VIAGGIARE LEGGERE

A volte siamo così cariche di pensieri e indaffarate nelle attività che le giornate sembrano senza fine e inconcludenti. Avere troppe idee in testa ammazza la concentrazione e il rischio è di vorticare come trottole impazzite.

Fermiamoci: è importante!

Valutiamo cosa è davvero indispensabile in quel momento e impariamo a viaggiare leggere, senza la pesantezza di pensieri, storie passate, fatiche vecchie o appena nate.

Per viaggiare leggere dobbiamo potare qualche ramo secco e saperlo fare ci permetterà di crescere più forti e capaci di ascoltare quel ciclo naturale e antico che ci permette di avvicinarci al mondo profondo delle idee e a manifestarle. Abbiamo bisogno di togliere, non di aggiungere, perché aggiungere non ha sortito risultati vantaggiosi per noi, ha solamente aggravato una situazione che era già pesante, sin dall’inizio.

Andare dritte al punto, senza troppi giri di parole e pensieri aiuta la focalizzazione, aguzza l’istinto e potenzia la creatività. Se in una situazione complicata ci lasciamo sopraffare dalla paura, tutto il nostro essere ne verrà permeato, fino a chiudersi in una stretta guaina di protezione. Stringere o slacciare è una nostra scelta. Possiamo comprendere con facilità che non è semplice allentare la presa della paura, e chissà quante volte lo abbiamo sperimentato, pregne come siamo di convinzioni che arrivano da chissà dove, ma che abbiamo imparato ad accettare come nostra volontà. Va fatto a poco a poco permettendo alle ferite lasciate dai lacci troppo stretti di cicatrizzarsi.

Il sacrificio, mettersi in coda alle situazioni, accettare condizioni e compromessi pur di ottenere qualche vantaggio non sono lontane nel tempo, ma vicinissime nella quotidianità di molte donne.

Dobbiamo togliere: ad appesantire siamo già capaci! Come animali selvaggi tenuti in gabbia per troppo tempo, abbiamo bisogno di recuperare la vista e liberare lo sguardo, poi affinare il sentire usando le orecchie, il naso per odorare e la bocca per allargarsi in un profondo respiro, il primo respiro in libertà, quello che permette alle spalle di aprirsi e alle braccia di allargarsi per liberare il cuore e sentirlo battere, forse per la prima volta. È una descrizione virtuale, ma già possiamo vedere, sentire o percepire qualcosa di nuovo che si muove e si allenta in un piccolo spazio dentro di noi.

Ci vuole coraggio per potare i rami secchi e abbiamo tutto l’occorrente per farlo. Non più dire, ma passare all’azione, con amore e gentilezza, rendendo grazia a quella parte di noi che per troppo tempo si è impegnata nel “non” sentire, mettendosi in coda alla fila delle priorità. E ogni volta che avremo la tentazione di tornare in coda, ricordiamoci di domandarci: «Per quale motivo lo sto facendo?» senza avere il timore di rispondere.

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UN CAMMINO SPIRITUALE NON È NIENTE DI SPECIALE

Sapevi che la felicità non richiede nessun tipo di sacrificio? Forse ti sembrerà una novità, ma è proprio così. La felicità richiede solo piacevoli abitudini, quelle attività che credi di poter fare solo quando avrai del tempo libero ma che invece sono fondamentali per una vita serena. Cose semplici, nulla di complicato, come meditare camminando nella natura, alzarti presto per fare colazione mentre guardi l’alba, o magari arrivare un po’ più tardi in ufficio e accompagnare tuo figlio a scuola. Piccole cose che rallentano un momento il tuo dannatissimo correre.

La felicità arriva dalla sanità mentale ed è un equilibrio tra mente corpo e spirito messi in comunione costantemente, come l’abitudine a respirare per vivere

L’allenamento è utile per rinnovare le cellule del corpo e ampliare la creatività, energia necessaria per vivere una vita piena e più felice. Non sono gli atti eroici che ti elevano alla spiritualità e neppure una disciplina ferrea legata a un dogma specifico, e neppure andare in ritiro per una settimana o diventare vegetariano puntando il dito contro tutti gli altri.

Esperienze di questo genere possono dare una sensazione di “momentanea euforia” perché per un attimo creano l’illusione di lasciarci alle spalle le nostre ombre. Ma alla fine l’euforia svanisce e ci ritroviamo nuovamente con noi stess*.

Possiamo spogliarci di ogni vestito e gioiello credendo che sia la strada giusta per una spiritualità elevata, e sarà come mettere lo sporco sotto il tappeto. Solo quando ci rendiamo conto che l’ego controlla persino i nostri serrati tentativi di “perdere l’ego” riusciamo a smettere di aspirare a una qualche esperienza di illuminazione e osservare le situazioni per come ci vengono mostrate, nella comprensione che se le vogliamo migliorare, dobbiamo innanzitutto cambiare il nostro modo di guardarle.

Molte persone si avvicinano ai percorsi di SpiritualCoach® nella speranza di ricevere una bacchetta magica per risolvere le loro questioni: il mio scopo – in quelle circostanze – è smontare le loro aspettative per far in modo che possano trovare quella volontà necessaria ad ogni individuo per riconoscere il Maestro che dimora in loro. Non ci sono guide specifiche o tecniche “speciali” che possano garantire la felicità. Ciascuno di noi deve trovare la propria, magari leggendo, partecipando ai corsi, incontrando il guru perduto, diventano vegano, marziano o qualunque altra condizione che può renderl* felice.

Personalmente promuovo la sperimentazione: fate esperienza, verificate e poi da ogni situazione (qualunque sia il risultato) prendetevi il buono e usatelo. E nel turbinio di tutte queste ricerche, ricordatevi di tenere i sensi fisici e spirituali ben attivi, perché la vita arriva coi suoi alti e i suoi bassi: fatevi trovare pronti ad accoglierla con un sorriso. Magari non sarà immediato e ci vorrà del tempo, ma la felicità è proprio questo: allenarsi a trovare la leggerezza in ogni situazione.

Un cammino spirituale non è nulla di speciale: una volta intrapreso ti mostra com’è la vita. Sta a noi scegliere e decidere se continuare su quella strada o cambiarla per un po’.

Nulla di più e neppure nulla di meno … ma questo è solo il mio punto di vista.

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INDIPENDENZA

Qual è il primo momento in cui mettiamo in atto l’indipendenza? Per necessità al momento della nascita, quando il cordone ombelicale viene tagliato (a volte brutalmente) e iniziamo a respirare in autonomia. Un altro momento importante è quando impariamo a camminare: scopriamo che possiamo spostarci per raggiungere ciò che desideriamo.

Questo primo passo è così importante – più di quanto possiamo immaginare – così come lo è il modo con cui lo facciamo: rimarrà la nostra modalità che useremo per camminare nella vita.

Alcuni di noi si sono buttati a capofitto, altri hanno fatto piccoli passi incerti, altri ancora si sono serviti dei supporti che avevano a portata di mano.

C’è chi si dispera e si blocca quando cade, chi si rialza e procede come se nulla fosse accaduto, chi è stimolato e incoraggiato e chi invece è deriso o compatito. Ma tutti, senza distinzioni, continuiamo a proseguire desiderosi di andare verso il nostro obiettivo: imparare a camminare.

C’è una spinta dentro ciascun* di noi che ci invita all’indipendenza, accompagnandoci verso la presa di coscienza di noi stess* come individui e verso quel senso di libertà che tutti quanti ricerchiamo e che siamo venuti ad affermare in questo mondo.

Ma ben presto a molti di noi accade che le circostanze incontrate, per infinite sfumature e motivi personali, ci rendono incert*, dubbios* e ci ritroviamo inconsapevolmente ad essere dipendenti da situazioni e cose. Con il lavoro cerchiamo un’indipendenza economica senza accorgerci che spesso dipendiamo proprio da esso. Diventiamo dipendenti da idee e condizionamenti, dalle regole imposte da qualcuno esterno a noi che – anche se non piacciono – continuiamo a seguire. Dipendiamo da una relazione per paura di restare soli. Non osiamo prenderci la responsabilità di noi stess*, informandoci e ascoltando campane che suonano una diversa musica.

Indipendenza è libertà di osare, slegarci dall’approvazione degli altri per sentirci bene e amati, divenire padroni delle nostre emozioni camminando spavaldi lontano da tutto ciò che ci tiene bloccati a una falsa idea di noi stessi e del mondo

È fare un passo verso noi stessi, all’interno di quell’animo infinito e luminoso da cui ci siamo allontanati e che attende paziente di incontrarci, rinnovat*.

Oggi prenditi un momento per prendere coscienza e scrivere le situazioni che ti rendono dipendente domandandoti: «È davvero necessario per me ora?» Fai mentalmente un elenco di tutti gli oggetti che possiedi e che sono importanti per te: cosa accadrebbe se non li possedessi più? Non è sempre indispensabile fare piazza pulita per sentirsi liberi poiché molto spesso si rischia di gettare ogni cosa per poi pentirsi di averlo fatto. Nella calma, invece, possiamo scegliere cosa tenere e cosa lasciar andare, premesso che quest’ultima parte è un passaggio che va compiuto con pazienza e consapevolezza.

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OGNI COSA COMINCIA DA ME

Se due persone scelgono di condividere la loro vita è per uno scopo ben preciso.

La difficoltà delle relazioni è quella di non prendersi il tempo necessario per conoscere l’altro. Siamo mossi da esigenze interiori personali come la voglia di non essere più sole, un figlio, il desiderio di una famiglia che rientri nei canoni prestabiliti dal contesto in cui viviamo. E così ci adattiamo, ci consoliamo entrando nella relazione con gli occhi bendati, senza troppe domande perché il solo desiderio che abbiamo è non sentire più il nostro bisogno.

Siamo sorpresi quando la vita ci offre ciò che abbiamo chiesto su un piatto dorato. Crediamo sia una benedizione, un’opportunità unica, ed è come arrivare affamati a un banchetto di nozze: cominciamo a mangiare, ingorde e vogliose unicamente di zittire il senso di fame, e poi con la pancia piena, troppo piena, cominciamo a pensare che forse avremmo potuto evitare qualche pietanza.

Insidiosi bisogni che ci fanno muovere con i sensi quasi completamente offuscati! Sì, “quasi”, perché c’è sempre la vocina dentro di noi che ci sussurra: «Sei proprio sicura?» e non per pessimismo ma per indurci a rivedere il programma e a stabilirne uno diverso da quello che abbiamo appena finito di vedere.

Relazione dopo relazione dovremmo aver imparato qualcosa: e invece no! Come se non fosse successo nulla, ci infiliamo nella nuova storia con il solito schema, quello che già conosciamo. «Oh, benedetta figlia! Non hai imparato nulla?» sussurra la voce, e continua: «Evidentemente c’è ancora qualcosa che ti sfugge. Fai così questa volta: prenditi il tempo di sistemare le cose senza scappare, senza sostituire. Quale bisogno deve appagare questa nuova relazione?» Possiamo riorganizzare la nostra memoria e guardare le vicende di ieri alla luce di un differente punto di vista.

Sì, lo possiamo fare e ci dev’essere la volontà, che significa concentrarsi su di noi e non più sull’altro. L’asse di attenzione va spostato: è questa la vera sfida. Perché sappiamo bene che è molto meglio guardare il tronco nell’occhio dell’altro anziché togliere il piccolo granello di polvere nel nostro.

Invertire la marca, spostare l’attenzione, sbilanciarsi col rischio di cadere, cambiare il punto di vista … Insomma, chiamiamola come ci pare, ma c’è necessità di trovare un altro modo.

Scritto al femminile sempre declinabile al maschile.

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IL NOSTRO MAGICO MAGNIFICO CORPO

Quando ascoltiamo il nostro magnifico corpo, esso ci aiuta a scegliere come vivere nel mondo attraverso i segnali di piacere, dolore, fastidio e ci fa crescere nella consapevolezza di quello che amiamo e di quello che ci risulta sgradevole. Il fatto è che l’educazione femminile ha divieti maggiori rispetto a quella maschile e a volte è anche più severa. Ci sono condizioni che potrebbero aver influito sul “sentire” i bisogni del nostro corpo e che ci rallentano o inibiscono l’esplorazione fisica del mondo.

Se siamo state allontanate quando chiedevamo abbracci, se l’igiene ci è stata imposta come un compito fastidioso invece che una risorsa per rendere il nostro corpo più piacevole, se siamo state sottoposte a divieti continui in diverse aree dell’esistenza, viviamo anestetizzate dai condizionamenti e dovremo ricostruire i passi della conoscenza per ritrovare la sensibilità perduta.

Perché quando la nostra pelle è piena di divieti che fanno scattare continui campanelli d’allarme, saranno solo le emozioni forti che sentiremo, quelle che non possiamo controllare, quelle che ci fanno perdere la testa: e non è bene perdere la testa, anche se sembra molto romantico.

Padrone del nostro corpo possiamo decidere cosa è bene per noi, scegliere di accettare o rifiutare. Ma abbiamo bisogno di conoscerlo, di amarlo e sentirne ogni piccola emozione, ogni sfumatura, nell’assoluta consapevolezza che non c’è nulla di sbagliato in noi, ma solo scelte e decisioni che possiamo scegliere in libertà. È un gran lavoro l’ascolto, che coinvolge tutto il mondo delle relazioni intorno a noi.

È entusiasmante ascoltare nuovamente il sangue che scorre nelle vene, il cuore che pulsa, il calore sul viso per l’emozione, l’eccitazione e la voglia di abbracciare ed essere abbracciate, e chiederlo, senza ritegno, senza vergogna.

Quando impariamo ad ascoltare il nostro magnifico corpo, siamo padrone di noi stesse.

(ispirata da Le donne amano la terra e il cielo)

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NESSUNO SALE SUL PIEDISTALLO DA SOL*

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Se fai bene trovi un coro a elogiarti.

Quando il vento cambia ti ritrovi a dover gestire critiche a volte pensanti e, in alcuni casi, vieni bandita e messa da parte.

Ho dato e ho ricevuto questo trattamento, frutto della mia visione limitata del momento, e mi ricordo che non sono stata bene in nessuna delle due circostanze. È il risultato di quando eleggi qualcuno a districatore di problemi della tua vita: lo metti sul piedistallo e cominci ad adorarlo credendo che, un giorno o l’altro, ci darà la ricetta magica per una vita spettacolare.

Ecco: questo non si dovrebbe mai fare! Mettere sul piedistallo, intendo, e sai perché? Presto o tardi scopriamo che non è vero niente: dal piedistallo non potrà mai arrivarti per infusione la ricetta della felicità. E così la cosa certa che farai, sarà quella di tirare giù con tutti i mezzi che hai a disposizione: critica, lamento, insulti, manifestazioni di disprezzo e quant’altro ti suggerisce la fantasia del momento.

Una condizione di questo genere si manifesta quando non hai ancora compreso a fondo e fatto esperienza di essere responsabile della tua vita al 100%: gli 80-70-90 e perfino i 99% di cui a volte mi parlano durante i corsi e le coaching, non funzionano. Fintanto che darai anche solo una insignificante percentuale di responsabilità ad altri, non potrai sperimentare la libertà. Quando metti qualcuno sul piedistallo, ti stai preparando a una prigionia lunga e dolorosa.

  • Vedrai nell’altr* tutte le qualità che tu credi di “non” avere.
  • Coltiverai la speranza che per infusione possa inserirle dentro di te. Ignorerai i suggerimenti, le tecniche e quant’altro ti verrà suggerito di mettere in atto per migliorare la tua vita.
  •  Metterai da parte persino l’A.I.C. (Alza Il Culo) più piccolo, garantendoti una sofferenza che ti farà macinare una silenziosa frustrazione.

Adorerai la sua vita che credi perfetta e sarai disposta a seguirl* ovunque ignorando i segnali di attenzione e pericolo. Non stai proprio pensando a come liberare la tua vita ma a come ottenere un’attenzione costante. Sei nei guai se non cambi visione, e te lo dico per esperienza personale.

Se incontri qualcuno che credi possa esserti d’ispirazione, prenditi il meglio di quel momento, metti in pratica i suggerimenti, verifica cosa succede e portati a casa il risultato di una vita migliore. E sopra ogni cosa, fai di tutto per diventare tu stessa un modello d’ispirazione per chi ti sta intorno.

Prima di mettere qualcun* sul piedistallo, domandati chi si farà più male quando l* tirerai giù.

 

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COSA SUCCEDE SE FAI COME FA L’AMORE?

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Quando scegliamo di vivere una vita piena, ricca e gioiosa decidiamo di assumerci una responsabilità ben più grande rispetto a chi si adegua al pari di una pecorella inserita nel gregge. La libera scelta inizia nel momento in cui ci domandiamo qual è il nostro ruolo in questo mondo, cosa pensiamo della vita, qual è l’emozione che si sveglia con noi la mattina, cosa ci fa battere il cuore, cos’è l’amore.

Uno stile di vita dovrebbe garantire la felicità e invece, il più delle volte, garantisce mal di stomaco per le preoccupazioni, ansia e frustrazione. Forse bisognerebbe cambiare stile di vita, magari inserendo qualche piccola variante, giusto per considerare e sperimentare che c’è un altro modo? Forse … ma spesso lasciamo andare le cose come vanno, senza infamia, senza lode e certamente senza amore.

  • Cosa succede quando apriamo la porta all’amore?
  • Cosa può fare l’amore per noi?

Se parliamo del “vivere insieme” vi porto l’esempio di una donna che ha fatto luce sulla meravigliosa opportunità di avere accanto un uomo che la sostiene nel raggiungimento del proprio sogno, proprio come lei lo sta sostenendo nel viaggio che ha intrapreso per raggiungere il suo. Il loro obiettivo comune è “essere felici” unendo i due intenti per arricchirsi a vicenda. Troppo spesso attribuiamo a una relazione il significato esclusivo che ha per noi, senza renderci conto che in questo modo stiamo limitando ciò che davvero può fare l’amore per noi. L’ossessione di un “amore romantico” preclude la possibilità di vivere una vita maggiormente connessa con il resto del mondo. A quel tipo di amore diamo la responsabilità di garantirci la sicurezza che desideriamo, e un grado di amore esclusivo, all’altezza e sempre uguale. Se l’intensità cala, scatta il campanello d’allarme e la messa in gioco di tutte le strategie per riportarlo al livello di partenza.

Sembra una considerazione assurda, ma la voglio ugualmente condividere con te: se hai il coraggio di seguire l’amore per te stessa, troverai anche la tua felicità. È impossibile essere totalmente infelici, o sentirsi sole, o inadeguate, stanche, spossate e senza voglia di vivere quando respiriamo insieme all’amore. Avere a che fare con l’amore ci invita ad aspettarci sempre e solo il meglio, preparandoci a riceverlo.

Un altro esempio fresco fresco di stamattina? Lo riporto utilizzando le parole esatte della persona che mi ha mandato il messaggio: «Sto leggendo i passaggi di Donne che corrono con i lupi sulla collera. E quando ho letto il passaggio riguardo la profondità della ferita … la sofferenza rende la donna selvaggia … più profonda … mi è venuto questo pensiero: la sofferenza affrontata in passato ha sviluppato la mia profondità e la mia consapevolezza. Quindi sono sempre più grata alla violenza subita perché mi ha permesso di essere la donna che sono ora! Emozione predominante in questo momento è la fierezza!!!!»

Guardare nella direzione dell’amore non è sempre facile. A volte è più semplice accettare situazioni che stringono la nostra energia, arrivando lunghe rispetto alla felicità, restando cariche di amarezza e paura. Ma con un buon allenamento possiamo imparare a scegliere cosa è buono per noi e a lasciar andare tutto il resto.

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