LA VERA RIVOLUZIONE FEMMINILE E’ LA CONOSCENZA

Un articolo che nasce dall’ennesimo racconto di un gesto violento consumato tra le mura domestiche. Inizia con la splendida visione di Michela Murgia, autrice del libro Ave Mary, e termina con la mia visione personale.

“Nel 2007  è stato pubblicato il primo studio italiano sulla violenza alle donne. Lo ha realizzato l’Istat su un campione di venticinquemila donne tra i sedici e i settant’anni in tutto il territorio, e i risultati impressionano anche i più ottimisti. In Italia sono 6,7 milioni le donne che subiscono ogni anno violenza fisica o sessuale (quasi quattro donne su dieci nel campione considerato), nel 69,7 per cento dei casi commessa dal partner, attuale o ex. Ma il dato più significativo è che solo il 18 per cento delle vittime ritiene che le violenze tra le mura domestiche siano reato: infatti il 93 per cento delle volte non le denuncia alle autorità. Quarantacinque donne su cento non ne parlano neanche con le amiche o con altri familiari, come se in fondo considerassero quelle violenze il rischio implicito e calcolato della vita con un uomo. Sono dati che turbano, ma non sorprendono. Personalmente posso dire che si avvicinano per difetto a quella che è la statistica delle condizioni di convivenza – matrimoniale o no – tra le donne che conosco.

A lungo mi sono chiesta come fosse possibile che persone intelligenti, il più delle volte colte, spesso autonome economicamente, accettassero di essere oggetto di violenza all’interno della propria relazione. Adesso so che contano l’educazione femminile, frutto di secoli di addestramento alla subordinazione, e anche la parallela formazione maschile, imbevuta di proiezioni dominanti e possessive. Contano i modelli sociali patriarcali, e conta moltissimo la sensibilità popolare educata all’idea che uno schiaffo sia solo una carezza veloce, nella convinzione diffusa che l’amore sia tale anche quando procura occhi pesti, zigomi lividi e sospette cadute dalle scale. Conta persino che ogni titolo di quotidiano insista nel definire “delitto passionale” l’omicidio di una donna per mano del suo uomo, come se la morte fosse amore portato alle sue estreme conseguenze. Conta che il diritto italiano abbia considerato la violenza sessuale come reato contro la morale (e non contro la persona) fino al 1996, data fino a cui non era affatto scontato che potesse trattarsi di reato se la vittima di un pestaggio era la moglie dell’aggressore. Dentro queste dinamiche, però, è impossibile che non abbia avuto alcun peso l’idea di copia trasmessa dall’insegnamento religioso tradizionale.

La domanda doverosa e la risposta è di grandissima importanza per la condizione delle donne, di tutte le donne, non solo di quelle credenti e sposate: è ipotizzabile che esista un legame concreto tra il quadro desolante della prassi violenta nelle famiglie e il modello relazionale al quale secondo la Chiesa cattolica deve conformarsi la coppia per potersi definire cristiana?

La teologa Virginia Ramey Mollenkott, nel suo saggio del 1991 Dio femminile, in riferimento alla raffigurazione di Dio come essere maschile, notava che “il tipo di relazione che viene suggerita quando solo un partner è come Dio è una relazione di dominio/sottomissione. Il tipo di relazione dove entrambi i partner sono come Dio è la reciprocità”.  E’ fuori dubbio che la relazione su cui si fonda il matrimonio cattolico appartenga al primo tipo, ed è quindi tutt’altro che illogico supporre che le sue conseguenze siano quelle che deriverebbero da qualunque rapporto impostato su dominio e sottomissione.  La narrazione univoca della donna funzionale – sposa e madre – impone alle donne di muoversi entro ruoli rigidi e le condanna a essere considerate sovversive e marginali ogni qualvolta provino a immaginarsi in modo alternativo. Per contro, la medesima narrazione impone ai mariti il ruolo dominante e le frustrazioni che ne derivano qualora si tenti una relazione più equa. Se è vero che le parole generano realtà – e quelle liturgiche sono per antonomasia le più potenti – deve esserci un collegamento tra la narrazione suggerita all’uomo e alla donna come marito e moglie e i modi in cui quella narrazione viene tradotta.

Non è stato il cattolicesimo a inventare la prassi della subalternità della donna nel matrimonio, né la concezione di inferiorità che la fonda; è anzi evidente che quell’idea esisteva da secoli. Tuttavia i padri della Chiesa potevano scegliere di utilizzare il potenziale destabilizzante e innovativo dell’annuncio cristiano della figura di Maria per modificare alla radice le situazioni di ingiustizia e svalutazione della persona che quel sistema imponeva e continua a imporre. In forza del sacrificio di Cristo – e San Paolo l’aveva capito tanto bene da metterlo per iscritto nella lettera ai Galati – non esisteva più la gerarchia morale tra giudeo e greco, tra schiavo e padrone e tra uomo e donna; il cristianesimo rifondava l’ordine stesso del cosmo. Se la Chiesa non si è inventata la subordinazione tra i sessi, ha scelto di legittimarla spiritualmente. Attraverso la proposta dell’archetipo Cristo/Chiesa ha reso liturgia e dottrina le struttura patriarcale della famiglia, rallentandone di fatto anche l’evoluzione culturale. Poi la riflessione femminista e il progresso dei diritti civili hanno costretto lo Stato italiano a riformare il diritto di famiglia e i confini del matrimonio per adattarsi alle nuove sensibilità sociali, la Chiesa ha invece continuato a celebrare il modello nuziale che sancisce di fatto un rapporto disparita rio, dentro al quale uno dei due coniugi è autorizzato a considerare l’altro al suo servizio.

Le ragioni dell’iniziale scelta maschilista e patriarcale, benché del tutto storicizzabili, sono nel frattempo diventate dottrina, rendendo difficoltosa la loro modifica nel magistero successivo. Che questa lettura possa venire abrogata è auspicabile, ma altamente improbabile. E’ purtroppo vero quello che scrive Gustavo Sagrebelsky in Scambiarsi la veste, il suo saggio sul rapporto tra Stato e Chiesa: “Nulla è mai stato abrogato dalla dottrina della Chiesa; sul piano dottrinale infatti il concetto stesso di abrogazione è un non senso, poiché ogni nuova affermazione è concepita come uno sviluppo che contiene tutto ciò che precede senza contraddirlo”.

Da cristiana non abbandono la speranza che la teologia faccia i conti con le conseguenze dell’attuale dottrina matrimoniale: lo deve alla fedeltà della Parola di Dio, ma soprattutto lo deve alle donne e alla sofferenza che questa lettura ha imposto con la minaccia dell’esclusione dal piano della salvezza e con legittimazione culturale di un sistema violento. Gli abusi e la sopraffazione che le donne hanno subito nei secoli in nome del vincolo sacramentale del matrimonio non sono stati ancora compresi né valutati per intero. Il passo non potrà mai essere compiuto se la riflessione sul matrimonio come sacramento resterà affidata a uomini celibi, sacerdoti e vescovi che del matrimonio conoscono solo gli aspetti deformi che arrivano loro in eco dal confessionale, un luogo dove alle donne si chiede da secoli di rassegnazione e sottomissione in nome di Dio. (Finché morte non vi separi – dal libro di Michela Murgia Ave Mary E la Chiesa inventò la donna Ed. Einaudi)”

E aggiungo il mio pensiero veloce.

Non vanno sottolineate e condannate unicamente le “botte” fisiche. Ci sono violenze più sottili fatte con le parole. “Quando lui parla mi uccide – Le sue parole mi bloccano – A parole ammazza una persona …” Sembrano essere solo modi di dire, ma non lo sono.

Le parole diventano coltelli invisibili capaci di tagliare silenziosamente l’anima di una persona. E in tutto questo dire e scrivere, c’è un aspetto fondamentale che voglio mettere in evidenza, ed è la nostra responsabilità come Donne di aver accettato che tutto questo potesse accadere.

La ribellione femminista che urlava  “l’utero è mio e me lo gestisco io” ha grattato solo la superficie della corazza patriarcale che abbiamo accettato di indossare. La vera rivoluzione della Donna sta nella conoscenza di sé stessa, della sua storia antica e del suo potere personale come diritto di nascita. Siamo stati fatti a immagine e somiglianza di Dio, e Lui non si è scordato di aver esteso tutte le Sue caratteristiche luminose e pacifiche ai Suoi Figli.  Noi lo abbiamo fatto, come Donne, accettando la storia che ci è stata raccontata e che ci vede nel mondo grazie alla costola di Adamo. Subordinate a un uomo –e a nessuno piace esserlo – ci siamo vendicate facendogli mangiare la mela proibita. Irriverenti, vendicatrici e peccatori entrambi siamo stati cacciati dal Paradiso Terrestre e costretti in un modo di torture. Puoi addolcire la storia a piacimento, ma questo è ciò che crediamo sia accaduto. E anche se pensi “ma dai, io non credo a tutto questo” mille altre informazioni si sono accavallate. E la maniera migliore per rendere solida una verità è di renderla leggenda o favola, affinché tutti la possano raccontare.

Con tutte le carte della conoscenza consapevole in regola, ogni Donna e ogni Uomo potrà scegliere se restare nel cunicolo dove entrambi si sono rifugiati secoli fa, o uscire  allo scoperto e mediare la pace scrivendo una storia diversa da ogni storia conosciuta, dove etichette come Patriarcato e Matriarcato ingialliscono, permettendo alla Luce che entrambi incarnano di risplendere, per sé stessi e per tutte le Donne e gli Uomini che sceglieranno di comprendere.  Accorgiti!

REPEAT AFTER ME: I AM FREE!

Free (1)

La sicurezza in generale è un mito per l’essere umano. Molti vorrebbero una vita stabile, soprattutto in periodi considerati di “crisi”. Ma così facendo non si rendono conto che è andare contro natura e dritti in bocca alla sofferenza. Conosco molto bene come ci si sente. E il richiamo, a volte in alcune aree della mia vita, è appetitoso: lo ascolto, lo accolgo e scelgo diversamente.

Solo una mente in costante movimento, con pochissime pause necessarie per compiere azioni adeguate a realizzare ciò che si è pensato con determinazione, è in grado di vivere in armonia con la vita e, di conseguenza, essere centrata sulla gioia. Krishnamurti scrive che “… gli esseri umani scavano una piccola pozza personal lontana dalla corrente impetuosa della vita, e in quella piccola pozza stagnano, muoiono; e questa stagnazione, questo decadimento, è ciò che chiamano esistenza”.

Una descrizione forte e allo stesso tempo vera per molti di noi. La tendenza è di creare un piccolo bacino di sicurezza fatto di familiari, amici, lavoro, paure, ambizioni, credo religioso e tutto quello che segue a ruota, nel vano tentativo di evitare una realtà su scala più ampia. Nulla di male nell’avere intorno punti di riferimento, se si ha la consapevolezza che gli stessi potrebbero mutare a causa di eventi che appartengono allo scorrere naturale dell’esistenza. Evitare quanto più possibile il mutamento costante al quale ognuno di noi è assoggettato, significa alimentare a dismisura ogni forma di paura, dalla quale ne consegue una sperimentazione attiva attraverso gli eventi della vita.

Sii creativo in ogni situazione, affetti compresi. Sii disposto ad amare permettendo a chi è intorno a te di esercitare la propria volontà. Sono molti i modi per imprigionare, dimenticando che ogni volta stai imprigionando solo te stesso.

Accorgiti!

SOLSTIZIO D’INVERNO

Stonehenge, Wiltshire

Il periodo Natalizio nasconde un significato arcano ai più, ma profondamente sentito nell’antichità. Per gli iniziati è una porta, l’ingresso simbolico rappresentato dal Solstizio d’Inverno, a uno stadio superiore di consapevolezza. I solstizi, secondo una definizione scientifica, sono i due momenti dell’anno in cui il sole raggiunge il punto più meridionale o settentrionale della sua corsa apparente nel cielo, rispettivamente al tropico del Capricorno e al Tropico del Cancro. Solstitium etimologicamente sta ad indicare “il sole si ferma”, tant’è che nei giorni in cui esso si verifica – 22-23-24 Dicembre nell’emisfero Nord per il Solstizio d’Inverno – il sole sembra fermarsi in cielo per poi invertire il proprio moto, facendo raggiungere al buio della notte la sua massima estensione, e alla luce del giorno la minima. Subito dopo tale data la luce del giorno torna lentamente ad aumentare e a estendersi, con la conseguente riduzione della durata del buio, fino ad arrivare al Solstizio d’Estate – 21-22-23 Giugno nell’emisfero Nord -in cui si avrà la massima estensione del giorno e la minima per quanto concerne la notte.

Tale fenomeno, osservato e studiato sin dalle più antiche popolazioni, si caricava già da allora di un significato simbolico. Dalle loro osservazioni gli antichi evincevano che il sole, benché giunto in tale periodo nella sua fase “più debole” – era infatti meno luminoso e brillante nei colori- tuttavia non sprofondava nelle tenebre ma diventava con la sua vitalità “invincibile“, rinasceva e aveva un nuovo Natale: il Natale del Sole Invincibile. Correlato a ciò è il fatto per cui, sempre nel’antichità, il periodo in questione è legato, in forme diverse, alla spiritualità e alla religiosità.
Le popolazioni celtiche infatti celebravano il periodo del Solstizio d’inverno denominandolo Alban Artuan, “Rinascita del Dio Sole “, ma anche “Luce di Artù “, tramandano le fonti che il mitico re Artù fosse nato nel giorno del Solstizio d’inverno, e tale figura leggendaria ben si associa al Re del Mondo Sovrano dello Spirito e del Tempo, vertice del mondo terreno, simbolo di rincarnazione, portatore di benefici e doni.
Non meno importante è poi notare come nella data del 25 Dicembre, diverse popolazioni fanno coincidere la nascita di altri esseri divini: nell’antico Egitto si festeggiava la nascita del Dio Sole Bambino Horus, e si credeva che anche Osiride fosse nato nello stesso periodo, in Messico quella di Quezalcotal, in Grecia Bacco, Zarathustra in Azerbaigian, Budda in Oriente, Krishna in India, in Persia il dio Mithra detto il Salvatore, a Babilonia il Dio Tammuz.

Per quanto riguarda poi la tradizione latina è l’Imperatore Aureliano, nel 274 dC a introdurre per la prima volta la data del 25 Dicembre come festa ufficiale del Natale del Sole che successivamente Costantino, abbracciando la fede cristiana, trasformò nel 330 dC la festività del Sol Invictus in Festa cristiana, fermo restando il fatto per cui tali festeggiamenti si innestavano e per questo trovavano ampio consenso nella tradizione più antica dei Saturnalia, feste in onore del dio Saturno che si svolgevano dal 17 al 24 Dicembre.
Saturno, il Cronos della mitologia greca, il cui nome originario era Satus che significa semina, era il Dio dell’Età dell’Oro e, secondo la leggenda, era anche il re del Lazio prima della fondazione di Roma. I Saturnalia erano dunque feste molto sentite in cui si ribaltavano perfino i ruoli sociali, le attività mane cessavano e poteva avvenire che fosse uno schiavo il re per tutta la durata dei festeggiamenti, per poi venir sacrificato a Saturno.

Vi era anche l’abitudine di giocare alla Tombola, il grande gioco di Saturno, in cui però attraverso i numeri si era in grado di predire il futuro, venendo così ad acquistare il gioco funzioni oracolari.
Ulteriore festività romana sempre celebrata nel mese di Dicembre era quella dedicata al dio Conso e corrispondente alla conclusione sacrale del vecchio anno. Collegato a tale divinità era l’antico dio latino Giano, dio dalle due facce, dio del tempo e specialmente dell’Anno, regolatore e coordinatore dell’inizio dell’anno, da cui Ianuarius, il mese di Gennaio. Entrambe le divinità di cui sopra, nella realtà religiosa romana, si riferiscono all’inizio e alla fine di un’azione, ma anche ad eventi passati nel tempo che si ripetevano periodicamente, come appunto l’eterno ritorno della luce a discapito delle tenebre.
Il passaggio dalle tenebre alla luce poi, letto in chiave iniziatica ed esoterica, è legato saldamente al tema del risveglio interiore. Si passa infatti dallo stadio alchemico della Nigredo per raggiungere l’Oro Filosofico: questo è l’inizio della fase “Solve et Coagula”, morte e rinascita, purificazione ed elevazione.

Ecco quindi che il Solstizio viene anche chiamato La Porta, un tempo custodita da Giano Bifronte, il quale ha ceduto il posto, con l’avvento del Cristianesimo, ai due Giovanni, il Battista al Solstizio estivo e l’Evangelista al Solstizio invernale, simbolo di una contemporanea esistenza di due dimensioni -passato e futuro. Durante i Solstizi si congiungono, le porte sono aperte ed è permesso il varco: è il tempo della morte simbolica dell’adepto che si avvicina al rito iniziatico.

Dicono i Maestri: “Io sono la Porta, da una entrano gli uomini,dall’altra escono gli dei“. Questa è la raffigurazione simbolica del cammino iniziatico, sono le fasi alchemiche, il risveglio della terra che prepariamo per il prossimo raccolto.

(informazioni prese dal web)

SILENZIO, PARLA L’UNIVERSO!

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Alla domanda “Cosa vuoi dalla vita?” spesso la risposta è “Voglio una vita in equilibrio, stabile” senza pensare che questo volere è l’opposto del vivere stesso. Le idee fisse rendono la mente immobile e incline alla sofferenza. Se vuoi essere in armonia e gioire con la vita devi cominciare a pensare ad essa come a un moto costante, senza momenti di pausa e idee fisse. Chiarisco cosa intendo per paura e idee fisse prendendo spunto dalle parole di Jiddu Krishnamurti: “Gli essere umani si scavano una piccola pozza personale lontana dalla corrente impetuosa della vita, e in quella piccola pozza stagnano, muoiono; e questa stagnazione, questo decadimento, è ciò che chiamiamo esistenza”

Parole forti che fanno riflettere perché è effettivamente possibile creare per noi stessi un piccolo bacino familiare, amici, un lavoro, paure, ambizioni, la religione e tutto il resto nel tentativo di evitare la realtà su una scala più ampia. La vita è mutamento. Invece molti di noi si aggrappano alla piccola pozza stagnante, della quale conoscono anche il più remoto pezzettino di fango, diventando in questo modo schiavi della paura.

Liberare la mente dai problemi significa concentrarsi sulle soluzioni, anziché continuare a credere di non farcela. “E se poi va male? E se non ce la faccio? E se non è la strada giusta?” sono frasi che bloccano la creatività necessaria alla risoluzione di qualunque intoppo della vita. C’è una soluzione, ed è sempre la stessa: permettere all’Intelligenza di Dio, dell’Universo, della Fonte, dell’Energia o di quello che più ti piace, di prendere il tuo posto, solo per il tempo necessario a divenire silenziosi.

Se la stessa parte di mente che ha creato il problema, viene utilizzata per risolverlo, cosa pensi che accadrà? Difficilmente potrà trovare una soluzione. Dobbiamo quindi spegnere quella parte di mente e accendere le soluzioni che dimorano nel silenzio, lontane dal frastuono dei non posso, non ci riesco, ho paura, non ce la farò mai, è impossibile per me. Silenziare il dialogo interno affidando i problemi alla vasta Intelligenza Universale è il dono che porta alla felicità.

Come si fa a rendere silenziosa la mente impazzita? Semplice: è sufficiente accettarla. Di fronte a un problema puoi recitare questa preghiera “Riconosco di avere un problema, riconosco di non avere la soluzione. Accolgo il problema e lo affido allo Spirito e mi rendo disponibile ad accogliere la soluzione. La mia mente è creativa e ricca di fantasia. Apro la mia mente alla fantasia e alla creatività. E così sia”.

Se hai la volontà di scrivere questa frase su un foglietto e di portarla con te, usandola nei momenti di difficoltà, ti posso garantire che, con un po’ di allenamento, diverrai testimone di miracolosi cambiamenti nella tua giornata. Sempre che tu abbia la volontà di farlo. E questo non è per niente scontato.

“Si può essere creativi solo se c’è abbandono – ossia, se non c’è senso di costrizione, paura di non essere, di non ottenere, di non arrivare” Jiddu Krishnamutri

Diventa un rivoluzionario imparando a pensare al di là dei confini di ciò che sei stato fino ad ora.

Buon Lavoro e Buon Divertimento.

A COSA GIOCHIAMO OGGI?

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Ecco come Un Corso in Miracoli, in uno dei suoi tanti modi, descrive il mondo:

“La proiezione fa la percezione. Il mondo che vedi è ciò che tu gli hai dato, niente di più. Ma nonostante non sia niente di più, non è niente di meno. Quindi, per te è importante. È il testimone del tuo stato mentale, l’immagine esterna di una condizione interna. Come un uomo pensa, così percepisce. Quindi, non cercare di cambiare il mondo, ma scegli di cambiare la tua mente riguardo al mondo.” (T-2.Intr.1:1-7)

Gandhi ha scritto “Se vuoi cambiare il mondo, cambia te stesso” e molti altri prima di lui e dopo di lui hanno trovato modi diversi per una verità che è sempre stata e sempre sarà. Esiste una vita che accade prima nella mente e che solo successivamente viene percepita con il corpo, come se fosse un eco.

Percepire è toccare con mano il pensiero che, di per sé, non ha nessuna consistenza ma solo un’energia così potente da formare la materia. E’ complicato agire sul pensiero pensato, soprattutto per chi vive in un ingranaggio che ha lo scopo di sedare i sensi attraverso la maggior parte dei canali di informazione come la TV, radio, giornali, internet. Quando qualcuno inserito in un sistema così potente decide di vedere le cose da un altro punto di vista, ha certamente bisogno di linee guida per poter uscire dall’ingranaggio, insieme a curiosità, scetticismo, determinazione, forza di volontà e tanta Fede in un credo differente rispetto a quello in cui ha creduto fino a un attimo prima.

Questo ultimo passaggio è il più importante, il principale per compiere tutti gli altri. Ed è anche quello più complicato poiché la Fede viene, generalmente, accompagnata a religione o credo in una qualche divinità multiforme. Prova a pensare per un attimo: tu, ogni attimo, sperimenti la Fede come energia primaria per compiere qualunque cosa. Hai fede, quando ti addormenti la sera, di svegliarti il giorno dopo. Hai fede nel credere che le cose andranno bene o male. Poni la tua fede nella convinzione che arriverai oppure no a raggiungere il tuo obiettivo.

“Come un uomo pensa, così percepisce” e tu hai fede nei tuoi pensieri poiché sono tutto ciò che hai a disposizione per vivere la vita. E’ un passaggio semplice, nella sua comprensione cognitiva: un po’ più articolati nella sua comprensione profonda.

Oggi fai questo: osserva la tua vita esattamente come sta andando. Ti piace quello che vedi, senti e percepisci? Molto bene! Quali sono i pensieri che ti hanno portato a sperimentare la felicità? Scrivili, disegnali, mettili nero su bianco e rinforzali con altri pensieri che potenziamo la tua energia vitale. Piega il foglio, scrivi sopra “Grazie” e offrili al fuoco, con l’intenzione di rinforzarli ancor di più.

Al contrario, fai la stessa cosa: domandati quali sono i pensieri che ti hanno portato a sperimentare la sofferenza e poi scrivili mettendo nero su bianco la tua infelicità, piega il foglio, scrivi “Grazie” e offrili al fuoco con l’intento che vengano trasformati in ciò che più desideri in quel momento.

Questo è un gioco che puoi fare tutte le volte che vuoi e che ha una regola primaria da rispettare: smettere di cercare di cambiare il mondo e scegliere di cambiare la tua mente riguardo al mondo. Abbi Fede in questo per cambiare il significato della parola “sofferenza”.

Buon Lavoro e Buon Divertimento.