FEMMINE E FAVOLE

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Il mondo cambia quando scandagliamo la nostra vita e cominciamo a individuare quali sono le modifiche da apportare. Nella conoscenza di noi stesse possiamo trovare molte cose da sistemare: non è mai troppo tardi. Le nuove generazioni hanno bisogno di adulti rinnovati, più consapevoli e profondamente capaci di trasformare sé stessi. Non possiamo dare ai bambini vecchie istruzioni e pretendere che possano vivere in un mondo nuovo. Come adulti abbiamo il dovere di rinnovare le nostre istruzioni interiori, innalzare la consapevolezza, sistemare il concetto di felicità diventando degli esempi. E non importa se sei madre o single, se ti piacciono oppure no i bambini, se hai una relazione “normale” o “alternativa”: se vuoi vedere un mondo nuovo, prima di tutto dovrai imparare a rinnovare te stessa.Per avere un’idea di come gli insegnamenti possono socialmente condizionare, voglio condividere con voi un passaggio del libro “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti. L’inizio del capitolo comincia così:

«Mamma m’ha detto che a me la scopa non me la compra.»
«E perché non te la compra?»
«Perché io sono un maschio.»
(Dialogo tra un bambino di due anni e mezzo e la sua assistente al nido)

«|…| Le figure femminili delle favole appartengono a due categorie fondamentali: le buone e inette e le malvage. “È stato calcolato che nelle fiabe dei Grimm l’80% dei personaggi negativi siano femminili.” Non esiste, per quanta cura si ponga nel cercarla, una figura femminile intelligente, coraggiosa, attiva, leale. Anche le fate benefiche non usano le loro risorse personali, ma un magico potere che è stato loro conferito e che è positivo senza ragioni logiche, così come nelle streghe è malvagio.

La figura femminile provvista di motivazioni umane, altruistiche, che sceglie lucidamente e con coraggio come comportarsi, manca del tutto.

La forza emotiva con cui i bambini si identificano in questi personaggi conferisce loro un grande potere di suggestione, che viene rafforzato dagli innumerevoli e concordi messaggi sociali. Se si trattasse di miti isolati sopravvissuti in una cultura che non li fa più suoi, la loro influenza sarebbe trascurabile, ma al contrario la cultura è permeata degli stessi valori che queste storie contrabbandano, sia pure indeboliti e sfumati.

Per quanto sia un’analisi tutt’altro che sistematica della letteratura infantile del nostro paese, che richiederebbe bel altro spazio e una sede particolare, i pochi esempi riportati sono significativi e permettono la verifica dell’esistenza, anche in questo campo, di forti spinte a carico delle bambine perché continuino a identificarsi in modelli deteriori di “femminilità”.

Le conclusioni non possono che concordare con quelle delle femministe di Princeton o delle inchieste francesi. I pochi testi esaminati bastano da soli a incriminare la letteratura infantile, responsabile di un discorso discriminatorio, reazionario, misogino e antistorico tanto più grave di quanto simili storie vengono ammannite ai bambini che le fanno proprie senza possibilità di critica. I modelli proposti da questo tipo di letteratura, piuttosto che aiutare il bambino a crescere e a organizzare la sua società futura, rischiano di bloccarlo nell’infanzia. Simili rappresentazioni dell’infanzia non sono senza conseguenze presso gli stessi adulti, genitori o educatori che, invece di essere aiutati a immaginare un nuovo tipo di bambino, nuovi rapporti con lui e il nuovo posto che egli potrà occupare nella società, vengono risospinti verso i vecchi modelli che dovrebbero essere definitivamente abbandonati. In questo senso la letteratura infantile fallisce completamente la sua funzione. (tratto dal libro “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti)

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(Photo by Nicolas Picard on Unsplash)

“DARE E’ RICEVERE” BASTA UN ACCENTO PER CAMBIARE

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Dare è ricevere

Basterebbe comprendere l’istante di eternità contenuto in questa frase per migliorare considerevolmente la propria esistenza. Possiamo dare solo ciò che conosciamo a fondo e di cui intendiamo fare esperienza nella nostra vita. L’autonomia è un’illusione: ciascuno di noi ha bisogno di qualcosa o qualcuno per poter vivere la propria esistenza, proprio come un’automobile ha bisogno del carburante per potersi muovere.

Ogni pensiero pensato porta valore al pensatore trasformandosi in esperienza di vita vissuta

E’ una facoltà che viene data ad ogni essere nel momento stesso in cui sceglie di abitare questo mondo. Da questo punto di vista, la frase «Ama il prossimo tuo come te stesso»  assume un significato ben preciso che traduco così:  offri agli altri ciò che vuoi ricevere. E qui si apre un mondo di punti interrogativi e incomprensioni: «Ho dato tutta me stessa e sono stata ripagata con l’abbandono» «Ho dedicato tutta la mia vita a questo lavoro e sono stata licenziata».

Dietro queste frasi nello specifico o simili, possiamo trovare la voglia di tornare indietro per rifare l’esperienza in un altro modo. Ma non possiamo tornare indietro, e lo sappiamo bene. La voglia di farlo è il modo che scegliamo per rimanere incastrati nella frustrazione. Quindi, non potendo tornare indietro, pensiamo a come procedere in futuro.

LA CHIAVE

C’è una domanda chiave per comprendere a priori cosa stiamo davvero offrendo e, di conseguenza, cosa riceveremo. La domanda è: «A quale scopo sto per compiere questa scelta?» Per comprendere a fondo il significato di questa domanda, vi suggerisco di dedicare un’intera giornata alla sperimentazione. Prima di fare qualunque scelta (una telefonata, scrivere una lettera, acquistare, andare a bere un caffè, pranzare con qualcuno e via discorrendo) domandati: «Qual è lo scopo? Cosa voglio ottenere da questo incontro?» e rispondi con assoluta sincerità. Non accontentarti della prima impressione: verifica andando un po’ più a fondo: sai bene quanto siamo bravi a raccontarcela.

Proprio ieri una giovane donna che ha scelto la crescita personale e spirituale come stile di vita, mi scrive un piccolo successo raggiunto: dire a suo padre che non sarebbe andata a cena dalla nonna insieme a tutta la famiglia. Alla richiesta del padre, anziché rispondere il consueto «va bene» e poi essere scontrosa per tutta la serata, ha scelto di prendersi un attimo di tempo per indagare a fondo cosa volesse davvero fare.

Si è assunta la responsabilità di ascoltare i sensi di colpa che emergevano e che avevano scelto per lei fino a quel momento, e con assoluta sincerità ha comunicato al padre la volontà di restare a casa. Ha dato ciò che voleva ricevere: sincerità e trasparenza. Mettendo da parte il senso di colpa e dedicandosi unicamente a ciò che davvero era il suo intento qual’è stato il risultato? Anziché la solita ramanzina, la vita le ha donato un padre comprensivo.

Tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo A.I.C. (Alza Il Culo)

L’esperienza è l’unico modo per comprendere a fondo ciò che stai leggendo. Sono certa che alcuni di voi hanno all’attivo un bel po’ di esperienza in questo senso, mentre per altri potrebbe essere la prima volta. A entrambe suggerisco di continuare fino a farlo diventare uno stile di vita. Credetemi: non potrete più farne a meno.

 

Se vuoi mettere nella tua cassetta degli attrezzi strumenti utili per allenarti a rendere la tua vita un capolavoro, puoi partecipare aLoveHealing® Tecniche di Risveglio Interiore Corso Base proprio come ha fatto la protagonista dell’esperienza che hai appena letto. Lei ha scelto di essere felice. E tu, cosa scegli?

UN SEME IN OGNI FERITA

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Le donne hanno spalle larghe: portano il peso di una storia che per molto tempo è rimasta nascosta, distrutta da un patriarcato che non ha saputo accoglierla per paura di non riuscire a gestire la sua imponente energia. Ma questa distruzione è stato un “dono” del femminile, forse una sorta di curiosità nel comprendere come si sta dall’altra parte. O forse un modo per una nuova nascita, per rinascere più forti di prima, consapevoli che né matriarcato né patriarcato si avvicinano alla «mutualità»: all’apice del loro splendore, ne possono sfiorare i confini, ma non entrano nella comprensione del reale significato.

Non c’è lucro nella mutualità: è un principio di scambievole aiuto basato sul riconoscimento e dell’estensione dei propri valori. Un nuovo incontro che si appoggia su queste basi di comprensione, passa dal cercare nell’altro ciò che crediamo di non avere, a riconoscerlo come portatore di un valore che ancora non abbiamo saputo valorizzare. È il passaggio da povertà ad abbondanza, e accade ogni volta che scegliamo di lasciarci condurre per mano verso una nuova visione.

Chiunque intraprenda un viaggio verso un lato sconosciuto della sua essenza, ha la possibilità di tracciare una mappa delle risorse di una vita interiore più ricca, che può anche riempire il suo personale mondo esteriore, estendendosi oltre i limiti imposti di una mente addormentata. È una ricerca essenziale per il femminile che vuole rinnovarsi e che decide di ricordare e conservare ciò che è sacro nella vita.

Se la storia è repressa, proibita o dimenticata, finché non se ne riparla, per il mondo non esiste più. Siamo arrivate alla soglia dell’estinzione, adattandoci a schemi esclusivamente maschili per essere accettate. Abbiamo creduto che la forza e la bellezza sono un’esclusiva del corpo, mettendo da parte la nostra essenza femminile, ciò di cui siamo fatte. È accaduto e non ha funzionato. Non ci ha dato la libertà che cercavamo, perché forse l’abbiamo cercata dove non c’era libertà. Ammettiamolo: abbiamo commesso un errore, e un errore si può correggere. La nostra storia non è scritta sulla pietra. Può essere presa in considerazione, guardata con attenzione e fatta ripartire su basi più adatte al nostro Essere.

C’è un faro puntato sul maschile, in questo tempo e momento, mentre il femminile è solo un’ombra. Smettere di scimmiottare gli uomini – e le donne che non assomigliano agli uomini – significa allargare il faro integrando entrambi gli aspetti sotto un’unica Luce. Nello splendore, ciascuno può vedere di cosa è fatto, riconoscendo le proprie caratteristiche e mettendole a disposizione dell’altro, in un mutuo scambio di valori.

Esistono storie diverse da quelle che abbiamo imparato a raccontare, ed esiste la fantasia per generare nuove storie. Abbiamo scambiato un demone per un altro demone: è durata anche troppo questa storia. È il momento di trovare nuove parole per descrivere il femminile.

Osservare è imparare

Guardati allo specchio e domandati se ne vale davvero la pena di esistere solo come un’ombra. O se invece è arrivato il momento di recuperare ciò che sei, senza «se» e senza «ma». Fai un respiro, guarda i tuoi occhi nel profondo e dì a te stessa: «Posso mettere un seme in ogni ferita per far crescere una nuova versione di me»

Nulla è davvero impossibile. Tutto è semplicemente possibile

Alle mie Amiche, alle Sorelle antiche ritrovate in questo tempo e momento, alle Donne che stanno camminando sulla via della consapevolezza, a chi si mette in discussione, a tutte coloro che non sanno ancora «come fare» ma hanno la volontà, alle giovani donne e alle donne mature. E a tutti gli uomini, con amorevole rispetto.

SIAMO LUCE E BUIO

Lucia Merico

 

Occorre prendere atto che tutti gli esseri umani sono un insieme di oscurità e luce. L’universo è pieno di opposti che necessitano della controparte per esistere. Se vogliamo avere la spinta necessaria per condurre una vita piena, dobbiamo prendere in considerazione e sfruttare tutti gli elementi che appartengono al nostro essere.  Parlando al femminile, mostrare solo il lato zuccheroso di noi ci fa mettere da parte l’opportunità di comprendere che siamo anche amare, crude e dure. Ogni elemento della nostra personalità può essere utilizzato come un vantaggio per sperimentare e migliorare la nostra vita, sempre che ci sia volontà di imparare e conoscere noi stesse.

Eppure molte di noi si adattano alle situazioni diventando ciò che non sono. È come se una parte vuole andare a destra mentre l’altra insiste per andare a sinistra: la rottura – presto o tardi – sarà inevitabile. In termini di vita possiamo sostituire il termine “rottura” con sofferenza. Quante di noi vogliono fare qualcosa ma in realtà fanno tutt’altro?

C’è un compito che siamo chiamate a svolgere nell’arco della nostra esistenza. Tradire questo compito significa tradire noi stesse. Ho conosciute donne che si occupavano di contabilità ma che nel cuore custodivano la passione per l’arte. Se siamo scrittrici, lavorare in banca è una sofferenza e lo stesso sarà se ci sentiamo spinte verso la musica ma svolgiamo un altro lavoro. Mancare di aderire alla nostra missione genera sofferenza. Ogni volta che non sosteniamo noi stesse, sperimentiamo la sofferenza estendendola a tutto ciò che è intorno a te.

Meglio vivere libere in un monolocale che prigioniere in una gabbia dorata

«Bella frase» avrei potuto pensare molto tempo fa, per poi continuare la solita vita, mettendo da parte ciò che amavo fare per adattarmi alle situazioni. Di fondo c’era la paura della perdita, dell’abbandono e di molto altro.

È fondamentale prendere coscienza di quali sono le cose che amiamo fare, per noi stesse prima di tutto e per le persone che entrano in contatto con noi. Può succedere di studiare ingegneria per far felice mamma e papà e finire per credere che sia la cosa migliore da fare. Finché un giorno ti senti attratta irresistibilmente dal profumo di una pietanza che hai mangiato molte volte ma che stai gustando davvero per la prima volta. Percepisci che è speciale per te, senti la magia che ti cattura e ti tiene col fiato sospeso: per la prima volta hai uno sguardo differente. La vita in quel momento ti sta dicendo di andare oltre la sopravvivenza, oltre il vivere spezzettata, verso la guarigione di una nuova fioritura.

Siamo esseri abitudinari. Purtroppo sviluppiamo abitudini tremende durante il corso di una vita che ci fanno dimenticare chi siamo a vantaggio di un benessere esclusivamente fisico o economico, che alimenta la paura di non farcela o di restare sole. Dimentichiamo di poter scegliere e decidere per noi una vita diversa, e che da nessuna parte troveremo la felicità se non alimentandola in noi stesse.  Possiamo essere fiere e generose allo stesso tempo, senza perdere di vista la nostra individualità.

C’è un tempo per apprendere, uno per comprendere e un altro per agire

Se ti va, oggi trova momento per te e pensa a qual’era il tuo sogno di bambina, quali erano i tuoi giochi preferiti, cosa avresti voluto fare. Scrivilo su un foglio, medita e trova il modo di compiere una piccola azione che ti porta nella direzione della tua passione. Non sarà una passeggiata: lo comprendo perché l’ho vissuto. Ma è molto più sensato che restare ferme, immobili in una situazione che sospende la nostra vitalità.  La scelta oscilla sempre tra l’avere ragione o l’essere felice: questo dipende solo da te! Ho scritto al femminile e naturalmente può essere declinato al maschile.

 

Tempo fa ho deciso di dedicarmi al femminile partendo da me stessa. Da questa scelta sono nati alcuni corsi tra cui:

Il Potere dell’Energia Femminile alla sua IV Edizione che quest’anno ci porterà sull’Isola di Formentera

Libera la tua femminilità nel 2017 ci ha fatto viaggiare fino in Marocco: chissà dove ci porterà quest’anno

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Stregata dalla Luna – incontro annuale con la Luna Piena, il bosco e la nostra parte più antica …  nascosta … profonda. Quest’anno sarà il 27 Luglio e le iscrizioni sono già aperte. Se ti va, puoi cliccare su questo link per avere tutte le informazioni  http://bit.ly/2EA8Kdt

 

PERCHÉ MI OCCUPO DI FEMMINILE

Il risveglio è nato grazie a un tradimento. Ho capito che le cose così come si presentavano mi stavano strette. Era indispensabile un cambiamento! Ho iniziato da me, dalla mia vita personale, dalle relazioni sentimentali e dal rapporto che avevo con le altre donne. Ho scavato così profondamente da toccare il fondo e lì ho trovato finalmente un modo nuovo di guardarmi allo specchio. È stato l’inizio di una vita che ogni giorno si rinnova, coi suoi bassi e alti e poi bassi e ancora alti in un infinito divenire.Da ogni Donna e Uomo che incontro imparo qualcosa utile a migliorare me stessa che trasferisco durante i corsi, negli articoli, sui social. Condivido sempre e volentieri ciò che io stessa ho imparato.

Ho un talento: rendere semplici i concetti più complessi, soprattutto al femminile. Una missione: sostenere nella trasformazione chiunque desideri migliorare la propria esistenza. Una visione ambiziosa: generare un mondo fatto di persone che conoscono profondamente e consapevolmente sé stesse e il proprio scopo di vita per un’evoluzione necessaria e planetaria. E una convinzione:

Ogni cosa comincia da me!

UN FEMMINILE RINNOVATO

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Meglio sole per evitare la sofferenza (semmai fosse possibile evitarla) o in una relazione da vivere giorno dopo giorno? Dietro a un «grande uomo» per essere una «grande donna» o a fianco per camminare insieme? Aspettare «l’uomo giusto» che prima o poi arriverà per vivere la favola o rimboccarsi le maniche e conoscere sé stesse così profondamente da ricordare che cosa stiamo davvero cercando, e scoprire che è a un passo da noi?

Arrivo da una giornata “al femminile” e sono sorpresa di quanti specchi ho avuto di fronte. In alcun si specchiava il mio passato, in altri un presente ancora vivo e in tutti ho visto rinnovarsi la mia volontà di un futuro migliore, più adatto a vivere con serenità le proprie relazioni. Ho riconosciuto uno spicchio di me stessa in ciascuna delle loro vite, e con gratitudine ho potuto osservare i passi che ho fatto e quelli ancora da compiere. Questa è la meraviglia della mia professione: incontrare specchi nei quali potermi osservare sempre più in profondità.

PACCHI DA SDOGANARE

Ci sono pacchetti che non sono stati consegnati e che attendiamo, come se qualcuno dovesse sdoganarli per noi. Anziché attendere, non sarebbe opportuno andare a prenderseli? La pigrizia che spesso accompagna una ricerca interiore profonda è fatta di pregiudizi che si si uniscono in matrimonio con la paura di dover trasformare la propria esistenza.

In questa modernità sappiamo poco della ricerca della luce e molte di noi, con arroganza, trattano superficialmente chi davvero si prodiga per alimentarla. Abbiamo eliminato l’esperienza mistica dal nostro vocabolario culturale, eppure nonostante tutto questo molte anime sono in pellegrinaggio per poterla incontrare. E in questa marcia noi donne siamo in testa. Perché una parte di noi sa che è la nostra sola speranza: poter incontrare finalmente un femminile che sia appagante, per noi, per le altre donne e uomini intorno a noi. Senza togliere o aggiungere, senza stare dietro o davanti, ma unendo le forze per una felicità comune.

C’è bisogno di un’inversione del pensiero collettivo, a parer mio. Può avvenire mettendo in discussione il femminile che stiamo sperimentando, a vantaggio di una nuova energia che attende paziente di essere riportata alla luce

Nelle relazioni non ci viene chiesto di competere per vedere chi è il più forte, o di manipolare per portare l’acqua al nostro mulino, «facendo tornare le cose come erano un tempo, così da sentirci più tranquille». In entrambe le modalità è assicurato il senso di colpa.

Le relazioni hanno bisogno di uno sguardo differente, attento alle esigenze personali, capace di far emergere i propri talenti, mettendoli a disposizione di coloro che ruotano intorno a noi

Il tempo del «ti dico io come fare – io ho la soluzione giusta per te» è terminato.  Anche quello della paura di rimanere sole sta tramontando. E pure l’attesa della «persona giusta» o del «lavoro giusto» o del «tempo giusto». Cos’è poi giusto e cos’è sbagliato? Non sono forse i due aspetti primari dove giochiamo il gioco della vita sin dal suo nascere? Questa altalena non si può arrestare, ma possiamo scegliere di vedere ciò che più ci aggrada, senza trucco e senza inganno.

VIVA LA LIBERTA’ … INTERIORE

Non siamo nate per essere schiave di un sistema che ci vuole sottomesse. «Un po’ meno rispetto al passato» potrai pensare, ma sempre di sottomissione stiamo parlando. La risposta non è la prevaricazione, né la ribellione e neppure il vittimismo: abbiamo già dato e non ha funzionato un gran che.

Passiamo allo step successivo: conoscere noi stesse andando a incontrare la nostra anima, per portare valore alla nostra vita ed estendere questo valore tutto intorno a noi, influenzando il Pianeta intero. E farlo nella piena consapevolezza di ogni passo che compiamo, capaci di rialzarci ad ogni caduta, forti nel sostenere chi ancora non conosce, felici di condividere le nostre esperienze.

«Valore» è la parola più significativa per noi e per il mondo intero in questo momento. Dobbiamo imporlo a noi stesse, senza pensare di essere arroganti o presuntuose, lasciando che si esprima in tutto il suo splendore, per sciogliere la nebbia del senso di colpa e ritrovare finalmente la strada di casa.

Noi tutti dovremmo sapere che la diversità fa parte di un ricco arazzo. E dobbiamo capire che tutti i fili della trama hanno un uguale valore, non importa quale sia il loro colore (Maya Angelou)

 

 

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LE CATENE INVISIBILI

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Siamo certe di non avere catene che ci legano? Non intendo quelle fisiche che si possono vedere e toccare. Intendo quelle emotive e antiche che si manifestano nella cultura di massa, nei condizionamenti e nelle convinzioni.  Il risveglio – ogni risveglio – è un anello della catena dell’ego che si apre e ci permette di procedere verso una visione differente della vita, capace di integrare materia e anima.

Quando l’anima è liberata, percorre tre territori: il mondo sotterraneo, quello interiore e il mondo esterno, in un «andata e ritorno» senza fine. Su questo ponte scorre la comunicazione tra l’anima e il mondo. E da ciò che accade fuori – nel mondo – possiamo capire in quale direzione stiamo andando.

Conoscere il flusso naturale della nostra comunicazione è fondamentale per comprendere a fondo le informazioni che arrivano dalla nostra quotidianità. Questo flusso va da dentro – dalla mente –  a fuori – nel mondo – e ritorna a noi attraverso esperienze, immagini, sensazioni, emozioni, mostrando una visione ampia della vita. Se guardiamo il flusso da questo punto di vista, possiamo certo comprendere di essere artefici della nostra esistenza.

L’AMNESIA

Se invece lo interrompiamo a un certo punto del suo scorrere,  inserendo una sorta di amnesia, ciò che ne verrà sarà una visione limitata, che porterà a una vita limitata in grado di cambiare profondamente e limitando il campo di osservazione. Sembrerà che il modo e gli altri siano i padroni incontrastati dell’esistenza. Con lo scettro della nostra vita in mano – che noi stessi gli abbiamo fornito – gli daremo il consenso di fare ciò che vogliono. Da questo punto di vista nascono i concetti di “fortuna, destino” e una visione dell’amore limitata e strettamente legata al sacrificio, alla carenza e al bisogno.

Le catene che crediamo di avere vengono create in questo spazio limitato dentro il quale il pensiero si ferma e rimane per giorni, mesi, anni. A volte per l’intera esistenza. Se parliamo di cultura femminile, possiamo osservare come il maschile – ancora oggi – desti sospetto, nonostante i passi che “crediamo” di aver fatto verso la libertà. Per alcune donne è la paura di aver bisogno del lato maschile per poter esprimere il proprio talento, per altre un doloroso recupero dopo esserne state in qualche modo schiacciate.

Generalmente questa diffidenza nasce da traumi provenienti dalla nostra cultura antica, dove le donne venivano trattate al pari di schiave e non come persone libere. E in qualche modo, in maniera più subdola e quindi difficilmente riconoscibile, ancora oggi sono tante le donne che vengono messe da parte, zittite e soffocate nelle loro idee. A meno che non riescano a piantarne i semi e a fecondarli in un uomo, il quale poi le porterà nel mondo come se fossero sue.

MASCHILE E FEMMINILE

Come scrive l’autrice di Donne che corrono coi lupi «non possiamo gettare via nessuna metafora che ci aiuti a essere. Non possiamo fidarci di una tavolozza in cui mancano il rosso, o il blu, o il giallo, il nero o il bianco. L’animo è un colore primario nella tavolozza della psiche femminile.»

Lo scorrere naturale della vita è fatto di femminile e maschile

Entrambi gli elementi sono utili per uno sviluppo positivo dell’anima e la successiva manifestazione nel mondo di idee, pensieri, impulsi, creazioni. Viviamo in un mondo che richiede riflessione e azione. Dunque è utile per le donne impiegare concetti di natura maschile, nel debito equilibrio. In questo modo il maschile diventa un aiutante, un assistente capace di mettere in evidenza la natura regale in grado di mediare amorevolmente per un femminile equilibrato. Invece l’uso irresponsabile di un elemento a vantaggio dell’altro interrompe il flusso creando una scorretta comunicazione.

Se alcune donne teorizzano che la natura «guerriera, da amazzone, da cacciatrice» possa prendere un posto privilegiato nella loro vita, svilupperanno in eccesso attributi maschili soffocando quelli femminili.  In questo modo resteranno comunque schiave. Fino al momento in cui comprenderanno come far emergere il maschile attraverso il flusso naturale del femminile, sciogliendo le catene che loro stesse hanno costruito.

RISOLUZIONE: IL PRIMO PASSO

Un animale nato in cattività avrà paura di essere liberato nella foresta

Credo sia la paura che si apre come un ventaglio fatto di mille sfaccettature, l’elemento chiave. Paura di vedere il proprio potere personale, di metterlo in atto senza più scuse. Paura di assumerci la responsabilità che arriva dalla scelta di essere o non essere schiave.

L’accensione della mente femminile comporta il fatto di vedere che la “schiavitù” è una condizione “accettata” prima di tutto nella mente di ognuna di noi, determinata dalla mancanza di conoscenza del territorio selvaggio. Accorgersi di questo è prima passo verso una nuova visione.

Stregata dalla Luna è uno dei corsi che ho ideato per offrire alle donne una visione più ampia del femminile, sempre a vantaggio del maschile. Si svolge nel bosco in una notte di Luna Piena … Se vuoi sapere di cosa si tratta clicca su questo link ➡➡➡ http://bit.ly/2FaFjLZ

LA NASCITA E’ MIA E ME LA GESTISCO IO!

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Che titolo bizzarro! Ma ha un senso e se se continuerai a leggere lo comprenderai. Oggi voglio chiacchierare con te di nascita e relazioni. Tutti noi perpetuiamo in continuazione le varie fasi della nascita portando nella quotidianità emozioni e considerazioni vissute nei primi attimi di vita e nei successivi tre-quattro anni. Le nostre relazioni e il modo in cui le affrontiamo nascono proprio da quei momenti più o meno lunghi e intensi, dove piccoli mattoni di vita vengono appoggiati per far crescere la struttura che ci ospiterà per l’intera esistenza in questo mondo. Convinzioni, condizionamenti e le strutture caratteriali si forgiano diventando la nostra mappa che useremo per esplorare il territorio chiamato vita.

Purtroppo il ricordo della nascita viene presto messo da parte, forse a causa dell’intensità con cui viene vissuta. Sta di fatto che raramente le persone hanno memoria della loro nascita.  Questa dimenticanza fa si che le fondamenta sulle quali abbiamo appoggiato i nostri primi anni di vita, diventino il nostro solo punto di riferimento. Infatti nel periodo dell’infanzia, elaboriamo alcuni schemi mentali e comportamentali che diventano la mappa della nostra esistenza: per mappa si intende il modo con cui interpretiamo il mondo circostante in funzione di pensieri e convinzioni immagazzinate nella nostra mente e ritenute vere. Impariamo a credere solo a ciò che vediamo.

Questo è determinante per il nostro modo di agire e reagire agli eventi della vita e diventa il sistema che utilizziamo per vivere poiché si basa sulla nostra mappa che noi crediamo sia la verità, dimenticando che è solo la nostra verità e cioè il nostro personale punto di vista. In realtà ce ne sono molti altri che possiamo scegliere di sperimentare. Compiere questa scelta significa divenire consapevoli di essere liberi, in ogni momento.

UN NUOVO CONTATTO

Riallacciare un dialogo con la nostra nascita è portatore sano di consapevolezza per migliorare la vita e le relazioni, perché il modo con cui intrecciamo relazioni da adulti lo impariamo nel ventre materno. Vi faccio un esempio. Mi è successo di condividere la sensazione duale che spesso si manifesta quando una coppia si separa: la voglia di ritornare sulla vecchia strada e la paura che questo possa accadere. Una dualità che sembra strana ma che ho riscontrato in molte donne la cui volontà era quella di far tornare la relazione com’era un tempo e contemporaneamente pensare che la libertà che stavano assaporando le stuzzicava nel profondo.

Una probabile soluzione a questo dilemma può essere quello di riscrivere il copione della propria vita, basandola su valori e sensazioni diverse da quelle sperimentate in precedenza. D’altronde, se vogliamo ottenere risultati differenti dobbiamo pensare e agire in maniera differente. Dunque tornare sui propri passi non è sempre una scelta vincente, se non si ha una volontà diversa dalla precedente.

Nulla cambia se non cambi nulla

Durante il mio corso di  NASCITA E RINASCITA  i partecipanti  scoprono quanto la nascita può influire sulla loro vita e – soprattutto – come poterla trasformare riscrivendo un nuovo copione. Mentre preparavo il corso ho incontrato le parole Sondra Ray che nel suo libro Colora la tua vita descrive questa doppia visione. L’autrice racconta della sindrome claustrofobica da soffocamento, uno degli effetti prodotti dalla nascita. Di cosa si tratta? Nel ventre il bambino si sviluppa finché lo spazio non è più sufficiente a contenerlo. Il paradiso si tramuta in inferno. Bloccato, il bimbo è costretto a uscire per sopravvivere. All’esterno le mani dell’ostetrica lo afferrano, tagliano il cordone ombelicale costringendolo ad affrettare il primo respiro che diventa un’esperienza dolorosa e terribile. Questa sequenza viene spesso rivissuta nelle relazioni.

Come avviene questa traslazione? Dall’iniziale stato di grazia dell’innamoramento, scivoliamo in un senso di soffocamento e claustrofobia. Il paradiso in cui vivevamo all’inizio diventa un piccolo luogo infernale da cui dobbiamo fuggire per continuare a crescere. In alternativa, possiamo costringere il partner a lasciarci. Spesso è così difficile respirare quando siamo vicini all’altro che ci ritroviamo a spalancare le finestre in pieno inverno, alla ricerca disperata di una boccata d’aria, o ad aver voglia di fuggire.

IL DOPPIO NODO

Il risultato di tutto ciò è il “doppio nodo”, tipico di molte relazioni: non potete vivere con quella persona, ma non potete vivere senza di lei. Così la paura dell’amore e la paura della perdita si uniscono nel sacro vincolo del matrimonio; la cerimonia è officiata da «Padre Senso di Colpa» che sorride maligno all’ignara coppia destinata a mordere l’aspro frutto del fallimento.

L’alternativa alla colpa è l’innocenza. Conosciamo tutti l’innocenza per averla vista negli occhi dei bambini, ma quanti di noi hanno dimenticato che tale innocenza divina, pura giocosità e amorevolezza, è connaturale a tutti noi? Seppure celata sotto una fitta coltre protettiva di dolore,essa è lì, Santo Graal di cui tutti i figli di Dio sono alla perenne ricerca.

Può sembrare sciocco parlare di innocenza perduta, poiché non si può smarrire ciò che è per sempre nostro. Forse è più corretto dire che è invisibile e per questo crediamo non esista o che sia inaccessibile. Solo un profondo mutamento della percezione di noi stesse e del mondo ci rivelerà nuovamente la verità delle cose. Considerando che la colpa è una forma di dolore, prendendo in esame la natura del dolore si potrà fare un po’ di luce sulla colpa e sulle possibili soluzioni.

Il dolore è di fatto lo sforzo compiuto per aggrapparsi alle convinzioni negative. Alcuni dei pensieri che contribuiscono a rafforzare il senso di colpa sono: «Io non merito di essere amata, io ferisco gli altri, gli altri mi feriscono, se qualcuno mi lascia soffrirò, il vero amore è un po’ soffrire, se non c’è gelosia non è vero amore, Dio non vuole la mia gioia». Se pensieri simili emergono nella vostra coscienza, rilassatevi, respirate a fondo e lasciate che la tensione abbandoni tutto il vostro corpo mentre i pensieri negativi passano. Non pensare a priori che sia difficile: sperimenta e osserva cosa succede.

NASCITA E RINASCITA

Non volendomi dilungare scrivendo un romanzo su come la nascita possa influenzare le nostre relazioni, mi fermo qui. Interessante, non trovi? E neppure immagini quante altre scoperte potrai fare partecipando al corso di NASCITA E RINASCITA con esperienza in grotta. Essendo un’esperienza intensa e profonda, i posti a disposizione sono limitatissimi!

Se ti va di avere qualche informazione in più, puoi cliccare su questo link http://bit.ly/2HhOs68  e iscriverti al prossimo evento che sarà il 17-18 Marzo 2018. Sarò lieta di accompagnarti nella tua nascita, e insieme a Sergio Lupatini (con me nella fotografia) e Franco di Prizio Guide e Speleologi Professionisti del Gruppo Speleo Montorfano, nella tua rinascita.

La nascita non termina il giorno in cui vieni al mondo, quel giorno è solo l’inizio: il giorno in cui hai lasciato il ventre di tua madre, non sei nato, hai iniziato a nascere (Osho)