MERAVIGLIOSA VITA

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“C’era un bambino che usciva ogni giorno, e il primo oggetto che osservava e che accoglieva con meraviglia o pietà o amore o timore, in quello si trasformava, e quell’oggetto diventava parte di lui per quel giorno o per parte del giorno … o per molti anni o lunghi cicli di anni”

Questa parole tratte da Foglie d’erba dello scrittore Walt Whitman mi fanno pensare a dove poso i miei occhi ogni mattina. Non intendo necessariamente gli occhi fisici, o comunque non solo quelli. Ci sono gli occhi della mente che, ancor prima di quelli fisici, iniziano a immaginare la grandiosità di quel giorno o trovano scuse che rendono  lo stesso giorno insignificante.  Quando cambio il modo di guardare il mondo, il mondo che guardo cambia. Mi accorgo. Scelgo e decido.

QUAL’E’ LO SCOPO?

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“Dare è ricevere”

Basterebbe comprendere l’istante di eternità contenuto in questa frase per migliorare considerevolmente la propria esistenza. Possiamo dare solo ciò che conosciamo a fondo e di cui intendiamo fare esperienza nella nostra vita. L’autonomia è un’illusione: ciascuno di noi ha bisogno di qualcosa o qualcuno per poter vivere la propria esistenza, proprio come un’automobile ha bisogno del carburante per potersi muovere.

Ogni pensiero pensato porta valore al pensatore trasformandosi in esperienza di vita vissuta. E’ una facoltà che viene data ad ogni essere nel momento stesso in cui sceglie di abitare questo mondo. Da questo punto di vista “Ama il prossimo tuo come te stesso”  assume un significato ben preciso che traduco così:  offri agli altri ciò che vuoi ricevere. E qui si apre un mondo di punti interrogativi e incomprensioni: “Ho dato tutta me stessa e sono stata ripagata con l’abbandono” “Ho dedicato tutta la mia vita a questo lavoro e sono stato licenziato”. A chi non è successo, almeno una volta nella vita, di formulare simili considerazioni? Non potendo tornare indietro, pensiamo a come procedere in futuro. C’è una domanda chiave per comprendere a priori cosa stiamo davvero offrendo e, di conseguenza, cosa riceveremo: qual è lo scopo? Per comprendere a fondo cosa intendo, vi suggerisco di dedicare una giornata per fare questa esperienza: prima di compiere qualunque scelta (una telefonata, scrivere una lettera, acquistare, andare a bere un caffè o pranzare con qualcuno ….) domandati “Qual è lo scopo? Cosa voglio ottenere da questo incontro?” e risponditi con assoluta sincerità.

Proprio ieri una giovane donna che ha scelto la crescita personale e spirituale come stile di vita, mi scrive un piccolo successo raggiunto: dire a suo padre che non sarebbe andata a cena dalla nonna insieme a tutta la famiglia. Alla richiesta del padre, anziché rispondere il consueto  “va bene”, ha scelto di prendersi un attimo di tempo per indagare a fondo cosa volesse davvero fare. Si è assunta la responsabilità di ascoltare i sensi di colpa che emergevano e che avevano scelto per lei fino a quel momento e, con assoluta sincerità, ha comunicato al padre la sua volontà di restare a casa. Ha dato ciò che voleva ricevere, mettendo da parte il senso di colpa e dedicandosi unicamente a ciò che davvero era il suo intento. Il risultato? Anziché la solita ramanzina, la vita le ha donato un padre comprensivo.

Ora, tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo A.I.C. (Alza Il Culo). L’esperienza è l’unico modo per comprendere a fondo ciò che stai leggendo. Sono certa che alcuni di voi hanno all’attivo un bel po’ di esperienza, mentre per altri potrebbe essere la prima volta. A entrambe suggerisco di continuare fino a farlo diventare uno stile di vita. Credetemi: non potrete più farne a meno. Accorgiti.

BAMBINI COME MAESTRI

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I bambini sono una fonte inesauribile di opportunità per imparare. Questo breve racconto di vita quotidiana lo voglio condividere con tutti quei genitori che in questo momento stanno vivendo la difficoltà della separazione.

E’ una convinzione  generalizzata credere che ai bambini si possa mentire, dimenticando che la loro sensibilità va al di là delle parole. La sofferenza degli adulti viene trasmessa non solo dalle parole verbalizzate ma anche, e soprattutto, dall’energia che ogni parola non detta trattiene dentro di sé.

E’ un martedì di qualche tempo fa, e incontro il piccolo Francesco.

«Ciao Francesco, come stai?» chiedo e lui risponde educatamente «Bene, grazie»

«Come posso esserti d’aiuto?» chiedo come se stessi parlando ad un adulto. In questi anni ho imparato che i bambini si sentono più rispettati quando vengono trattati con rispetto.

Francesco ha solo dieci anni di vita, è maturo oltre misura per la sua età, intelligente, sensibile e molto educato. Ci siamo visti altre volte per piccoli problemi di relazione con la maestra di scuola e una volta perché faceva brutti sogni.

«Ho un problema» dice, e i suoi occhi sono gonfi di lacrime. Le trattiene: ha imparato dal nonno che non si piange di fronte agli altri.

«E qual è questo problema?» chiedo. Risponde abbassando gli occhi «Il papà va via di casa e io ho paura di rimanere solo»

Percepisco la sua angoscia, la sua ansia, la rabbia e questa immensa paura che escono da un piccolo essere, eppure già capace di provare emozioni spaventose.

«Ne vuoi parlare?» chiedo con un nodo alla gola. «Sì grazie. Ho paura di non vedere più il papà. Lui va ad abitare in un’altra casa e sarà solo, e se ha bisogno di qualcosa non c’è più nessuno con lui. E tra qualche tempo incontrerà un’altra signora e faranno un altro bambino e lui si dimenticherà di me»

Ancora una volta l’intuito mi dice è che non è tutto. Infatti continua dicendo «E poi è colpa sia mia se i miei genitori si stanno separando»

La mia mente è vuota e dalla mia bocca non esce nulla. Sono attimi lunghissimi dove non esistono più confini e io non trovo le parole per confortarlo. Chiedo sostegno di Dio affinché mi possa indicare la maniera per affrontare la situazione, e le parole iniziano a formarsi nella mia mente.

«Sai Francesco, esiste una moneta speciale fatta apposta per questi problemi. Si chiama “moneta della felicità”. Quando sei infelice o ti senti arrabbiato o hai paura che succeda qualcosa di brutto, tieni stretta la moneta tra le mani e ti sentirai molto meglio. Vuoi provare?»

Un sorriso prende il posto delle lacrime trattenute. Prendo dal portafogli una moneta che conservo sin dal mio ultimo viaggio in Oriente. Francesco apre la mano, appoggio la moneta sul suo palmo e lui chiude gli occhi e la stringe per qualche secondo, come per verificarne l’efficacia. E quando li riapre è stupito e sorride «Sai che funziona? Mi sento già meglio» dice. Sento che è sollevato: il mio cuore è leggero. Inizia a chiacchierare di calcio e scuola e mi racconta dei suoi cugini e di quante risate fanno insieme.

I bambini sono semplici e nella loro semplicità compiono grandi azioni. Penso con gratitudine a quanto è bella la mia professione e alle mille opportunità che ogni giorno mi offre per conoscere me stessa. Grazie Francesco per avermi  insegnato che è facile scacciare le nubi della tristezza per lasciar posto alla felicità. E’ sufficiente credere nella magia della Vita.

UN ARGOMENTO CHE SCOTTA

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C’è un modo per interrompere il circolo vizioso della ripetizione di un’esperienza, ed è la benedizione. Può essere definita come un pensiero qualitativo, un sentimento, un’emozione che ci permette di dare  un’etichetta differente a ciò che stiamo provando rispetto a qualcosa che ancora ci fa soffrire o che ci ha fatto soffrire in passato. In poche parole, benedire  è concedere al dolore che proviamo di scivolare lontano permettendoci così di accogliere una guarigione più ampia anziché trattenere e bloccare nel corpo fisico le emozioni irrisolte. Benedire è riconoscere tutti gli aspetti di ciò che ci sta ferendo: chi soffre, la causa della sofferenza e i testimoni delle sue conseguenze.

Voglio precisare che la benedizione non giustifica è  scusa in alcun modo nessun atto che infligga sofferenza e non mette sigilli di approvazione sugli eventi dolorosi.  Il suo reale scopo è quello di liberarci dalle esperienze dolorose dichiarando che tali eventi, qualunque essi siano, fanno parte del passato. Stiamo permettendo ai sentimenti collegati a quell’esperienza di fluire attraverso il corpo fisico anziché restare bloccati al suo interno, provocando in questo modo ciò che nel mondo occidentale chiamiamo “malattia”.  Attraverso questo atto compiuto con consapevolezza, possiamo lasciar andare ferite e sentimenti non risolti della nostra esistenza, senza il bisogno di risalire all’origine né di rivivere molte altre volte il dolore connesso per studiarlo a fondo e comprenderlo. Permettiamo a noi stessi di interrompere lo schema del “perché le cose sono andate proprio così” assumendoci la responsabilità di cambiare la nostra esistenza, privilegiando l’espansione anziché la chiusura.

Potrebbe sembrare troppo semplice per poter funzionare. Certamente è uno strumento molto potente e non è né facile né difficile. Come sempre tutto dipende da ciò che noi scegliamo e il risultato sarà allineato di conseguenza.

Per prepararvi ad accogliere un atto di benedizione, bisogna che rispondiate onestamente ad alcune domande che, come sempre, suggerisco di scrivere: “Accetto di andare oltre le emozioni o la vecchia convinzione che “devo pareggiare i conti – qualcuno deve pagare per ciò che ha fatto”? Sono pronto ad andare al di là del modo di pensare che giustifica l’azione di ferire qualcuno poiché quella persona a sua volta mi ha ferito?”. In poche parole, sei disposti a mettere da parte la vendetta scegliendo il perdono? La risposta che emerge non è né giusta né sbagliata. Va solo intesa come uno strumento che  aiuta a raggiungere la consapevolezza rispetto ai pensieri profondo  e a cosa raggiungi attraverso le convinzioni. E qualora decidessi di procedere e per ricevere i benefici della benedizione, dovrai prima di tutto concederla.

Trova un luogo tranquillo dove potrai pronunciare a voce le seguenti parole  con cuore aperto, sincero e il solo intento di liberare. Sii consapevole che la situazione coinvolge tutte le persone coinvolte: insieme rimangono prigionieri, insieme vengono liberati. Immagina la situazione nella sua interezza. Immagina di essere un testimone silenzioso dell’intera situazione e, quando ti senti pronto, procedi in questo modo:

Io benedico (nome/i della persona/e che sta soffrendo)

Io benedico (nome/i della persona/e che ha inflitto la sofferenza)

Io benedico me stesso/a in quanto testimone.

Che argomento scottante: ne sono consapevole. Ma conosco l’efficacia e la meraviglia della benedizione perché l’ho sperimentata e continuo a farlo. Rinforza la tua volontà partendo dalle “piccole” sofferenze ma soprattutto … accorgiti!

WALKINGCOACHING

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Cammino con Roberta per la nostra WalkingCoaching e mi racconta della sua amica che le è stata così vicino quando suo il marito l’ha lasciata. Dispensava consigli, l’ha aiutata a uscire di casa quando aveva solo voglia di piangere, l’ha stimolata a guardare la situazione da un altro punto di vista. C’era sempre, attenta, disponibile: una presenza costante.

Roberta, a questo punto della sua storia, comincia ad alzare la testa rispetto alla sua separazione; sono cambiati gli orizzonti, diventati più ampi e ricchi di possibilità. Ma all’amica, quella che le era stata così vicina, non piace la nuova Roberta con la testa alta. Preferiva quella con le spalle curve, il pianto facile, gli orizzonti grigi. Che fare dunque? Niente di meglio che cercare di riportare la situazione com’era una volta utilizzando la leva del senso di colpa. Perché non c’è nulla di meglio che far sentire qualcuno colpevole per poterlo manipolare. Ma Roberta non ci casca: si accorge. Accidenti: la faccenda si complica. Cosa accadrà da adesso in poi?  Lascio a voi il piacere di scrivere il finale e sapete perché? Per il semplice motivo che a tutti noi è successo almeno una volta nella vita di avere un’amica o amico volenteroso di aiutarci con un unico obiettivo: quello di poter stare nel mal comune-mezzo gaudio, la condizione più fallimentare in cui ci possiamo infilare.  Molto meglio gioire insieme dei momenti felici, piangere per quelli tristi, sostenersi nei cambi di percezione.

Roberta non traballa più. Ora appoggia i suoi piedi su una fiducia solida: quella che ripone in sé stessa. Avanti tutta, dunque, un passo alla volta. E chissà che diventando un esempio per la sua amica traballante, non possa in qualche modo esserle d’aiuto. A Roberta auguro un “accorgiti” grande come tutto l’Universo.

Roberta è un nome di fantasia.

QUATTRO ASPETTI DELL’ESSERE SPIRITUALI

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Ci sono quattro aspetti fondamentali dell’essere spirituali.

Il primo aspetto è accorgersi che le persone che incontri sono sempre giuste per te. Nessuno mai entra nella nostra vita per caso. Ogni persona che incontriamo rappresenta un motivo preciso di insegnamento e progresso per la nostra esistenza.

Il secondo aspetto è considerare che tutto quello che succede è la sola cosa che sarebbe potuta accadere: nulla di ciò che accade nella nostra vita avrebbe potuto essere altrimenti, neppure il più piccolo dettaglio. Se eliminiamo i “se” e i “ma” dal nostro vocabolario, comprendiamo che la situazione può solo procedere in avanti, alla ricerca di una soluzione. I “se” portano indietro, bloccano, impediscono il processo di apprendimento e chiudono nella frustrazione e nel rancore. Ogni situazione presente nella vita di ciascuno è funzionale per comprendere noi stessi e la nostra evoluzione.

Il terzo è vivere nel presente, l’unico istante perfetto. Ogni cosa inizia e si esprime nel momento giusto, mai un attimo prima, mai un attimo dopo. In quell’attimo di tempo presente c’è la sola libertà garantita: la libertà di scegliere e decidere.

Il quarto e ultimo aspetto è imparare a chiudere i cerchi considerando che la fine di una situazione rappresenta sempre un nuovo inizio. Quando il cerchio si chiude, è bene ringraziare e procedere in una nuova direzione. Diversamente, sperimentiamo la sofferenza.

Questa è la parte teorica, quella che viene compresa con relativa facilità. C’è poi la pratica che, come dice il proverbio, vale più della grammatica. E qui cadono molte teste. L’intellettualizzazione riempie la bocca: fare A.I.C. riempie la vita di esperienza attiva sul campo. Chi vuole può iniziare l’allenamento in questo modo:

  • Acquistare un piccolo quaderno che diventa “Il quaderno della consapevolezza
  • Durante la giornata, ogni volta che ti accorgi di essere consapevole di una situazione, la scrivi

Al termine dei tre mesi di esercitazione, accorgerti sarà per te una passeggiata: ne sono certa.

Dimenticavo: se stai leggendo non è sicuramente “per caso”: ne sei consapevole?

IMMAGINA NUOVE STRADE

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La strada sbarrata ha una sola funzione: farti trovare un’alternativa. Se credi di non poter andare avanti, devi dar vita alla tua immaginazione trovando strade che ti conducono dove tu vuoi arrivare. Molti si fermano di fronte al primo ostacolo considerandolo “difficile” o addirittura “impossibile” da superare, dimenticando che “c’è sempre un altro modo”.

Quando ho smesso di insegnare corsi ideati da altri e mi sono dedicata totalmente a sviluppare un metodo che rispecchiasse la mia energia facendo nascere la figura di SpiritualCoach, erano in molti a pensare che sarebbe stato difficile, complicato, che mi avrebbero confuso con la religione. Ho dovuto attingere a tutta la mia determinazione per andare fino in fondo, depositare il marchio, sviluppare corsi, laboratori e scrivere il mio primo libro. La determinazione paga sempre. Dunque, se hai un sogno, un obiettivo che ti riempie la mente e il cuore, vai avanti e fermati solo l’attimo che ti serve per riprendere fiato, ottimizzare le energie e riprendere con ancor più forza. Accorgiti.