UN DIARIO PER LA FELICITÁ

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Riesci a immaginarti nell’abbondanza di ogni cosa, circondat* dal benessere avendo a disposizione tutto il denaro che ti occorre? Forse stai pensando che il denaro sia «poco spirituale», che per te non è nulla o che non ti stimi abbastanza per essere in prosperità e ricchezza: non farlo! O per meglio dire: accorgiti che domandarti se meriti o meno denaro oppure se hai diritto di possederlo significa negarlo a te stess*. È una condizione che spalanca il baratro della carenza, perché è così che il mondo percepisce il tuo dubbio, trascinandoti in basso.

«Ogni cosa dipende da noi» e anche se ci sono alcune situazioni che sembrano accadere in maniera incontrollata, da noi dipende il modo in cui le affrontiamo

Siamo sempre liber* perché abbiamo la facoltà di osservare ciò che accade dal punto di vista dell’opportunità o della paura. Se per esempio proviamo un disprezzo aperto o tacito per qualcuno, si allontanerà da noi, e questo vale anche per ogni forma di benessere e abbondanza. Il disprezzo diventa una richiesta inviata all’Universo attraverso la nostra inconscia volontà, che viene esaudita.

Per far fronte alla situazione, possiamo cominciare immaginando sempre e solo il meglio per gli altri perché questo sarà il processo corretto per ricevere il meglio, e invece ci lasciamo confondere dall’invidia e dalla paura che qualcuno possa emergere più di noi. Anziché gioire per il loro successo, gli balziamo sopra con le nostre accuse reali o celate, cercando di schiacciarli per arrivare a prendere una boccata di visibilità. Il processo di inversione verso l’abbondanza non è escludere l’invidia ma accettarla come una delle molteplici emozioni che compongono il nostro «essere umani». E se fosse proprio l’invidia il punto di partenza per rinnovare la nostra vita?

È spiritualmente accettabile che ciascuno di noi scelga il meglio per sé stess* e la strada passa sempre attraverso la stretta porta delle emozioni, quelle sottili, quelle che scartiamo «perché io non sono affatto invidios*, semmai è un’invidia buona – perché io non ho paura – perché io sono forte, generos*, buon*, tutto d’un pezzo – perché io prego ogni domenica in chiesa – perché “io” … » Proprio questo è l’inganno: credere di non appartenere alla categoria dei malpensanti o dei “cattivi”. L’inganno è credere che ci siano danni “piccoli “ e “grandi”, dichiarati o tenuti per sé, e che i piccoli e i tenuti nascosti nella propria mente siano meno dannosi dei grandi e dichiarati apertamente, dimenticando che ogni grandiosità è fatta di piccolissime forme, una accanto all’altra, verbalizzate o tenute nascoste.

Partiamo da questo: «Cosa ti rende davvero felice?» Scrivilo, tieni un diario quotidiano dove metti nero su bianco i tuoi passi per arrivare dove ti sei prefissat*, dipingi un capolavoro con le parole e colora il libro della tua vita, modificalo ogni volta che la tua immaginazione diventa più ampia, per concepire una vita ancor più grandiosa. Puoi diventare un’alchimista e condividere il tuo potere con gli altri, aiutandoli a realizzare i loro sogni. E se fosse proprio questa la ragione per cui siamo venuti al mondo?

Siamo energia, spirito, esseri divini che vestono per un po’ di tempo un corpo fisico, circondati da un universo di materia. Per vivere al meglio dovremmo avere ben chiare alcune domande:
➥Come voglio vivere? Cosa intendo essere avere e fare del mio tempo?
➥Considerando il punto di vista materiale, quale tipo di vita immagino di vivere?

PREFERISCI AVERE RAGIONE O ESSERE FELICE?

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Durante un laboratorio chiedo ai partecipanti: «Su una scala da zero a dieci, quanto vuoi essere felice?» Che domanda! Chi vorrebbe essere felice solo due o sei quando si può puntare al massimo? La risposta quasi unanime è dieci, come da copione. Qualunque sia la cifra che scegli, ho un’altra domanda per te: «Sei disposta a guardare anche il rovescio della medaglia»Sì, c’è un rovescio: sei nel mondo degli opposti, e questo vuol dire che se scegli dieci come obiettivo di felicità, devi renderti disponibili a vedere anche il rovescio della medaglia.

  • Sei pronta a guardare in faccia ciò che ti rende infelice dichiarando di esserne l’autrice incontrastata?
  • Quanto sei disposta a prendere ogni singola situazione e attuarne il cambiamento, scegliendo diversamente?
  • Sei disponibile a farlo ogni giorno della tua vita applicando la responsabilità ad ogni tua scelta?
  • A un certo punto ci saranno dei rami secchi da tagliare, prendere decisioni importanti, circondarti di persone che come te scelgono di andare nella direzione della felicità: sei pronta a tutto questo?

Come? Pensavi fosse più semplice? Credevi bastasse applicare due o tre volte un piccolo esercizio, fare un corso, leggere un libro? Bene, è giunto il momento di credere qualcosa di diverso. La felicità è una scelta costante e quotidiana fatta di azioni costanti e quotidiane. È un susseguirsi di A.I.C. (Alza Il Culo) uno accanto all’altro.

IL DESIDERIO DI ESSERE INFELICI

Desiderare la felicità è una caratteristica di ogni essere vivente. L’idea che nell’infanzia abbiamo della felicità è pressapoco questa: l’istantaneo appagamento di tutti i propri desideri, esattamente nel modo desiderato: questo atteggiamento rimane inalterato per il resto dell’esistenza, almeno fino al momento in cui non lo prendiamo in considerazione. È un concetto distorto che causa una reazione a catena attraverso la quale un altro desiderio viene alla luce: il desiderio di infelicità.

  • La visione matura di felicità, nella sua più alta espressione, può essere: «Sono indipendente dalle circostanze esterne, non importa quali esse siano. Posso essere felice in ogni situazione perché so che persino gli avvenimenti spiacevoli hanno uno scopo: mi offrono l’opportunità di imparare qualcosa portandomi più vicino alla libertà ed alla felicità»
  • La visione immatura di felicità può essere descritta in questo modo: «Posso essere felice solo se posso avere tutto ciò che voglio, come lo voglio e quando lo voglio. Altrimenti sono infelice» Qui c’è la pretesa dell’approvazione assoluta, dell’ammirazione e dell’amore da parte di tutte le persone con le quali entriamo in contatto. Nel momento in cui qualcuno si rifiuta di soddisfare le richieste, il mondo si apre sotto i piedi.

Quest’ultima visione nasce nell’infanzia. Il bambino piange molto quando ha fame e i minuti per lui sembrano un’eternità: non solo perché non ha il concetto del tempo ma soprattutto perché non sa se il periodo di fame sarà di breve durata. In quel pianto c’è disperazione, rabbia e infelicità. Questo atteggiamento, così liberamente espresso nell’infanzia, rimane nascosto nella nostra mente adulta coperto da un comportamento razionale, ma che continua a produrre reazioni simili.

Ben presto il bambino impara che non è possibile ottenere tutto ciò che egli vuole, e a quel punto il mondo diventa crudele, cattivo perché gli nega ciò di cui ha bisogno e che potrebbe sicuramente avere se il mondo fosse più buono. Questo è un desiderio nascosto di “onnipotenza e dominio” messo in atto per cercare di occupare una posizione speciale che garantisca l’indiscussa obbedienza del mondo che lo circonda. Il bambino pretende che tutti soddisfino i suoi desideri: e quando questo non avviene, la frustrazione è totale.

CRESCENDO SI IMPARA?

Man mano che cresce, si rende conto che non solo gli è negato il dominio ma persino il solo desiderio di farlo. Impara così a nasconderlo profondamente: impara a reprimereLa repressione porta a due dialoghi interiori importanti:

  1. Forse se diventerò perfetta, come il mondo intorno a me mi chiede di essere, potrò avere l’approvazione necessaria per raggiungere il mio obiettivo
  2. Devo lottare per raggiungere tale perfezione

Uno dei due dialoghi appena letti potrebbe essere quello che consideri il tuo preferito: ne sono certa. Di fatto, qualunque sia la scelta, è una lotta distruttiva e inutile perché non si lotta per la perfezione allo scopo di amare di più e dare di più ed essere quindi ripagata con la stessa moneta. E’ il gioco dell’ego che sussurra: «Solo se esegui tutto alla perfezione, potrai avere il totale controllo della situazione e ottenere ciò che desideri» attivando una doppia frustrazione:

  • Il primo desiderio – il dominio onnipotente allo scopo di essere felice – non viene raggiunto
  • Il secondo desiderio – quello di raggiungere la perfezione – non viene raggiunto

Questo fallimento causa sentimenti di inadeguatezza, inferiorità, rammarico, senso di colpa e vergogna: e così che impariamo a nascondere le nostre emozioni, prendendo le distanze da dolore e dalla frustrazione che provocano. A questo punto il pensiero adulto potrebbe essere: «Se fossi perfetta potrei avere ciò che voglio. Siccome non lo sono, non merito nulla o mi devo accontentare delle briciole» Questo atteggiamento allontana dalla responsabilità, dimostrando più e più volte di avere ragione anziché scegliere di essere felice.

Quasi quasi mollo tutto e divento felice (Thatsvane)

Puoi  cominciare con il prendere coscienza di ciò che vuoi veramente e interrompere questo meccanismo. Raggiungere gli obiettivi ci rende persone più felici. Scrivi su un foglio questa domanda: «Io cosa voglio veramente?»  rispondi con sincerità e poi compi un’azione per mettere in moto il volano della felicità. Potresti scoprire molte cose riguardo a te stessa e alla tua volontà di essere felice. Se poi vorrai far pratica di alcuni strumenti facili da utilizzare per aumentare il tuo grado di consapevolezza e felicità, puoi partecipare a LoveHealing® Tecniche di Risveglio Interiore Corso Base il 18 Febbraio 2018 a Corte Franca (BS). Cliccando sul link di seguito trovi tutte le informazioni ➡➡➡http://bit.ly/2Esby8E

LA MONETA DELLA FELICITA’

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I bambini sono una fonte inesauribile di opportunità per imparare. Questo breve racconto di vita quotidiana lo voglio condividere con tutti quei genitori che in questo momento stanno vivendo la difficoltà della separazione.

E’ una convinzione generalizzata credere che ai bambini si possa mentire, dimenticando che la loro sensibilità va al di là delle parole. La sofferenza degli adulti viene trasmessa non solo dalle parole verbalizzate ma anche, e soprattutto, dall’energia che ogni parola non detta trattiene dentro di sé. Ecco il racconto.

E’ un martedì di qualche tempo fa, e incontro il piccolo Francesco.

«Ciao Francesco, come stai?» chiedo e lui risponde educatamente «Bene, grazie» Come se stessi parlando a un adulto, domando «Come posso esserti d’aiuto?» In questi anni ho imparato che i bambini si sentono più rispettati quando vengono trattati con rispetto. Francesco ha solo dieci anni di vita, è maturo oltre misura per la sua età, intelligente, sensibile e molto educato. Ci siamo visti altre volte per piccoli problemi di relazione con la maestra di scuola e una volta perché faceva brutti sogni.

Mi risponde: «Ho un problema» e i suoi occhi sono gonfi di lacrime. Le trattiene: ha imparato dal nonno che non si piange di fronte agli altri. «E qual è questo problema?» chiedo. Risponde abbassando gli occhi «Il papà va via di casa e io ho paura di rimanere solo» Percepisco la sua angoscia, la sua ansia, la rabbia e questa immensa paura che escono da quel piccolo essere, eppure già capace di provare emozioni spaventose.

«Ne vuoi parlare?» chiedo con un nodo alla gola. «Sì grazie. Ho paura di non vedere più il papà. Lui va ad abitare in un’altra casa e sarà solo, e se ha bisogno di qualcosa non c’è più nessuno con lui. E tra qualche tempo incontrerà un’altra signora e faranno un altro bambino e lui si dimenticherà di me.» Ancora una volta l’intuito mi suggerisce che non è tutto. Infatti continua dicendo «E poi è colpa sia mia se i miei genitori si stanno separando»

La mia mente è vuota e dalla mia bocca non esce nulla. Sono attimi lunghissimi dove non esistono più confini e io non trovo le parole per confortarlo. Chiedo sostegno di Dio affinché mi possa indicare la maniera per affrontare la situazione, e le parole iniziano a formarsi nella mia mente.

«Sai Francesco, esiste una moneta speciale fatta apposta per questi problemi. Si chiama “moneta della felicità”. Quando sei infelice o ti senti arrabbiato o hai paura che succeda qualcosa di brutto, tieni stretta la moneta tra le mani e ti sentirai molto meglio. Vuoi provare?» Un sorriso prende il posto delle lacrime trattenute. Prendo dal portafogli una moneta che conservo sin dal mio ultimo viaggio in Oriente. Francesco apre la mano, appoggio la moneta sul suo palmo e lui chiude gli occhi e la stringe per qualche secondo, come per verificarne l’efficacia. E quando li riapre è stupito e sorride «Sai che funziona? Mi sento già meglio» dice. Sento che è sollevato: il mio cuore è leggero. Inizia a chiacchierare di calcio e di scuola e mi racconta dei suoi cugini e di quante risate fanno insieme.

I bambini sono semplici e nella loro semplicità compiono grandi azioni, donandoci ogni volta delle lezioni importanti. Penso con gratitudine a quanto è bella la mia professione e alle mille opportunità che ogni giorno mi offre per conoscere me stessa. Grazie Francesco per avermi insegnato che è facile scacciare le nubi della tristezza per lasciar posto alla felicità. E’ sufficiente credere nella magia della Vita.

Benedetta gente, farebbero qualsiasi cosa per far finta che la magia non esiste, anche quando ce l’hanno sotto il naso… (Harry Potter e la camera dei segreti )

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(Photo by Robert Collins on Unsplash)

OBIETTIVI FELICI

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Pensa: in questo momento ci sono persone che stanno facendo esattamente ciò che vogliono impiegando il loro tempo nell’attività che li appassiona o lavorando senza tregua per ottenere il risultato che hanno stabilito. Mossi dalla passione, raramente guardano l’orologio quando sono focalizzati a ottenere un risultato e si allenano costantemente. Hanno in testa un solo risultato: arrivare sulla vetta del loro obiettivo.

C’è un comune denominatore tra queste persone che è la chiave del loro successo personale: la volontà di riuscire. Non è vero che ci sono poche possibilità. E’ invece vero, secondo me, che alcuni scelgono di guidare e altri di seguire. Dunque il successo non è una questione di circostanze, di talento innato o di intelligenza: è una questione di scelte e decisioni. 

Tra le infinite considerazioni che vengono fatte su ciascuno di noi nell’arco della vita personale partendo dai genitori, dagli insegnanti e tutti gli “educatori” con i quali siamo entrati in contatto dalla nascita fino ad ora, è possibile aver scritto inconsciamente un registro di cose che crediamo o non crediamo di avere e che costituiscono le fondamenta fatte di “ce la posso fare – non ce la faccio – non sono il tipo adatto – questa cosa fa proprio per me …”.

Queste etichette sono state applicate, il più delle volte, da coloro che ci volevano molto bene e che hanno creduto di agire per il nostro meglio, ma il risultato finale è che questa immagine non è la nostra. Scavando in profondità possiamo accorgerci che abbiamo ereditato la “paura dell’acqua” dalla nonna che diceva “Stai attenta che affoghi” o la relazione con la scarsità di denaro dal papà che, facendo il passo più lungo della gamba, era sempre in bolletta. 

IMPOSSIBILE EVITARE I CONDIZIONAMENTI

I condizionamenti non si possono evitare: a volte sono favorevoli alla nostra vita, altre volte la invalidano rendendola davvero complicata. In ogni caso non c’è condizionamento che non si possa trasformare, se scegliamo che sia così: e una delle possibilità per uscire da esso è cominciare a pensare in grande. Funziona davvero e non solo per quanto riguarda gli obiettivi di carriera, la sicurezza finanziaria e le relazioni importanti. Ti porta a guardare la vita sotto una luce diversa, più ampia e possibile per te. Questa scelta è complicata tanto quanto la lotta che ogni giorno fai per restare inchiodato alle tue convinzioni invalidanti, e mi puoi credere avendo io stessa viaggiato per molto tempo col freno tirato e la macchina che andava a rilento.

Uno dei motivi per cui pensare in grande è necessario sta nel fatto che, quando siamo di fronte alle difficoltà, il nostro pensiero si fa piccolo, la mente si restringe e intorno a noi il mondo sembra chiudersi in una morsa. L’allenamento a pensare in grande ci aiuta proprio in queste circostanze.

Se hai un obiettivo, qualunque esso sia, la prima mossa per abbassare il freno e cominciare a lasciare che la macchina della vita possa muoversi in quella direzione, è guardare i tuoi pensieri scrivendoli per come ti vengono al momento. Metti nero su bianco le negazioni rispondendo a una semplice domanda: “Cosa mi impedisce di raggiungere il mio obiettivo?”. Ti aiuterà a vedere gli ostacoli anziché accorgerti che esistono solo quando ci sbatti contro.

Cambia il tuo linguaggio e rendilo ricco di possibilità ampliandolo con vocaboli di successo, così da permettere all’energia potente della parola di aiutarti ad avere una visione differente di te stessa. Cammina, pensa, agisci come farebbe una persona che ha già raggiunto l’obiettivo che tu vuoi raggiungere. Puoi aiutati coi libri, partecipa a corsi, incontri, frequenta persone che hanno realizzato ciò che volevano nella loro vita e che generosamente ti raccontano come hanno fatto: prendi spunto da loro. E migliora l’ambiente dove vivi: tienilo in ordine, pulito e circondati di oggetti che ti piacciono, non necessariamente costosi.

Sono solo piccoli suggerimenti che possono davvero fare la differenza tra il vivere e il sopravvivere. La linea che divide il  fallimento e il successo sta in ciò a cui crediamo di essere e di avere diritto: per questo conviene cominciare a pensare in grande.

Affronta gli ostacoli e fa qualcosa per superarli. Scoprirai che non hanno neanche la metà della forza che pensavi avessero (Norman Vincent Peale)

 

E per superare la difficoltà, ci vuole preparazione, competenza, conoscenza della propria energia e del proprio sistema di pensiero. Queste qualità sono già presenti dentro di te e se già non le esprimi, puoi portarle a galla attraverso tecniche semplici ed estremamente efficaci. Alcune di queste tecniche le puoi imparare e riscoprire frequentando il Corso Base di LoveHealing. Se sei incuriosita, clicca sul link di seguito  ➡➡➡ http://bit.ly/2ivD1zh 

CREATRICE DI FELICITA’

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Voglio essere felice e’ una bella affermazione! Sicuramente, mantenendola ferma nella mente, prima o poi di manifesterà: o forse no. Dipende dalla tua volontà determinata dal tuo dialogo interiore. Ma, andiamo per gradi. Cos’è la felicità?. E’ forse qualcosa che pensi di meritare o una condizione che arriva dopo un periodo infelice? Io credo che la soluzione sia proprio in ciò che credi di te stessa e della vita. Meritare, non meritare, ricevere, non ricevere: e se la felicità fosse qualcosa che ci è dato come eredità naturale quando arriviamo in questo mondo? Ci hai mai pensato? Se fosse così, a cosa servirebbe inseguirla? Sarebbe sempre lì tranquilla ad aspettare di essere accolta e tu smetteresti di affannarti cercandola nelle cose, nelle persone, nelle situazioni.

Puoi partire da un concetto semplice: la vita e’ un dono e, se sei d’accordo con questa affermazione, sarai anche d’accordo sul fatto che non hai dovuto meritare di essere vivo: la vita ti è stata data, non l’hai dovuta guadagnare. Per questo, se la vita è un dono, ti viene donata con tutti gli accessori straordinari che essa comprende: gioia, felicità, abbondanza, ricchezza, amore, serenità, eternità, unicità. Non puoi meritare queste cose perché le hai già ottenute, non puoi costringere la vita a renderti felice perché tu già possiedi la felicità.

Lo sforzo che ogni volta metti in atto per essere felice appartiene alla parte di te che crede che tutto questo non sia possibile. Questo è il motivo per cui cerchi disperatamente di perseguire la felicità: perché credi o non sai che è una tua eredità naturale.

La felicità va accolta e riconosciuta, non inseguita.  Osho ha scritto da qualche parte che nessuno ha diritto di essere felice: puoi essere felice ma nella tua felicità non c’è nulla che assomigli a un diritto.

Se la vita è un dono, tutto ciò che appartiene ad essa è un dono che puoi attendere diventando ricettiva e trovando in ogni cosa, situazione, condizione un motivo per esserlo, senza pretendere che arrivi. Nella pretesa c’è aggressione, paura, rabbia, testardaggine: nulla che sia legato all’amore può arrivare attraverso la paura. La felicità non può essere perseguita ma puoi indurla a venirti incontro aprendogli la porta con gentilezza, accogliendola e riconoscendola in ogni tua azione.

Non avere fretta di essere felice: la fretta è uno spreco del tuo prezioso tempo. Piuttosto fatti una domanda: Cosa farebbe Dio in questa situazione? E pensa che Dio non ha fretta perché non deve andare da nessuna parte: Lui e’ già in ogni luogo! E anche tu che sei stato fatta -nella sostanza- a Sua immagine e somiglianza, mettiti tranquilla e guarda la felicità esprimersi in ogni tua scelta!

Lasciati andare al fluire della Vita

 

Imparare ad essere felici, comprendere cos’è la felicità ritrovandola in ogni sfumatura della vita, è possibile. La conoscenza profonda di te stessa, l’incontro e il confronto con altre donne aumenta notevolmente la tua consapevolezza della felicità. Per questo ogni anni in estate organizzo STREGATA DALLA LUNA. Se vuoi sapere di cosa si tratta, puoi cliccare su questo link ➡➡➡http://spiritualcoach.it/appuntamento/stregata-dalla-luna/

TU CHIAMALE EMOZIONI

Le emozioni come paura, indecisione, senso di colpa sono alcune delle strutture che appartengono da sempre all’essere umano e che – se usate nella maniera scorretta – ammalano la mente, il corpo e lo spirito. Tutte sono trattabili con un’unica medicina: l’Amore. Che non è quello romantico che fa battere il cuore o quello benefico che appoggia le sue basi sul sacrificio.

L’Amore che intendo è un’applicazione pratica ed ha un unico scopo: quello di rendere le nostre vite più gioiose.

Espandendo la spiegazione e basandomi sulla mia personale esperienza, ti posso dire che tutte le creazioni emozionali da noi inconsciamente volute hanno bisogno di essere amate, accettate, accolte anziché escluse.

IGNORARE LE EMOZIONI

Questo viene insegnato a molti di noi: a ignorare le emozioni. Maschi e femmine, anche in questo, sono differenti. Ai primi viene detto: “Non piangere che sei un ometto”. E per le femmine la più gettonata dei miei tempi era: “Stai composta”!

La frase personale, quella che mi ha resa una roccia nei confronti del mondo è stata: “Non piangere che diventi brutta!”. Per la paura di sentirmi brutta ho messo da parte il pianto per molti anni. Ancora oggi, in certe occasioni, piangere mi fa sentire a disagio.

Ignoriamo e reprimiamo le emozioni che abbiamo imparato a giudicare negative e che ci fanno soffrire: le mettiamo da parte nella speranza che possano svanire. Alcuni lo fanno anche con le emozioni positive, sentendosi in colpa del benessere che provano in quel momento.

DI COSA VIVONO LE EMOZIONI?

C’è un ingrediente speciale per mantenere vive le nostre emozioni ed è l’attenzione. Più le carichiamo di attenzioni, più si rigenerano.  Questa dinamica ha un unico scopo: mantenerla vive affinché possano essere osservate e trasformate in qualcosa di più accettabile e conveniente per noi.

Molti sono i modi per rendere accettabili e convenienti le emozioni e un primo passo può essere quello di strutturare una frase che si adatti allo scopo. Rivolgendo l’attenzione all’emozione, puoi pensare o dire: “Ti riconosco, ti accolgo e ti dico sì: anche tu sei benvenuta” .

Un passaggio abbastanza semplice se si tratta di un’emozione piccola, alla quale diamo poco significato, di quelle etichettate come leggere. Nel caso di un’emozione con l’etichetta pesante possiamo inserire un piccolo inciso: “Anche se in questo momento non avrei nessuna voglia di accoglierti, in ogni caso una parte di me accetta di riconoscerti e dirti sì, anche tu sei benvenuta”.

Non perdiamo mai nulla di ciò che ci  è utile per essere felici

Abbiamo solo bisogno di ricordare che le emozioni ci indicano la direzione in cui stiamo andando. Per questo motivo necessitano di attenzione, poiché in loro possiamo trovare il modo per dirigere la nostra energia dove è più conveniente.

Nel raggiungimento di un obiettivo – qualunque esso sia – le emozioni giocano un ruolo importantissimo: solo la livella fondamentale per aggiustare il tiro e lo possiamo fare in miliardi di fantasiosi modi che il mondo della percezione – il mondo in cui viviamo – mette generosamente a disposizione.

Nessuno di questi modi è migliore di un altro o contiene un segreto più segreto di un altro. Ciascuno di essi arriva nel momento stesso in cui la nostra mente si predispone a ricevere, e sarà sempre il modo migliore per quel preciso momento.

Se ti va, utilizza la tecnica che ti ho proposto, falla tua e poi passa ad un’altra. In questo modo potrai scoprire che “positivo o negativo” sono una separazione che hai messo in atto per restare fedele all’infelicità.

La vita non è “bella o brutta” ma un’esperienza da vivere in ogni suo attimo.

Accorgiti!

LO VOGLIO DIRE!

Ciò che accade nella mente di una donna quando viene lasciata è davvero struggente. Spazia dal sentirsi vittima della situazione alla vendetta più crudele.  La ferita inflitta è un solco che difficilmente si rimargina in tempi ristretti, e rimane a memoria di quel torto subìto, di quel tradimento lacerante e inaspettato. Ma è proprio così? Davvero non ci accorgiamo di ciò che sta accadendo o semplicemente viene più comodo lasciar andare le cose come vanno per poi vestire il ruolo di vittima sacrificale, molto più semplice da mostrare al mondo? E se la vittima, a un certo punto, divenisse lei stessa un carnefice?

Mamma mia in che buco profondo mi sto cacciando: ma lo voglio dire. E lo dico per esperienza personale di donna tradita e abbandonata, con tutti i crismi che si rispettano e con tanto di dito puntato sull’altro …almeno all’inizio.

 

C’erano state tante avvisaglie di una relazione malata, che si stava spegnendo, a tratti morta e rinnovata solo da piccolo sprazzi di felicità che ritrovavamo nei viaggi e nelle uscite con gli amici. E un pensiero che affiorava nei momenti di difficoltà: “Ma perché non ne trova un’altra?! Così finalmente posso essere libera. Così finisce questo tormento!”. Se solo avessi ascoltato e messe in evidenza queste parole che a quel tempo credevo essere solo mie, intimamente pensate nella mia mente e senza possibilità di poterne fare esperienza. E proprio questa sensazione le rafforzava ancor di più. Fino al giorno in cui è successo ciò che avevo fortemente e inconsapevolmente chiesto.

Che tragedia! La vittima finalmente può esprimersi. Poverina me. E le richieste fatte con forza e determinazione dove sono finite? Completamente dimenticate! Dagli all’uomo infedele, allo stronzo che mi abbandona “dopo tutto quello che ho fatto per te, dopo tutti i sacrifici per accontentarti”. Puoi capire lo stupore quando la mia coach mi aiutò a far luce sul concetto di responsabilità dicendomi: “Sei responsabile della tua vita al 100%. Che significa, in qualche modo e a un qualche livello, che hai chiesto di fare questa esperienza”  Ero molto volonterosa e le credetti sulla parola: ma la mia testa diceva ben altro.

E’ passato un po’ di tempo prima di poter comprendere a fondo e finalmente ringraziare, e perdonare, e rinnovare. Mai tempo fu speso meglio! E ancora oggi ringrazio, perdono e rinnovo. No, non è facile: ancora oggi non lo è. Ma sono determinata a volere il meglio per me e per la mia vita. Quindi mi viene facile ora … facile forse non è la parola esatta. Semplice? Neppure! Forse “conveniente”  è appropriata, avendo scoperto il prezzo altissimo che ho pagato nell’insistere a voler avere ragione anziché essere felice. Accorgiti!