SIAMO DESTINATE A RISPLENDERE

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Donne depresse, ansiose, inconsapevoli del loro addomesticamento e della rabbia.

«Stai ferma – non sporcarti – potrai giocare solo quando la tua camera è in ordine» sono metodi che non funzionano perché coprono totalmente la vitalità naturale, il gioco, la creatività, fondamentali per vivere una vita piena e appagante.

«È il gioco e non l’ordine, l’arteria centrale, il nucleo, la radice della vita creativa. L’impulso a giocare è un istinto. Senza gioco non c’è vita creativa. Stai brava, e non avrai vita creativa. Stai ferma, e non avrai vita creativa. Parla, pensa e agisci solamente con contegno, e scarso sarà il succo creativo. I gruppi, le società, le istituzioni e le organizzazioni che invitano le donne a svalutare l’eccentrico, a sospettare del nuovo e dell’insolito, a evitare tutto ciò che è vitale e innovativo, a spersonalizzare il personale, vogliono una cultura di donne morte.  |…| potremmo allungare all’infinito l’elenco delle donne di talento che nel loro stato di vulnerabilità hanno fatto scelte miserabili. |…|

Tutte erano ricolme di dolore perché erano affamate di nutrimento spirituale, di storia d’anima, di naturale vagabondaggio, di decorazioni consone ai loro bisogni, di apprendere Dio, di una sessualità semplice e sana. Ma inconsapevolmente scelsero |…| credenze, azioni, idee che ne deteriorarono sempre di più la vita, fino a renderle spettri danzanti.» (Donne che corrono coi lupi)

L’uscita dall’addomesticamento passa inevitabilmente attraverso la ribellione. Si deve guardare in faccia la rabbia repressa, pesarne il carico, toglierlo a chi lo abbiamo attribuito dimenticando che era solo nostro, sgarbugliarlo con calma e ricomporne i pezzi, accettandoli ed accogliendoli uno ad uno come perle preziose del nostro prezioso tempo.  

Potevamo fare diversamente?

L’etichetta di bambina agitata, difficile, che non sta mai ferma, troppo curiosa è come una lettera scarlatta che ci allontana da chi potrebbe volerci bene, ma che non ha gli strumenti per comprendere cosa sia «bene» per sé: non glielo hanno insegnato.

L’uscita dall’addomesticamento di una donna è un principio vitale per sé stessa e per l’insegnamento che porterà intorno a lei, a grandi e piccini. Una bambina allevata da adulti che conoscono l’importanza di nutrire la creatività, sarà una donna capace di mostrare al mondo il suo talento, senza ribellione né timori di essere giudicata, capace di contaminare con la stessa energia, al femminile così come al maschile.

Non possiamo sfuggire alle nostre ombre: ci inseguiranno sempre. Le possiamo invece accogliere una alla volta e ripartire da lì

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SINCERITA’


(Foto di Perchek Industrie su Unsplash)

La sincerità offre un dono speciale: interrompere la catena delle scuse. Quando facciamo il punto della situazione guardando i fatti, possiamo anche scegliere di migliorare.

Se vediamo le nostre ombre, possiamo conoscere anche la Luce che le proietta

L’animo umano è pieno di segreti nascosti dalle parole, dalle convinzioni. Le vere intenzioni si celano dietro un’infinità di maschere costruite per proteggere la nostra reale espressione. Abbiamo forse paura di scoprire chi siamo e di esprimere i nostri talenti? Pare proprio che sia così e per questo usiamo la menzogna protettiva dietro la quale ci nascondiamo, fatta di «non posso – non fa per me – non ci riesco – lo faccio dopo».

Siamo sinceri quando le nostre espressioni e il nostro comportamento è allineato con ciò che pensiamo e sentiamo. Solo allora possiamo offrirla e riceverla in sicurezza perché è chiaro a noi stessi e agli altri con chi si ha a che fare.

Chi è sincero verso sé stesso lo è anche con gli altri. Sa riconoscere con onestà le proprie ombre e altrettanto le proprie doti. È in questo modo che impariamo a fidarci della Luce e di ciò che può mettere in evidenza.

Tutte le nostre maschere possono essere illuminate e non temiamo di mostrarci al mondo per ciò che siamo: un’espressione di fragilità e forza.

La pratica della sincerità non ha bisogno di essere sostenuta da nessun pubblico: basta guardare i fatti. A loro non possiamo mentire, non così a lungo come crediamo, e di fronte ad essi possiamo scegliere e decidere diversamente.
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NON VIVO SENZA TE

Quanti cambiamenti subisce una relazione nel corso della vita? È un continuo cambiare, mutare di livello, rivedere e scegliere nuovamente. Ogni giorno lo scopro personalmente nel confronto con altre donne, ritrovandomi nelle loro storie piene di troppo amore verso gli altri e così poco per sé stesse. O di relazioni dove alla base c’è un esasperato desiderio o bisogno di “qualcosa o qualcuno”, un compromesso il cui peso pende solo da una parte, e non certo la loro. O dipendenze così esasperate da credere di non poter respirare in autonomia.

Si sono dedicate troppo ai bisogni dell’altro: e i loro dove li hanno messi? Stentano a cambiare le abitudini anche se i figli sono grandi e la relazione dura da tempo. Un gradino in salita verso una nuova visione sembra una montagna da scalare e molte preferiscono restare dove sono. Il tempo svanisce dal loro controllo, assorbite dai mille impegni quotidiani e si sentono sole in mezzo al caos.

Ma un giorno arriva la passione, quella che fa battere il cuore

No, non sto parlando di un altro uomo: quella è la direzione più semplice da scegliere. Intendo che scoprono la loro “missione di vita”. Scoprono che possono essere felici partendo da sé stesse, dalla loro profondità, e non è più necessario attendere qualcosa o qualcuno.

Eccole di fronte a un bivio da affrontare e alla domanda per eccellenza: «Se prendo questa strada, cosa perdo?» Difficile che qualcuna di loro pensi a cosa invece potrà guadagnare, all’impennata del valore che deriva da una felicità profonda e personale da poter estendere. Diventano giocoliere che si destreggiano in equilibrio tra gli impegni quotidiani e tutte le cose che si sono abituate a fare e con le quali hanno costruito la loro piccola fortezza felice, e la passione che si fa spazio pian piano dentro di loro. Per un po’ funziona. Ma ben presto una strada dev’essere abbandonata, altrimenti il rischio è di essere sopraffatte.

Devono scegliere se tagliare l’elastico per fare un balzo in avanti o mettere da parte ogni possibilità e restare dove sono.

Molte restano. Trovano scuse davvero interessanti, concrete e inespugnabili, e da quel momento vivono la loro vita nel dubbio o nel rimpianto. Altre tagliano l’elastico e scoprono che la vita dall’altra parte è meravigliosa! Due direzioni totalmente differenti, che richiedono entrambe molto coraggio poiché una accenderà la loro vita e l’altra la spegnerà.

Troppa intensità e dedizione verso l’altro, troppa concessione di sé stesse nelle varie situazioni, troppa dipendenza da cose e persone avvelenano la creatività. Spesso il solo antidoto rimane la libertà della fuga per ricercare un piccolo riparo dove trovare un modo di bastare a sé stesse: per tornare a desiderare.

E in quel piccolo spazio di mondo imparano ad amare i giorni per il loro accadere, senza ricercare per forza una compagnia, scoprendo di poter attingere alla propria fonte interiore. Riscoprono le amicizie che le appartengono, i film che desiderano vedere, gli abiti che vogliono indossare e nuove esperienze da assaporare.

In un suo libro Susanna Tamaro scrive che lungo i bivi della nostra strada incontriamo altre vite. Conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che compiamo in un attimo. E in quel momento mettiamo in gioco la nostra esistenza e quella di chi ci sta accanto.

C’è una riflessione che puoi fare in quel preciso istante, quando sei sola, di fronte al bivio: la tua felicità o infelicità sarà contagiosa per le persone accanto a te.

Inevitabilmente!

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DEDICATO

Voglio dedicare questa conversazione a tutte le donne e gli uomini, insegnanti, colleghi coach, formatori, trainer, genitori, adulti consapevoli che non smettono mai di imparare, che adottano un punto di vista divergente e lo estendono con passione a tutte le persone di ogni età e in ogni situazione con le quali entrano in contatto, al solo scopo di renderle libere.

Alle future SpiritualCoach®

Ikeda «Secondo lei cosa significa essere un bravo professore?»

Marinoff «L’apprendimento è la prima condizione: avere sempre una mente aperta per il piacere di imparare. Essere un bravo professore significa dedicarsi allo studio per tutta la vita. Impariamo attraverso la ricerca e la revisione delle pubblicazioni eseguita tra pari; impariamo dai nostri colleghi e forse, soprattutto, dai nostri studenti proprio mentre siamo impegnati a insegnare loro. Molto spesso ho scoperto che l’insegnamento di un determinato corso è una fonte inestimabile di approfondimento del mio stesso sapere.

Per condividere uno dei metodi di insegnamento, mi permetta di raccontarle del mio corso di Introduzione alla filosofia. Mi piace molto insegnare questa materia perché buona parte degli studenti iscritti è totalmente a digiuno della materia ed è quindi particolarmente interessata e disponibile all’indagine. All’inizio incoraggio ciascuno di loro a porre domande. È l’esatto contrario del metodo di insegnamento classico, in cui si dà spazio alle domande a fine lezione. Io li incoraggio dicendo loro che, se anche la mia risposta potrebbe essere stupida, non esiste domanda stupida. L’importante è porre domande.»

Ikeda «Ecco un meraviglioso approccio all’insegnamento, dal quale tutti noi abbiamo molto da imparare. L’istruzione è una vera e propria forma d’arte.

Il desiderio naturale di apprendimento dello studente non potrà mai essere esaudito, se l’insegnante insisterà nell’usare un metodo di insegnamento unilaterale, mirato a inculcargli solo le nozioni. Gli insegnanti devono invece prestare seria attenzione alle domande degli studenti, incoraggiandone lo spirito inquisitivo. Il ruolo dell’insegnante è quello di offrire stimoli e incoraggiamento, infondendo negli studenti fiducia in sé stessi, così da poter diventare indipendenti nella continua ricerca del sapere. Questa è la grande missione dell’educatore. Un atteggiamento saccente e condiscendente scredita l’insegnante come educatore. I suoi sforzi per far emergere la curiosità e il desiderio naturale degli studenti di imparare, basati sulla sua disponibilità ad apprendere insieme a loro, sono un modello meraviglioso che gli altri educatori dovrebbero emulare.»

(Conversazione tra Daisaku Ikeda, Presidente della Soka Gakkai International e Lou Marinoff, Consulente Filosofico di fama mondiale)

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PERFETTI NEL CREDERCI IMPERFETTI

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Non essendoci niente di scontato in questa vita, anche la positività non lo è. Veniamo in questo mondo completi, dotati di tutte le qualità necessarie per vivere felici, eppure la maggior parte del genere umano sviluppa ben presto la straordinaria attitudine alla catastrofe. Ne sono un esempio i media, dal cartaceo ai social, dove possiamo trovare le forme più acute e fantasiose.

Possiamo fare un piccolo test per verificare quali possono essere i pensieri che arrivano di fronte a una notizia o a un’immagine spaventosa e violenta, accorgendoci che tutti ne veniamo in qualche modo coinvolti, anche il più allineato alla pace di questo mondo.

Come sempre ci sono due strade: una percorrerà la via del lamento, della rabbia e della paura e l’altra quella della compassione, dell’amore e della fiducia. La scelta di reagire in un modo o nell’altro non dipenderà dal grado di “buonismo” che abbiamo raggiunto, bensì dal grado di consapevolezza che abbiamo sviluppato. L’essere consapevole fa qualcosa di differente: si accorge del lamento, della rabbia e della paura alle quali sceglie di rispondere con amore, perché sa bene che dare “è” ricevere.

Sulla base di questo principio, sceglie di offrire alla situazione la pace, l’amore, la serenità affinché possa imparare

È utile comprendere sé stessi, riconoscere i pensieri con cui ci nutriamo e la straordinaria capacità di creare la nostra realtà. Potrebbe aiutarci nel far luce su alcuni aspetti della tua vita che spingono verso la carenza ed il bisogno. Nel testo “Un Corso in Miracoli” viene descritto che «lo scopo reale di questo mondo è di essere usato per correggere la tua incredulità. Tu non puoi mai controllare da solo gli effetti della paura, perché sei tu che l’hai fatta, e credi in ciò che hai fatto. Nell’atteggiamento, quindi, anche se non nel contenuto, assomigli al tuo Creatore, il Quale ha una fede perfetta nelle Sue creazioni perché è Lui che le ha create. Credere produce l’accettazione dell’esistenza. Questo è il motivo per cui puoi credere ciò che nessun altro pensa sia vero. È vero per te perché è stato fatto da te.»

Ma c’è “un altro modo” che possiamo scegliere, un istante dove affidare il nostro sentimento distruttivo e chiedere che venga trasformato. In quell’attimo di espressione del nostro potere personale c’è la fede e la fiducia dove potersi accorgere che «tutti gli aspetti della paura sono “non” veri perché “non” esistono a livello creativo e perciò non esistono affatto.»

La paura e tutti i suoi derivati sono prove che ci offrono la possibilità di scoprire un altro modo di vedere la vita. Siamo stati creati perfetti nell’espressione della nostra oscurità come in quella della luce, e per vedere questa perfezione dobbiamo riconoscere che se vogliamo conoscere la perfezione dell’amore, dobbiamo credere nella sua esistenza e metterci da parte affinché si possa esprimere.

Immagina per un attimo come sarebbe la vita sulla Terra se tutti gli esseri umani riuscissero a utilizzare i momenti di difficoltà come stimolo al miglioramento, anziché piangersi addosso. Cosa pensi accadrebbe?

Stare bene è una personale responsabilità ed è l’unica condizione per generare una vita soddisfacente

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ADDESTRATE ALL’INFELICITÀ

Forse bisogna ristrutturare anche la parola «spontaneità» perché è un paradosso: nel momento in cui si obbedisce a una richiesta, non lo facciamo «spontaneamente». Prendiamo per esempio l’amore: è spontaneità avvicinarsi all’altro o dietro c’è una richiesta inconscia, la voglia di far fronte a un bisogno?

Se rispondiamo onestamente a questa domanda, dovremo sconfiggere alcune illusioni riguardo all’amore, e la prima di tutte è quella dell’amore «romantico». So bene che potrà sembrare alquanto strano parlare di amore e dire che è bene tenere i piedi ben piantati a terra, ma d’altronde il mito che abbiamo creato è quello di credere che l’altro, munito della sua sfera magica, indovini ciò che sentiamo, vogliamo fare, ciò di cui abbiamo bisogno senza doverlo chiedere.

Il riconoscimento di questo aspetto è il primo passo verso una relazione felice, prima di tutto con noi stesse. La sua mancata conoscenza rende fragile ogni relazione perché la riempie di astrazioni che provocano delusione, quasi che amare anche con la razionalità e non solo col cuore possa sminuire l’essenza dell’amore. Vorremmo un partner perfetto, senza un passato e con un futuro così roseo da esimerci da qualunque problema. Molte di noi vogliono essere la «numero uno» davanti a tutto e tutti, senza accettare l’idea che esistono altri aspetti fondamentali in una relazione: come l’altro, per esempio.

Spesso le relazioni d’amore che sembrano assolute nascono sulle basi di delusioni e rotture, e proprio questo dovrebbe essere il segnale che indica la delicatezza e la fragilità dell’amore, che non è «per sempre», anche se possiamo sentirci al sicuro nel crederlo. Ma ci crediamo veramente, o una parte di noi sa bene che ci stiamo ingannando?

Possiamo amare a lungo una persona, anche per tutta la sua e la nostra vita, ma non l’ameremo mai nello stesso modo. Questa apparente instabilità della relazione è ciò di cui abbiamo bisogno per evolverci singolarmente e insieme, così che una crisi diventa la liberazione di nuove possibilità e non più una distruzione dell’eterna armonia. Realisti, coi piedi ben piantati a terra, tenendo conto dell’altro come essere e non come scudo di protezione alle difficoltà della vita.

Questo è, tanto per cominciare: niente di più e neppure niente di meno. L’addestramento comincia per tutti al momento della nascita e nei successivi 3/5 anni di vita. Inoltre le femmine vengono “addestrate” in maniera differente dai maschi rispetto alle relazioni.

  • Quali input riceviamo?
  • Quali sono i mattoncini che mettiamo come base per costruire la nostra casa mentale dove abiteremo per il resto della nostra vita?
  • Quali sono le istruzioni “al femminile” che inevitabilmente condizioneranno le nostre relazioni?

Avrai la possibilità di trovare la tua risposta, sistemare le tue convinzioni e creare una vita che possa essere come tu la desideri, partecipando il 7 e 8 Luglio all’Edizione Esclusiva di Nascita e Rinascita con esperienza in grotta -Al Femminile

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LA SCUOLA DELLA VITA

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Uno dei disagi che ho vissuto nel periodo scolastico fu quello il non poter fare domande: almeno la nostra insegnante non lo permetteva. Essendo una bambina che aveva fame d’imparare, fare domande era il mio nutrimento e il dover accettare a mani basse ciò che la maestra diceva mi ha fortemente condizionata. Dopo essere stata espulsa dalla lezione di religione per le “domande stupide e impertinenti”, ho accettato quella condizione e non ho più fatto domande per non sentirmi “stupida e impertinente”.

Col passare del tempo, in diverse occasioni ho pensato spesso che a scuola si imparano le cose sbagliate: ti insegnano a fare i conti ma non come gestire il denaro, nessuno ti spiega come funzionano le relazioni, poco viene detto sulla comunicazione e l’importanza delle parole, cos’è l’energia e la legge della manifestazione, come scegliere un partner, come intervenire nei momenti di disagio, cosa aspettarsi da un matrimonio, cosa fare se la situazione va a rotoli, come crescere un bambino, men che meno quali siano le basi di una sana vita sessuale e tutte le altre cose importanti veramente importanti.

Da adulta le persone alle quali mi rivolgevo per far fronte ai miei problemi, a volte ne sapevano meno di me sull’argomento e avevo la sensazione di muovermi alla cieca in un mondo di ciechi. Come avrei voluto che l’insegnante di religione avesse risposto alle mie domande sul Cristo, su Dio, Gesù e sull’Amore. È davvero assurdo che ci voglia la patente per guidare l’automobile e nessuna istruzione per diventare adulti consapevoli.

Così mi sono data da fare, ho imparato un sacco di cose riguardo le relazioni e mi è piaciuto a tal punto da non voler smettere più di imparare. Inoltre ho esteso le mie esperienze e conoscenze a chi era intorno a me diventando SpiritualCoach ideatrice e trainer di corsi e laboratori per la crescita personale e spirituale. In questo cammino – che continua da quasi trent’anni – ho compreso un insegnamento fondamentale sulle relazioni: sono una palestra per conoscere sé stessi attraverso gli altri, indipendentemente che siano di coppia, amicali o professionali.

Come potete fare quando la vostra relazione attraversa un momento di crisi ma desiderate entrambi sistemare la situazione? Innanzitutto, se la volontà è di restare insieme significa che la relazione è ancora forte: siete solo rimasti intrappolati in un modello di comportamento invalidante che ha lo scopo di far emergere quella parte di voi che ha bisogno di cure. Insieme all’espressione dell’amore salgono anche le nostre paure che si manifestano con forza a causa del fatto che il partner ci fa da specchio.

In questo caso la parola chiave è «riservatezza» che significa parlare con qualcuno che possa sostenervi nel far luce sulla situazione e non cadere nella trappola del “mal comune e mezzo gaudio”, una delle condizioni più fallimentari per risolvere qualunque problema. Un altro aspetto importante è ricordare che il motivo dei disagi non è nel presente ma è attingere agli episodi del passato. Se avrete la voglia di iscrivervi a un corso sulle relazioni, potrete comprendere più a fondo come funzionano e intervenire utilizzando le tecniche imparate.

E se il partner vi lascia per un’altra persona, fermatevi un attimo e – per quanto vi è possibile sul momento – imparate pian piano a non dare la colpa a loro di quanto è successo ma potete cominciare a pensare che «Ogni cosa accade per me e non a me» L’assunzione di responsabilità e la capacità di saper trovare spunti positivi in una situazione disastrosa, è un atto di grande forza e consapevolezza che smantella gradualmente gli aspetti degradanti e negativi.

Se vuoi, puoi prendere carta e penna e scrivere alcune domande, meditando sulle risposte:

➥Quale potrebbe essere un motivo per ci ho attratto questa situazione?
➥Qual è il “mio” vantaggio in questo disastro?
➥Sto cercando di dimostrare a me stess* che …?
➥Cosa rappresenta l’altra persona per me?
➥I pensieri che ho formulato per creare tutto questo sono?
➥I pensieri che mi liberano da questa situazione sono?

Sono solo indicazioni primarie per cominciare a rinnovare i pensieri rispetto a un accadimento che ci ha travolte. Ritengo sia molto meglio concentrare le proprie energie su come migliorare la vita personale per attrarre a sé un partner più allineato alla nostra idea di amore, piuttosto che continuare a fare ciò che è già stato fatto (e che non ha funzionato) per ottenere i risultati ottenuti.

Ogni perdita rappresenta sempre un guadagno che all’inizio fatichiamo a etichettare come “vantaggioso”

All’inizio potrebbe essere complicato riconoscerlo, ma se investiamo un po’ di tempo per indagare a fondo, se utilizziamo il buon senso mantenendo l’attenzione ai fatti e volendo fermamente essere felici anziché avere ragione, ben presto potremo vedere un nuovo panorama e riconoscere che la vita è davvero meravigliosa!

 

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