JONATHAN

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Jonathan è diverso dagli altri uccelli del suo stormo: “Per la maggior parte dei gabbiani quello che conta non è volare, ma mangiare. Per questo gabbiano, però, la cosa importante non era il cibo ma il volo.” Il padre gli dice che la ragione per cui si vola è procacciarsi del cibo, e non per il gusto di volare, Ma Jonathan trascorre le giornate sperimentando picchiate e planando sempre più in basso vicino all’acqua: vuole sfidare i propri limiti per scoprire le proprie possibilità. Spesso i suoi tentativi finiscono in fallimenti.

In una occasione vola più veloce che mai verso l’acqua, ma non riesce a rialzarsi in tempo e colpisce la superficie del mare, come se fosse un muro, a 145 chilometri orari. Allora Jonathan si dice che è un gabbiano, che è limitato per natura e che fosse stato creato per volare ad alta velocità avrebbe le ali di un falco e vivrebbe di topi e non di pesce; si rassegna a essere un membro dello stormo uguale agli altri e a fare le cose come sempre gli altri hanno fatto. Un giorno, però, viene colto da un’idea: se riuscisse a volare con le ali strette contro il corpo diventerebbe simile a un falco e potrebbe cambiare agevolmente direzione ad alta velocità. Prova quindi un’altra picchiata e riesce ad accelerare fino a 225 chilometri orari, come “una palla di cannone grigia sotto la luna”. Il giorno seguente va ancora oltre, raggiungendo i 322 chilometri orari, la velocità più elevate che un gabbiano avesse mai raggiunto.

In preda all’euforia Jonathan attraversa in picchiata il proprio stormo, fortunatamente senza uccidere nessuno: si rende conto di aver portato la propria specie a nuovi livelli e pensa che quando avrà insegnato agli altri ciò che sa, essi non dovranno più comportarsi come al solito, spostandosi da una barca di pescatori all’altra e raccogliendo teste di pesce sufficienti a malapena per sopravvivere; egli avrebbe mostrato loro un’esistenza più elevata.

Ma il genio viene bandito e il giorno seguente Jonathan viene chiamato a presentarsi di fronte al consiglio dei gabbiani e per la sua “sconsiderata irresponsabilità” viene umiliato e cacciato dallo stormo, accusato di non comprendere lo scopo della vita dei gabbiani: mangiare e sopravvivere il più a lungo possibile.

Jonathan, solo presso gli Scogli Lontani, trascorre le sue giornate da solo, triste non tanto per se stesso quanto per la possibilità che la sua comunità ha rifiutato. Trova continuamente modi di fare le cose: attraverso i suoi esperimenti di volo, scopre che una picchiata ad alta velocità calcolata permette di catturare i pesci più saporiti. Per colmo d’ironia, proprio il suo amore per il volo lo porta ad avere abbondanza di cibo. Incontra una comunità di gabbiani evoluti che, come lui, volano per il gusto di volare. Gli viene detto: “Scegliamo il nostro prossimo monto attraverso ciò che apprendiamo in questo. Se non impari niente il prossimo mondo sarà uguale a questo, con le stesse limitazioni e gli stessi ostacoli da superare. |…| Il Gabbiano Jonathan scoprì che noia, paura e rabbia sono ciò che rende la vita di un gabbiano così breve, e liberati i suoi pensieri da esse visse una vita davvero lunga e bella”

Lo scopo della vita non è semplicemente sopravvivere, ma mirare alla perfezione che c’è dentro di noi, nella nostra mente.

Accorgiti!

L’OMBRA DI SE’

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La nostra zona d’ombra è una grande risorsa per noi, non certamente un limite. Le infinite ricchezze racchiuse in essa sono una conoscenza che va quanto prima valutata. Le energie di giusto e sbagliato, buono e cattivo, bene e male, grande e piccolo fluttuano da una parte all’altra della nostra vita a seconda di come scegliamo la loro importanza.
Ognuno di noi, nel corso della vita, ha modo di fare esperienza di momenti in cui si è sentito buono, altri cattivo, oppure giusto o ingiusto, in alcuni momenti una persona generosa e in altri tirchia, capace o incapace … Non erano due persone a interpretare le emozioni: siamo sempre noi. E tutti passiamo da questa esperienza, continuamente.
L’errore che genera sofferenza è appiccicare un’etichetta che definisce una cosa oppure l’altra: noi non siamo questo e quello. Apprezzare se stessi solo quando siamo come vorremmo essere, è negare una parte di noi e perdere l’amore per sè stessi. E quando perdiamo l’amore per noi stessi, il mondo risponde a questa richiesta facendoci vivere l’esperienza della solitudine e dell’abbandono.
Se, dunque, vogliamo essere riconosciuti come una persone degne d’ amore dobbiamo prima cominciare ad amare quelle parti di noi che abbiamo provveduto a scartare, se vogliamo essere ascoltati dobbiamo prima di tutto imparare ad ascoltarci. Ciò che sperimentiamo nella vita è ciò accettiamo dentro di noi, nella mente. E nella mente ci sono tutte le risorse di cui abbiamo bisogno per essere felici. E’ questo il modo con cui rendiamo concreta e solida la realtà interiore. Prendere distanza dalle proprie emozioni sgradevoli equivale a separare una parte di noi che, inevitabilmente, vorrà essere considerata. Accettazione, quindi, è la parola adatta per questo passaggio.
Accorgiti. (LM SpiritualCoach)

DIFFERENT VISION

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Ogni istruzione, ogni critica, ogni riduzione in fatto di scelte, ogni manifestazione di gerarchia, ogni espressione di isolamento svilisce in modo sottile l’autostima delle persone. Fare coaching, la fiducia, l’apertura, il rispetto, la lode sincera, la libertà di scelta e, naturalmente, il successo l’accrescono. Per usare il coaching con successo dobbiamo adottare una visione di gran lunga più ottimista del normale per quanto riguarda le capacità nascoste delle persone, di tutte le persone. (John Whitmore)

Prendi in considerazione la possibilità di cambiare il tuo modo di imparare e di relazionarti con gli altri, raccogliendone il beneficio di una visione differente. Quando non sai come fare, chiedi “come” e il modo arriva: sempre!

TIME AFTER TIME

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Dal libro di Thich Nhat Hanh Monaco vietnamica che nel 1968 percorse l’America tenendo conferenze, mentre gli Stati Uniti bombardavano il suo Paese d’origine.

“Di solito la gente considera un miracolo camminare sull’acqua o in aria. Io penso invece che il vero miracolo non sia camminare sull’acqua o in aria, ma camminare su questa Terra. Ogni giorno abbiamo a che fare con un miracolo di cui non ci rendiamo neanche conto: il cielo azzurro, nuvole bianche, foglie verdi, gli occhi scuri e curiosi di un bambino, i nostri stessi occhi. Tutto questo è un miracolo. |…| Non bere il tuo tè come chi trangugia un caffè durante una pausa di lavoro. Bevilo lentamente e con riverenza, come se fosse l’asse attorno al quale ruota il mondo intero: lentamente, in modo uniforme, senza affrettarti verso il futuro. Vivi il momento attuale. Solo questo momento presente è la vita” (Il miracolo della presenza mentale)

E’ molto facile dimenticarsi di essere presenti a se stessi perchè la nostra mente divaga negli spazi più remoti portandoci a pensare a qualcosa d’altro. Uno dei modi per essere presenti è la padronanza del respiro: questo porta ad avere il controllo del proprio corpo e della propria mente. Quando sei triste o preoccupato, portare attenzione consapevole al tuo respiro di trovi a guardare la vita nella giusta prospettiva.

Ci vuole allenamento cominciando da un semplice esercizio:
– Con la schiena dritta, seduto o sdraiato, appoggia le mani sul tuo ventre e porta il tuo respiro proprio in quel punto.
– Osserva il tuo respiro finché non si fa più profondo e prendi coscienza dei pensieri che hai in quel momento.

Diventando osservatore dei tuoi pensieri e continuando a respirare, essi si placheranno fino a che non trovi la tua pace. Chi sa come respirare correttamente può restare calmo in qualsiasi situazione, oltre ad avere la chiave per una continua rivitalizzazione del proprio corpo.

I pensieri vogliono essere accolti. Quando hai un pensiero, ad esempio di tristezza, puoi dire a te stesso: “E’ appena sorto in me un pensiero di tristezza” Questo è un buon modo per rimanere presenti a se stessi. Ascolta i tuoi pensieri, prenditi il tempo per farlo, sii presente a te stesso concedendoti un attimo di quiete per fare le cose nella consapevolezza che le stai facendo. Lascia perdere per un attimo la scusa non ho tempo e ricorda che è il bene più prezioso che possiedi. Usalo al meglio!

RITORNO A TE STESSO

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C’è un momento durante la vita in cui passi il “punto di non ritorno”. E’ lì che inizia la vera sfida. Il passato bussa e tu continui la tua strada guardando avanti, senza fermarti. Gli ostacoli diventano opportunità da cogliere per comprendere ancor più a fondo te stesso.
Se la determinazione è con te, stai pur certo che incontri sempre chi ti tende la mano, e anche quando ti sembra che nessuno sia lì a farlo, puoi chiedere alla tua Guida interiore: Lei è sempre con te, pronta a sollevarti, mostrandoti la strada.

LM SpiritualCoach