REPRIMERE O ESPRIMERE: QUESTO E’ IL DILEMMA!

Un titolo quello dell’articolo di oggi che è tutto un programma. Come amleti moderni a volte nelle nostre relazioni ci domandiamo se è più conveniente far zittire o mostrare le nostre emozioni.

Se da piccola-o hai spesso sentito dire da un adulto di casa “stai zitta-0 – non parlare – non piangere – comportati bene – stai composto – non sporcarti” e amenità di questo genere anche se fatte tutte con tanto amore, appartieni sicuramente alla categoria dei “repressori seriali” che piuttosto di parlare per dire la loro, si mordono la lingua.

Alcuni di voi hanno provato a dire la loro, ribellandosi a ogni tentativo di essere zittiti. E qual’è stato il risultato lo sappiamo bene: mi ci metto anch’io nella lista dei cattivi. Pervasi da un iniziale senso di potere per aver permesso al vulcano emozionale di esplodere, siamo ben presto caduti nel senso di colpa che, in quanto ribelli seriali, abbiamo provveduto prontamente a reprimere e nascondere.

Alcuni di noi hanno successivamente scelto il silenzio mentre altri hanno continuato a perseverare nel ribelle tentativo di essere ascoltati: entrambe le direzioni non funzionano sulla distanza.

MA DOVE PORTA LA REPRESSIONE?

Tanto più cerchiamo di reprimere tanto più ciò che reprimiamo si farà sentire, e questo vale per tutte le emozioni, indistintamente.

Se il sentimento fosse per esempio la rabbia, possiamo elargire sorrisi e strette di mano in ogni occasione, finché salterà fuorinei momenti più inopportuni e nel maniera meno adatta.

E quando accadrà, rafforzeremo ancor di più la convinzione di doverla schiacciare e nascondere quanto più profondamente possibile, cosa che cercheremo di fare con una determinazione assoluta.

Questa è una strada senza uscita poiché il risultato sarà esattamente come sopra. Fino al momento in cui, trovandoci di fronte a una delle biforcazioni importanti della vita, sceglieremo di cambiare la strada che porta verso l’accettazione.

MUOVIAMO QUALCHE PASSO INSIEME VERSO L’EQUILIBRIO

Se mi leggi da un po’ hai imparato che scrivere – e cioè mettere nero su bianco  -è un’azione molto più potente del semplice riflettere e lavorare a livello di pensiero.

Dunque se ti va, scrivi su un foglio le domande che ti propongo più sotto e rispondi ad esse prendendo in considerazione la sincerità. Nessuno valuterà le tue risposte se non tu: sii gentile e generoso!

Non c’è niente di meglio che mettere a nudo le proprie emozioni per imparare a riconoscerle e ad accettarle poiché, a volte, le dinamiche sono talmente consolidate e automatizzate da animarsi di vita propria.

LA PRESA DI COSCIENZA

Prendere coscienza è rendere giustizia alla propria consapevolezza: è sempre la scelta migliore che possiamo fare per decidere la direzione da intraprendere.

La rabbia nasconde la gioia, la paura oscura il successo, la gelosia è un masso sopra la felicità. Dietro ogni emozione che reprimi si nasconde il suo esatto contrario nell’intensità esatta dell’emozione repressa.

E’ il giudicare, la vergogna, il nascondere che tiene oscurata la parte buona di ogni situazione. Un po’ come una medaglia a due facce: quando ne guardi una l’altra non la vedi.

I riflessi vengono visti nella luce

Niente è solo luce o solo ombra: dipende sempre quale lato stai osservando. Sia la luce che l’ombra ci appartengono e compongono l’insieme di ciò che siamo.

Quando diveniamo consapevoli di questa dualità, scopriamo che l’ombra è utile alla luce per esprimersi, che la bontà può manifestarsi “grazie” alla cattiveria, la giustizia lo fa con l’ingiustizia, la gioia col dolore e la colpa con il perdono.

ESERCITIAMOCI INSIEME

Le domande sono potenti mezzi per ricevere risposte: e da domande potenti ci si aspettano risposte altrettanto potenti. Eccone alcune che puoi scrivere e alle quali rispondere sempre scrivendo, naturalmente:

  • Quali sono le emozioni che provi tu stesso/a e che non sopporti?
  • C’è un aspetto di te di cui ti vergogni e che nascondi profondamente?
  • Quali sono gli aspetti di te che ami condividere con gli altri?
  • Ci sono emozioni che escono fuori dal tuo controllo? Se si, quali sono?
  • Che tipo di rapporto hai con queste emozioni? Come ti senti quando le esprimi? E quando le reprimi?

MORALE DELLA STORIA

Proprio ieri durante il Laboratorio al femminile CREA LEGGI AMA, mi sono fermata con alcune partecipanti per condividere esperienze personali e siamo arrivate a una sola conclusione: accorgiti!

Non ci sono modi perfetti per fare cose o intraprendere relazioni: la perfezione non è di questo mondo. Ma nell’imperfezione di una relazione possiamo trovare il modo di essere felici, facendo pace con le nostre emozioni e rivolgendo loro l’attenzione che meritano.

Diversamente, come bambini capricciosi che vogliono essere ascoltati, cominceranno a strillare e picchiare i piedi finché non le accogliamo nel nostro cuore, per poi lasciarle gentilmente andare al loro destino.

Quindi, accorgiti, scrivi e sii felice!

Spiritualmente tua    Lucia Merico

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PROFESSIONE O RELAZIONE?

Sono molte le persone che privilegiano il successo personale a quello affettivo. Alcuni dedicano più tempo alla professione che alle relazioni affettive o familiari, nella falsa convinzione che in questo modo potranno garantire un benessere stabile e duraturo. Altri una relazione affettiva non riescono neppure a costruirla: non ne hanno il tempo. E altri ancora si nascondono dietro la falsa convinzione che “stanno bene da soli”: a nessuno piace stare solo per troppo tempo.

La parola chiave che accomuna queste persone è sacrificio, un sinonimo di paura.

A mio parere i rapporti affettivi devono collocarsi fra le nostre priorità più importanti quando fissiamo degli obiettivi, qualunque essi siano. Solo quando abbiamo una relazione soddisfacente possiamo rivolgere il pensiero alla realizzazione di noi stessi permettendoci di esprimere al meglio tutto il nostro potenziale.

Per diverso tempo mi è stato difficile apprezzare un partner che mi sosteneva in ogni mia scelta. Questo mi ha fatto vivere momenti di grande solitudine e voglia di distruggere. Con pazienza e tanto lavoro su me stessa, ho iniziato ad apprezzare e a valorizzare questo aspetto accettandolo e a mia volta donandolo all’altro. Un abito in meno, una macchina più economica e una giornata di più insieme per conoscersi, amare, gioire e costruire le basi per un futuro felice: è più facile trovare soluzioni ai problemi quando si è in due o più persone che remano nella stessa direzione.

Troppo spesso sento donne parlare male dei loro uomini. Troppo spesso vedo uomini sottovalutare la donna che hanno accanto. Distruggere è sicuramente più semplice che costruire e ogni giorno possiamo trovare esempi che ce lo confermano. Molto più semplice chiudere una relazione e aprirne un’altra, a volte senza neppure prendersi il tempo necessario per capire cos’è successo. Per costruire, invece, ci vuole competenza, volontà, determinazione.

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E’ uso comune dire che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Io preferisco uomini e donne che camminino uno a fianco dell’altra: è più facile accorgersi quando uno dei due inciampa e porgere la mano per incitarlo a sollevarsi e ad essere più forte di prima. Accorgiti!

PROGRESSO

Il processo di rinnovamento della vita prevede che qualcosa debba terminare a vantaggio di qualcos’altro che inizia. La vasta gamma di pensieri che accumuliamo, seguiti da doverose esperienze che li consolidano rendendoli convinzioni,  ci porta ad occupare molto spazio vitale. Per cui se vogliamo inserire una novità nella nostra esistenza dobbiamo lasciar andare, proprio come un cambio armadi stagionale.

Siamo naturalmente portati a progredire e non sempre riusciamo a farlo nella maniera corretta e vantaggiosa per noi e la conferma l’abbiamo proprio sotto i nostri occhi ogni giorno. Pur vivendo in un oceano di abbondanza, la carenza sembra essere la più gettonata. E non parlo unicamente di povertà economica: intendo soprattutto la povertà di pensiero. Concentriamo buona parte delle nostre energie nel creare partendo da ciò che già esiste senza prenderci carico di comprendere come siamo arrivati fino a quel punto.

La sostituzione più comune? Sistemare le relazioni cambiando partner: non sono  d’accordo! A meno che non ci siano gravi e importanti motivi di abusi e maltrattamenti, la scelta di abbandonare una relazione sostituendo il partner come fosse il tappo di un barattolo senza aver capito cosa è successo, potrebbe essere una mossa infelice. E sai perché? Se non hai ben compreso come siete arrivati fino a quel punto, tenderai a ricreare nella successiva relazione le stesse dinamiche: cambia la forma ma la sostanza resta uguale.

Le idee vengono da fuori dello spazio. Per quanto possa sembrare impossibile da credere, se vogliamo cambiare idea dobbiamo andare a prenderla fuori dallo spazio conosciuto, oltre ogni cosa materiale e tangibile. E il punto di partenza è proprio nel qui e ora. Se accettiamo il fatto che ogni cosa derivi da qualcosa di immateriale, il nostro modo di vivere e di agire sarà diverso da quello di chi crede che il fondamento di tutto sia la materia. Le apparenze cesseranno di formare la base esclusiva delle nostre decisioni e la convinzione che esiste un universo di abbondanza in continuo rinnovamento sarà ben presto le fondamenta sulle quali poggeremo la nostra vita.

Pensare in termini di salute quando si è malati o circondati dalla malattia o pensare in termini di ricchezza e abbondanza quando ci si trova in mezzo a manifestazioni di povertà, implica una certa forza, volontà e conoscenza. Ma chi è capace di tutto ciò si eleva al di sopra del campo di battaglia diventando osservatore, staccando il giudizio e conquistando la capacità di scegliere e decidere per la sua vita.

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Siamo in molti a credere che la gratitudine sia il modo migliore per rinnovare  una situazione. Essere grati per ciò che già si possiede apre campi inesplorati di abbondanza, dal momento che la natura universale è essa stessa abbondanza e premia chi ne è consapevole e continuamente grato.

Non parlo del semplice “grazie” detto a macchinetta nella speranza che possa succedere qualcosa. Intendo la gratitudine espressa nella piena consapevolezza del sentirti davvero colmo di felicità nell’essere vivo, apprezzando sinceramente ciò che hai intorno, concentrando la tua energia sul bello e sul buono che c’è.

Se desideri essere ricco, non concentrarti sulla povertà ma sull’abbondanza che trovi intorno a te. Se desideri avere relazioni appaganti, non sottolineare i difetti: esalta le qualità. Se desideri esprimere la tua passione, non concentrare la tua energia su pensieri di scarsità: informati, studia, preparati e alza il culo. E quando ti accorgi del barlume di carenza, ricalcola e sii grato per ciò che già possiedi. Parti da quel punto e ti stupirai di ciò che accade. Accorgiti.

Sapete, al mondo non importa nulla dei semplici pensieri se non sono seguiti da azioni concrete.  Osservare la vita dal punto di vista dei risultati può sembrare duro. Ma che ci piaccia oppure no, il mondo ha le sue regole – pensiero + A.I.C. = risultato. E non gliene importa nulla se preferiamo vivere secondo le nostre regole personali.

Vivere nell’ottica dei risultati richiede determinazione, cambiamenti e rischi con il grande vantaggio di sapere che siamo noi a tenere in mano le redini della nostra vita. La differenza tra chi vince e chi perde sta nel fatto che chi vince è disposto a fare cose che chi perde non vuole fare.  Potrebbe risuonarti come una frase fatta, ma occorre davvero compiere il necessario per ottenere ciò che si desidera, in ogni ambito della nostra vita: diversamente continueremo ad essere dei “passeggeri” che seguono direzioni di altri.

Se vogliamo mantenere viva la nostra relazione di coppia, è necessario impegnarsi ogni sacrosanto giorno. Se vogliamo raggiungere il nostro sogno professionale, dobbiamo impegnarci ogni giorno con forza e dedizione.

Per guarire la nostra vita dobbiamo imparare a gestirla con competenza e preziosità, valutando cosa è meglio per noi e cosa non lo è più: questo potrebbe risultare complicato e doloroso. A volte tutto filerà liscio: evviva! Altre volte non sarà così: bene, ricalcola e riparti. Ma lo devi avere uno stralcio di sogno da guardare dritto negli occhi!

Smettila di dire che gli altri ti trattano male e insegna loro come trattarti. Sai cosa vuoi da una relazione, da una collaborazione, da un’amicizia? Se io per prima non hai le idee chiare, come posso chiedere agli altri in che modo trattarmi?

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“Il perdono è potere” come ti risuona questa frase? Sei in grado di portarla concretamente nella tua vita, applicandola ad ogni situazione? Neppure immagini – o forse si – la grandiosità che può sprigionare un atto di perdono applicato e agito: il senso di liberazione e l’energia che si rinnova, la consapevolezza che aumenta insieme alla gioia del rinnovamento.

Da ora crea tu stesso la tua esperienza. Anche se è duro crederlo, anche se sembra che non sia vero e aggiungi tu tutte le scuse che ti vengono in mente, ciascuno di noi èi responsabile della propria vita. Se hai un lavoro che non ti piace, è tua responsabilità. Se non riesci ad avere delle relazioni soddisfacenti con gli altri, dipende da te. Se non ti fidi degli uomini o delle donne, sei tu che devi imparare a sviluppare questa fiducia. Interrompi il lamento e inizia subito ad assumerti la responsabilità dei risultati e delle situazioni: chiama le cose con il loro nome e non come vorresti che fossero.

Non attenersi, sia pur minimamente, a queste indicazioni ti impedirà di formulare una diagnosi chiara della situazione e cambiare – nella maniera giusta per te-  la tua vita.  Accorgiti!

QUATTRO CHIACCHIERE

Natale e Fine Anno sono momenti in cui si tirano le somme, si sceglie nuovamente. “Non farò più questo … non farò più quello …” Molti lo fanno, pochi rimarranno fedeli a sé stessi. C’è una sostanziale differenza tra vincitori e perdenti e sta nel fatto che i vincitori scelgono di fare cose che i perdenti non fanno. Una per tutte? A.I.C. Alzare il Culo.

A un mondo fatto di materia non importa nulla dei buoni propositi se non sono seguiti dalle azioni. Vivere in quest’ottica comporta il fatto di apportare cambiamenti alla propria vita, a volte rischiosi, che consolidano il pensiero di essere gli autori della propria esistenza.

La maggior parte delle persone non è alla ricerca della verità, bensì del riconoscimento. Vogliono disperatamente avere ragione anche se ciò che fanno non funziona, dimenticando che per cambiare bisogna fare qualcosa di differente.

Da molti anni scelgo le Feste Natalizie e di Fine Anno come momento propiziatorio per inaugurare una nuova vita: è forse il momento dell’anno dove l’accorgermi assume un valore ancor più importante.

Uscendo di parecchio dalla mia zona d’agio, voglio condividere con te una chiacchierata tra amici registrata lo scorso gennaio. Se lo desideri, ritagliati del tempo per ascoltarla. E’ stata fatta con passione, tanta emozione e contiene piccoli suggerimenti per migliorare le tue giornate.

In questo giorno prenatalizio, auguro a te e a tutte le persone con le quali condividerai questo importante momento tanta volontà e determinazione per realizzare ogni cosa bella desideri.

Buon Natale e Accorgiti!

Lucia

IL CAMMINO E’ LA META

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Dietro l’idea di un desiderio spesso si nasconde il pensiero che ci debba essere qualcuno o qualcosa che lo possa soddisfare. Questo è il modo per imprigionare la tua energia. Nessuno può darti di più di quanto tu non riesca a dare a te stesso. Sei tu che decidi di andare verso ciò che hai scelto godendoti il cammino, trovando il modo per superare gli ostacoli. Le persone e le situazioni che ti verranno incontro saranno un valido contributo per aumentare il potere personale, rinforzando la tua volontà e determinazione. La sensazione di metterti in cammino accende dentro di te tre condizioni importanti: te stesso nel qui e ora, il focus della tua meta e la strada per raggiungerla. Fondendole insieme nasce la fortezza dell’unità. E a quel punto non hai più nessun bisogno di preoccuparti del modo in cui arriverai a destinazione. Semplicemente ti verrà mostrato, passo dopo passo. Buon Cammino e Accorgiti!

TI TENGO IN PUGNO!

Incontro una giovane donna che non vedevo da tempo e ci siamo fermiamo a chiacchierare davanti a un caffè. Mi racconta che sono cambiate molte cose nella sua vita: ha ridotto il seno, un piccolo intervento al naso per sentirsi più raffinata e una addominoplastica per indossare al meglio il bikini. L’ascolto mentre cerca di convincermi di quanto sia felice dopo aver finalmente ritoccato quelle parti del corpo che non le piacevano, ma la mia deformazione professionale mi porta a sentire oltre le parole: ho la percezione che ci sia qualcosa che la disturba.

Ho imparato a fidarmi delle mie sensazioni e continuo ad ascoltare la sua apparente serenità che fà a botte con la mia sensazione di disagio. Dopo qualche minuto di racconti felici, finalmente inizia ad aprire il suo cuore e a raccontarsi: tutti questi interventi li ha fatti per compiacere un uomo con il quale ha avuto una relazione durata sei anni e che da qualche mese l’ha lasciata per un’altra donna. Conosco come ci si sente a essere lasciata dopo una lunga relazione: l’ascolto si fa ancor più interessante.

Racconta che lui ha pagato gli interventi chirurgici e lei ha accettato perché pensava che così avrebbero potuto stare insieme per sempre. In fondo, quando si guarda allo specchio, non si sente poi così male: ma ogni singolo punto di sutura sul suo seno le ricorda la separazione. Abbozza un leggero sorriso, mentre dai suoi occhi scendono due lacrime che, imbarazzata, provvede istantaneamente ad asciugare passandosi le mani sul viso. “In fondo gli uomini apprezzano questo ben di Dio che vedono e ora sono io, finalmente, a tenerli in pugno” dice abbozzando un sorriso.

Su quest’ultima affermazione ci alziamo e mi saluta frettolosa con la promessa di incontrarci presto, magari per una cena o, forse, un altro caffè. La guardo allontanarsi sui suoi tacchi alti nella speranza che, un giorno, possa capire dove guardare davvero per essere felice e penso che, come lei, sono molte oramai le donne che confondono l’amore con l’estetica. Qualcuno di voi potrebbe pensare che la responsabilità sia della società, dei media, della pubblicità che, come ben si vede, certamente non ama le donne.

No, non è così! La responsabilità è delle donne che, ancora, confondono l’amore con il possedere, lo quantificano pensando che ce ne sia solo una certa misura arrivando a toccare, a volte, il fondo nella speranza di catturare l’uomo tanto sognato. E’ la conoscenza che manca, il sapere chi sei veramente e la volontà di ricercare un nuovo modo di essere. Il tuo potere reale, Regale e femminile non ti ha mai abbandonata! Resta quieto in attesa di essere risvegliato e non ha nulla a che fare con ciò che credi di essere oggi, con i valori maschili acquisiti e l’aggressività espressa come unica possibile via verso la libertà. E tutto a svantaggio tuo e degli uomini intorno a te, che fuggono a gambe levate.

Condivido con voi un mio post di qualche tempo fa, nella speranza che in ogni Donna che lo legge possa nascere la scintilla della volontà di conoscere, comprendere e accettare un cambiamento a favore della libertà.

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Far emergere il femminino che è presente in modo naturale nel cuore di ogni Donna che incontro è uno degli obiettivi che mi sono posta in questa vita. Quotidianamente la mia attenzione è rivolta a ciò che sono: ne osservo le dinamiche mettendomi in discussione e confrontandomi con altre donne che sono in cammino, con me. E da questa osservazione nasce un’espressione di pace e armonia che non è sinonimo di immobilità: tutt’altro! E’un’onda che trasferisce il suo movimento al mondo e ritorna ancor più amplificata. Questa forza diventa mente, corpo e spirito, in unione perfetta con il Tutto. Un continuo nutrimento che viene espresso anziché essere seppellito sotto una fitta patina di valori maschili, efficaci per ogni Uomo, impropri per ogni Donna. A ognuno il suo compito, per ristabilire quell’alternanza che porta a vivere la vita come una danza, dove entrambi i ballerini a volte guidano, a volte si lasciano guidare

Per ogni Donna e Uomo, per il Pianeta intero.