NON PUOI FERMARE IL GIUDIZIO

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“Se vuoi vivere felice, smetti di giudicare. Il giudizio ti rende schiavo. Staccati dal giudizio e sarai una persona migliore.” Quante volte ho sentito e letto queste frasi, cercando di metterle in pratica e sentendomi in colpa perché non ci riuscivo: anche a voi è successo? Ma è davvero possibile togliere il giudizio dal mondo in cui viviamo? Per me è fantascienza. Prova a guardare un tramonto e a non dire o pensare: “Stupendo!” o ad assaggiare un piatto che non ti piace e non esserne disgustato.  Di fronte a una situazione siamo sempre chiamati a rispondere con un giudizio: questo mi piace, quell’altro non mi piace, questo è bene e l’altro è male.

Recentemente sono stata al Museo d’Arte Moderna di New York e trovandomi di fronte a opere d’arte davvero particolari,  ho pensato: “Se ce l’hanno fatta loro ad arrivare fin qui, posso arrivare dove voglio!”  Eppure mi rendo conto di esprimere un giudizio in netto contrasto con la maggior parte delle critiche internazionali, che vedono l’opera d’arte come un capolavoro.

Ciascuno giudica bene ciò che conosce, e solo di questo è buon giudice (Aristotele)

Si può smettere di giudicare totalmente? A parer mio è impossibile. Inoltre l’atto di giudicare è sempre approssimativo, poiché non abbiamo mai tutti gli elementi per poterlo fare e soprattutto, nella maggior parte dei casi, non ci prendiamo il tempo necessario per indagare a fondo prima di emettere la sentenza. Spesso il giudizio è sommario, riportato nei fatti da altri e succede che un ladro di biciclette diventa “un feroce assassino che sgozza le sue vittime prima di rubargli la bicicletta”. I canali di informazione utilizzano spesso questa modalità, arricchendo di fantasia le notizie: d’altra parte al giorno d’oggi fa molta più audience la separazione di una diva dello spettacolo piuttosto che i bombardamenti degli ospedali in Siria.

IL MONDO E’ DIVISO IN DUE

Nel mondo della dualità dove viviamo e dove ogni cosa ha il suo esatto contrario, anche il giudizio si sottomette a questa legge. Io lo divido in:

  • Giudizio oggettivo
  • Giudizio punitivo

Il giudizio oggettivo si basa esclusivamente sui dati di fatto che avvengono in tempo presente. Un esempio: sto bevendo un caffè al bar e vedo l’uomo di cui ho scritto sopra –il ladro di biciclette- mentre ruba. L’etichetta di “ladro” è un giudizio oggettivo: effettivamente sta rubando ed io assisto al furto in tempo reale.

Il giudizio punitivo accade in un contesto diverso: non avviene in tempo presente e si basa su ricordi personali accaduti nel passato o raccontati da altri. Un esempio: lo stesso ladro che ha rubato la bicicletta, ora lo vedo al parco mentre gioca coi figli. Additarlo in quel momento come ladro di biciclette è un giudizio che contiene condanna perché nel presente non sta rubando.
Inoltre mi mancano alcuni dati fondamentali per essere davvero certa che l’etichetta di “ladro” sia davvero appropriata: magari ha rubato la bicicletta per disperazione o per gioco o per una bravata tra amici.

Se voglio davvero indagare, mi posso aiutare con una domanda: “Chissà qual è il motivo per cui sta rubando?” La risposta prevede solo supposizioni poiché un giudizio pulito prevede che io conosca a fondo la vita della persona, che lo abbia frequentato a stretto contatto fino al giorno in cui ha deciso di rubare la bicicletta e che per tutto quel tempo io sia stata messa al corrente di ogni suo pensiero. Insomma: dovrei essere lui per capire cosa realmente è successo e il motivo che lo ha spinto a rubare proprio quella bicicletta in quel momento. E poi non sarebbe ancora sufficiente, perché tutti noi facciamo continuamente cose pentendoci un attimo dopo e giudicando quel gesto inadatto, improprio, stupido, insensato, scellerato, senza senso. Anche questo giudizio verso noi stessi contiene condanna.

ROMPERE IL CERCHIO

Cosa interrompe il circolo vizioso del giudizio? Vi racconto il mio percorso.

  • Prima di tutto ho trasformato la parola giudizio in riflessione, esplorazione, osservazione: suona meglio se dico a me stessa: “Sto riflettendo sui fatti, sto esplorando i fatti” anziché “Sto giudicando i fatti”.
  • Faccio tutto il possibile per accorgermi se sto riflettendo, esplorando, osservando i fatti in modo oggettivo o punitivo. Faccio del mio meglio per essere consapevole che, in ogni caso, non avrò mai elementi sufficienti per esprimere un parere totalmente reale, poiché guarderò sempre la situazione dal mio punto di vista
  • Non inserisco la separazione tra me e la persona o la situazione che sto osservando: se sono chiamata a vivere quel momento, sono consapevole che divento parte della storia. Sono certa senza ombra di dubbio che non farei mai ciò che l’altro ha fatto? Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
  • Trovo il modo per accorgermi che, in ogni caso e qualunque giudizio io dia, a un qualche livello sperimenterò il senso di colpa.

Che fatica, potrai pensare e hai ragione: si fa prima a lasciare le cose come stanno anziché esplorare, osservare, assumersi la responsabilità, mettersi nei panni dell’altro e tutte sté manfrine. Io l’ho fatto per anni e ancora adesso, a volte, devo frenare con tutti e due i piedi per non arrivare lunga e sfracellarmi contro muro del giudizio che contiene condanna. Col tempo ho imparato a semplificare, e nel mio piccolo agisco così:

  • Scelgo e decido un momento dedicato al “taglia e cuci”: 5/10 minuti in cui sparo a zero su un fatto che sta accadendo o che è accaduto. In quel tempo da me scelto e dedicato lascio la massima espressione alla fantasia, senza ritegno e senza filtro, e permetto al lamento, alla rabbia e a qualunque emozione possa nascere di esprimersi. In questo modo limito il senso di colpa e permetto all’ego di fare il suo lavoro: nascondere la consapevolezza
  • Quando ho deciso che è arrivato il momento di rientrare dalla pazzia, elenco le emozioni che emergono pensando alla situazione: anche questo è un modo per divenire consapevole di cosa accade dentro di me e farlo emergere anziché schiacciarlo in un angolo della mente

Adesso arriva la parte più significativa:

  • Offro alla situazione ciò che vorrei ottenere: se in me c’è conflitto e voglio essere in pace, sarà la pace che offrirò. Se non sono serena e voglio serenità, offrirò alla situazione la serenità, dicendo per esempio: “In questo momento sono piena di rabbia e rancore. Conosco le regole del gioco e so che se offro rabbia e rancore, mi verranno restituite sottoforma di esperienza. Per questo motivo decido di offrire serenità all’intera situazione e alle persone coinvolte – me compresa – affinché io possa imparare come e cosa fare per essere serena. Grazie” E mi godo il momento di pace che inevitabilmente arriva come conseguenza.

Immagina per un attimo come sarebbe la vita agita con questa consapevolezza, magari arricchita con altri elementi che emergono dalla tua esperienza personale. Immagina di divulgare un nuovo punto di vista alle persone intorno a te e che loro facciano la stessa cosa, come un virus che dilaga inesorabilmente contagiando l’intero Pianeta. Lo puoi immaginare: non costa nulla. E se durante il tuo film dovesse emergere qualche dubbio, va bene: fa parte del gioco: ma ora conosci un altro punto di vista. Questo momento di riflessione lo puoi giudicare o semplicemente osservare, scegliendo e decidendo di tenerlo, approfondirlo e farlo tuo o lasciarlo andare. A te la scelta.

Nessuno può giustamente censurare o condannare un altro, perché veramente nessuno conosce perfettamente un altro (Thomas Browne)

 

Se l’articolo in qualche modo e a un qualche livello ha suscitato dell emozioni, ho raggiunto il mio obiettivo: offrirti la possibilità di valutare un altro punto di vista. Se vuoi continuare a indagare nella tua vita per conoscere te stessa, puoi scegliere di partecipare a uno dei corsi offerti da SpiritualCoach. Contattami: sarò lieta di accompagnarti in questo viaggio.

REPRIMI O ESPRIMI?

Tanto più cerchiamo di reprimere, tanto più ciò che reprimiamo si farà sentire. Vale per tutte le emozioni, indistintamente. Se il sentimento fosse per esempio la rabbia, possiamo elargire sorrisi e strette di mano in ogni occasione, fino al momento in cui questa salterà fuori nei momenti più inopportuni e nel modo meno adatto. E quando accadrà, rafforzeremo ancor di più la convinzione di doverla schiacciare e nascondere quanto più profondamente possibile, cosa che cercheremo di fare con ancor più determinazione.

Questa è una strada senza uscita, poiché il risultato sarà esattamente come sopra fino al momento in cui, trovandoci di fronte a un bivio, sceglieremo di cambiare strada e imboccando quella dell’accettazione.

Se ti va, scrivi su un foglio le domande che trovi qui sotto e rispondi. Non c’è niente di meglio che mettere a nudo le proprie emozioni per imparare a riconoscerle e ad accettarle poiché, a volte, le dinamiche sono talmente consolidate da partire in automatico, senza nessun preavviso.

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Prendere coscienza è, come sempre, quanto di meglio possiamo fare per scegliere e decidere la direzione da intraprendere. La rabbia nasconde sempre la gioia, la paura oscura il successo, la gelosia è un masso sopra la felicità.

Dietro ogni emozione che reprimi si nasconde il suo esatto contrario nell’intensità esatta dell’emozione repressa. E’ solo il giudizio che tiene all’oscuro l’altra parte della medaglia. Niente è solo luce o solo ombra: dipende sempre da quale lato stai guardando. E quando divieni consapevole della dualità, scopri che l’ombra è utile alla luce per esprimersi, che la bontà esiste «grazie» alla cattiveria, la giustizia grazie all’ingiustizia, la gioia grazie al dolore e viceversa.

  • Quali sono le emozioni che provi e che non sopporti?
  • C’è un aspetto di te di cui ti vergogni?
  • Quali sono gli aspetti di te che ami condividere con gli altri?
  • Ci sono emozioni che escono fuori dal tuo controllo?
  • Qual è il rapporto con queste emozioni?

Accorgiti, scrivi e sii felice!

A DOMANDA RISPONDO

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Dare per scontato è uno degli atteggiamenti più ingannevoli che puoi sperimentare in una relazione. La velocità con cui, a volte, giudichi le situazioni ti impedisce di vederle con chiarezza. Se una persona ti ama, non è scontato che sappia cosa desideri. Presupporre che gli altri vedano il mondo come lo vedi tu è ingannevole: non c’è solo il tuo punto di vista ma molti altri che puoi prendere in considerazione per arricchire il tuo bagaglio di vita. Interrompi il circolo vizioso delle supposizioni personali e comincia con il fare domande. Le tue giornate saranno certamente migliori. Accorgiti!

SPECCHIO RIFLESSO

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Quando incontri qualcuno, ricorda che è un incontro sacro.
Come vedrai lui, così vedrai te stesso.
Come tratterai lui, così tratterai te stesso.
Come penserai di lui, così penserai di te stesso.
Ognuno vive in te, come tu vivi in ognuno.
Quando avrai visto i tuoi fratelli come te stesso verrai liberato.
(Un Corso in Miracoli)

Quando percepisci antipatia per qualcosa o qualcuno, stai portando la tua attenzione a ciò che di “antipatico” percepisci in te, nella tua mente. E il risultato che otterrai sarà una sensazione “antipatica” dell’intera situazione, poiché ciò che percepisci è una proiezione di ciò che credi di essere. La prossima volta che ti capita una situazione in cui la tua percezione è spiacevole, fai questo: trova una o più caratteristiche per la quale provare una sensazione piacevole. Se ti riesce, scrivile: come stai imparando a comprendere, mettere nero su bianco ciò che pensi è innalzare maggiormente l’asticella della tua consapevolezza. E soprattutto ricorda che l’imperfezione che giudichi in un altro è la stessa che stessa che stai giudicando in te stesso. Magari non uguale nella sua forma. Sicuramente uguale nella sostanza.
Accorgiti! (LM SpiritualCoach)