SEDIAMOCI INSIEME

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Siediti accanto a me e smettiamo di discutere. Facciamo invece quello che avremmo dovuto fare sin dall’inizio: diamoci il tempo di conoscerci. Non voglio presentarmi col mio nome, quello già lo sai. Ciò che non sai è cosa mi piace davvero, quali sono le mie paure, i miei valori più grandi, l’ammuffito sogno nel cassetto e quella vergogna che mi porto dentro e che pesa, tanto, da troppo tempo. Non so perché ho aspettato di arrivare lunga nei modi e nei tempi, fino sbattere contro il muro delle illusioni, delle aspettative prima di poterti dire: «Sediamoci insieme» e presentarmi nuovamente a te.

Le amiche sono pessimiste. «Lascialo perdere. È uno stronzo come tutti gli uomini» e per un po’ ho creduto fosse vero. Ti ho accusato perché – porca miseria – tutto era contro di te. Mi hai delusa, sfruttata, mi hai mentito. Poteva essere diverso il mio pensiero? Eppure un giorno qualcuno mi ha detto che ci poteva essere un altro modo, e mi sono ricordata di quella voce che ogni tanto sussurrava. Aveva il timbro che usava mia madre, un misto di dolcezza e forza: «Siamo noi donne a sistemare le cose» Non le ho mai chiesto cosa intendesse davvero e ho creduto fosse lavorare, stirare le camicie, preparare il pranzo, curare i bambini, ma ora capisco che ero limitata e chiusa nei sensi, in ogni senso.

Sediamoci insieme e parliamo di chi siamo, non l’abbiamo mai fatto: facciamolo adesso. Io ti racconto chi sono e tu mi racconti chi sei. Lo farò prendendoti le mani e guardandoti negli occhi. Non voglio avere più segreti … forse qualcuno per le mie amiche … forse.

Non so davvero da dove partire, ma quello che so è che l’idea di potermi raccontare a te adesso mi rende più forte, mi fa respirare. Sai, prima avevo paura di mostrarmi, con tutta la fatica che avevo fatto per sembrare più forte: ero terrorizzata dalle mie fragilità. Attaccarti, sminuirti, ironizzare sui tuoi comportamenti, manipolarti col mio vittimismo era il mio modo per non perdere quell’esile potere che credevo di possedere, e per un po’ ha funzionato.

E poi un giorno mi sono guardata le mani, chiuse a pungo per trattenere, e le ho aperte. Che dolore lasciar andare! Ma una volta aperte non si sono più richiuse: ho provato a farlo più e più volte, senza risultato. Le mie nuove amiche dicono «Meno male! Stai cominciando a volerti bene. Conosci te stessa e vedrai che meraviglia!» Non so cosa accadrà. Sono curiosa e impaurita di scoprirlo.

Sediamoci insieme, vicini. Ti terrò le mani tra le mie mentre ti parlerò di me. Comincio io, sono in buona compagnia, ho la voce di mia madre che sussurra: «Siamo noi donne a sistemare le cose»

Lucia

 

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MAESTRA SPIRITUALE

C’è una questione che dev’essere chiarita: sei madre perché sei nata donna a prescindere se hai partorito un figlio oppure no. Avere un utero ti rende materna nel senso più ampio del termine, nutrice del mondo non solo di cibo, soprattutto capace di insegnare l’amore, mostrando rispetto per te stessa e per il mondo circostante.

Se una donna viene istruita con questi valori, sarà capace di istruire e contaminare le persone piccole e grandi, uomini e donne con le quali entrerà in contatto. In sostanza la «cura materna» è data da donne e uomini che hanno imparato a reggersi sulle proprie gambe, capaci di rendere inutile appoggiarsi a qualcuno.

Ogni persona appartiene solo a sé stessa. Un uomo e una donna si uniscono per generare una nuova vita che non è proprietà privata da controllare o alla quale imporre qualcosa, ma un essere senziente da aiutare nel trovare i suoi ritmi, i suoi talenti e le sue abilità.

Ogni adulto che ha imparato il significato di amore nella sua più ampia espressione, può diventare un esempio, un luogo dove l’espressione del rispetto conferisce una maggior serenità interiore. È questa la funzione della maternità.

Donne e uomini di qualunque età devono insegnare alle generazioni future ad essere liberi di decidere con intelligenza della loro vita, a manifestare i loro successi, e per farlo devono essi stessi diventare persone più libere, cominciando proprio dalla conoscenza di sé.

Se il rapporto tra madri e figli torna ad essere il rapporto tra una nuova anima in terra e la sua prima maestra spirituale, anche i bambini – maschi o femmine – quando cresceranno, sapranno che non c’è nobiltà più grande che vivere mostrando compassione per ogni creatura vivente, e rifuggire con ogni più piccola parte di noi dalle forze della paura e dalla durezza di cuore in ogni sua forma.

Essere donna è essere madre

Dobbiamo ricordare la natura sacra del nostro io divino. Siamo figlie della storia e possiamo diventare madri di un mondo nuovo: riconoscerlo è ritrovare il nostro potere che possiamo rivendicare, in nome dell’amore.

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ABBI FEDE

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Ogni forma di ogni cosa pensata a livello virtuale, può essere nostra: la fantasia è il mezzo con cui possiamo immaginare di essere, fare e avere qualunque cosa desideriamo. L’altro mezzo con il quale trasportiamo in questo mondo ciò che abbiamo immaginato è la fede, il credere che ciò che pensiamo sia vero per noi e che si potrà realizzare.

I pensieri si muovono nell’aria influenzando gli avvenimenti. Un pensiero forte e chiaro di scarsità produce condizioni, sensazioni, emozioni, esperienze e incontri di scarsità così come un pensiero forte e chiaro di abbondanza è in grado di generarla intorno a noi. Chi nutre una forte convinzione è in grado di emanare vibrazioni che ricercano il suo pari sottoforma di materia, fino a ottenere ciò che abbiamo fortemente desiderato. Tutto ciò a cui diamo un valore importante si manifesta sempre nella nostra vita sottoforma di esperienza.

PENSIERI PAROLE AZIONI

Pensa questo: come può un oggetto, un amuleto, un talismano o un portafortuna di qualunque tipo, funzionare? Di per sé è un manufatto, un oggetto inanimato. La potenza sta nell’essere convinti della sua efficacia, la stessa potenza che troviamo in qualunque rituale. Per quale motivo le persone intonano cantilene, ripetono affermazioni positive, battono sui tamburi o fanno scorrere dei grani? Perché la ripetizione è uno dei tanti modi conosciuti di radicare una suggestione nella nostra mente, una sorta di magia bianca che ci permette di trasformare un desiderio in un’aspettativa. Ritualizzandola gli si fornisce una struttura solida, sostenuta da una forte convinzione che si trasforma in esperienza.

Vi siete mai chieste come mai, per esempio, alcune pubblicità riescono a penetrare così fortemente da indurre all’acquisto? La forza straordinaria della ripetizione di un pensiero, prima supera la razionalità agendo sulle nostre emozioni e poi penetra nel subconscio dove, in un breve lasso di tempo, il pensiero viene rappresentato: vedo un oggetto, mi piace, lo desidero e comincio a sognare di possederlo.

Tanto più o tanto meno ho fede e fiducia, tanto più o tanto meno ottengo un risultato

Un altro esempio al femminile? Quando una donna è in attesa di un bambino e i primi mesi continua a incontrare altre donne col pancione. E un esempio al maschile è quando un uomo decide di acquistare un’auto di una marca specifica e inizia a vederla posteggiata ovunque.  Ciascuno di noi deve comprendere che l’intelligenza della convinzione è un atto creativo della propria esistenza e ne abbiamo conferma ogni istante. Imparare ad attingere dal potere del nostro subconscio costruendo, superando e manifestando nel mondo cose che prima erano solo nella nostra immaginazione, non solo è possibile ma necessario per comprendere di quale potere straordinario siamo dotati.

Laddove riponiamo la nostra fede dimora il nostro potere: diventiamo sempre ciò che abbiamo in mente di essere. Quando abbiamo compreso come funziona il nostro sistema di pensiero, l’allenamento sarà quello di accorgerci poiché ogni cosa grande o piccola che si manifesta nella nostra vita non arriva dal caso, dal destino o dalla fortuna, ma da un pensiero che trova l’impeto della realizzazione nel fatto stesso di crederci.

Quando siamo padroni dei nostri pensieri, siamo in grado di dirigere la nostra vita

 

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VOCE DEL VERBO CAMBIARE

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Cambiare è la cosa più naturale poiché ogni attimo della nostra vita è basato sul cambiamento, e anche quella più complicata da comprendere e alla quale facciamo più resistenza. Un pensiero individuale può diventare collettivo e condizionare un’intera società? Certamente! E’ il principio per cui nascono le guerre, la criminalità, le violenze in generale. Quelle che chiamiamo piaghe sociali sono l’espressione della somma dei differenti pensieri individuali.

Generalmente siamo abituati a guardare le notizie che ogni giorno i media ci propongono prendendone le distanze, condannando e giudicando, come se ciò che avviene in quello stato o in quella nazione non ci riguardasse. E invece ci riguarda eccome: ogni etichetta che mettiamo sulla violenza o inciviltà altrui è presente anche dentro di noi, anche se in una condizione differente, meno espressiva o evidente.

RICONOSCIAMO CIO’ CHE COMPRENDIAMO

Conosciamo le cose perché ne facciamo esperienza. Un esempio per tutti: quando eravamo piccoli abbiamo imparato che il fuoco brucia perché ci siamo scottati, anche se tutte le persone adulte intorno a noi  continuano a metterci in guardia dicendo: “Attenta che ti scotti!” Qualunque emozione, condizione, situazione, convinzione sei in grado di riconoscere è perché è presente dentro di te sottoforma di esperienza. Si manifesta in maniera controllata ma non per questo meno dannosa.

Nel nostro inventario emozionale è normale che ci siano anche le emozioni distruttive. Non c’è nulla di sbagliato in questo, purché smettiamo di proiettarle sugli altri assumendocene la totale responsabilità. “Vedere quella persona mi rende nervoso – il mio capo mi ha fatto arrabbiare – la macchina ha smesso di funzionare – la mia fidanzata mi ha lasciato” sono alcune delle considerazioni che utilizziamo per collocare il problema all’esterno, fuori dal nostro campo di responsabilità. Il problema non è mai fuori nel mondo ma dentro, nella nostra mente. Ed è lì che possiamo correggerlo. Se lo lascio fuori  aspettando che sia qualcun altro a correggerlo per me, potrei attendere molto e molto tempo: probabilmente una vita intera. Ma se lo colloco dentro di me assumendomi la responsabilità dell’accaduto, potrò sempre prendere in considerazione la possibilità di scegliere se tenerlo o lasciarlo andare.

SCHIAVITU’ O LIBERTA’

E’ facile questo passaggio? Tutt’altro! E’ conveniente? Certo che sì! E’ ciò che fa la differenza tra schiavitù e libertà. Così come una società entra in guerra partendo da un pensiero singolo che diviene collettivo, può anche ritornare alla pace con lo stesso procedimento, e il mondo è pieno di esempi di uomini e donne che hanno cambiato un’intera nazione.

Gandhi insisteva sull’essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Mandela sosteneva che provare risentimento è come bene veleno sperando di uccidere il nemico. Evita Peron ha scritto che gli uomini e le donne si dividono in due gruppi: il primo – infinitamente numeroso – cui appartengono coloro che si affannano per le cose comuni, che percorrono solo le strade già esplorate da altri. Il secondo – piccolo e ristretto – cui appartengono gli individui che attribuiscono un valore straordinario a ciò che sanno di dover fare. Questi ultimi arrivano fino in fondo respirando l’aria del secolo successivo che dovrà cantare le loro imprese e vivono quasi nell’eternità. Sono individui – uomini e donne – sui quali una strada nuova esercita un fascino irresistibile.

Seguire il tracciato di altri va bene per imparare, ma se vuoi vivere davvero devi assumerti la responsabilità di esplorare nuove situazioni che, magari per altri sono una routine, ma per te sono ancora sconosciute. Amare, imparare cose nuove, viaggiare, scrivere, cantare, intraprendere una professione, essere veramente d’aiuto, scoprire di poter sorridere in ogni situazione o continua tu l’elenco delle esperienze che vuoi fare prima di morire. Perché che ti piaccia o no, un giorno te ne andrai da questo mondo e sarebbe tanto bello che tu lasciassi la tua impronta.

Le nostre impronte non sbiadiscono mai sulle vite che tocchiamo … (Remember me)

Una WalkingCoaching è la risposta più naturale a ogni tuo cambiamento. Camminare, ritrovando te stessa, scoprendo nuovi punti di vista restando in movimento, proprio come prevede la vita. Perché la vita non è statica ma un continuo passato presente e futuro. Se vuoi fare l’esperienza di un cammino consapevole, clicca sul link qui sotto

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STRANI PENSIERI RIGUARDO ALL’AMORE

Molte di noi hanno strani pensieri riguardo all’amore e all’essere amate. Parlo dell’amore che va oltre la ricerca della sicurezza e del piacere personale ma si apre come un fiore per mostrare tutta la sua bellezza. C’è un libro, le cui pagine sono state consumate dalle infinite volte in cui le ho lette e che parla anche dell’Amore visto dal punto di vista di Kahlil Gibran: Il Profeta. E’ una visione ampia che parla di Amore applicato alla vita stessa, nella sua totalità. E’ quell’Amore che appartiene nell’appassionarsi per ciò che facciamo e che rende intenso ogni nostro momento, portandoci oltre le paure conosciute e sconosciute.

Quando l’amore vi fa cenno, seguitelo, anche se i suoi sentieri sono aspri e ripidi

Nessuno di noi può desiderare che l’amore si manifesti solo in una determinata misura, quella esatta che appaga il nostro bisogno o la nostra personale carenza, così come non possiamo presumere di poterne dirigere il corso affinché l’amore, se vi trova degni, prenderà il controllo della vostra rotta. L’Amore è come un albero che cresce forte in ogni condizione e radrizza i suoi rami cercando la luce che lo nutre.

A CIASCUNO IL SUO SPAZIO

Mi piace la visione che Gibran ha del “matrimonio” o comunque dell’unione, discostandosi dall’idea convenzionale che esso riguardi due persone che diventano una: un vero matrimonio dà a entrambe le persone lo spazio per sviluppare la propria individualità, come la quercia e il cipresso, che non crescono mai nell’ombra l’uno dell’altra. Per un rapporto ottimale riempitevi la coppa a vicenda, ma non bevete dalla stessa coppa.

Nella convenzione, il matrimonio viene generalmente vissuto come prevaricazione del più forte verso del più debole. La scelta del compromesso è molto spesso disequilibrata. E’ una ricerca infelice di appagare l’altro per avere ciò di cui ci si sente più carenti o bisognosi, anziché una condivisione dove vengono espressi i propri personali talenti con la possibilità di acquisirne le conoscenze attraverso lo scambio e il nutrimento reciproco.

La coppia contemporanea cede molto presto le armi quando si trova di fronte alle prime difficoltà, senza rendersi conto che sono proprie le difficoltà a rendere forte un legame, se usate in maniera appropriata. E questo – a mio parere – accade perché non si conosce il reale motivo per cui inizia una relazione. Sembra arduo crederlo, ma la scelta inconsapevole di un partner, è fatta per trovare nell’altro qualcosa che si crede di non avere.

Nell’altro possiamo sperare di trovare sicurezza economica e stabilità: questo è ciò che solitamente ricercano le donne inconsapevoli, ancora oggi. Nell’altra cerco una madre da trasformare, il più delle volte, in una domestica che mi possa accudire e soddisfare. Alcuni di voi potrebbero trovare antico questo modo di pensare: vi posso garantire che, per quello che è la mia esperienza di coach, è ancora attuale e consolidata in alcuni uomini.

Sulla distanza, se questo qualcosa che non ho continua a rimanere tale, ecco che la relazione comincia a vacillare. Anziché far diventare il partner un insegnante che mi porta a comprendere come fare ad ottenere ciò che desidero, ecco che si trasforma nel motivo del mio disagio. Ben presto l’unica cosa che voglio è far tornare la relazione così come era all’inizio, il che è impossibile se si considera che il cambiamento è sempre attivo.

A questo punto, non resta che un’unica soluzione: sostituire il pezzo avariato con un pezzo nuovo, condannare il vecchio e osannare la new entry. La separazione –reale o virtuale- è assicurata se non si prende coscienza di ciò che sta accadendo. E anche il risultato è assicurato: un’altra relazione diversa nella forma ma identica nella sostanza, che porterà a sperimentare un finale uguale a quello appena vissuto.

L’INGREDIENTE MAGICO

Uno degli ingredienti magici per una ricetta vincente, è cominciare a pensare all’altro come a te stessa e in men che non si dica, troverai che l’altro è lo specchio in cui ti rifletti. A quel punto sarai d’accordo che condannare l’altro è condannare te stessa e, partendo proprio da questa nuova visione, potrai iniziare a trovare caratteristiche positive. Fare un elenco delle doti del tuo partner è buona cosa per cominciare a fare la pace con te stessa. E’ solo l’inizio di un lungo restauro che parte, come sempre, dalla conoscenza consapevole di sé.

Voglio sottolineare che tutto ciò vale per un rapporto dove non c’è violenza fisica o psicologica. In quel caso la cosa migliore da fare è chiudere la relazione mettendosi al sicuro, lavorare a fondo su se stesse per comprendere le motivazioni che portano a scegliere quella tipologia di persone, e poi costruire con pazienza amorevole una vita differente. E’ un lavoro delicato che va compiuto con competenza e molta attenzione.

Detto questo, concludo affermando che l’amore non è quantitativo: non c’è né un tot e poi finisce. L’amore è qualitativo e vibra tuttalpiù di intensità. La vibrazione d’Amore per un figlio è differente rispetto a quella del partner o per un’amica, ma la qualità espressa sarà uguale perché basata sull’unione.

Come scrive Gibran, non siamo racchiusi nei nostri corpi, nè confinati a case o campi. Ciò che siamo abita al di sopra della montagna e vaga col vento: è uno spirito libero che abbraccia la terra e muove l’etere. Dobbiamo adottare una visuale più ampia della vita e riconoscere di essere creature spirituali che vivono un’esperienza umana.

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Il Potere dell’Energia Femminile un Viaggio-Esperienza dove incontrare una nuova te stessa

REALIZZAZIONE PERSONALE

Parole come “successo” o “eccellenza” sono importanti per la realizzazione personale e dovrebbero essere pronunciate con armoniosa consapevolezza.  La mia concezione di una persona di successo corrisponde a un individuo che:

  • Si assume gli impegni e li mantiene , onorando le promesse fatte
  • Ammette i propri errori apertamente ed è disposto al confronto
  • Sa che il lamento – sia interiore che esteriore – affossa le idee
  • Raramente fa qualcosa per “dovere” e quando lo fa è per scelta: ha ben compreso la preziosità del tempo e sa che “successo” significa semplicemente “far succedere” e dunque si organizza per il meglio
  • E’ disposto a fare cose che gli altri non vogliono assumersi il compito di fare, pur di raggiungere un obiettivo superiore

Siamo persone di successo e indipendenti quando abbiamo il coraggio di affrontare i problemi alla radice anziché rincorrere cose prive di sostanza, quando siamo in grado di generare l’unità necessaria per gestire un’attività, una famiglia o una relazione con efficacia con forza e coraggio.

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Spesso la crescita personale e spirituale non deriva tanto dal fare qualcosa di nuovo, quando alla capacità di vedere una stessa cosa illuminata da nuova luce. Abbiamo tutti – più o meno – delle mappe mentali del nostro mondo che erroneamente scambiamo per il territorio: e ci perdiamo. Per ritrovare la strada non dobbiamo adottare tecniche esterne, ma è necessario cambiare internamente mutando i paradigmi, il nostro modo basilare di vedere il mondo.

Quando cambiamo paradigma come per magia lo stesso territorio sul quale camminiamo ogni giorno diventa un paesaggio nuovo: lo rinnoviamo osservandolo da una diversa prospettiva e dunque sarà come vederlo per la prima volta.

Personalmente – a meno che non ci siano gravi problemi che richiedono un taglio radicale – stimolo le persone a una nuova visione. Soprattutto nelle relazioni questo metodo risulta molto efficace per porre nuovi mattoni sui quali costruire. E’ facile lasciarsi intrappolare da una qualche forma di attività, da una vita piena di cose da fare e lavorare con sempre maggiore impegno per dare la scalata al successo per poi scoprire che è appoggiata alla parete sbagliata. Si può essere indaffarati, molto indaffarati, senza essere realmente efficaci.

Alla fine di tutto, ciò che siamo comunica in modo di gran lunga più eloquente di qualunque cosa diciamo o facciamo: questo è un dato di fatto. Seminare è una cosa seria e i nostri semi crescono con più facilità se il terreno è ben aerato e mosso, pulito dalle erbacce infestanti e curato a dovere. E la semina è il passaggio più semplice. C’è poi la cura, l’attenzione, l’accorgersi e la consapevolezza salda di raccogliere sempre ciò che seminiamo. Accorgiamoci!

A tutti i partecipanti di Nascita e Rinascita – a tutti quelli che verranno e a me stessa auguro sempre e solo il meglio che possiamo immaginare.

PENSIERI ELEVATI

“C’è sempre un modo per vincere entrambi.

Non permettete mai a voi stessi di essere rigidi. Siate sempre disponibili a scoprire e accettate un pensiero elevato. Ma come riconoscerlo? Il pensiero più elevato è anche il più positivo, quello meno limitante, più vero e produttivo. Lo si sente dentro di noi. Questo sistema previene tutti i giochi di potere e gli scontri.

Quando le persone coinvolte in un rapporto sono disposte ad accettare senza riserve il pensiero di livello più alto, non vi sono più lotte per il potere. In una coppia, il pensiero più elevato può essere formulato indifferentemente da uno dei due partner. L’altro lo seguirà prontamente portandosi allo stesso livello.

|…| Meditate quotidianamente su ciò che vi accade: cosa state creando? Chi state attraendo? Poi riflettete su quali sono i pensieri che hanno prodotto quei risultati. Uno dei momenti in cui tale analisi si fa più necessaria è mentre il vostro partner ha una reazione sgradevole nei vostri confronti. Guardatevi dentro e cercate di capire come avete potuto generare questo comportamento in lui o lei, quale parte del vostro subconscio può aver desiderato una simile reazione. Dovete anche assumervi la responsabilità per aver attirato nella vostra vita un tipo di persona che dimostra tali comportamenti.

Lavorate su voi stessi per innalzare il livello dei vostri pensieri e chiedere al partner di fare lo stesso. I risultati vi lasceranno stupefatti.” (Colora d’Amore la tua vita)

Un buon insegnante si chiarisce le idee e le rafforza insegnandole.jpg

Chiaro, non trovate? Per quanto riguarda la semplicità, è quella che spesso troviamo nei libri dove fare le cose che orientano alla felicità è quasi una passeggiata in pianura. E poi ti trovi di fronte all’ennesima discussione e tutto ciò che ricordi di quello che hai letto è “… chiedere al partner di fare lo stesso”. Ma cosa? Pensiero positivo? Quale pensiero positivo: questo non capisce proprio niente!

No, non è una passeggiata aggiustare una relazione affinché si orienti verso una conversazione che costruisce anziché distruggere. Quindi non c’è scampo? C’è sempre un altro modo, dovresti aver imparato la lezione. Puoi partire, per esempio, da una domanda: “Cosa c’è in lui (o lei) che non mi piace?” Fai un elenco dettagliato e quando hai terminato, ecco un’altra domanda: “Ciò che condanno in lui (o lei) in quale modo mi rappresenta?” Se, per esempio, non ti piace di lui il fatto che sia disordinato e lasci calzini e mutande in giro anziché nel cesto della biancheria sporca, puoi domandarti in quale area della tua vita ti giudichi disordinata. O, forse, sei arrabbiata con te stessa e trovi la scusa dei calzini per sfogare un po’ di quella rabbia?

Le incomprensioni nascono sempre dalla mancanza di ascolto. Non ascoltiamo noi stessi e le nostre esigenze, non le verbalizziamo dando all’altro la responsabilità di “leggere tra le righe” o, ancor peggio, diamo per scontate un sacco di cose: la vita è tutt’altro che scontata. Non ascoltiamo gli altri, chiudiamo ogni tipo di comunicazione facendo diventare il lamento un’abitudine anziché prenderci il tempo di sedere uno di fronte all’altra e capire cosa sta succedendo, sentendo le emozioni, andando oltre le parole dette.

Ci vuole coraggio e volontà a stare in una relazione con l’intento di farla crescere e prosperare. Ci vuole conoscenza prima di sé e solo poi potremo conoscere l’altro: è presuntuoso pensare che sia il contrario. Ci vuole amore e non parlo di quello romantico, da batticuore. Intendo l’amore di qualità che non misura quanto tempo stiamo insieme o “ciò che mi dai se io sarò come tu mi vuoi e ciò che ti darò se tu sarai come io ti voglio”.

Le relazioni, qualunque relazione, si costruisce giorno dopo giorno, con attenzione e quella voglia di condividere, di innalzare e sostenere innanzitutto sé stessi. Altrimenti, mi spieghi dove trovi l’energia per sostenere gli altri? Accorgiti!