IMPROVVISAMENTE QUALCOSA CAMBIA

 

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(fotografie da Stregata dalla Luna del 16 Luglio 2019)

È inaspettato e sento una forza invisibile che mi prende il cuore e lo strappa dal petto. Cosa sta succedendo? È questo il regalo che la vita mi ha riservato?

Sono domande inutili perché è ciò che sta accadendo, quindi dev’essere proprio così: ma non capisco! Con tutto quello che ho fatto finora, i sacrifici e il tempo dedicato a rendere migliori le sue giornate, questo è il benservito.

Storie ordinarie di un femminile che ancora basa le sue giornate sul sacrificare anziché il mettere in comunione. Diamo quello che abbiamo imparato, e l’addestramento è stato duro, durissimo finché non ha scalfito anche il più remoto spazio della mente sbagliata. Ma nella mente corretta dimora ancora la nostra il nostro integrale potere. Una parte di noi ha accettato di malesprimersi. L’altra parte – tuttora attiva – attende l’invito per entrare in gioco.

Partiamo da qui: «Se non ami e onori te stessa con ogni fibra del tuo essere, se fai fatica a padroneggiare il tuo potere e la tua passione, se potresti gioire di più e godere di una presenza più semplice, allora è arrivato il momento per una rivoluzione interiore

È un nuovo modo di essere femmine, la nuova rivoluzione: una forma evolutiva che va dall’essere focalizzate sugli altri alla focalizzazione su sé stesse

Quando la nostra attenzione è intrappolata dai doveri, dalle supposizioni e dai divieti, noi sperperiamo la nostra energia e andiamo contro la coscienza di ciò che è vero per noi. In questo modo non solo il femminile subisce un maltrattamento, ma anche il maschile e l’intero pianeta ne è coinvolto.

Quando riportiamo la nostra energia a bolla e focalizziamo l’attenzione sullo scoprire chi siamo interiormente – e non chi vorremmo essere o chi «pensiamo» che dovremmo essere – iniziamo a percorrere il sacro sentiero di trasformazione verso il nostro autentico e incarnato potere interiore.

Il discorso è lungo e anche il nuovo addestramento lo sarà. I muscoli interiori faranno male all’inizio perché non vorranno staccarsi dai vecchi schemi ai quali sono abituati. Ma come ogni addestramento, dopo un po’ lo scegliere per il nostro bene sarà la scelta più semplice e ovvia: avremo compreso che ogni cosa comincia da noi e che noi siamo il punto di partenza di ogni cosa, al #femminile come al #maschile.

 

Sei completa

Sei potente

Sei divina

Come ti faranno sentire queste parole sarà il metro di misura per comprendere il tuo stato attuale di potere personale.

Ci vuole coraggio per spostare l’attenzione dagli altri a noi. È più facile continuare a seguire ciò che conosciamo rimanendo con ciò che ci è più familiare, anche se ci fa soffrire. Finché non imparerai a dire: «Questa è storia vecchia» e vedrai il nuovo apparire come per magia.

 

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TI ACCOLGO COME VORREI ESSERE ACCOLTA

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Incontrando molte persone diverse tra loro, ho imparato a sviluppare l’accoglienza e ho piacere di spiegarti cosa significa per me. In pochissime parole, è quando ricevo l’altr* nello spazio del mio cuore.

Da lì parte la danza rituale dell’accoglienza che comporta la condivisione e il rendere partecipe. Quando accolgo offro all’ospite quanto di più prelibato possiedo, che sia cibo, pensieri o parole, perché in quel momento il mio unico desiderio è trattarl* come vorrei essere trattata: è per me un momento sacro dove c’è un accorgermi importante che deve andare oltre ogni pre-giudizio.


Riprendere il valore dell’ospitalità è conveniente in qualunque situazione ci troviamo a vivere in questo mondo di percezione,
dove ogni persona o situazione sembra vivere una vita separata da qualunque altra vita.

Dimentichiamo che siamo costantemente contaminati da pensieri che dalla nostra mente raggiungono il mondo e ritornano indietro. Se il cuore è chiuso, a cosa serve mettere a disposizione la propria casa, i piatti, il cibo, il letto? Ma quando il cuore è aperto e comprendiamo l’accoglienza ogni luogo diventa una casa dove poter ricevere e ospitare chiunque incontriamo.

La mancanza di accoglienza gioca un ruolo importante anche nelle nostre relazioni affettive. Anziché ricevere in noi l’altr* e favorirne il suo bene, pretendiamo che sia l’altro a soddisfare i nostri bisogni. Per questo le relazioni si sgretolano e non funzionano.

«Fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te» è la regola e non «Ti darò il mio amore quando tu mi darai tutte le attenzioni di cui ho bisogno».


Ciò che diamo ci ritorna sempre indietro proprio come una pallina da tennis lanciata contro il muro. È il solo modo che abbiamo per capire come abbiamo donato. Si chiama «causa ed effetto» una legge fondamentale in questo mondo per comprendere la direzione in cui stiamo andando ed eventualmente aggiustare il tiro.

Dare con amore implica attenzione e discernimento, accuratezza e conoscenza di sé. Non tutti sono capaci di restituire ciò che doniamo, magari non subito e magari non nella forma che ci aspettiamo, ed è per questo che a volte non ci accorgiamo di avere tra le mani il «dono».

Ma tutti sono in grado di imparare se ne hanno la volontà, che «dare è ricevere» e da qui cominciare a vivere nell’accoglienza.

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(Photo by Brooke Lark on Unsplash)

LA CURA

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«Forse … non siamo destinati stare insieme»

Sai qual è la parola chiave di questa frase così sfruttata da essere diventata un modo di dire? Destinati. Quando decliniamo la responsabilità al “caso, destino, fortuna” stiamo perdendo di vista noi stessi.

A mani basse non dovrebbero essere messe da parte neppure gli oggetti, figuriamoci le persone. Eppure sembra essere il modo con cui viviamo attualmente le relazioni. Abbiamo dimenticato come prenderci cura dell’altro, e non intendo solo “fisicamente”. La cura di cui parlo è quella dell’anima e può essere risvegliata solo cominciando col nostro risveglio. Non può funzionare il restare a forza con l’altro* perché non so dove andare, perché ho paura di stare sol*, perché ci sono i figli etc.  È il «come» sto nella relazione.

  • La diversità che inizialmente mi ha fatto innamorare, come mai ora mi infastidisce?
  • Da dove arriva questa gelosia che mi prende di tanto in tanto e mi porta a sorvegliare l’altr*?
  • Conosco i miei bisogni e chiedo che vengano esauditi da chi mi sta accanto, caricandol* di una responsabilità che dovrebbe essere solo mia?
  • Vivo intimamente la relazione fisica, mentale, spirituale o lo sguardo è superficiale?
  • Se mi sento in colp* o triste perché l’altr* è infelice, ne conosco la motivazione profonda?
  • Sono consapevole che il malessere dell’altr* può diventare un punto di forza per entrambi?

Quando rispondiamo a nuove domande, apriamo la mente a nuove prospettive. Il fatto è che spesso non sappiamo come fare perché non ce lo hanno insegnato, e così continuiamo a percorrere il solco conosciuto senza l’ambizione di prepararne un altro, totalmente il nuovo, perché fa paura la novità.

Eppure sono infinite le strade che si palesano quando entriamo nel mondo fantastico di quando eravamo bambini, e il reale e la fantasia non avevano una linea di demarcazione. Qualcuno ci ha insegnato le differenze ed è un bene. Ciò che non è bene è averle messe a paravento dell’immaginazione, e i molti modi di vivere la vita diventano uno o due al massimo, e così la maggior parte delle esperienze che faremo saranno legate a quell’una o due motivazioni che quasi sempre non sono nostre ma appartengono all’eredità di famiglia.

Il solo modo di conoscere l’altr* è prendere in considerazione e avere cura di sé stessi, e quando lo facciamo scopriamo che l’altro è simile a noi più di quanto potevamo immaginare, non nella forma ma nella sostanza, nei bisogni, nelle difficoltà che vive.

Possiamo partire da qui.

 

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(foto su Unsplash)

AL FEMMINILE DECLINABILE AL MASCHILE

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L’ascesa delle donne al potere in generale non è garanzia che la voce femminile possa essere ascoltata.

Succede che, una volta raggiunto il potere, questa voce possa tentare di cospirare con il sistema patriarcale che ai loro occhi ha “magnanimamente concesso” di avere un posto a tavola. Si sentono costrette ad essere “uomini forti in mezzo a uomini forti”, “donne con le palle” o coi “controcoglioni”, come se i testicoli maschili fossero il solo metro di misura per esprimere potere. Sapete, questi non sono dettagli da sottovalutare: mai!

Definirci in questa maniera svilisce il potere femminile

tanto quanto quello maschile, ed è bene saperlo

Tornando a parlare di femminile a vantaggio del maschile, possiamo comprendere che questa strada non può funzionare, e sono i fatti a parlare. Donne e uomini sempre più soli, violenze in aumento, aggressività in aumento, malattie “maschili” come la perdita dei capelli e l’infarto sono in aumento nel mondo femminile.

C’è qualcosa che non funziona, e se non funziona perché continuare in questa direzione? È necessario un po’ di vento del cambiamento!

Il processo di restauro dell’animo femminile è un nutriente fondamentale per la liberazione della Dea imprigionata in ogni donna e uomo sulla terra. Si esprime in modo prioritario nelle donne e si estende influenzando il mondo intero, portando intorno a sé un autentico equilibrio, rappresentando non solo le donne ma anche lo sforzo che ogni essere umano fa per riacquistare il proprio cuore perduto.

La Dea imprigionata è il nostro disprezzo della passione, l’invalidamento del femminile, della mancanza di circolarità di pensiero e azione: è il fastidio che proviamo quando ci dicono che la risposta a tutto è l’amore. Non possiamo certo parlare di ‘amore’ quando usiamo il sacrificio per farci strada, e credetemi quando vi dico che riusciamo a metterlo in ogni situazione.

Ma la vera domanda è: «Chi ha imprigionato la Dea?» Potremmo pensare di essere vittime della situazione, ma non è così. La prigionia è tanto della vittima quanto del carnefice. Dunque la responsabilità è delle donne tanto quanto degli uomini. Lo sconosciuto mondo femminile non è sconosciuto solo agli uomini, lo è soprattutto alle donne, altrimenti lo definiremmo in un altro modo.

Sapete quali sono i passaggi che dobbiamo compiere per ritornare alla Dea? Vi mostro il mio punto di vista:

  • Conoscere profondamente noi stesse informandoci riguardo le nostre radici: come siamo arrivate fin qui?
  • Considerare che ancora oggi chiamiamo emancipazione la strategia del vittimismo e della ribellione come espressione del nostro potere personale
  • Trovare un altro modo per rivendicare il femminile

È un vero e proprio lavoro di ristrutturazione, di equilibri a volte evidenti, altre volte nascosti, di riconoscimento del proprio valore attraverso l’estinzione della colpa. Siamo in un tempo e momento propizio per i cambiamenti e l’energia che si manifesta ora è ricca di possibilità che vanno utilizzate con consapevolezza, che vuol dire conoscenza del proprio Sé profondo.

Non possiamo abbellire l’esterno di una casa e poi lasciare che l’arredamento al suo interno venga consumato dalla polvere e dalla sporcizia.

Dobbiamo rendere la nostra casa interiore un luogo confortevole dove poter tornare quando il caos della vita ci vuole fagocitare.

Vi lascio con una domanda: «A cosa vuoi dare vita?»

Il Sé femminile che è in ogni donna e in ogni uomo attende una “gravidanza consapevole” e la conseguente nascita di pensieri e azioni. Nessuna violenza può essere considerata tale se non viene accettata, prima nella mente e poi nel corpo sia femminile che maschile.

Sono fiduciosa e nel mio piccolo mondo vedo che qualcosa sta cambiando. Non dobbiamo fare ombra a nessuno e neppure accettare che qualcuno sia la nostra ombra: che ciascuno gestisca le proprie.

La Dea è qui e non la possiamo fermare. La vedo in ogni donna e uomo che ha la volontà di mettersi in discussione. Sta a noi decidere come renderla manifesta, una volta per tutte.

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LA PAURA COME MAESTRA

La paura merita attenzione.

Dev’essere guardata nella giusta angolazione per riconoscere in essa la possibilità di diventare straordinariamente felici.

C’è forza nella paura, tenacia e la capacità di risollevare la testa dopo averla tenuta abbassata.

Nella sua ombra densa possiamo trovare un nuovo modo per interpretare la fede, portandola da dove l’avevamo riposta a una nuova dimensione.

Abbiamo riposto la fede nella paura, e lei ci ha mostrato il suo volto. Da questo punto di partenza possiamo invertire la rotta e navigare, oltre la nebbia, guidati dal faro sicuro e certo della Volontà.

Non è una sfida tra bene e male, una lotta. A parer mio è un’onda che si alza e si abbassa, come le maree, come la luce che lascia posto al buio e viceversa. È una comprensione di ruolo dove ognuno ha il suo scopo preciso che viene attivato dalla nostra volontà.

“Dove posiamo lo sguardo, lì troviamo il nostro tesoro”

A volte crediamo di dover fare esperienza della paura: e così sia. E in essa troveremo la chiave per aprire la porta di un’altra felicità.

A volte è un mare in burrasca mentre altre è la calma piatta. Cosa c’è di brutto in un mare in burrasca o nell’essere piatto? Nulla, se lasci che sia.

Ogni condizione è perfetta se riusciamo ad ampliare la nostra visione. La disarmonia della paura è solo una nostra percezione. Di per sé è perfetta per farci vivere ciò che abbiamo chiesto, inconsapevolmente a volte.

Altre volte invece l’abbiamo vista arrivare e siamo rimasti fermi ad aspettarla, sapendo bene i risultati che avrebbe portato.

Solo i folli si perdono nei meandri della paura. Chi ha ben chiaro la differenza tra buio e luce, le accetta entrambe poiché ne riconosce il valore. E così facendo accetta per intero il suo essere, senza nessuna esclusione, estendendo questa accettazione e ricevendo ciò che ha esteso: il riconoscimento della perfezione, in ogni cosa.

Se sei in un problema, fermati, respira e domandati dov’è l’opportunità, dove è nascosto il dono. Nulla può oscurare la luce che vuoi vedere, se lo vuoi veramente.

Chiedi di essere guidato da Colui nel quale riponi la tua fiducia, e porta l’intera situazione con te nella luce, e tutto apparirà diverso.

Ogni cosa accade per me e non a me: ricordalo sempre! Ogni accadimento è un dono per raggiungere nuovi risultati.

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SIAMO DESTINATE A RISPLENDERE

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Donne depresse, ansiose, inconsapevoli del loro addomesticamento e della rabbia.

«Stai ferma – non sporcarti – potrai giocare solo quando la tua camera è in ordine» sono metodi che non funzionano perché coprono totalmente la vitalità naturale, il gioco, la creatività, fondamentali per vivere una vita piena e appagante.

«È il gioco e non l’ordine, l’arteria centrale, il nucleo, la radice della vita creativa. L’impulso a giocare è un istinto. Senza gioco non c’è vita creativa. Stai brava, e non avrai vita creativa. Stai ferma, e non avrai vita creativa. Parla, pensa e agisci solamente con contegno, e scarso sarà il succo creativo. I gruppi, le società, le istituzioni e le organizzazioni che invitano le donne a svalutare l’eccentrico, a sospettare del nuovo e dell’insolito, a evitare tutto ciò che è vitale e innovativo, a spersonalizzare il personale, vogliono una cultura di donne morte.  |…| potremmo allungare all’infinito l’elenco delle donne di talento che nel loro stato di vulnerabilità hanno fatto scelte miserabili. |…|

Tutte erano ricolme di dolore perché erano affamate di nutrimento spirituale, di storia d’anima, di naturale vagabondaggio, di decorazioni consone ai loro bisogni, di apprendere Dio, di una sessualità semplice e sana. Ma inconsapevolmente scelsero |…| credenze, azioni, idee che ne deteriorarono sempre di più la vita, fino a renderle spettri danzanti.» (Donne che corrono coi lupi)

L’uscita dall’addomesticamento passa inevitabilmente attraverso la ribellione. Si deve guardare in faccia la rabbia repressa, pesarne il carico, toglierlo a chi lo abbiamo attribuito dimenticando che era solo nostro, sgarbugliarlo con calma e ricomporne i pezzi, accettandoli ed accogliendoli uno ad uno come perle preziose del nostro prezioso tempo.  

Potevamo fare diversamente?

L’etichetta di bambina agitata, difficile, che non sta mai ferma, troppo curiosa è come una lettera scarlatta che ci allontana da chi potrebbe volerci bene, ma che non ha gli strumenti per comprendere cosa sia «bene» per sé: non glielo hanno insegnato.

L’uscita dall’addomesticamento di una donna è un principio vitale per sé stessa e per l’insegnamento che porterà intorno a lei, a grandi e piccini. Una bambina allevata da adulti che conoscono l’importanza di nutrire la creatività, sarà una donna capace di mostrare al mondo il suo talento, senza ribellione né timori di essere giudicata, capace di contaminare con la stessa energia, al femminile così come al maschile.

Non possiamo sfuggire alle nostre ombre: ci inseguiranno sempre. Le possiamo invece accogliere una alla volta e ripartire da lì

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REPRIMERE O ESPRIMERE?

Ti sarà successo, e sono certa che è così, di domandarti se è più conveniente stare zitta o mostrare le tue emozioni, scegliendo quasi sempre la seconda opzione. È la più facile perché alla maggior parte di noi è stato insegnato a reprimere piuttosto che ad esprimere, mantenendo un basso profilo, meglio se sottomesso a ciò che abbiamo etichettato come «autorità».

Mi rivolgo al femminile, naturalmente sempre declinabile al maschile. Se da piccola hai spesso sentito dire da un adulto di casa «stai zitta – non parlare – non piangere – comportati bene – stai composta – non sporcarti» e amenità di questo genere anche se fatte tutte con tanto amore, appartieni sicuramente alla categoria delle «repressori seriali» che piuttosto di parlare per dire la loro si mordono la lingua.

Alcune di voi hanno provato a dire la loro, ribellandosi a ogni tentativo di essere zittite. E qual’è stato il risultato lo sappiamo bene: mi ci metto anch’io nella lista delle ribelli. Pervase da un iniziale senso di potere per aver permesso al vulcano emozionale di esplodere, siamo ben presto cadute nel senso di colpa che (in quanto ribelli) abbiamo provveduto prontamente a reprimere e nascondere.

Alcune di noi hanno successivamente scelto il silenzio mentre altre hanno continuato a perseverare nella ribellione, sperando di essere ascoltate: entrambe le direzioni non funzionano sulla lunga distanza. Ci deve essere un altro modo.

MA DOVE PORTA LA REPRESSIONE?

Tanto più cerchiamo di reprimere tanto più ciò che reprimiamo si farà sentire, e questo vale per tutte le emozioni, indistintamente!

Se il sentimento fosse per esempio la rabbia, possiamo elargire sorrisi e strette di mano in ogni occasione, finché salterà fuori nei momenti più inopportuni e nella maniera meno adatta. E quando accadrà ci sentiremo così inadeguate che rafforzeremo ancor di più la convinzione di doverla schiacciare e nascondere quanto più profondamente possibile, cosa che cercheremo di fare con una determinazione assoluta. Questa è una strada senza uscita poiché il risultato sarà esattamente come sopra, fino al momento in cui, trovandoci di fronte a una delle biforcazioni importanti della vita, sceglieremo di cambiare direzione.

 VERSO L’EQUILIBRIO

Se mi leggi da un po’ hai imparato che scrivere – e cioè mettere nero su bianco  – è un’azione molto più potente del semplice riflettere e lavorare a livello di pensiero. Dunque se ti va, scrivi su un foglio le domande che ti propongo più sotto e rispondi ad esse prendendo in considerazione la sincerità. Nessuno valuterà le tue risposte se non tu: sii gentile e generosa! Non c’è niente di meglio che mettere a nudo le proprie emozioni per imparare a riconoscerle e ad accettarle poiché, a volte, le dinamiche sono talmente consolidate e automatizzate da animarsi di vita propria.

Prendere coscienza è rendere giustizia alla propria consapevolezza: è sempre la scelta migliore che possiamo fare per decidere la direzione da intraprendere

  • La rabbia nasconde la gioia
  • la paura oscura il successo
  • la gelosia è un masso sopra la felicità

Dietro ogni emozione che reprimi si nasconde il suo esatto contrario nell’intensità esatta dell’emozione repressa. E’ il giudicare, la vergogna, il nascondere che tiene oscurata la parte buona di ogni situazione. Un po’ come una medaglia a due facce: quando ne guardi una l’altra non la vedi.

I riflessi vengono visti nella luce. Niente è solo luce o solo ombra: dipende sempre quale lato stai osservando. Sia la luce che l’ombra ci appartengono e compongono l’insieme di ciò che siamo

Quando diveniamo consapevoli di questa dualità, scopriamo che l’ombra è utile alla luce per esprimersi, che la bontà può manifestarsi “grazie” alla cattiveria, la giustizia lo fa con l’ingiustizia, la gioia col dolore e la colpa con il perdono.

ESERCITIAMOCI INSIEME

Le domande sono potenti mezzi per ricevere risposte. E da domande potenti ci si aspettano risposte altrettanto potenti. Eccone alcune che puoi scrivere e alle quali rispondere sempre scrivendo, naturalmente:

  • Quali sono le emozioni che provi tu stessa e che non sopporti?
  • C’è un aspetto di te di cui ti vergogni e che nascondi profondamente?
  • Quali sono gli aspetti di te che ami condividere con gli altri?
  • Ci sono emozioni che escono fuori dal tuo controllo? Se si, quali sono?
  • Che tipo di rapporto hai con queste emozioni? Come ti senti quando le esprimi? E quando le reprimi?

MORALE DELLA STORIA

Cerchiamo la perfezione senza considerare di esserlo già (perfette). In ogni nostra mossa si trova la geniale libertà della scelta e della decisione. Da questo punto di vista possiamo osservare che non ci sono modi giusti e perfetti o sbagliati e imperfetti per fare le cose o intraprendere relazioni, ma possiamo osservare e decidere se tenere e modificare, o ringraziare e lasciar andare. Nella nostra perfetta imperfezione troviamo il modo per essere felici, facendo pace con le emozioni e rivolgendo loro l’attenzione che meritano. Diversamente, come bambini capricciosi che vogliono essere ascoltati, cominceranno a strillare e picchiare i piedi finché non le accogliamo nel nostro cuore, le culliamo un po’, per poi lasciarle gentilmente andare al loro destino.

Il «lavoro emozionale» sarà uno degli aspetti sul quale porteremo l’attenzione durante la Quinta Edizione de Il Potere dell’Energia Femminile  un viaggio-esperienza che quest’anno si terrà  sull‘Isola di Zante (Grecia) dal 13 al 20 Giugno. Se ti va di conoscere i dettagli, qui trovi tutte le informazioni  http://spiritualcoach.it/seminari/potere-energia-femminile/