PREZIOSITA’

Dio e denaro, Gesù e leadership, personale o professionale, servo e leader. Molti di noi si sentono a disagio quando vedono queste parole accoppiate. La nostra cultura così complicata e volta a dividere, ci spinge a tracciare linee di demarcazione e a mantenere la nostra vita spirituale separata dalla vita quotidiana decidendo che la fede appartiene solo alla religione. Comunicare con Dio viene relegato spesso a un unico giorno, a un solo luogo o all’occorrenza a momenti particolarmente intensi e associati a problemi importanti.

Mettere Dio al centro della mia vita non ha nulla a che vedere con la religione, bensì con le relazioni. Non Lo conoscevo e dunque Lo giudicavo per come mi era stato presentato a scuola e durante le ore di catechismo. Di lui non mi piaceva il fatto che potesse “dare e togliere”, soprattutto la vita. Non mi piaceva il giudizio di quell’occhio puntato su ogni cosa che facevo. Non mi piacevano le sue “punizioni” e la sua arroganza. Chi era Dio per fare tutto questo? E dove stava l’amore che diceva di essere?

Sono cresciuta con domande alle quali nessuno degli adulti di casa, e neppure a scuola, trovavano il tempo per rispondere. Quindi ho smesso di farle e sono rimaste dentro di me, per uscire molti anni dopo quando ho incontrato Un Corso in Miracoli e una brava insegnante che mi ha aiutata a studiare questo testo per me meraviglioso e dove ho imparato a ristrutturare la mia relazione con Dio, cambiando alcune definizioni a parole come, ad esempio, “umiltà”.

SONO PREZIOSAAGLI OCCHI DI DIOCOME LO SEI TU

Essere umili significa conoscere a chi si appartiene e chi si è. Per descrivere al meglio il significato di umiltà, prendo a prestito un passaggio del libro Leader come Gesù: “In quanto caratteristica di un leader, l’umiltà è un atteggiamento del cuore che riflette una capacità di comprensione dei propri limiti nel portare a termine qualcosa da soli. Quando si ottiene un successo o si supera un ostacolo, essa riconosce la forza che trascende la nostra conoscenza o il nostro sforzo. |…| un leader che ha un cuore umile guarda fuori dalla finestra per trovare e apprezzare le cause del successo, mentre si guarda allo specchio per trovare e accettare la responsabilità di un insuccesso. Un leader che fa così non soffre di poca autostima. |…| Le persone umili non negano di avere il potere, ma riconoscono semplicemente che esso passa attraverso di loro senza provenire da loro. |…| L’umiltà di Gesù non scaturiva da una mancanza di autostima, amore, potere o abilità. Egli era umile perché sapeva chi era, da dove veniva, dove era diretto e a chi apparteneva. Questo gli permise di trattare la gente con amore e rispetto.” Ecco qua ristrutturata una parola importante alla quale avevo imparato a dare un’etichetta completamente differente.

Umiltà significa rendersi conto e sottolineare l’importanza degli altri, non buttarsi a terra come tappetini. Significa affermare a sé stessi e agli altri: “Sono prezioso agli occhi di Dio come lo sei tu”.

Oggi se ti va usa questa nuova definizione durante la tua giornata e nel silenzio della mente, quando incontri qualcuno e chiunque esso sia, formula questa dichiarazione di appartenenza: Sono prezioso agli occhi di Dio come lo sei tu. E poi accorgiti di cosa accade.

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ENERGIA

La persona che fonda la propria esistenza sull’energia non sente il bisogno di imporsi degli sforzi e neppure di modellare uomini e cose, ma vive l’emozionante sensazione di vedere che uomini e cose vengono a lei «coinvolgendola nell’avventura dell’esperienza».

Non si arrende, ma lascia che le cose accadano, accetta ciò che avviene. Sa che è impossibile bagnarsi due volte nella stessa acqua di un fiume (Eraclito) e si tiene libera e disponibile. Previene l’assonnata resistenza ed è rilassata ma vigile. Poiché non tiene strette le persone, i suoi rapporti si ampliano e poiché non vuole nulla, ottiene molto. Non si sforza di essere originale; le stanno molto più a cuore la comprensione e il rapporto. Eppure è proprio in persone come queste che la vita esprime le sue caratteristiche particolari.

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Sono persone che non dipendono dalle cose ma ne sono attratte, che non opprimono ma dedicano attenzione. Tutto ciò che in loro ha bisogno di esprimersi non si rivolge contro ma verso gli altri. Una persona così si percepisce come una creatura lunare, in quanto considera la luce che proietta sugli altri come riflesso della luce di questi stessi altri.

Le persone che basano la loro esistenza sull’energia non si abbagliano vicendevolmente ma, al contrario, apprezzano i bagni di sole che ricevono dagli altri e vi prosperano. Non c’è contraddizione nel fatto che siano più attive di coloro che puntano con tutta la loro volontà all’autoaffermazione. Nella loro rilassata apertura, le persone che vivono di energia attraggono energia. Le loro parole non impediscono alla carne di farsi verbo; non hanno preconcetti che inibiscano i gesti. (La ferita dei non amati)

CLEANER

“Pulizia” è il primo passo verso la prosperità. Se non ci liberiamo mentalmente, emotivamente e nel nostro mondo visibile di tutto ciò che crea intoppo o disordine, difficilmente riusciremo a prosperare in maniera duratura e gratificante.

Se vuoi vivere la continuità dell’abbondanza, oltre alla pulizia negli armadi, nel tuo ufficio, nei cassetti di casa e in generale hai bisogno di liberare e ripulire la tua vita dagli scheletri nascosti, dalla polvere dei pensieri che hai nascosto sotto il tappeto e che credi siano stati eliminati.

Una volta che hai lavorato sul piano mentale facendo spazio per nuove idee e convinzioni, hai la certezza che il bene immaginato si manifesterà all’esterno non appena individui ed eventi si saranno disposti di conseguenza. L’abbondanza non è una condizione che ti devi guadagnare: è sempre stata a tua disposizione. Il problema a lasciar andare il vecchio per fare spazio al nuovo sta nel credere che, così facendo, perdo definitivamente ciò che possiedo. Segui per un attimo il filo del discorso. Un metodo importante per sgombrare la mente è il perdono. Quando hai dei sentimenti, sei legato a quella persona da un vincolo emotivo che, a volte, è più forte dell’acciaio. Perdonare è il solo modo per sciogliere qualunque vincolo e finalmente essere libero.

 

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Il fatto è che, molto spesso, si associa la parola “perdono” a”perdita”. Ti assicuro che se qualcosa o qualcuno è destinato a stare con te per “diritto divino” non lo perderai mai. Liberando attraverso il perdono potrai solo godere maggiormente del bene che si manifesta attraverso strade che nemmeno puoi immaginare.

Uno dei tanti modi per creare prosperità è: mettere per iscritto i tuoi desideri, creare immagini per il tuo bene e verbalizzarlo.

Scrivi i tuoi desideri: è un tuo diritto divino. Una volta che avrai definito cosa desideri e lo avrai messo nero su bianco, l’universo saprà esattamente come esaudirti

Anziché concentrarti sui problemi, immagina la soluzione. Il miglior modo per generare prosperità è creare immagini di prosperità, ritagliarle, disegnarle e appenderle come un quadro da guardare spesso, come un promemoria.

Pronuncia parole di prosperità, non limitarti a leggerle. Puoi cantare la tua canzone della prosperità, danzando e immaginando di esserne circondato. Affermare l’abbondanza è un atto potente conosciuto sin nell’antichità. Le vibrazioni prodotte dalle tue parole risuonano con l’Intelligenza Divina che pervade l’universo.

E se al momento non hai un’idea precisa di come realizzare la tua prosperità, afferma semplicemente che la tua vita rientra in un disegno divino perfetto che si compie con facilità  per il mio bene e e per il bene di tutti. E  preparati ai cambiamenti perché la velocità con cui il disegno divino si realizza può essere così veloce da lasciarti a bocca aperta. Accorgiti!

TI VOGLIO VICINO MA STAMMI LONTANO

Tutti noi perpetuiamo in continuazione le varie fasi della nascita portando le emozioni e considerazioni nel quotidiano. Le nostre relazioni e il modo in cui le affrontiamo nascono proprio da quei momenti più o meno lunghi e intensi, dove piccoli mattoni di vita vengono deposti per far crescere la roccaforte di ciò che saremo da adulti. Riallacciare un dialogo con la nostra nascita è portatore sano di consapevolezza.

E proprio ieri mi è accaduto di condividere la sensazione duale che spesso si manifesta durante una separazione: la voglia di ritornare sulla vecchia strada e la paura che questo possa accadere. Di seguito potete leggere la chiarezza con cui Sondra Ray descrive questo passaggio.

poichè non esiste nulla che non sia sorto dipendendo, non esiste nulla che non sia vuoto (1).png

 

“Un altro effetto prodotto dalla nascita sulle relazioni è la “sindrome claustrofobica da soffocamento”. Nel ventre il bambino si sviluppa finché lo spazio non è più sufficiente a contenerlo. Il paradiso si tramuta in inferno. Bloccato, il bimbo è costretto a uscire per sopravvivere. All’esterno le mani dell’ostetrica lo afferrano, tagliano il cordone ombelicale costringendolo ad affrettare  il primo respiro che diventa un’esperienza dolorosa e terribile. Questa sequenza viene spesso rivissuta nelle relazioni. Dall’iniziale stato di grazia dell’innamoramento, scivoliamo in un senso di soffocamento e claustrofobia. Il paradiso in cui vivevamo all’inizio ora è un inferno da cui dobbiamo fuggire per continuare a crescere. In alternativa, possiamo costringere il partner a lasciarci. Spesso diventa difficile respirare accanto all’amante e ci ritroviamo a spalancare le finestre in pieno inverno, alla ricerca disperata di una boccata d’aria.

Il risultato di tutto ciò è il “doppio nodo”, tipico di molte relazioni: non potete vivere con quella persona, ma non potete vivere senza di lei. Così, la paura dell’amore e la paura della perdita si uniscono nel sacro vincolo del matrimonio; la cerimonia è officiata da Padre Senso di Colpa che sorride maligno all’ignara coppia destinata a mordere l’aspro frutto del fallimento.

L’alternativa alla colpa è l’innocenza. Conosciamo tutti l’innocenza, per averla vista negli occhi dei bambini, ma quanti di noi hanno dimenticato che tale innocenza divina, pura giocosità e amorevolezza, è connaturale a tutti noi? Seppure celata sotto una fitta coltre protettiva di dolore, essa è lì, Santo Graal di cui tutti i figli di Dio sono alla perenne ricerca.

Può sembrare sciocco parlare di innocenza perduta, poiché non si può smarrire ciò che è per sempre nostro. Ma essa è invisibile, perciò inaccessibile. Solo un profondo mutamento della percezione di noi stessi e del mondo ci rivelerà nuovamente la verità delle cose. Poiché la colpa è una forma di dolore, prendendo in esame la natura del dolore si potrà fare un po’ di luce sulla colpa e sulle possibili soluzioni. Il dolore è, di fatto, lo sforzo compiuto per aggrapparsi alle convinzioni negative. Alcuni dei pensieri che contribuiscono a rafforzare il senso di colpa sono: «Io non merito di essere amato»; «Io ferisco gli altri»; «Gli altri mi feriscono»; «Se qualcuno mi lascia, soffrirò»; «L’amore è sofferenza»; «Dio non vuole la mia gioia». Se pensieri simili emergono nella vostra coscienza, rilassatevi , respirate a fondo e lasciate che la tensione abbandoni tutto il vostro corpo mentre i pensieri negativi passano.” (Colora d’amore la tua vita)

REPRIMI O ESPRIMI?

Tanto più cerchiamo di reprimere, tanto più ciò che reprimiamo si farà sentire. Vale per tutte le emozioni, indistintamente. Se il sentimento fosse per esempio la rabbia, possiamo elargire sorrisi e strette di mano in ogni occasione, fino al momento in cui questa salterà fuori nei momenti più inopportuni e nel modo meno adatto. E quando accadrà, rafforzeremo ancor di più la convinzione di doverla schiacciare e nascondere quanto più profondamente possibile, cosa che cercheremo di fare con ancor più determinazione.

Questa è una strada senza uscita, poiché il risultato sarà esattamente come sopra fino al momento in cui, trovandoci di fronte a un bivio, sceglieremo di cambiare strada e imboccando quella dell’accettazione.

Se ti va, scrivi su un foglio le domande che trovi qui sotto e rispondi. Non c’è niente di meglio che mettere a nudo le proprie emozioni per imparare a riconoscerle e ad accettarle poiché, a volte, le dinamiche sono talmente consolidate da partire in automatico, senza nessun preavviso.

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Prendere coscienza è, come sempre, quanto di meglio possiamo fare per scegliere e decidere la direzione da intraprendere. La rabbia nasconde sempre la gioia, la paura oscura il successo, la gelosia è un masso sopra la felicità.

Dietro ogni emozione che reprimi si nasconde il suo esatto contrario nell’intensità esatta dell’emozione repressa. E’ solo il giudizio che tiene all’oscuro l’altra parte della medaglia. Niente è solo luce o solo ombra: dipende sempre da quale lato stai guardando. E quando divieni consapevole della dualità, scopri che l’ombra è utile alla luce per esprimersi, che la bontà esiste «grazie» alla cattiveria, la giustizia grazie all’ingiustizia, la gioia grazie al dolore e viceversa.

  • Quali sono le emozioni che provi e che non sopporti?
  • C’è un aspetto di te di cui ti vergogni?
  • Quali sono gli aspetti di te che ami condividere con gli altri?
  • Ci sono emozioni che escono fuori dal tuo controllo?
  • Qual è il rapporto con queste emozioni?

Accorgiti, scrivi e sii felice!

TIME

Leggendo il libro “I sette pilastri del successo”  trovo un passaggio interessante che voglio condividere con voi: l’abitudine della responsabilità. Parlo spesso di responsabilità e della necessità di  inserirla nella nostra vita come  espressione massima di libertà, e ho trovato molto interessanti i sette passaggi che l’autore propone.

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Sono “sette abitudini” e si basano sulla disponibilità a guardare il mondo con occhi nuovi, “ad avere il coraggio di prendere la vita sul serio”.  Nel libro viene sottolineato con enfasi il fatto che “attribuire la colpa dei nostri problemi all’“economia” o al “mio tremendo datore di lavoro” o “alla mia famiglia» è inutile. Per raggiungere l’appagamento e il potere personale, dobbiamo decidere per che cosa ci saremmo assunti la responsabilità, che cosa c’è nel «cerchio del nostro interesse”. Solo lavorando su noi stessi possiamo sperare di ampliare il “cerchio della nostra influenza”. Ora, passiamo brevemente in rassegna le sette abitudini:

  1. Siate proattivi. Abbiamo sempre la libertà di scegliere le nostre reazioni agli stimoli, anche quando siamo privi di tutto il resto. Questa capacità si accompagna alla conoscenza che non occorre vivere secondo il copione che la nostra famiglia o la società ci ha dato. Invece di «lasciarci vivere” accettiamo la piena responsabilità della nostra esistenza secondo il modo in cui la coscienza ci dice di viverla. Non siamo più una macchina reattiva, bensì una persona proattiva.
  2. Incominciate tenendo a mente la fine. Che cosa voglio che la gente dica di me al mio funerale? Scrivendo il nostro elogio o mettendo a punto una dichiarazione personale di missione, prima di tutto creiamo l’obiettivo o la persona finale, e da lì risaliamo a ritroso. Disponiamo di un sistema di autoguida che ci conferisce la saggezza necessaria per compiere la scelta giusta, affinché qualsiasi cosa facciamo oggi sia in linea con l’immagine creata di noi stessi alla fine
  3. Mettete al primo posto le cose più importanti.  L’abitudine 3. mette in atto la lungimiranza dell’abitudine 2. Avendo in mente l’immagine finale, possiamo pianificare i nostri giorni per trarne la massima efficacia e il massimo godimento.  In questo modo il nostro tempo viene speso con le persone e le cose davvero importanti.
  4. Pensate in termini di Vittoria/Vittoria. Non occorre che il successo personale sia raggiunto a scapito del successo altrui. Nel ricercare la Vittoria/Vittoria non mettiamo mai in pericolo i nostri principi personali. Il risultato è un rapporto migliore — «non il tuo modo o il mio modo, bensì un modo migliore» — creato vedendo realmente le cose dal punto di vista dell’altro.
  5. Cercate di capire, e poi di farvi capire. Senza empatia, non c’è influenza. Senza depositi sul conto bancario emozionale dei rapporti non c’è fiducia. Il vero ascolto costituisce una boccata d’aria psicologica per l’altra persona, e apre una finestra sulla sua anima.
  6. Create sinergie. Una sinergia deriva dalla messa in pratica di tutte le altre abitudini. Essa genera “terze alternative” o esiti perfetti che non possono essere previsti sommando le parti.
  7. Affilate il coltello. Dobbiamo bilanciare la dimensione fisica, quella spirituale, mentale e sociale dell’esistenza. “Affilare i denti” per accrescere la produttività comporta dedicare regolarmente del tempo a rinnovarci in questi ambiti.

Ho trovato molto utile questa sintesi, a tal punto da stamparla e metterla in bella vista. E’ sempre una buona abitudine ripassare. Accorgiamoci.

CreAttività

La parola creatività spesso si associa a pittura, musica, scultura o altre arti nobili di cui solo alcuni sono dotati. In realtà è come una fiamma che può essere alimentata da chiunque e in qualunque ambito della vita. Alcune ricerche, ad esempio, hanno dimostrato che le persone abili negli affari molto spesso hanno un alto livello di creatività.

Molto spesso abbassiamo questa fiamma creativa perché giudichiamo le idee che affiorano folli o addirittura impossibili. Impariamo a guardano il mondo da un piccolo spiraglio e crediamo che sia tutto il mondo, ma non è così e lo scopriamo quando spalanchiamo la porta e superiamo la soglia della nostra zona d’agio.

Da piccola prendevo un foglio bianco e disegnavo piccoli petali. Per tutto il tempo che mi serviva a riempire il foglio, entravo come in uno stato di trance: il mondo intorno a me scompariva per lasciare il posto alla fantasia e all’immaginazione. In quel mondo viaggiavo per i continenti e incontravo persone diverse che indossavano abiti diversi e parlavano lingue incomprensibili.  E forse  i viaggi che da adulta ho fatto in giro per il mondo arrivano proprio da questi momenti immaginati.

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Oggi lascia che la tua linfa creativa scorra liberamente. Trova modi differenti per fare le cose: la creatività fluisce quando esci dalla routine. C’è un modo diverso e creativo per apparecchiare la tavola, raggiungere un luogo dove vuoi andare, lavare i piatti, cucinare o qualunque altra attività vuoi fare. Smetti di cercare approvazione dagli altri e concediti che qualche errore possa accadere anche a te. A volte la creatività implica il doversi lasciar andare a un po’ di confusione per dar vita a progetti sregolati  e imperfetti. Il caos è portatore di idee, se impari ad accettarlo. Accorgiti.

Lucia Merico|SpiritualCoach  e Trainer|Al Femminile