AFFASCINATE DAL PIACERE

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Non è certo banale affermare che donne e uomini lottano per trovare i loro lati più profondi. Eppure molto spesso si lasciano affascinare da molteplici ragioni che prendono la forma dei piaceri più disparati. Alcuni diventano dipendenti da questi piaceri, dimenticano la loro ricerca profonda e restano per molto tempo intrappolati – a volte per sempre – incapaci di sottrarsi per continuare il loro lavoro.

Quando una donna è alla ricerca di sé stessa è innamorata ed eccitata, usa tutta la sua energia di fascinazione per rivolgere il suo sguardo un po’ più in là rispetto a ciò che vede con i suoi occhi fisici. Se si ferma e il suo sguardo si posa su una distrazione e la tensione della ricerca viene interrotta, ecco che dovrà ricominciare daccapo.  “Molte sono le ossa per la strada, succose, deliziose, interessanti, selvaggiamente eccitanti. Ma riescono a produrre l’amnesia, tanto da far dimenticare non soltanto a che punto siamo del lavoro, ma perfino di che lavoro si trattava”.

LA RICERCA

Vi posso assicurare che nel momento in cui vi affacciate sul terreno della ricerca, arrivano informazioni da ogni dove: alcune remano nella direzione in cui state andando, altre nella direzione opposta.  Proprio ieri chiacchieravo con un’amica che sta lavorando duramente e con entusiasmo su sé stessa per innalzare il suo livello di energia e consapevolezza, e mi racconta della sua scoperta: sceglie le relazioni di coppia per ricevere calore. E scopre proprio durante la condivisione che ha sviluppato una sorta di dipendenza dalla quale sente la necessità di disintossicarsi.

Una cosa buona, in eccesso o in piccola dose consumata nel momento sbagliato, può provocare una perdita di consapevolezza. In quel momento anziché avere un impetuoso aumento del flusso di saggezza, ci aggireremo con la testa tra le nuvole cercando di mantenere i piedi per terra, il che risulterebbe davvero difficoltoso.

Il processo di mantenere alta la consapevolezza e in particolare non abbandonarci agli appetiti usandoli come distrazione mentre cerchiamo di scoprire cosa ci connette a noi stesse e alla felicità, può essere a volte difficile e laborioso. Ma c’è un modo che trovo vincente – per quel che mi riguarda – ed è la condivisione. Un motto che ho sviluppato in questi ultimi anni è insieme è più facile: la ricerca condivisa aiuta a velocizzare il percorso, se ne abbiamo la volontà.

Se ti va di andare più a fondo nella conoscenza di te stessa:

INDIPENDENZA

Indipendenza. Quand’è il primo momento in cui mettiamo in atto l’indipendenza? Per necessità al momento della nascita, quando il cordone ombelicale viene tagliato (a volte brutalmente) e iniziamo a respirare in autonomia.  Un altro momento importante è imparare a camminare: scopriamo che possiamo spostarci per raggiungere ciò che desideriamo. Questo primo passo che facciamo è così importante, più di quanto pensiamo, così come lo è il modo con cui lo facciamo: rimane il modo in cui in seguito cammineremo nella nostra vita.

Alcuni di noi si sono buttati a capofitto, altri hanno fatto piccoli passi incerti, altri ancora si sono serviti dei supporti che hanno a portata di mano. C’è chi si dispera e si blocca quando cade, chi si rialza e procede come se nulla fosse accaduto. Ma tutti, senza distinzioni, continuiamo a proseguire desiderosi di ottenere ciò che ci siamo prefissi. E’ la spinta a divenire indipendenti che ci conduce, passo dopo passo, verso la presa di coscienza di noi stessi come individui, è il senso di libertà che tutti noi vogliamo e che siamo venuti in questo mondo ad affermare.

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Ma ben presto a molti di noi accade che le circostanze incontrate, per infinite sfumature e motivi personali, ci rendono incerti così da ritrovarci inconsapevolmente ad essere dipendenti da tutto ciò che circonda la nostra vita. Con il lavoro cerchiamo un’indipendenza economica senza accorgerci che spesso dipendiamo proprio da esso. Diventiamo dipendenti da idee e condizionamenti, dalle regole imposte da qualcuno esterno a noi che –anche se non piacciono- continuiamo a seguire. Dipendiamo da una relazione per paura di restare soli. Non osiamo prenderci la responsabilità di noi stessi, informandoci e ascoltando campane che suonano una diversa musica.

Indipendenza è libertà di osare, slegarci dall’approvazione degli altri per sentirci bene e amati, divenire padroni delle nostre emozioni camminando spavaldi lontano da tutto ciò che ci tiene bloccati a una falsa idea di noi stessi e del mondo. E’ fare un passo verso noi stessi, all’interno di quell’animo infinito e luminoso da cui ci siamo allontanati.

Oggi prenditi un momento per prendere coscienza e scrivere le situazioni che ti rendono dipendente. Quanto sono necessarie?  Fai mentalmente un elenco di tutti gli oggetti che possiedi e che sono importanti per te: cosa accadrebbe se non li possedessi più? Non è sempre necessario fare piazza pulita per sentirsi liberi poiché molto spesso si rischia di gettare ogni cosa per poi pentirsi di averlo fatto. Nella calma, invece, possiamo scegliere cosa tenere e cosa lasciar andare, premesso che quest’ultima parte è un passaggio che va compiuto con pazienza e consapevolezza. Accorgiti.

Lucia Merico |SpiritualCoach|Trainer|AlFemminile

SLEGATI DAL DOVERE E LIBERA IL PIACERE

Viviamo in un mondo dove non esistono scuse ma solamente opportunità: questo è ciò che siamo venuti a scoprire. Siamo parte di un grande schema che comprende il fluire con l’essenza stessa dell’Universo: ogni cosa accade per uno scopo.

Una piccola volontà e l’acquisizione di una maggiore consapevolezza degli schemi e del fluire della natura, del tempo e dello spazio, in cooperazione – e non in distruzione – con le scelte e le decisioni che prendiamo in ogni momento, è quanto di meglio possiamo imparare per vivere nella fiducia di noi stessi, rinunciando così al sopravvivere.

Slégati dal “dovere” e libera il piacere di essere veramente d’aiuto. Troppo spesso il dovere nasconde una mancanza di responsabilità nell’imboccare la strada per l’eccellenza personale. Puoi nascondere la tua felicità nella fittizia soddisfazione di avere più denaro, più successo o più sicurezza – per qualche tempo –, ma alla fine essa si prenderà ciò che le è dovuto. La vita spinge affinché tu sia felice e, a volte, lo fa in modo inaspettato, a tratti brutale.

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Dentro ognuno di noi c’è un genio della lampada, pronto a rendere il servizio che viene chiamato a fare, dandoci esattamente ciò che gli chiediamo: senza il riconoscimento della nostra parte divina, ci esprimiamo solo a metà.

“La società è un’azienda per azioni, i cui membri, per meglio assicurare il pane a ciascun azionista, accettano di rinunciare alla libertà e alla cultura del mangiatore. La virtù più richiesta è la conformità. La fiducia in sé stessi è la sua avversione. Essa non ama né la realtà né i creatori, ma nomi e abitudini. Chi vuole essere un uomo e una donna, deve essere  anticonformista” (Ralph Waldo Emerson)

Oggi scopri chi sei. Prenditi un momento di quiete  armati di carta e penna dove scriverai “Io chi sono?”  e descriviti cominciando dalla parte più grezza: il sesso, il nome, la tua professione e via così lasciando spazio alla mente razionale che, pian piano, aprirà porte inaspettate. Non preoccuparti di cosa scrivi e di quale etichetta usi per descriverti. Lo scopo di questo atto meditativo è comprendere che il tuo nome e la tua professione sono solo la punta di un enorme iceberg. Tu sei molto di più di ciò che immagini.  Accorgiti!

LIBERATI

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Slegati dal “dovere” e libera il piacere di essere veramente d’aiuto. Troppo spesso il dovere nasconde una mancanza di responsabilità nell’imboccare la strada per l’eccellenza personale. Puoi nascondere nella fittizia soddisfazione di avere più denaro, più successo o più sicurezza – per qualche tempo – la tua reale felicità, ma alla fine essa si prenderà ciò che le è dovuto. La vita spinge affinché tu sia felice e, a volte, lo fa in modo inaspettato, a tratti brutale. Dentro ognuno di noi c’è un genio della lampada, pronto a rendere il servizio che viene chiamato a fare, dandoci esattamente ciò che gli chiediamo: senza il riconoscimento della nostra parte divina, ci esprimiamo solo a metà.

La società è un’azienda per azioni, i cui membri, per meglio assicurare il pane a ciascun azionista, accettano di rinunciare alla libertà e alla cultura del mangiatore. La virtù più richiesta è la conformità. La fiducia in sé stessi è la sua avversione. Essa non ama né la realtà né i creatori, ma nomi e abitudini. Chi vuole essere un uomo, deve essere un anticonformista (Ralph Waldo Emerson)

Scopri chi sei e sii sempre te stesso.

Accorgiti!

TI AMERO’ FINTANTO CHE …

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Molti di noi hanno strani pensieri riguardo all’Amore: intendo quello con la “A” maiuscola, quello che va oltre la ricerca della sicurezza e del piacere personale, ma si apre come un fiore per mostrare tutta la sua bellezza. C’è un libro, le cui pagine sono state consumate dalle infinite volte in cui le ho lette, che parla anche dell’Amore, visto dal punto di vista di Kahlil Gibran: Il Profeta. E’ una visione ampia che parla di Amore applicato alla vita stessa, nella sua totalità. E’ quell’Amore che c’è nell’appassionarsi a ciò che facciamo, al momento che stiamo vivendo, portandoci oltre le paure conosciute e sconosciute.
“Quando l’amore vi fa cenno, seguitelo, anche se i suoi sentieri sono aspri e ripidi”

Nessuno di noi può desiderare che l’amore si manifesti solo in una determinata misura, quella esatta che appaga il nostro bisogno o la nostra personale carenza, così come non possiamo presumere di poterne dirigere il corso “perché l’amore, se vi trova degni, prenderà il controllo della vostra rotta”. L’Amore permette a ognuno di noi di crescere e di portare i nostri rami storti a crescere dritti, forti e alti.

Inoltre, mi piace molto la visione che Gibran ha del matrimonio, discostandosi dall’idea convenzionale che esso riguardi due persone che diventano una: un vero matrimonio dà a entrambe le persone lo spazio per sviluppare la propria individualità, come “la quercia e il cipresso, che non crescono mai nell’ombra l’uno dell’altra”. Per un rapporto ottimale “riempitevi la coppa a vicenda, ma non bevete dalla stessa coppa”. Nella convenzione, il matrimonio viene generalmente vissuto come prevaricazione del più forte a scapito del più debole. La scelta del compromesso è, molto spesso, iniqua. E’ una ricerca infelice di appagare l’altro per avere ciò di cui ci si sente più carenti o bisognosi, anziché una condivisione dove vengono espressi i propri personali talenti con la possibilità di acquisirne le conoscenze attraverso lo scambio e il nutrimento reciproco.

La coppia contemporanea cede molto presto le armi quando si trova di fronte alle prime difficoltà, senza rendersi conto che sono proprie le difficoltà a rendere forte un legame. E questo accade perché non si conosce, a parer mio, il reale motivo per cui inizia una relazione. Sembra arduo crederlo, ma la scelta inconsapevole di un partner, è fatta per trovare nell’altro qualcosa che si crede di non avere. Nell’altro cerco sicurezza economica e stabilità: questo è, generalmente, ciò che ricercano le donne inconsapevoli, ancora oggi. Nell’altra cerco una madre da trasformare, il più delle volte, in una domestica che mi possa accudire e soddisfare. Alcuni di voi potrebbero trovare antico questo modo di pensare: vi posso garantire che, per quello che è la mia esperienza di coach, è ancora attuale e consolidata .
Sulla distanza, se questo qualcosa che non ho continua a rimanere tale, ecco che la relazione comincia a vacillare. Anziché far diventare l’altro un “insegnante” che mi porta a comprendere come fare ad ottenere ciò che desidero, ecco che si trasforma nel motivo del mio disagio. Ben presto l’unica cosa che desidero è far tornare la relazione così come era all’inizio, il che è impossibile se si considera che il cambiamento è sempre attivo. A questo punto, non resta che un’unica soluzione: sostituire il pezzo avariato con un pezzo nuovo, condannare il vecchio e osannare la new entry. La separazione –reale o virtuale- è assicurata se non si prende coscienza di ciò che sta accadendo. E anche il risultato è assicurato: un’altra relazione diversa nella forma ma identica nella sostanza, che porterà a sperimentare un finale uguale a quello appena vissuto.

Uno degli ingredienti magici per una ricetta vincente, è cominciare a pensare all’altro come a te stesso e, in men che non si dica, troverai che l’altro è il tuo specchio in cui ti rifletti. A quel punto sarai d’accordo che condannare l’altro è condannare te stesso e, partendo proprio da questa nuova visione, puoi iniziare a trovare caratteristiche positive.Fare un elenco delle doti del tuo partner è buona cosa per cominciare a fare la pace con te stesso. E’ solo l’inizio di un lungo restauro che parte, come sempre, dalla conoscenza consapevole di sé.

Voglio sottolineare che tutto ciò vale per un rapporto dove non c’è violenza fisica o psicologica. In quel caso, la cosa migliore da fare è chiudere con la relazione mettendosi al sicuro, lavorare a fondo su se stessi per comprendere le motivazioni che portano a scegliere quella tipologia di persone, e poi costruire con pazienza amorevole una vita differente. E’ un lavoro delicato che va compiuto con competenza e molta attenzione.

Detto questo, concludo affermando che l’Amore non è quantitativo: non c’è né un tot e poi finisce. L’Amore è qualitativo e vibra, tuttalpiù, di intensità. La vibrazione d’Amore per un figlio è differente rispetto a quella per un’amica, ma la qualità espressa sarà uguale perché basata sull’unione.

“Non siete racchiusi nei vostri corpi, ne confinati a case o campi. Ciò che voi siete abita al di sopra della montagna e vaga col vento. Non è cosa che striscia sotto il sole alla ricerca di calore o scava tane nella tenebra per essere al sicuro. E’ cosa libera, uno spirito che abbraccia la terra e muove nell’etere. |…| Adotta una visuale più ampia della vita e riconosci di essere una creatura spirituale che sta vivendo un’esperienza umana” Kahlil Gibran

Buon Lavoro e Buon Divertimento!