VOLA IN ALTO

Il flusso naturale  della vita fa sempre e solo il tifo per noi. Il suo scopo è far uscire la donna e l’uomo rinchiuso nell’essere umano, proprio come uno scultore  immagina la sua arte finita  quando ancora è imprigionata nel blocco di marmo.  I nostri talenti vengono costantemente messi alla prova per far in modo che possano emergere e questo accade sempre in un senso o nell’altro.

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In effetti a volte la vita è poco gentile con noi facendo di tutto per svegliarci e una delle modalità più ricorrenti è l’avversità. La storia è ricca di personaggi che hanno saputo trarre vantaggio proprio da un momento di sofferenza per diventare personaggi di spicco nella politica mondiale,  campioni sportivi o scrittori famosi e via discorrendo.  Io credo che in questo tempo e momento sia possibile evitare grandi disastri personali per arrivare al proprio traguardo e, in ogni caso, la capacità di superare le difficoltà resta sempre al primo posto come leva per il superamento del limite: il fatto è che a volte ne facciamo una linea d’arresto. Non è sempre conveniente seguire il vento, a volte è necessario opporre resistenza se vogliamo volare in alto.  Accorgiti.

GUARDA AVANTI

 

Un piccolo bruco camminava verso una grande montagna. Lungo la strada incontrò una coccinella che gli chiese: “Dove vai?”.

Il bruco rispose: “Ieri ho fatto un sogno nel quale mi trovavo sulla cima di una montagna e

da lì potevo vedere tutta la valle. Oggi voglio realizzare il mio sogno”.

Sorpresa, la coccinella gli disse: “Devi essere pazzo! Tu sei solo un piccolo bruco. Per te, un sassolino sarà una montagna, una pozzanghera sarà un mare e ogni cespuglio sarà una barriera impossibile da oltrepassare”. Ma il piccolo bruco era già lontano e non la sentì.

Incontrò poi un coniglio: “Dove vai con tanto sforzo?”.

Il piccolo bruco rispose: “Ieri sera ho fatto un sogno, ho sognato di essere sulla cima della montagna e da lì potevo ammirare tutta la valle. Mi è piaciuto quello che ho visto e oggi voglio realizzare il mio sogno”.

Il coniglio si mise a ridere e disse: “Nemmeno io, con le mie grandi zampe e con i miei grandi salti, affronterei un’impresa così difficile”. E, ridendo, rimase a osservare il piccolo bruco mentre procedeva per la sua strada.

La stessa cosa accadde con la rana, la talpa e il topo. Tutti gli consigliarono di fermarsi, dicendo: “Non arriverai mai!”.  Ma il piccolo bruco, determinato e coraggioso, continuò a camminare.

Stremato e senza forze, a un tratto decise di fermarsi a riposare. Con un ultimo sforzo si preparò un posto per dormire quella notte. “Così mi sentirò meglio” disse il piccolo bruco. Ma quella stessa notte il bruco morì.

Per giorni, gli animali si avvicinarono a vedere i suoi resti. Lì c’era l’animale più pazzo del mondo, lì c’era l’ultimo rifugio di un piccolo bruco morto per aver inseguito un sogno.

All’improvviso, però, quel bocciolo grigiastro si ruppe. Comparvero due occhioni, due antenne e due bellissime ali dai colori stupendi.

Era una farfalla!

Gli animali restarono senza parole, meravigliati da quella stupenda creatura che in un istante prese il volo e raggiunse la cima della montagna. Il sogno del bruco, diventato farfalla, si era realizzato. Il sogno per il quale aveva vissuto, per il quale aveva lottato, era finalmente diventato realtà.  (La Lega del Filo d’Oro)

Accorgiti!

La tua SpiritualCoach   Lucia Merico

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RESPIRA

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Fluire con l’Universo è una condizione a cui ambisce ogni persona che segue una filosofia di crescita personale e spirituale. Lasciarsi andare al fluire della vita “pare” cosa semplice: in realtà e soprattutto per noi occidentali, è piuttosto complicato. La routine così pressante è tutt’altro che fluida e tende a inglobare l’intera nostra vita in un ingranaggio fatto di mille ruote che girano a favore della paura. L’uscita da questo genere di ingranaggio, per quello che è la mia esperienza, è una condizione da compiere passo dopo passo, senza fretta, guidata da una attenta e continua consapevolezza.

“Cercare di capire è come sforzarsi di vedere attraverso l’acqua melmosa. Resta immobile e lascia che il fango si depositi. Rimani immobile finché non giunge il momento di agire” scrive Lao Tzu nel V-III secondo a.C. e questa frase mi ha incuriosito sin dalla prima volta che l’ho letta: l’associo al cambiamento, la condizione primaria dell’essere umano. Il cambiamento appartiene alla vita stessa, in quanto in ogni attimo di respiro è presente. Eppure molti di noi lo vivono come una frustrazione, con ansia e paura, resistendo ad esso come se fosse qualcosa di terribile. La mia personale esperienza legata ai cambiamenti della vita era di ammalarmi fisicamente. Confesso che, ogni tanto, è una modalità che ricerco ancora e lo faccio con un po’ di consapevolezza in più.

Il suggerimento di restare immobili lasciando che il fango si depositi è una metafora molto utile. Infatti, generalmente, nei momenti di cambiamento c’è parecchio affanno. La volontà di cambiare nasce da una condizione di staticità nella quale ci troviamo a camminare con ristrettezza e difficoltà. E’ fatta di idee incrostate, di pensieri bui e talvolta così oscuri da non vedere la fine del tunnel, proprio come potrebbe essere il fango smosso dall’agitarsi continuamente. Per poter vedere con chiarezza, ci vuole un momento in cui si ferma la musica assordante dei pensieri ingannevoli per lasciare il posto al silenzio del respiro.

Io faccio così: mi prendo un attimo in solitudine. Se posso vado nella natura, altrimenti cerco un luogo che mi protegga per il tempo necessario a ritrovare attraverso il respiro, la pace. Mi siedo con la schiena eretta, appoggio le mani sull’addome, 3/4 dita sotto l’ombelico, immaginando in quel punto un braciere che brucia ogni pensiero di scarsità che si affaccia alla mia mente, e inizio a respirare proprio in quel punto. Creo un canale virtuale che dai miei pensieri raggiunge l’addome. Ogni pensieri di ansia, paura, scarsità lo immagino bruciare e trasformarsi in qualunque immagine possa potenziare la mia energia. Resto il tempo necessario a calmare il trambusto dei pensieri. Generalmente, dopo questa attività e con la mente predisposta a trovare una soluzione, arrivano idee che portano ordine.

Questo è uno dei tanti modi per ristabilire il contatto con se stessi. Il respiro consapevole aiuta a far scorrere nuovamente il sangue in modo corretto, abbassando la pressione sanguigna e facendolo arrivare fino al cervello che si riconnette, iniziando a cercare i file di soluzione e mettendo al loro posto quelli di ansia e paura. Questo è fluire e lo possiamo fare anche noi occidentali, in qualunque posto ci troviamo, perfino seduti alla fermata del tram: basta essere un po’ allenati.

Durante le coaching prevedo almeno una sessione nella natura, in qualunque stagione. Il silenzio, l’energia della terra e dell’acqua, i piccoli animali che incontriamo, gli alberi e i fiori contribuiscono ad alleggerire il peso del momento. E’ una delle possibilità per semplificare la vita, renderla più efficace ponendosi in sintonia con il naturale fluire dell’universo.

“Che ci si trovi davanti a un amico o un nemico, una perdita o un guadagno, la fama o l’infamia, i Saggi non vengono meno alla loro serenità. E’ questo che li rende così straordinari” Lao Tzu

TIRAMOLLA

“E’più facile lasciarsi andare agli eventi o cercare di contrastarli ponendo loro resistenza?” Accipicchia che bella domanda! Facciamo una riflessione insieme e prendo spunto dalla mia esperienza personale. E’ vero sia una che l’altra condizione, nel senso che le ho utilizzate entrambe. Con la visione di oggi, mi accorgo che in passato ho lasciato poco spazio al fluire degli eventi. L’ho scoperto quando ho iniziato a sfoltire la mia corazza emozionale, togliendo un pezzettino alla volta. E’ stato come sfogliare una cipolla, nel senso che ogni fetta che rimuovevo erano lacrime. E’ stato complicato fare la pace con le mie emozioni. Una condizione assurda, se ci penso ora, poiché erano generate e volute da me: allora non lo ricordavo.

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Contrastare gli eventi ponendo resistenza attiva: ecco, in questo ero bravissima! La fiducia che riponevo nel fallimento, in alcune circostanze, era artistica nel senso che avevo sviluppato una griglia di dinamiche, tutte rivolte alla sofferenza, da fare invidia alla creatività stessa. Un vero genio! Col passare del tempo e una buona dose di situazioni da funerale, un giorno mi sono svegliata e, come guidata da una forza interiore che ancora non conoscevo ma che in quel momento ho ascoltato, partecipai al primo corso di crescita personale e spirituale. Fu la prima volta che lasciai spazio agli eventi nella consapevolezza di averlo scelto.

Oggi affermo che lasciarmi andare al fluire della vita è un allenamento quotidiano: una parte di me riconosce la possibilità di scegliere la direzione opposta. D’altronde, buio e luce, gioia e sofferenza sono le facce di una medaglia chiamata esistenza. E quando cado nella trappola dell’ego -e questo accade- vivo il momento come un’esperienza per rialzarmi con ancor più forza.

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Accorgiti è diventata una delle mie parole preferite che a volte modifico in alza le antenne. Oggi riconosco che entrambe le possibilità sono parte di me e che posso scegliere sia una che l’altra, sapendo la direzione in cui portano. Giusto o sbagliato sono definizioni che appartengono al passato. Ho imparato a unire e mi piace usare la parola esperienza per descrivere gli eventi della vita. Quanto ancora ho da scoprire? Bhe … sono solo all’inizio!