. Questo accade perché gli standard con i quali normalmente si confrontano sono prudenzialmente bassi: essere ligi al dovere, lavoratori ben adattati e servili, una vita scandita da orari fissi e ben distribuiti così da non lasciare un attimo di tempo per riflettere in santa pace. La lancetta della felicità è tarata sul bisogno frenato di garantirsi una sicurezza anziché ricercare il pieno sfruttamento del talento, delle capacità, delle potenzialità di cui ogni essere umano su questa terra è dotato.

Certamente uscire da questi schemi precostituiti e inseriti così profondamente dentro la mente non è certo una passeggiata: ma si può fare, con un pizzico di costanza e volontà. Scegliendo queste ultime caratteristiche, un primo piccolo passo verso l’autorealizzazione potrebbe essere quello di “cambiare le abitudini”.  Molti di noi sono abituati a vivere la quotidianità muovendosi sempre nello stesso modo: si alzano dalla stessa parte del letto ogni mattina, percorrono la stessa strada per raggiungere il posto di lavoro, mangiano alla stessa ora e si siedono allo stesso posto ogni giorno della loro vita. Nel momento in cui uno di questi ingredienti giornalieri viene a mancare, il Cielo si apre e fulmini e saette volano in ogni parte.

Oggi fai qualcosa di diverso: inserisci un ingrediente nuovo nella tua giornata e mantieni questa costante per una settimana. Stai pensando a cosa puoi fare o che è una sciocchezza? Quasi certamente  ti dimenticherai di aver letto questo post o, ancor peggio, procrastinerai. Che dire: hai ragione tu. Ci vuole coraggio per cambiare le proprie abitudini. D’altronde è più facile sognare la libertà e rimanere in gabbia che ingegnarsi per trovare il mondo di uscire. Accorgiti.

HERE AND NOW

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“La grandezza sta nel compiere grandi azioni con poco. Essa si trova nei risvolti privati dell’esistenza … nell’aiutare i propri compagni, nel recare beneficio a quelli che ci circondano, nell’essere un vantaggio per la propria città e il proprio paese” (Terre di Diamanti – Russell Cowell)

Alcuni credono che per iniziare qualunque cosa ci debba essere un momento: niente di più sbagliato. “Lo faccio dopo” è una frase che porta, il più delle volte, verso la frustrazione e il fallimento di un sogno o un obiettivo.

Qualunque cosa desideri, probabilmente, è a portata di mano se sei disposto ad aprire gli occhi e la mente. Iniziare con ciò che hai è far vivere il tuo sogno. Il fatto è che molte persone non sono disposte a rendersi conto del loro potere personale, e vanno in giro a svilire tutto ciò che gli arriva a tiro: i loro familiari, il paese dove vivono, la loro stessa nazione. Pensano che tutto ciò che è eccellente è lontano dalla loro portata, perdendo la possibilità di indagare la propria mente e scoprire che tutto ciò di cui hanno bisogno è molto più vicino di quanto pensano.

Sminuire gli altri equivale a sminuire se stessi chiudendo la mente alle infinite possibilità, lasciandola vagare in un vortice di melma scura che opprime. E lo svilimento diventa così un modo per scaricare la personale frustrazione sugli altri. E per un attimo sembra funzionare. Ma a causa del fatto che “ciò che fai agli altri lo fai a te stesso” ecco che, in men che non si dica, arrivano modalità a nastro per sperimentare lo “svilimento”. Un brutto voto a scuola, il partner che non mi prende in considerazione, il capufficio che mi fa una lavata di capo, il cliente che compra i prodotti da qualcun altro.

Non è possibile avere successo se non si nutre interesse per le persone e le loro esigenze. Trova sempre il modo di vedere il buono in tutto ciò che ti circonda. Non per diventare un “buonista” ma per imparare a indirizzare la tua mente verso la prosperità della vita, anziché la scarsità. Una mente prospera è in grado di superare ogni difficoltà. Una mente carente è schiava della paura.
Accorgiti!

UN PENSIERO PER RIFLETTERE

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Uniformarsi agli altri è uguale a far morire la creatività. L’ascolto inconsapevole delle notizie che ogni giorno vengono lanciate nell’etere fa morire la creatività. Il lamento inconsapevole per ciò che non hai fa morire la possibilità di ottenere ciò che vuoi. Non temere di essere diverso, di porti domande fuori dagli schemi.
“Come posso fare per …?”
“Cosa mi sta dicendo la vita con questa esperienza ?”
“ Qual è lo scopo di …?”
Sono domande che puoi scrivere e, quando arriva la risposta, scrivila mettendo così nero su bianco il tuo pensiero con uno degli strumenti più potenti che tu possa avere a disposizione: carta e penna.
Potresti creare qualcosa di originale, che si distingue dalla massa, che duri nel tempo e possa servire a uno scopo utile e –perché no- anche divertente.
Accorgiti! (LM SpiritualCoach)