UN SEME IN OGNI FERITA

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Le donne hanno spalle larghe: portano il peso di una storia che per molto tempo è rimasta nascosta, distrutta da un patriarcato che non ha saputo accoglierla per paura di non riuscire a gestire la sua imponente energia. Ma questa distruzione è stato un “dono” del femminile, forse una sorta di curiosità nel comprendere come si sta dall’altra parte. O forse un modo per una nuova nascita, per rinascere più forti di prima, consapevoli che né matriarcato né patriarcato si avvicinano alla «mutualità»: all’apice del loro splendore, ne possono sfiorare i confini, ma non entrano nella comprensione del reale significato.

Non c’è lucro nella mutualità: è un principio di scambievole aiuto basato sul riconoscimento e dell’estensione dei propri valori. Un nuovo incontro che si appoggia su queste basi di comprensione, passa dal cercare nell’altro ciò che crediamo di non avere, a riconoscerlo come portatore di un valore che ancora non abbiamo saputo valorizzare. È il passaggio da povertà ad abbondanza, e accade ogni volta che scegliamo di lasciarci condurre per mano verso una nuova visione.

Chiunque intraprenda un viaggio verso un lato sconosciuto della sua essenza, ha la possibilità di tracciare una mappa delle risorse di una vita interiore più ricca, che può anche riempire il suo personale mondo esteriore, estendendosi oltre i limiti imposti di una mente addormentata. È una ricerca essenziale per il femminile che vuole rinnovarsi e che decide di ricordare e conservare ciò che è sacro nella vita.

Se la storia è repressa, proibita o dimenticata, finché non se ne riparla, per il mondo non esiste più. Siamo arrivate alla soglia dell’estinzione, adattandoci a schemi esclusivamente maschili per essere accettate. Abbiamo creduto che la forza e la bellezza sono un’esclusiva del corpo, mettendo da parte la nostra essenza femminile, ciò di cui siamo fatte. È accaduto e non ha funzionato. Non ci ha dato la libertà che cercavamo, perché forse l’abbiamo cercata dove non c’era libertà. Ammettiamolo: abbiamo commesso un errore, e un errore si può correggere. La nostra storia non è scritta sulla pietra. Può essere presa in considerazione, guardata con attenzione e fatta ripartire su basi più adatte al nostro Essere.

C’è un faro puntato sul maschile, in questo tempo e momento, mentre il femminile è solo un’ombra. Smettere di scimmiottare gli uomini – e le donne che non assomigliano agli uomini – significa allargare il faro integrando entrambi gli aspetti sotto un’unica Luce. Nello splendore, ciascuno può vedere di cosa è fatto, riconoscendo le proprie caratteristiche e mettendole a disposizione dell’altro, in un mutuo scambio di valori.

Esistono storie diverse da quelle che abbiamo imparato a raccontare, ed esiste la fantasia per generare nuove storie. Abbiamo scambiato un demone per un altro demone: è durata anche troppo questa storia. È il momento di trovare nuove parole per descrivere il femminile.

Osservare è imparare

Guardati allo specchio e domandati se ne vale davvero la pena di esistere solo come un’ombra. O se invece è arrivato il momento di recuperare ciò che sei, senza «se» e senza «ma». Fai un respiro, guarda i tuoi occhi nel profondo e dì a te stessa: «Posso mettere un seme in ogni ferita per far crescere una nuova versione di me»

Nulla è davvero impossibile. Tutto è semplicemente possibile

Alle mie Amiche, alle Sorelle antiche ritrovate in questo tempo e momento, alle Donne che stanno camminando sulla via della consapevolezza, a chi si mette in discussione, a tutte coloro che non sanno ancora «come fare» ma hanno la volontà, alle giovani donne e alle donne mature. E a tutti gli uomini, con amorevole rispetto.

RELAZIONE FA RIMA CON AZIONE

il tempo è una cosa seria

Quanti cambiamenti subisce una relazione nel corso della vita. Ogni giorno lo scopro personalmente nel confronto con altre donne, ritrovandomi nelle loro storie piene di troppo amore verso l’altro, o fatte di un esasperato desiderio o bisogno, o così dipendenti da credere di non poter respirare da sole.

Ci siamo affidate troppo ai bisogni dell’altro: e i nostri dove li abbiamo messi? Stentiamo a cambiare le abitudini anche se i figli sono grandi e la relazione dura da tempo. Alcune di noi vivono con gli occhi puntati sull’orologio a tal punto che se si rompe o lo dimentichiamo da qualche parte, andiamo in crisi. Il tempo sembra scivolare dal nostro controllo, assorbito dai mille impegni quotidiani.

Ma un giorno arriva la passione, quella che ci fa battere il cuore. No, non sto parlando di un altro uomo, quella direzione è la più semplice da scegliere: sto parlando della missione di vita. Scopriamo che possiamo essere felici partendo dal nostro profondo,senza attendere qualcosa o qualcuno. Ecco il bivio che molte di noi si trovano ad affrontare. Se prendo questa strada cosa perdo? Difficile che qualcuna pensi al guadagno, all’impennata del valore che deriva da una felicità profonda personale che possiamo estendere a tutti intorno a noi.

Diventiamo giocoliere che si destreggiano in equilibrio tra gli impegni quotidiani e tutte le cose che ci siamo abituate a fare e con le quali abbiamo costruito la nostra piccola fortezza felice, e la passione che si fa spazio pian piano dentro di noi. Per un po’ funziona ma ben presto una strada dev’essere abbandonata, altrimenti il rischio è di essere sopraffatte.

Dobbiamo scegliere se tagliare l’elastico che ci fa fare un passo avanti e tre indietro o dimenticare. Molte lasciano, trovano scuse davvero interessanti e concrete, e da quel momento vivono la loro vita nel dubbio o nel rimpianto. Altre tagliano l’elastico e scoprono che la vita dall’altra parte della paura è meravigliosa! Due direzioni totalmente differenti, che richiedono molto coraggio poiché uno accenderà la nostra vita e l’altro la spegnerà.

Troppa intensità e dedizione verso l’altro, troppa concessione di sé stesse, troppa dipendenza possiedono  spesso come unico antidoto la libertà della fuga per ricercare il nostro piccolo riparo dove trovare il modo di bastare a noi stesse per tornare a desiderare. E’ lì che impariamo ad amare i giorni per il loro accadere senza ricercare per forza una compagnia, scopriamo di poter attingere alle nostre risorse interiori, ritroviamo le amicizie che ci appartengono, i film che desideriamo vedere e le esperienze che vogliamo assaporare.

Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino. (Susanna Tamaro)

STRANI PENSIERI RIGUARDO ALL’AMORE

Molte di noi hanno strani pensieri riguardo all’amore e all’essere amate. Parlo dell’amore che va oltre la ricerca della sicurezza e del piacere personale ma si apre come un fiore per mostrare tutta la sua bellezza. C’è un libro, le cui pagine sono state consumate dalle infinite volte in cui le ho lette e che parla anche dell’Amore visto dal punto di vista di Kahlil Gibran: Il Profeta. E’ una visione ampia che parla di Amore applicato alla vita stessa, nella sua totalità. E’ quell’Amore che appartiene nell’appassionarsi per ciò che facciamo e che rende intenso ogni nostro momento, portandoci oltre le paure conosciute e sconosciute.

Quando l’amore vi fa cenno, seguitelo, anche se i suoi sentieri sono aspri e ripidi

Nessuno di noi può desiderare che l’amore si manifesti solo in una determinata misura, quella esatta che appaga il nostro bisogno o la nostra personale carenza, così come non possiamo presumere di poterne dirigere il corso affinché l’amore, se vi trova degni, prenderà il controllo della vostra rotta. L’Amore è come un albero che cresce forte in ogni condizione e radrizza i suoi rami cercando la luce che lo nutre.

A CIASCUNO IL SUO SPAZIO

Mi piace la visione che Gibran ha del “matrimonio” o comunque dell’unione, discostandosi dall’idea convenzionale che esso riguardi due persone che diventano una: un vero matrimonio dà a entrambe le persone lo spazio per sviluppare la propria individualità, come la quercia e il cipresso, che non crescono mai nell’ombra l’uno dell’altra. Per un rapporto ottimale riempitevi la coppa a vicenda, ma non bevete dalla stessa coppa.

Nella convenzione, il matrimonio viene generalmente vissuto come prevaricazione del più forte verso del più debole. La scelta del compromesso è molto spesso disequilibrata. E’ una ricerca infelice di appagare l’altro per avere ciò di cui ci si sente più carenti o bisognosi, anziché una condivisione dove vengono espressi i propri personali talenti con la possibilità di acquisirne le conoscenze attraverso lo scambio e il nutrimento reciproco.

La coppia contemporanea cede molto presto le armi quando si trova di fronte alle prime difficoltà, senza rendersi conto che sono proprie le difficoltà a rendere forte un legame, se usate in maniera appropriata. E questo – a mio parere – accade perché non si conosce il reale motivo per cui inizia una relazione. Sembra arduo crederlo, ma la scelta inconsapevole di un partner, è fatta per trovare nell’altro qualcosa che si crede di non avere.

Nell’altro possiamo sperare di trovare sicurezza economica e stabilità: questo è ciò che solitamente ricercano le donne inconsapevoli, ancora oggi. Nell’altra cerco una madre da trasformare, il più delle volte, in una domestica che mi possa accudire e soddisfare. Alcuni di voi potrebbero trovare antico questo modo di pensare: vi posso garantire che, per quello che è la mia esperienza di coach, è ancora attuale e consolidata in alcuni uomini.

Sulla distanza, se questo qualcosa che non ho continua a rimanere tale, ecco che la relazione comincia a vacillare. Anziché far diventare il partner un insegnante che mi porta a comprendere come fare ad ottenere ciò che desidero, ecco che si trasforma nel motivo del mio disagio. Ben presto l’unica cosa che voglio è far tornare la relazione così come era all’inizio, il che è impossibile se si considera che il cambiamento è sempre attivo.

A questo punto, non resta che un’unica soluzione: sostituire il pezzo avariato con un pezzo nuovo, condannare il vecchio e osannare la new entry. La separazione –reale o virtuale- è assicurata se non si prende coscienza di ciò che sta accadendo. E anche il risultato è assicurato: un’altra relazione diversa nella forma ma identica nella sostanza, che porterà a sperimentare un finale uguale a quello appena vissuto.

L’INGREDIENTE MAGICO

Uno degli ingredienti magici per una ricetta vincente, è cominciare a pensare all’altro come a te stessa e in men che non si dica, troverai che l’altro è lo specchio in cui ti rifletti. A quel punto sarai d’accordo che condannare l’altro è condannare te stessa e, partendo proprio da questa nuova visione, potrai iniziare a trovare caratteristiche positive. Fare un elenco delle doti del tuo partner è buona cosa per cominciare a fare la pace con te stessa. E’ solo l’inizio di un lungo restauro che parte, come sempre, dalla conoscenza consapevole di sé.

Voglio sottolineare che tutto ciò vale per un rapporto dove non c’è violenza fisica o psicologica. In quel caso la cosa migliore da fare è chiudere la relazione mettendosi al sicuro, lavorare a fondo su se stesse per comprendere le motivazioni che portano a scegliere quella tipologia di persone, e poi costruire con pazienza amorevole una vita differente. E’ un lavoro delicato che va compiuto con competenza e molta attenzione.

Detto questo, concludo affermando che l’amore non è quantitativo: non c’è né un tot e poi finisce. L’amore è qualitativo e vibra tuttalpiù di intensità. La vibrazione d’Amore per un figlio è differente rispetto a quella del partner o per un’amica, ma la qualità espressa sarà uguale perché basata sull’unione.

Come scrive Gibran, non siamo racchiusi nei nostri corpi, nè confinati a case o campi. Ciò che siamo abita al di sopra della montagna e vaga col vento: è uno spirito libero che abbraccia la terra e muove l’etere. Dobbiamo adottare una visuale più ampia della vita e riconoscere di essere creature spirituali che vivono un’esperienza umana.

Se vuoi aumentare la tua consapevolezza come Donna, ti invito a

Il Potere dell’Energia Femminile un Viaggio-Esperienza dove incontrare una nuova te stessa

UN PASSO INDIETRO

Per tornare a noi stesse e a volte è necessario fare un passo indietro. Ci aiuta a prendere le distanze e guardare con attenzione ciò che avviene intorno, nel nostro mondo. Il fatto è che molte di noi ne fanno troppi di passi in avanti andando oltre quel limite che divide il dentro dal fuori, nella speranza di trovare di trovare proprio là fuori, nel mondo, negli altri qualcosa di magico che possa prendersi cura di loro.

E proprio in quell’illusione si perdono restando intrappolate come in un fango denso che trascina verso il basso e che blocca la vera essenza di cui siamo fatte: l’ardire e la capacità di camminare libere, coi nostri tempi e momenti.

SOTTOMESSE E IMPOTENTI

Quanto è utile questo passo oltre il nostro sentire che ci porta nella falsa credenza che gli altri possono rendere la nostra vita migliore. Si, hai letto bene: è utile e necessario, almeno fintanto che non abbiamo capito in quale direzione guardare. Perché a un certo punto della nostra storia personale, ci sarà un momento in cui avremo voglia di spegnere i riflettori sotto i quali abbiamo scelto di stare e brillare finalmente della nostra luce.

Credere di essere sottomesse e impotenti è il drago che abita nella prigione della nostra mente. Lo nutriamo, lo coccoliamo nella speranza che possa un giorno essere riconoscente. Ma a nessuno piace la prigionia. Il drago vuole procurarsi da solo il cibo, non vuole essere nutrito. La sola cosa che desidera è poter volare via. 

Svolta la tua attenzione, lascia libero il drago e preparati per il ritorno a casa

Che parole semplici da leggere, ma quanto è complicato metterle in atto e renderle azioni concrete. Vogliamo uomini che si occupano di noi e ci danno sicurezza. Vogliamo comprensione dai nostri datori di lavoro, per lo più maschi che non comprendono nulla del femminile. Come potrebbero? Molte di noi non sanno nulla di sé stesse.

Per troppo tempo abbiamo risposto le nostre aspettative in una direzione che ha portato solo dolore, rancore, rabbia, paura e solitudine. E queste sono le sensazioni che ci riserva il mondo quando siamo lontane da casa, dalla nostra casa interiore. Non siamo d’aiuto a nessuno in questo modo, ancor meno a noi stesse. La sola cosa che vogliamo è rendere il nostro carico più leggero per camminare spedite e spensierate, ma non possiamo pensare di caricarlo sulle spalle altrui: non è una soluzione.

Permettere alla nostra anima di raccontare, metterci in ascolto per sentire un richiamo che ci fa alzare la testa e aprire gli occhi. Possiamo dire “no, io non ci sto” senza sentire colpa e lo possiamo fare perché è nei nostri accordi. 

Forse avremo bisogno di quel moto di rabbia per farlo. Forse sarà così. A volte per prendere la giusta direzione c’è bisogno di picchiare un pugno sul tavolo e caricare quella parte di noi che da troppo tempo è silenziosa, solo in apparenza.

Quante corde emozionali muove scrivere di femminile: me ne accorgo e prendo una pausa per leggere queste parole, che condivido con te:

… una notte
un battito di cuore alla porta.
Fuori, una donna nella nebbia
Ramoscelli ha per capelli,
e un abito di erbe sgocciolanti
verdi acque del lago.
Dice: “Sono te,
e vengo da tanto lontano.
Vieni con me, ho qualcosa da mostrarti…”
Si volge, e le si apre il mantello,
D’improvviso, luce d’oro … ovunque, luce d’oro…”
(La Donna che vive nel Lago)

Sorprenditi con effetti speciali e vieni con noi in un viaggio dove farai esperienza del tuo femminile, un passo dopo l’altro. Il gruppo si sta formando e potrai scoprire quanto di bello c’è nell’unirsi in uno scopo comune: conoscere sé stesse.   Il Potere dell’Energia Femminile – Ritorno all’Amore è il viaggio che faremo a Favignana dal 10 al 17 Giugno. Ti aspettiamo!

Il vento del cambiamento

Soffia sempre il vento del cambiamento. A volte è impetuoso e scompiglia la vita. Altre volte è una brezza lieve che ti trasporta. Incessante, non si ferma mai, anche se noi a volte crediamo che sia così.

Quando diciamo cose tipo “Le persone non cambiano” facciamo impazzire gli scienziati perché il cambiamento è letteralmente l’unica costante in tutta la scienza.

L’Energia, la materia, cambiano continuamente, si trasformano, si fondono, crescono, muoiono.

E’ il fatto che le persone cerchino di non cambiare che è innaturale. 

E’ il modo in cui ci aggrappiamo alle cose come erano invece di lasciarle essere ciò che sono.

E’ il modo in cui ci aggrappiamo ai vecchi ricordi invece di farne dei nuovi

Il modo in cui insistiamo nel credere, malgrado tutte le indicazioni scientifiche, che nella vita tutto sia per sempre.

Il cambiamento è costante.

Come vivere il cambiamento:

questo dipende da noi.

Possiamo sentirlo come una morte, o possiamo sentirlo come una seconda occasione di vita.

Se apriamo le dita, se allentiamo la presa e lasciamo che ci trasporti, possiamo sentirlo come adrenalina pura, come se in ogni momento potessimo avere un’altra occasione di vita.

Come se in ogni momento – io voglio – potessimo nascere ancora una volta.

Ancora una volta.

Dedicato ad Alessia e a tutte le persone che in questo momento stanno affrontando un cambiamento, una trasformazione.

Dedicato a chi oggi  sarà in aula per comprendere che la vita è un viaggio felice.

Accorgiti!

La tua SpiritualCoach   Lucia Merico 

DIO E’ PIU’ FELICE QUANDO I SUOI FIGLI GIOCANO

Se mi segui da tempo sai bene che una vita scarsa sotto ogni aspetto è il frutto di una mente incline alla scarsità anziché all’abbondanza.

Se mi stai seguendo ora per la prima volta, ti suggerisco di fare tuo al più presto questo aspetto fondamentale, poiché è il principio che ti permette di scegliere tra avere ragione o essere felice.

I pensieri di scarsità sono fatti di paura, energia che preme verso il basso, costrizione e lamento: un virus diffuso negli ultimi tempi. Si attivano con l’idea che gli altri hanno ciò che io non posso avere e che – forse – comportandomi nella maniera adeguata, mi potranno donare ciò che non possiedo e così far tacere il senso di vuoto che sento dentro di me.

I sintomi di questo virus alimentano una progressiva cecità: non ti accorgi del bello che c’è intorno a te.

La guarigione arriva sviluppando gli anticorpi della gratitudine: sii grato per ogni cosa che già possiedi. Apprezza ciò che hai e riconsidera con attenzione la tua vita sotto ogni suo aspetto. Tieni caro e rinforza con ancor più vigore ciò che ti piace. Ringrazia e trova il modo per trasformare ciò che non ti piace.

C’è fondamentalmente un’unica soluzione per vivere nella ricchezza ed è donare sottoforma di pensieri positivi, azioni potenzianti, aiuti materiali, sostegno morale, amicizia e perdono.

Dai agli altri ciò che vorresti fosse donato a te:

questo è il modo per attivare la ricchezza

in ogni sua forma

 

Apprezza l’abbondanza dell’Universo e il tuo diritto alla prosperità.

Dio ama i Suoi Figli anche quando sono ricchi e felici

 

Accorgiti!

La tua SpiritualCoach   Lucia Merico

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PER FAR SPAZIO AL NUOVO, FAI CADERE LE FOGLIE MORTE

Ogni volta che mi capita di ascoltare un episodio in cui un bambino, un anziano, un malato, un animale o comunque un essere che appare fragile ai miei occhi, innocente e indifeso, è stato abbandonato, mi sento toccata nel profondo.

Nasce forte l’indignazione, il biasimo e la rabbia verso chi agisce in quel modo.

L’abbandono suscita in molti di noi emozioni intense legate al concetto di perdita e negazione dell’amore. Abbandonare ed essere abbandonati sono così intrinsecamente legati alle emozioni di paura, che generano attaccamento alle cose materiali o ai sentimenti: ansia e preoccupazione iniziano a farsi strada con un risultato di perdita e una sensazione di essere lasciati in balia di sé stessi.

DOMANDE CORRETTE PER RISPOSTE CORRETTE

A un certo punto mi sono domandata: “Come mai accade tutto ciò? Cosa rappresenta per me questa paura dell’abbandono?” 

Ed ecco la mia risposta: “Mi sento  toccata e coinvolta  perché la paura dell’abbandono è una sofferenza che vive dentro di me e in ogni essere vivente, anche se a volte non ne siamo consapevoli, anche se nessuno (a memoria) si è comportato così nei nostri confronti.”

E’ una paura che ferisce tutto il genere umano e  nasce nel momento in cui la nostra anima  crede nella separazione dal suo mondo di luce e unione, incarnandosi nella coscienza duale che abita il corpo fisico. In quell’attimo avviene la scissione dall’Amore che di per sé è unione.

Per tutta la nostra vita terrena andremo alla ricerca di quell’Amore, sperando di poterlo trovare in altri corpi, negli oggetti, nelle situazioni di successo, senza mai trovarlo veramente.

DOV’E’ L’ERRORE?

Non è la ricerca in sé che è sbagliata, ma la direzione in cui stiamo cercando. Se vogliamo trovare l’Amore, dobbiamo invertire la nostra visione: guardare nell’altro la speranza della felicità ci rende fragili e impotenti. Trovare invece spunti nell’altro per comprendere noi stessi sarà l’approccio sensato per riconquistare il nostro potere personale che, per sua natura, è Amore.

L’azione stessa di rivolgere l’attenzione verso di noi e non contro l’altro ci rende più potenti e soprattutto più liberi.

Ciascuno di noi ne porta il ricordo ed è questo il motivo per cui l’abbandono suscita tali reazioni e non è sufficiente resistergli o reagire con idee, atteggiamenti e azioni che la vogliono negare o esorcizzare.

Quante volte, mossi da un’inconsapevole reazione al timore di non essere considerati – con la paura dell’abbandono nel cuore –  abbiamo agito allo scopo di sentirci più apprezzati nelle relazioni di coppia, con la nostra famiglia, con i figli e persino con i semplici conoscenti occasionali?

Il senso del possesso e dell’attaccamento sia alle cose materiali che affettive, sono reazioni alla paura di essere lasciati soli, senza quell’amore necessario e del quale ciascuno di noi ha bisogno per vivere.

Ma … per ogni situazione vissuta, c’è sempre il rovescio della medaglia

LA NATURA, GRANDE AMICA

Cosa accade se pensiamo all’abbandono come a  movimento, crescita o arricchimento? La natura, come spesso accade, ci viene in aiuto per facilitare la comprensione.

Quando finisce la stagione della fioritura, le foglie si preparano a cadere assumendo i colori vivi della rossa forza vitale, dell’arancio e del giallo, iniziando un nuovo ciclo di cosciente rinnovamento.

Attraverso colori, la natura mostra la sua preparazione ad assumere una forma diversa: non sta morendo bensì trasformando.

  • Possiamo imparare da Essa e lasciare  – quando riteniamo sia il momento giusto per noi – che le “foglie” delle nostre false idee e dei cerchi oramai chiusi, cadano leggere una ad una senza dolore, con dolcezza e sentimento.
  • Possiamo immaginare la nostra mente come un grande albero secolare e i nostri pensieri disturbanti come a foglie che si preparano a staccarsi leggere dall’albero della mente: lo fanno con gratitudine lasciando spazio a una nuova consapevolezza.

Questa immagine amorevole che va al di là dello spazio e del tempo, può essere un valido aiuto per imparare e comprendere che l’abbandono è impossibile: l’albero della mente è tutto ciò che siamo, e fluire in lui permettendo alla vita di fare il suo corso significa rendere grazie all’amore e alla felicità.

Questo è uno dei modi per aprirci a una nuova visione

FARE ESPERIENZA

Sono certa che vicino a dove abiti o lavori c’è un parco o anche semplicemente un solo albero che sta lasciando andare le sue foglie. Se così fosse, preparati a far cadere vecchi schemi per aggiungerne di nuovi.

  • Ritaglia da un foglio tanti pezzettini di carta e su ciascuno scrivi  ciò avresti voglia di lasciar andare in questo momento. Possono essere vecchie delusioni, momenti di difficoltà che stai vivendo, antichi schemi che appartenevano alla tua famiglia d’origine e che stai nuovamente perpetuando.
  • Procurati un po’ di pane o del tabacco,  quaderno e penna per scrivere e vai nella natura accanto a un albero.
  • Appoggia la schiena al suo tronco stando in piedi e tenendo tra le mani i pezzettini di fogli sui quali hai scritto ciò che vuoi “far cadere”, e immagina per un attimo di entrare al suo interno e sentir scorrere la linfa vitale : puoi immaginare la vita che si prepara alla trasformazione.
  • Apri le tue braccia come fossero i rami dell’albero e ogni volta che ti senti pronta/o lascia cadere ai tuoi piedi un pezzettino dei fogli che tieni tra le mani, proprio come farebbe l’albero.
  • Continua fino a che le tue mani sono completamente vuote.
  • Ringrazia come sei capace di fare e lascia alla base dell’albero un po’ del pane o del tabacco che hai portato con te, come ringraziamento per averti ospitata/o. Gli alberi amano essere ringraziati con questi doni.
  • Ora siedi comodamente e scrivi chi vuoi essere: quelli saranno i semi della tua nuova vita
  • Scrivi le azioni che da subito compirai per far crescere questi semi. Curali, nutrili, rendili forti e aspettati il meglio che tu possa immaginare.

Questo è un modo per incontrare il Dio che dimora in ciascuno di noi,  riconciliandoci con Lui e con la parte più profonda di noi stessi, per dare così un nuovo significato alla Vita.

Accorgiti.

La tua SpiritualCoach     Lucia Merico

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