SIAMO ANIMA

thomas-lipke-522518-unsplash.jpg

Si dice che l’anima sia tutto: il nostro inizio, il viaggio di mezzo e la nostra fine. Far riferimento a lei è scovare l’essenza che ci compone. Ma come si fa a richiamare l’anima? «Ci sono molti modi: con la meditazione, o nei ritmi della corsa, del canto, della scrittura, della pittura, della composizione musicale, con visioni di grande bellezza, con la preghiera, la contemplazione, i riti e i rituali, l’immobilità, la quiete, perfino con idee e umori estatici. Sono tutte “chiamate” che invitano l’anima dalla sua dimora.»

Non c’è un metodo migliore di un altro, né supporti particolari, riferimenti o posti speciali. Dobbiamo poterla richiamare a noi – l’anima – in maniera agevole, ovunque ci troviamo, per un minuto o per un intero giorno. Possiamo usare i ricordi per ritrovare un luogo speciale dove andare e restare in solitudine coi nostri pensieri e le preghiere, spegnendo le distrazioni. Possiamo usare un viaggio e portare con noi ogni pensiero, dal più intricato al più futile e regalarlo al luogo dove ci troviamo, per tornare a casa un po’ più leggere. Oppure possiamo imparare a escludere gli altri, il rumore, le chiacchiere, anche nel bel mezzo di una riunione di lavoro, mentre guardiamo l’implosione di un palazzo, anche circondate da una folla di gente durante un matrimonio. Noi donne sappiamo come fare e non è difficile farlo: il difficile è ricordarsi di farlo.

In ogni caso, che lo si faccia consapevolmente oppure no, l’anima troverà il modo di conversare con noi, sempre e ovunque

«Purtroppo sin dall’infanzia ci insegnano a provare imbarazzo se veniamo scoperte mentre comunichiamo con l’anima, in particolare in ambienti come la scuola o il lavoro. Il mondo dell’istruzione e degli affari ha ritenuto che il tempo passato stando «tra sé» sia improduttivo, mentre è in realtà il più fecondo.

L’anima selvaggia incanala infatti idee nella nostra immaginazione, e noi scegliamo quelle da mettere in pratica, estremamente adatte e produttive. Mescolandoci con l’anima brilliamo, desideriamo affermare i nostri talenti. È questa unione breve, anche di un istante, ma intenzionale, che ci aiuta a vivere la nostra vita interiore; invece di seppellirla nella vergogna, nella paura della rappresaglia o dell’attacco, nel letargo, nella compiacenza o altri ragionamenti o scuse, lasciamo che la nostra vita interiore fluttui, brilli, divampi all’esterno affinché tutti possano vedere.

Oltre a darci informazioni su questioni che vogliamo vedere meglio, la solitudine può consentirci di valutare il nostro operato nella sfera prescelta.» (ispirata da Donne che corrono coi lupi)

Mentre scrivo mi viene facile trovare ispirazioni immaginando il mio luogo silenzioso che da qualche tempo uso per conversare con l’anima: è un lago ghiacciato che ho attraversato coi cani da slitta durante un viaggio in Lapponia. Sono al centro del lago, avvolta da una morbida e calda coperta di lana bianca coi disegni blu. Non sento freddo: solo il calore di scrivere queste parole.

Se vuoi venire in viaggio con noi il prossimo giugno 2019, per Il Potere dell’Energia Femminile – V Edizione non andremo in Lapponia ma a Zante (Grecia) e staremo insieme un’intera settimana, a parlare di femminile antico e moderno, pratiche taoiste e Passi Magici.

Clicca su questo link per leggere tutte le informazioni, e se hai qualche altra domanda, non esitare a contattarmi

http://spiritualcoach.it/seminari/potere-energia-femminile/

SI PUÒ FARE

«Lascia stare» Questa frase è considerata “normale” da molte di noi e la utilizziamo per le differenti situazioni: lascia stare, è un uomo non può capire – lascia stare, è fatta così – lascia stare, tanto non cambierà mai … e dai pure il via a quella che ti piace di più. Sembra posizionarci su un gradino più alto della scala dei valori umani, ma in realtà non è così. È poco nota come considerazione e la voglio condividere con te: sminuire qualcuno toglie vitalità al nostro potere personale, chiunque essi siano e di qualunque situazione si tratti.

Quando ci lasciamo coinvolgere dalla separazione emozionale (ben più terribile di quella fisica) che stabilisce scale di valori in una relazione – qualsiasi relazione – stiamo perdendo di vista noi stesse

A quel punto diventiamo esigenti, perfezioniste, ci facciamo martirizzare, trascinare da una cieca ambizione abbandonandoci all’insoddisfazione per noi stesse, per la famiglia, la comunità e per il mondo intero. Ci costringiamo ad essere una fonte inesauribile per gli altri, sperando che possano in qualche modo ricambiarci. E se non lo fanno arriva la frase rituale: «Lascia stare, tanto …»

Il solo modo per impedire a quella parte di noi dedita al sacrificio di lasciarsi sfuggire l’opportunità di una nuova visione, è attingere dalla consapevolezza antica che parla di “valore” e di come usarlo, con lo straordinario risultato di ridurre il senso di colpa. Abbiamo alle spalle condizionamenti millenari da smantellare, e quando facciamo il punto della situazione sembra così infinitamente complicato da indurci a mollare.

Metaforicamente parlando si dice che un elefante si mangia a piccoli bocconi, e anche questa situazione così carica di note stonate, sofferenze inflitte e accettate, rivoluzioni sensate e poco approfondite, va affrontata un passo alla volta. Da dove partiamo?

Da quello che abbiamo quotidianamente sotto i nostri occhi: la nostra vita personale. Possiamo fare molto nel nostro piccolo mondo e renderlo grandioso per noi, così straordinario da farci i complimenti da sole!

Unire i contrari produce valore e dobbiamo imparare a farlo, sostituendo il «lascia stare» con «si può fare». Siamo capaci di attraversare mondi differenti, lo abbiamo fatto venendo al mondo. Ed è ancora con noi il piccolo spirito di bambina che dice: «è il momento di tornare a sé». Ogni cosa comincia da noi e prima lo capiamo, prima invertiremo la marcia per tornare a casa, la nostra casa interiore.

Se si svilisce il principio femminile non lo si svilisce solo nelle donne,
ma anche negli uomini, nel rapporto tra uomo e donna,
in natura e tutto il sistema (il Pianeta) subirà uno squilibrio
che lo porterà alla malattia e al decadimento (cit)

Scritto al femminile sempre declinabile al maschile.

http://www.spiritualcoach.it

(foto http://serendipitousromance.tumblr.com/)

MADRE, A PRESCINDERE

Le conosco bene.

Sono amiche, clienti, conoscenti di età diverse che si sentono «sospese a metà» o «incomplete» perché non sono diventate mamme. Hanno straziato relazioni e il loro cuore, non si sono arrese e hanno continuato (e continuano) a tenere la ferita aperta, e non c’è nulla di più doloroso di questo.

Posso immaginare cosa provano. Io non ho figli biologici e in tutta sincerità non mi sono mai dannata per non averli avuti. Forse i nipoti in qualche modo hanno compensato. Forse la professione di SpiritualCoach® mi ha fatto comprendere ben presto che c’era un altro modo per guardare la situazione, e da questa nuova visione ho imparato che potevo essere madre in molti modi.

Non ho mai cercato scuse di fronte al fatto di non aver avuto figli. Mi sono concessa di osservare la situazione con occhi privi di giudizio e di vedere con discernimento che sono madre in quanto donna: non potrebbe essere diversamente. L’utilizzo che ne faccio di questa mia natura straordinaria fa la differenza, ed ho scelto di usare la mia esperienza mettendola a disposizione di chi ancora crede di essere una «donna incompleta» perché non ha avuto figli.

Se in qualche modo ti senti toccata, continua a leggere le parole di Alessandra Erriquez. Sono davvero belle, un nutrimento e mi piacerebbe che le facessi entrare nel profondo del tuo cuore, sia che tu abbia figli oppure no.

«Si può essere madri quando si va in giro per il mondo a educare altre forme di maternità, quando con le proprie parole si allatta un mare di figli orfani di affetti, di radici, di vita e di terra sotto i piedi. Conosco madri che sono, pure senza figli. Perché figlio è il mondo di cui si prendono cura»

Forse sei un uomo, stai leggendo e accanto a te c’è una donna. Non importa se è tua moglie, la tua compagna, tua madre o una figlia: chiedile di leggere queste parole per te. Chiudi gli occhi e ascolta. E poi dalle il cambio e leggi per lei, chiedendole di chiudere gli occhi e di ascoltare. Così che insieme possiate imparare.

Mamma, Madre, Figlia, Donna, Femminile, Maternità sono solo alcune delle note che esprimono tutte la stessa melodia creatrice di vita. Conosci te stessa nel profondo, per scoprire che sei madre, a prescindere.

http://www.spiritualcoach.it

IL SIGNOR SOTUTTOIO

Quanto è bello il mondo con le sue molteplici opportunità, che nella sua varietà ci arricchisce sempre, in ogni circostanza. E una di queste felici opportunità è quando incontri il Signor Sottuttoio.

È il conoscitore per eccellenza di ogni cosa, veloce come una saetta ti travolge con la sua «sapienza». Senza che tu chieda nulla, ti ritrovi avvolto dalle sue parole, perché di solito è anche un bravo oratore. La sua idea del prossimo è «un individuo un gradino sotto di lui che potrà sentirsi decisamente migliore dopo il suo intervento». Al Signor Sotuttoio basta un semplicissimo: «Scusi che ore sono?» per raccontarti la storia dell’orologio. Ha capacità e doni inimmaginabili.

Viaggia sul mappamondo e sa tutto della vita. Se hai fatto un’esperienza, l’ha fatta anche lui ma mille volte più grande e pericolosa. Se hai comprato qualcosa anche lui l’ha comprata ma a un prezzo inferiore del 90% rispetto al tuo, e quando chiedi: «Lo compri anche a me?» risponde che le scorte sono esaurite, che non lo producono più, che il negoziante ha avuto una crisi mistica e si è trasferito in Tibet. E quando gli chiedi: «Ma parli per esperienza?» di solito mente in maniera spudorata e se lo scopri si defila avanzando le scuse più fantasiose.

Ne ho incontrati nella mia vita e in alcune occasioni mi sono trasformata nella Signora Sotuttoio: me lo ricordo bene! Son durata poco a causa della bassa abilità nel mentire. Ho cercato di migliorare: niente da fare! Erano i tempi in cui l’autostima e la voglia di essere accettata e riconosciuta incalzavano. Ma d’altronde, chi non ha mai indossato la maschera di Sottuttoio scagli la prima pietra.

Ci sono molti modi per farlo: i genitori lo fanno coi figli, gli insegnanti con gli allievi, le donne con gli uomini e viceversa. È meno impegnativo dire cosa fare che stimolare alla scelta libera, ma si può sempre migliorare e accorgersi che dietro la maschera di Sottuttoio si nasconde una richiesta d’amore e di attenzione.

Sii paziente quando lo incontri e allo stesso modo sii paziente quando ti accorgi di interpretarlo

Sono circostanze preziose per sviluppare l’amore da inviare in entrambe le direzioni, preparandoti a ricevere un senso di pienezza e abbandonando finalmente il vuoto e la frustrazione.

Grazie, Signor Sotuttoio. La tua maschera è preziosa: una grande opportunità. Scritto al maschile declinabile al femminile.

http://www.spiritualcoach.it

DIAMO IL BENVENUTO ALLE DELUSIONI

luciamerico-spiritualcoach-delusione (2).jpg

Per questo articolo ringrazio un uomo e la sua manifesta sofferenza, che ha voluto condividere con me.

Dall’amore dovremmo trarre nutrimento e valore per noi stessi e per farlo dobbiamo osservare il pendolo che oscilla tra l’«amore privo di possesso» e l’«amore carente, possessivo, dipendente e geloso». Non possiamo vivere senza amare e anche la relazione più difficile e disgustosa non può essere trattata con indifferenza, anche perché l’”indifferenza” è una maniera subdola per evitare il più possibile emozioni che vanno dalla paura alla rabbia e oltre,

Il grave problema dell’amore è l’«incapacità di abbandonare le catene senza lucchetto che ci legano alle convinzioni tradizionali» per acquisire una nuova visione del tutto personale, fatta dell’essenziale e complicata capacità di conoscere noi stessi. Ci sono bisogni personali che non vengono presi in considerazione durante i preliminari d’amore: bisogno di affetto, di riconoscimento, di nutrimento, di coccole, di rimproveri e di accettazione.

Spesso quando siamo innamorati ricerchiamo negli altri ciò che non siamo in grado di regalarci, «abbandonando lo specchio dove incontravamo il nostro viso, il suono della nostra voce, il profumo del nostro corpo» sostituendo le nostre regole con quelle di un’altra persona per ottenere in cambio approvazione e ricompensa.

Siamo confusi dall’amore e restiamo solo sulle caratteristiche descritte nei film, nelle canzoni, nei romanzi rosa dove il batticuore, l’attesa, la rabbia, la gelosia, la malattia dell’anima e la delusione sono gli elementi che creano le fondamenta: senza questi, non c’è amore. Ma l’amore non dovrebbe essere felicità, gioia, speranza, accettazione, accoglienza, abbondanza, fiducia? E poi c’è chi sostiene che dovremmo amare l’altro incondizionatamente, a prescindere dalla cornice o dal particolare momento della vita in cui lo incontriamo, chiudendo gli occhi di fronte alla forte luce che potrebbe mostrarne i difetti.

È il momento di fare un po’ di chiarezza

E se alla base dell’amore ci fosse la capacità di renderci consapevoli che l’illusione di poterci distrarre dalle zone d’ombra ci porta dritti verso l’infelicità? E se in questo marasma inconsapevole dell’amore potessimo trovare il coraggio di costruire qualcosa di nuovo, un rapporto che sfida le leggi convenzionali e porta verso un futuro diverso? Da questo nuovo punto di vista la delusione potrebbe rappresentare una tappa importante per costruire legami significativi.

In questo mondo duale, anche la delusione presenta due vie d’uscita: o accettando la realtà e rendendo l’amore più solido e profondo – indipendentemente se saremo ancora insieme o ciascuno per la sua strada – oppure negandola e cercando un’altra persona con la qual ricominciare daccapo il gioco delle illusioni, senza prendersi il tempo di trasformare gli errori e le incomprensioni.

Ancora una volta, la palla della scelta e decisione è in mano nostra: potrebbe essere diversamente? Qualcuno potrebbe pensare che l’amore visto da questa prospettiva perde quella nota romantica tanto cara, soprattutto a noi donne. Vi assicuro che non è così!

Ma questo è solo il mio punto di vista e se vorrai averne uno tutto tuo, dovrai scegliere e decidere di fare una nuova esperienza. Da dove cominciare? Da te e da ciò che vuoi per la tua vita. Per un attimo lascia tutto il resto fuori, e vedi cosa accade.

http://www.spiritualcoach.it

STAMMI ACCANTO, AFFINCHE’ IO POSSA IMPARARE

katy-belcher-342054-unsplash.jpg

So bene che ci sarà un’insurrezione tra poco, ma lo voglio dire lo stesso. Si parla spesso di «trovare l’altra metà della mela» riferito a un amore, e in questi ultimi tempi di «spiritualità spiccia» la mela è stata sostituita dall’ala dell’angelo o dall’anima gemella.

Restiamo sulle mele per farla semplice, e vi dico con certezza che in una relazione (qualunque essa sia) troviamo sempre l’altra metà di noi stesse. Forse penserai che lui non è come te, che è differente, più superficiale, meno attento, più “bambino”, un po’ insensibile e certamente più pigro o qualunque altra cosa vuoi tu, ma è molto più simile a te di quanto tu possa immaginare.

Ti faccio un esempio: se il tuo forte bisogno è avere accanto un uomo che ti ama e ti approva per quella che sei, arriverà nella tua vita una persona con caratteristiche specifiche per soddisfare la tua richiesta. Ti amerà (lui) per quella che sei, ma se tu non sei disposta ad amare te stessa per quella che sei, ben presto questo “amore” diventerà l’oggetto della tua rabbia.

Non crederai possibile che qualcuno ti possa amare appena sveglia, coi capelli arruffati e il trucco che cola perché ti sei scordata di struccarti la sera prima. Non crederai che ti possa amare quando si gonfiano le caviglie dal caldo o metti peso perché sei insoddisfatta. E neppure crederai che ti possa amare alta come sei, coi capelli che hai e il corpo che ti ritrovi. Non ci crederai!

Ma se inizierai ad amare te stessa in tutte le tue forme (e sono tantissime), ad apprezzare di te quelle parti che hai sempre scartato, a sorridere delle piccole imperfezioni insieme a lui, ecco che le cose cambieranno: eccome se cambieranno

Forse la formula corretta è chiedere di avere accanto un uomo che mi ama e mi approva come sé stesso e che io amerò e approverò come me stessa. È una bella formula da agire e puoi cominciare adesso, guardandoti allo specchio e dicendo a te stessa: «Sei bella così come sei» ed è possibile che sull’istante non ci creda, ma un po’ di allenamento sarà ottimo come inizio.

E ti voglio dire un’altra cosa: fino a che anche solo una di noi è schiava delle sue paure, lo saremo insieme a lei, anche se le sue catene sembreranno differenti dalle nostre.

www.spiritualcoach.it

SEDIAMOCI INSIEME

jon-asato-246160-unsplash.jpg

Siediti accanto a me e smettiamo di discutere. Facciamo invece quello che avremmo dovuto fare sin dall’inizio: diamoci il tempo di conoscerci. Non voglio presentarmi col mio nome, quello già lo sai. Ciò che non sai è cosa mi piace davvero, quali sono le mie paure, i miei valori più grandi, l’ammuffito sogno nel cassetto e quella vergogna che mi porto dentro e che pesa, tanto, da troppo tempo. Non so perché ho aspettato di arrivare lunga nei modi e nei tempi, fino sbattere contro il muro delle illusioni, delle aspettative prima di poterti dire: «Sediamoci insieme» e presentarmi nuovamente a te.

Le amiche sono pessimiste. «Lascialo perdere. È uno stronzo come tutti gli uomini» e per un po’ ho creduto fosse vero. Ti ho accusato perché – porca miseria – tutto era contro di te. Mi hai delusa, sfruttata, mi hai mentito. Poteva essere diverso il mio pensiero? Eppure un giorno qualcuno mi ha detto che ci poteva essere un altro modo, e mi sono ricordata di quella voce che ogni tanto sussurrava. Aveva il timbro che usava mia madre, un misto di dolcezza e forza: «Siamo noi donne a sistemare le cose» Non le ho mai chiesto cosa intendesse davvero e ho creduto fosse lavorare, stirare le camicie, preparare il pranzo, curare i bambini, ma ora capisco che ero limitata e chiusa nei sensi, in ogni senso.

Sediamoci insieme e parliamo di chi siamo, non l’abbiamo mai fatto: facciamolo adesso. Io ti racconto chi sono e tu mi racconti chi sei. Lo farò prendendoti le mani e guardandoti negli occhi. Non voglio avere più segreti … forse qualcuno per le mie amiche … forse.

Non so davvero da dove partire, ma quello che so è che l’idea di potermi raccontare a te adesso mi rende più forte, mi fa respirare. Sai, prima avevo paura di mostrarmi, con tutta la fatica che avevo fatto per sembrare più forte: ero terrorizzata dalle mie fragilità. Attaccarti, sminuirti, ironizzare sui tuoi comportamenti, manipolarti col mio vittimismo era il mio modo per non perdere quell’esile potere che credevo di possedere, e per un po’ ha funzionato.

E poi un giorno mi sono guardata le mani, chiuse a pungo per trattenere, e le ho aperte. Che dolore lasciar andare! Ma una volta aperte non si sono più richiuse: ho provato a farlo più e più volte, senza risultato. Le mie nuove amiche dicono «Meno male! Stai cominciando a volerti bene. Conosci te stessa e vedrai che meraviglia!» Non so cosa accadrà. Sono curiosa e impaurita di scoprirlo.

Sediamoci insieme, vicini. Ti terrò le mani tra le mie mentre ti parlerò di me. Comincio io, sono in buona compagnia, ho la voce di mia madre che sussurra: «Siamo noi donne a sistemare le cose»

Lucia

 

http://www.spiritualcoach.it