DANZIAMO

Per tutte le figlie e le anziane donne, la prova vivente che l’anima, nonostante le denigrazioni culturali affermino il contrario, nonostante le delusioni d’amore, nonostante le scelte sbagliate, nonostante gli scontri e le ferite… che l’anima torna ancora a vivere, vive ancora, e con grande vitalità… per tutte le figlie e le anziane donne, che da tempo sono convinte, o da poco hanno avuto l’illuminazione, che nonostante le pecche, nonostante l’ego blateri il contrario, la saggezza è infusa nel loro corpo e nella loro anima dalla nascita, e rappresenta sia la loro eredità dorata sia la loro scintilla d’oro.

Per tutte le figlie e le anziane donne che stanno costruendo le credenziali che più hanno importanza: la prova che una donna è come un grande albero che, grazie alla sua capacità di muoversi invece di rimanere immobile, può sopravvivere alle tempeste e ai pericoli più terribili, e rimanere ancora in piedi; e ritrovare ancora il suo modo di ondeggiare nel vento, di continuare la danza.

Per tutte le figlie che stanno imparando, che hanno appena iniziato o sono già a buon punto, a diventare «normalmente maestose», sagge, selvagge e pericolose come sono chiamate a essere — che è tanto. Tanto. Tanto.

Per loro… per noi tutti, Grande Madre, Grande Padre, Grande Figlio e Grande Figlia allo stesso modo…

Possiamo tutti essere più profondi e fiorire, creare dalle ceneri, proteggere quelle arti, idee e speranze cui non possiamo permettere di scomparire dalla faccia di questa terra.

Per tutto questo, possiamo vivere a lungo e amarci l’un l’altro, giovani da vecchi e vecchi da giovani per sempre.

Amen

(Clarissa Pinkola Estés – La Danza delle Grandi Madri)

La tua SpiritualCoach – Lucia Merico

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RELAZIONI FELICI NE ABBIAMO?

Per ogni cambiamento che si possa definire tale, ci vuole tempo, determinazione e dedizione. Cambiare uno schema che abbiamo mantenuto vivo per anni,  è un’insieme di riconoscimento e metodo.

Detto questo, quando c’è un problema cosa vogliamo che accada? Generalmente, quando non abbiamo una consapevole attenzione alle dinamiche che sono alla base di un cambiamento, come bambini piccoli e capricciosi vogliamo che il problema sparisca il più presto possibile!

Quando decidiamo consapevolmente di  lavorare con sentimento e determinazione su noi stessi, siamo in grado di usare gli insegnamenti in maniera diversa da coloro che si limitano a leggere senza effettuare nessuna azione per cambiare veramente: la differenza è netta e anche il risultato.

Nulla cambia se non cambi nulla

Il processo della ricerca interiore apre la mente a diverse esperienze portandoci su un nuovo livello di realtà molto spesso inesplorato.  Ognuno di noi possiede le risorse interiori per andare oltre i confini sconosciuti della propria personalità ed avere così una visione più ampia e profonda.

Se immaginiamo che la vita sia una scuola dove imparare, le relazioni fra gli individui possiamo paragonarle alla sua università.

Siamo nati uomini e donne con un desiderio e un bisogno reciproco l’uno verso l’altra: Cerchiamo l’unione fisica, emotiva e spirituale: questo è scritto nei nostri geni e trovare il proprio compagno/a della vita è al centro dell’essere umano.

Dell’unione fisica ne siamo consapevoli: è quella alla quale diamo la massima importanza. Per quanto riguarda l’unione emotiva siamo un po’ meno ferrati. Ci concentriamo solo inizialmente sul batticuore o le farfalle nello stomaco o per alcuni nella pancia. L’unione spirituale intesa come energie sottili che si esprimono danzando tra loro  è sconosciuta alla maggior parte di noi.

HO PER VOI UNA DOMANDA

Conosci  qualcuno che, dopo molti anni di vita insieme al suo partner,  ha una relazione intensa, vibrante, dove si avvertono amore e armonia, dove la comunicazione è reciproca e allegra dove entrambi hanno accettato l’altro completamente, arrendendosi alla forza divina dell’amore e considerano le differenze come opportunità per comprendere meglio l’altro nella nella totale convinzione che tutti i problemi possono essere risolti?”

Se hai conoscenze di questo genere è una manna dal Cielo: chiedi loro come fanno a mantenere un livello così alto di consapevolezza.  

A questo punto ho un’altra domanda per te: E’ dunque possibile essere felici superando le difficoltà? E se fossero roprio le difficoltà a rendere solida una relazione, cosa mi risponderesti?

FACCIAMO ANCORA UN ALTRO PASSO INSIEME

Cos’è la vita se non un continuo intreccio di relazioni e confronto con noi stessi, con gli altri, con le cose e persino coi pensieri?  Dunque, non è possibile vivere senza relazioni, che sono strettamente collegate ai nostri atteggiamenti.

Possiamo avere relazioni positive o negative: non fa differenza. Le positive avranno la forza di migliorare le nostre giornate. E quelle negative?  Se ti dicessi che sono proprio loro a trasformare la nostra vita, cosa risponderesti?.  Guardare dritto negli occhi un momento di crisi è una delle lezioni fondamentali per migliorare la propria esistenza e quella della persona coinvolta. Fatto è che, molto spesso, facciamo finta di niente, rimandiamo e in questo modo viene rimandata anche la nostra felicità.

Qual è il vero problema?Il rapporto che abbiamo con noi stessi. I conflitti interiori sono la causa principale della difficoltà di relazionarci in modo costruttivo con gli altri e sono proprio essi a offrire l’opportunità per migliorare la relazione stessa.

Una vera relazione è possibile solamente quando ci sono idee chiare ed un animo libero e sereno.

CERCHIAMO DI CAPIRE INSIEME COS’E’ UNA RELAZIONE

Siamo abituati ad associare la parola relazione soltanto agli esseri umani, ma in realtà – come hai letto sopra – questa parola va applicata a tutto: agli oggetti, alle convinzioni,  alle idee. Può  riferirsi alle circostanze della vita, al mondo, a noi stessi, ai pensieri e ai comportamenti.

Stabilire dei rapporti tra gli esseri umani

 è molto più complicato di quanto possiamo immaginare

 

Parliamo di persone  sane che hanno il desiderio di costruire (e non distruggere), che si relazionano positivamente con se stesse e con gli altri, che non temono l’intimità, che non si proteggono dall’esperienza del rapporto e che, quindi, amano.

Cosa causano con il loro atteggiamento positivo?

  •  Permettono semplicemente a se stesse di amare
  • Si mettono in gioco,
  • Hanno la volontà e la disponibilità a farlo senza curarsi dei rischi che corrono
  • Si espongono in prima persona ed in maniera concreta.

Queste persone non sono speciali o particolari: sono portatrici sane di difetti che personalmente preferisco chiamare caratteristiche. Anche loro hanno paura di sbagliare, a volte sono timide e possono provare emozioni che le disturbano.

Tuttavia vivono i loro rapporti e non temono di esserne coinvolte perché hanno abbassato la soglia delle difese e, nonostante le delusioni incontrate e che sanno bene di non poter escludere totalmente dalla loro vita, riescono a intrecciare rapporti positivi e significativi.

COME SI ARRIVA AD AVERE RELAZIONI DI QUESTO TIPO?

La risposta è semplice: Conoscendo profondamente se stessi!

Possiamo essere abili e relazionarci in modo corretto con alcune aree della nostra vita, come quella professionale per esempio, ed essere limitati in altre come – ad esempio – nelle relazioni d’amore. Solamente un profondo lavoro interiore può aiutarci a comprendere in quale punto della nostra storia ci troviamo. E una volta fatto il punto della situazione, possiamo finalmente decidere quale strada intraprendere.

Inoltre, ci potrebbero essere persone che hanno relazioni in apparenza positive ma che, in realtà sono privi di contenuto e di significato: hanno un buon rapporto con gli altri ma sono infelici e insoddisfatti.

Per loro la domanda è: “Com’è possibile avere rapporti felici con gli altri e poi sentirsi infelici e insoddisfatti? Prima di tutto, smetti di raccontartela e trova il modo per capire cosa davvero sta succedendo.

Una cosa importante da sapere è che per lontano che possiamo andare, è impossibile sfuggire da sé stessi. E molti di noi lo fanno continuamente. In che modo? Tutte le volte che proiettano la responsabilità di ciò che facciamo sugli altri.

Quando ti allontani dal pensiero di essere responsabile della tua vita al 100%, stai guardando solo il problema perdendo di vista la soluzione. Entrare in intimità con sé stessi significa accettare questo principio.

Se hai una relazione complicata, parti da te e comincia a renderti felice senza aspettare che lo debba fare qualcun altro. Dichiara di essere il solo o la sola responsabile della tua vita e della tua felicità: questa è la linea di partenza. Accorgiti!

Spiritualmente tua ♥       Lucia Merico

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LA VERA RIVOLUZIONE FEMMINILE E’ LA CONOSCENZA

Un articolo che nasce dall’ennesimo racconto di un gesto violento consumato tra le mura domestiche. Inizia con la splendida visione di Michela Murgia, autrice del libro Ave Mary, e termina con la mia visione personale.

“Nel 2007  è stato pubblicato il primo studio italiano sulla violenza alle donne. Lo ha realizzato l’Istat su un campione di venticinquemila donne tra i sedici e i settant’anni in tutto il territorio, e i risultati impressionano anche i più ottimisti. In Italia sono 6,7 milioni le donne che subiscono ogni anno violenza fisica o sessuale (quasi quattro donne su dieci nel campione considerato), nel 69,7 per cento dei casi commessa dal partner, attuale o ex. Ma il dato più significativo è che solo il 18 per cento delle vittime ritiene che le violenze tra le mura domestiche siano reato: infatti il 93 per cento delle volte non le denuncia alle autorità. Quarantacinque donne su cento non ne parlano neanche con le amiche o con altri familiari, come se in fondo considerassero quelle violenze il rischio implicito e calcolato della vita con un uomo. Sono dati che turbano, ma non sorprendono. Personalmente posso dire che si avvicinano per difetto a quella che è la statistica delle condizioni di convivenza – matrimoniale o no – tra le donne che conosco.

A lungo mi sono chiesta come fosse possibile che persone intelligenti, il più delle volte colte, spesso autonome economicamente, accettassero di essere oggetto di violenza all’interno della propria relazione. Adesso so che contano l’educazione femminile, frutto di secoli di addestramento alla subordinazione, e anche la parallela formazione maschile, imbevuta di proiezioni dominanti e possessive. Contano i modelli sociali patriarcali, e conta moltissimo la sensibilità popolare educata all’idea che uno schiaffo sia solo una carezza veloce, nella convinzione diffusa che l’amore sia tale anche quando procura occhi pesti, zigomi lividi e sospette cadute dalle scale. Conta persino che ogni titolo di quotidiano insista nel definire “delitto passionale” l’omicidio di una donna per mano del suo uomo, come se la morte fosse amore portato alle sue estreme conseguenze. Conta che il diritto italiano abbia considerato la violenza sessuale come reato contro la morale (e non contro la persona) fino al 1996, data fino a cui non era affatto scontato che potesse trattarsi di reato se la vittima di un pestaggio era la moglie dell’aggressore. Dentro queste dinamiche, però, è impossibile che non abbia avuto alcun peso l’idea di copia trasmessa dall’insegnamento religioso tradizionale.

La domanda doverosa e la risposta è di grandissima importanza per la condizione delle donne, di tutte le donne, non solo di quelle credenti e sposate: è ipotizzabile che esista un legame concreto tra il quadro desolante della prassi violenta nelle famiglie e il modello relazionale al quale secondo la Chiesa cattolica deve conformarsi la coppia per potersi definire cristiana?

La teologa Virginia Ramey Mollenkott, nel suo saggio del 1991 Dio femminile, in riferimento alla raffigurazione di Dio come essere maschile, notava che “il tipo di relazione che viene suggerita quando solo un partner è come Dio è una relazione di dominio/sottomissione. Il tipo di relazione dove entrambi i partner sono come Dio è la reciprocità”.  E’ fuori dubbio che la relazione su cui si fonda il matrimonio cattolico appartenga al primo tipo, ed è quindi tutt’altro che illogico supporre che le sue conseguenze siano quelle che deriverebbero da qualunque rapporto impostato su dominio e sottomissione.  La narrazione univoca della donna funzionale – sposa e madre – impone alle donne di muoversi entro ruoli rigidi e le condanna a essere considerate sovversive e marginali ogni qualvolta provino a immaginarsi in modo alternativo. Per contro, la medesima narrazione impone ai mariti il ruolo dominante e le frustrazioni che ne derivano qualora si tenti una relazione più equa. Se è vero che le parole generano realtà – e quelle liturgiche sono per antonomasia le più potenti – deve esserci un collegamento tra la narrazione suggerita all’uomo e alla donna come marito e moglie e i modi in cui quella narrazione viene tradotta.

Non è stato il cattolicesimo a inventare la prassi della subalternità della donna nel matrimonio, né la concezione di inferiorità che la fonda; è anzi evidente che quell’idea esisteva da secoli. Tuttavia i padri della Chiesa potevano scegliere di utilizzare il potenziale destabilizzante e innovativo dell’annuncio cristiano della figura di Maria per modificare alla radice le situazioni di ingiustizia e svalutazione della persona che quel sistema imponeva e continua a imporre. In forza del sacrificio di Cristo – e San Paolo l’aveva capito tanto bene da metterlo per iscritto nella lettera ai Galati – non esisteva più la gerarchia morale tra giudeo e greco, tra schiavo e padrone e tra uomo e donna; il cristianesimo rifondava l’ordine stesso del cosmo. Se la Chiesa non si è inventata la subordinazione tra i sessi, ha scelto di legittimarla spiritualmente. Attraverso la proposta dell’archetipo Cristo/Chiesa ha reso liturgia e dottrina le struttura patriarcale della famiglia, rallentandone di fatto anche l’evoluzione culturale. Poi la riflessione femminista e il progresso dei diritti civili hanno costretto lo Stato italiano a riformare il diritto di famiglia e i confini del matrimonio per adattarsi alle nuove sensibilità sociali, la Chiesa ha invece continuato a celebrare il modello nuziale che sancisce di fatto un rapporto disparita rio, dentro al quale uno dei due coniugi è autorizzato a considerare l’altro al suo servizio.

Le ragioni dell’iniziale scelta maschilista e patriarcale, benché del tutto storicizzabili, sono nel frattempo diventate dottrina, rendendo difficoltosa la loro modifica nel magistero successivo. Che questa lettura possa venire abrogata è auspicabile, ma altamente improbabile. E’ purtroppo vero quello che scrive Gustavo Sagrebelsky in Scambiarsi la veste, il suo saggio sul rapporto tra Stato e Chiesa: “Nulla è mai stato abrogato dalla dottrina della Chiesa; sul piano dottrinale infatti il concetto stesso di abrogazione è un non senso, poiché ogni nuova affermazione è concepita come uno sviluppo che contiene tutto ciò che precede senza contraddirlo”.

Da cristiana non abbandono la speranza che la teologia faccia i conti con le conseguenze dell’attuale dottrina matrimoniale: lo deve alla fedeltà della Parola di Dio, ma soprattutto lo deve alle donne e alla sofferenza che questa lettura ha imposto con la minaccia dell’esclusione dal piano della salvezza e con legittimazione culturale di un sistema violento. Gli abusi e la sopraffazione che le donne hanno subito nei secoli in nome del vincolo sacramentale del matrimonio non sono stati ancora compresi né valutati per intero. Il passo non potrà mai essere compiuto se la riflessione sul matrimonio come sacramento resterà affidata a uomini celibi, sacerdoti e vescovi che del matrimonio conoscono solo gli aspetti deformi che arrivano loro in eco dal confessionale, un luogo dove alle donne si chiede da secoli di rassegnazione e sottomissione in nome di Dio. (Finché morte non vi separi – dal libro di Michela Murgia Ave Mary E la Chiesa inventò la donna Ed. Einaudi)”

E aggiungo il mio pensiero veloce.

Non vanno sottolineate e condannate unicamente le “botte” fisiche. Ci sono violenze più sottili fatte con le parole. “Quando lui parla mi uccide – Le sue parole mi bloccano – A parole ammazza una persona …” Sembrano essere solo modi di dire, ma non lo sono.

Le parole diventano coltelli invisibili capaci di tagliare silenziosamente l’anima di una persona. E in tutto questo dire e scrivere, c’è un aspetto fondamentale che voglio mettere in evidenza, ed è la nostra responsabilità come Donne di aver accettato che tutto questo potesse accadere.

La ribellione femminista che urlava  “l’utero è mio e me lo gestisco io” ha grattato solo la superficie della corazza patriarcale che abbiamo accettato di indossare. La vera rivoluzione della Donna sta nella conoscenza di sé stessa, della sua storia antica e del suo potere personale come diritto di nascita. Siamo stati fatti a immagine e somiglianza di Dio, e Lui non si è scordato di aver esteso tutte le Sue caratteristiche luminose e pacifiche ai Suoi Figli.  Noi lo abbiamo fatto, come Donne, accettando la storia che ci è stata raccontata e che ci vede nel mondo grazie alla costola di Adamo. Subordinate a un uomo –e a nessuno piace esserlo – ci siamo vendicate facendogli mangiare la mela proibita. Irriverenti, vendicatrici e peccatori entrambi siamo stati cacciati dal Paradiso Terrestre e costretti in un modo di torture. Puoi addolcire la storia a piacimento, ma questo è ciò che crediamo sia accaduto. E anche se pensi “ma dai, io non credo a tutto questo” mille altre informazioni si sono accavallate. E la maniera migliore per rendere solida una verità è di renderla leggenda o favola, affinché tutti la possano raccontare.

Con tutte le carte della conoscenza consapevole in regola, ogni Donna e ogni Uomo potrà scegliere se restare nel cunicolo dove entrambi si sono rifugiati secoli fa, o uscire  allo scoperto e mediare la pace scrivendo una storia diversa da ogni storia conosciuta, dove etichette come Patriarcato e Matriarcato ingialliscono, permettendo alla Luce che entrambi incarnano di risplendere, per sé stessi e per tutte le Donne e gli Uomini che sceglieranno di comprendere.  Accorgiti!

DUE

Allontanarsi prendendo le distanze da una questione problematica, aiuta a guardare la situazione da un altro punto di vista. Un po’ come se il problema che stai affrontando non fosse tuo ma di qualcun altro e ti viene semplice suggerire nuove opportunità. Quando sei incastrato nelle tue piccole lotte, impara a guardarle prendendo le distanze.  E’ molto più facile suggerire “come fare” quando il problema non ci appartiene. Lo hai mai sperimentato?

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Se c’è un problema è probabile che possa esserci anche un po’ di paura, e questo ti porta a pensare in modo timoroso e frenetico, che è il modo più adatto per perdere energia. Perché  la paura e la frenesia ne richiedono tantissima facendo da contrappeso e abbassando il livello della fantasia e creatività di cui ciascuno di noi è dotato. Se mi segui da un po’, avrai imparato che c’è sempre un altro modo, per esempio quello di scrivere il problema e di seguito un elenco tutte le paure che pensi di avere. Una volta fatto l’elenco, piega il foglio, scrivi sopra un “Grazie” e mettilo da parte.

Poi prendi un altro foglio e scrivi ciò che vuoi far accadere: una frase breve, evocativa, che non contiene negazioni e in tempo presente. Sotto la frase scrivi almeno 3-4 azioni che puoi compiere immediatamente, ne scegli una e la metti in atto nella stessa giornata.

Se ti concentri sul momento presente, la paura – che essenzialmente consiste nel farsi coinvolgere in un passato o futuro immaginario – non esiste. Potrai rimanere stupito dalla facilità con cui le tue paure spariscono facendo trovare un nuovo ordine ai problemi.
Accorgiti!

NON SI DIVENTA VECCHI MAI

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Non si diventa vecchi perché ci è piovuto addosso un certo numero di anni si diventa vecchi perché si sono abbandonati i propri ideali. Gli anni solcano la pelle; rinunciare al proprio ideale solca l’anima. Le preoccupazioni, i dolori, i timori e la disperazione sono i nemici che lentamente ci piegano verso la terra e ci fanno diventare polvere prima della morte.
Giovane è colui che è capace di stupore e meraviglia. Come il bambino insaziabile, egli si domanda: e poi? Egli sfida gli avvenimenti e trova gioia nel gioco della vita.
Voi siete giovani quanto lo è la vostra fede. Vecchi come il vostro dubbio. Giovani come la vostra fiducia in voi stessi. Giovani come la vostra speranza. Vecchi quanto il vostro abbattimento.
Rimarrete giovani finché vi conserverete ricettivi. Ricettivi a ciò che è bello, buono e grande. Ricettivi ai messaggi della Natura, dell’Uomo, dell’Infinito. (Douglas Adams)

SEMPRE E SOLO IL MEGLIO

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Alcuni sostengono che sia molto meglio non avere aspettative. Io credo non sia possibile vivere senza di esse: ciascuno di noi aspetta qualcosa in ogni momento dell’esistenza. Alcuni aspettano il meglio, altri il peggio e per quest’ultimo pare che la maggior parte degli esseri umani sia molto brava. Aspettarsi il meglio invece richiede fiducia, determinazione e volontà.

Quando ti aspetti il meglio dalla vita, ecco che l’Universo apre le porte verso le infinite possibilità. Fatto è che molti di noi credono di essere la sola e unica fonte del loro sostentamento. Per esempio una delle convinzioni più diffuse è credere che il denaro possa arrivare solo dal lavoro che si svolge. Ci sono infinite vie attraverso le quali ciò che desideri  ti può giungere.

In prossimità del mio compleanno preparo sempre una lista dei regali che voglio ricevere: è un gioco che mi diverte e che molte volte in passato mi ha portato ciò che chiedevo con fiducia e gioia.

Non puoi eliminare le aspettative ma puoi aspettarti il meglio in ogni situazione e, stanne certo, il meglio arriva sempre se sai cogliere le opportune sfumature. Accorgiti!

 

PENSIERI E PAROLE

Snoopy ciotola piena

Chi non conosce il potere delle parole, non è al passo con i tempi. Ognuno di noi ha una costante conversazione con se stesso che influenza continuamente, nel bene e nel male, il suo modo di vivere. Qualunque parola utilizziamo per definire il mondo, noi stessi, la vita, gli altri, le situazioni eccetera, si posa sul tappeto della mente fertile e comincia a germogliare, fino a crescere e diventare un’esperienza vitale, un “dato di fatto”.

Pensi di essere sfortunato? Userai pensieri “sfortunati”, un dialogo interiore “sfortunato” e una conversazione con gli altri “sfortunata”, andando in giro con le spalle basse e lamentandoti in continuazione di ogni cosa. E un bel giorno esci di casa e scivoli su una buccia di banana, cadendo a terra in una pozza di fango, sporcando il tuo bel vestito che avevi indossato per un appuntamento importante. Arrabbiandoti ti rialzi e inizi a piangerti addosso e a lamentarti con tutti quelli che sono intorno a te. Avrai così messo in atto la tua “sfortuna”, dimostrandoti con un fatto “che avevi proprio ragione”.

E’ uguale se pensi di essere “fortunato”: il tuo dialogo interiore sarà costellato di frasi “fortunate”, parlerai agli altri di “fortuna” e della bellezza della vita, di come sei felice e grato quando apri gli occhi la mattina, e lo farai con le spalle alte, il sorriso stampato in faccia e una dose di positività straordinaria e coinvolgente. E quando scivolerai su una buccia di banana, cadendo a terra in una pozza di fango e sporcando il tuo bel vestito, ti rialzi in fretta e, guardandoti intorno, incroci lo sguardo di una donna meravigliosa che ti chiede: “Si è fatto male? Tutto bene?” e tu, affascinato dai suoi occhi rispondi: “Mai stato meglio in vita mia”. Più tardi sei nel bar più vicino a prendere un caffè con lei e a chiacchierare del futuro.

La parola può distruggere o innalzare la nostra esistenza e solo noi possiamo scegliere di andare in una direzione oppure nell’altra. La scelta è la nostra vera libertà.
Accorgiti!